C'era una volta un uomo (da ora in poi lo chiameremo Q), che si chiedeva sempre troppo.
Si chiedeva sempre troppo sui perché della vita. Si chiedeva sempre troppo riguardo alla morale e alla giustezza delle cose. Si chiedeva sempre troppo sulle strade da prendere.
Si chiedeva sempre troppo se valesse la pena chiedersi sempre così TROPPO.
A volte, nel mezzo di un turno in ospedale o in clinica che sembrava non finire mai, mi fermavo un secondo. Sentivo il peso della divisa, la stanchezza che premeva sulle tempie e quel rumore di fondo come un brusio: richieste incessanti, storie appena ascoltate che pesavano come macigni. Per anni ho vissuto quella trincea, convinto che resistere e stringere i denti fosse l'unica opzione possibile.
Oggi la mia realtà è diversa. Sono uno psicoterapeuta e infermiere, e lavoro nelle SRP (Strutture Residenziali Psichiatriche) e in centro semiresidenziale. È proprio qui, in questo contesto di cura profondo e specializzato, che ho capito davvero la natura dello stress che mi portavo addosso dai miei lavori passati.
Il mondo dell'infermieristica sta attraversando una stagione di riforme profonde e sfide epocali. Tra la carenza cronica di personale, la necessità di ridefinire l'attrattività della professione e l'introduzione dei nuovi decreti ministeriali sulle specializzazioni cliniche, la dirigenza e la formazione infermieristica si trovano a un bivio cruciale.
Per fare il punto su dove sta andando la nostra professione, ho intervistato Annalisa Pennini, stimata professionista, docente e saggista. Partendo dai ricordi del suo debutto in corsia negli anni '90, Annalisa Pennini ci accompagna in una riflessione profonda che tocca i nodi caldi dell'attualità: l'applicazione reale delle lauree magistrali a indirizzo clinico, il dibattito sulla "decisione" infermieristica oltre il concetto di prescrizione, le strategie per valorizzare i professionisti e l'importanza della previsione strategica (strategic foresight) e management anticipante per i manager sanitari del futuro.
In Valle d’Aosta, la salute mentale sta attraversando una fase di profonda evoluzione organizzativa e culturale. Al centro di questo cambiamento si colloca una figura chiave: l’infermiere esperto, oggi protagonista di un sistema di presa in carico proattivo, strutturato e orientato alla sicurezza.
A partire da gennaio 2024, l’introduzione del triage psichiatrico territoriale ha segnato un passaggio cruciale: l’accoglienza non è più un momento informale, ma un vero e proprio atto clinico, fondato su competenze avanzate e strumenti validati. Un modello che ha contribuito a ridurre in modo significativo il ricorso improprio all’ospedale, garantendo una risposta tempestiva e appropriata ai circa 123.000 cittadini della regione.
Con“L'ultimoturno”PetraVolperaccontaunmondonascostoeunadonnaforte,presentando al pubblico uno dei film più potenti e necessari dell'anno.
“Asciutto,diretto,estremo”scrivelacritica,enonpotrebbeessercidescrizionepiùaccurata per questo lavoro che trascende i confini del cinema per diventare denuncia sociale.
Mi chiamo Silvano Biagiola e sono un infermiere. Ed é con profondo orgoglio che dico questo.
Questa é una lettera aperta. É aperta al dialogo, é aperta alla comprensione e all'ascolto, ma soprattutto é aperta al cuore e ai sentimenti di chi legge.
La partecipazione delle infermiere statunitensi a studi sulla salute è iniziata nel 1976, all'inizio il progetto era pensato per rilevare informazioni sulle donne e le infermiere erano le più adatte per rispondere ai questionari.
Le infermiere avendo una cultura sanitaria potevano contribuire dando informazioni dettagliate. Grazie alla loro partecipazione è stato possibile realizzare i primi studi osservazionali a lungo termine dell'ordine di decenni.
L'infermiera Alice Magaw è la prima infermiera laica ad essersi dedicata a tempo pieno all'anestesia dei pazienti ma è anche famosa per aver pubblicato su riviste mediche.
Alice Magaw è la prima infermiera di anestesia che ha introdotto nel suo lavoro il metodo scientifico raccogliendo i dati e analizzandoli in seguito.