La pratica clinica quotidiana può essere paragonata a un oceano vasto e in continuo mutamento. Le correnti delle nuove patologie, i venti delle sfide demografiche e le maree delle innovazioni tecnologiche rendono la navigazione del professionista della salute complessa e, talvolta, imprevedibile.
In questo scenario marittimo, l'intuizione, l'esperienza pregressa e la tradizione rappresentano certamente un bagaglio prezioso, ma da sole sono come un'imbarcazione priva di timone: non sufficienti per garantire un viaggio sicuro verso l'eccellenza delle cure.
Per non smarrirsi tra i flutti dell'incertezza, si rende indispensabile una bussola affidabile, rappresentata dalla ricerca infermieristica. Tuttavia, possedere una bussola serve a poco se non si sa decifrare la mappa nautica. Nel nostro caso, la mappa universale che permette di interpretare le scoperte scientifiche è il metodo IMRAD. Al contempo, la capacità di valutare la precisione degli strumenti e l'integrità dell'imbarcazione si traduce nell'analisi critica, una competenza fondamentale che trasforma l'infermiere da semplice passeggero a capitano consapevole.
Prima di spiegare le vele e addentrarsi nella lettura della mappa, è fondamentale comprendere la natura del faro che guida l'intera navigazione. La ricerca infermieristica non è un mero esercizio accademico o un lusso confinato alle aule universitarie; essa rappresenta una condizione essenziale e imprescindibile per migliorare l'assistenza oggi.
In un ecosistema sanitario caratterizzato da risorse limitate e da una complessità assistenziale crescente, le decisioni cliniche devono essere ancorate a fondamenta solide e oggettive.
L'abbandono delle pratiche basate sul "si è sempre fatto così" in favore dell'Evidence-Based Practice (EBP) ha segnato un punto di svolta. La ricerca è il motore che genera queste evidenze: indaga i fenomeni, valuta l'efficacia degli interventi, esplora i vissuti dei pazienti e ottimizza i modelli organizzativi. Senza di essa, la professione ristagnerebbe in acque calme ma prive di innovazione. Attraverso la ricerca, l'infermieristica acquisisce l'autorevolezza necessaria per sedere ai tavoli decisionali, influenzando le politiche sanitarie con dati tangibili.
La mappa nautica universale: il modello IMRAD
Per comunicare le proprie scoperte alla comunità scientifica, i ricercatori non scrivono in modo casuale, ma utilizzano una mappa strutturata per ottimizzare la trasmissione di informazioni complesse. La stragrande maggioranza dei report di ricerca, pubblicati su riviste sottoposte a peer review (revisione tra pari), adotta una struttura convenzionale nota come formato IMRAD: Introduzione, Metodi, Risultati e Discussione.
Questo formato è spesso preceduto da un Titolo, che comunica le variabili chiave e la popolazione coinvolta, e da un Abstract, ovvero un riassunto sintetico posizionato all'inizio dell'articolo che permette al lettore di decidere se addentrarsi o meno nella lettura dell'intero report.
L'Introduzione di un articolo scientifico ha il compito di posizionare la nave, stabilendo le coordinate di partenza e dichiarando la destinazione. Questa sezione accompagna il lettore alla scoperta del problema affrontato e del suo contesto.
In genere, l'Introduzione illustra i fenomeni o i concetti centrali dello studio, delinea lo scopo della ricerca e presenta una revisione della letteratura correlata per dimostrare cosa è già noto e quale "vuoto" di conoscenza si intende colmare. È qui che i ricercatori formulano i loro quesiti di ricerca o le ipotesi, dichiarando apertamente la rilevanza e la necessità dello studio per la pratica infermieristica. Spesso, nella ricerca quantitativa, questi quesiti prendono forma attraverso il modello PICO, definendo Popolazione, Intervento, Confronto e Outcome (esito).
Se l'Introduzione definisce la meta, la sezione dei Metodi svela come la nave è stata costruita per affrontare il mare aperto. È in questa fase che i ricercatori descrivono l'ingegneria del loro studio, che varia enormemente a seconda che l'approccio sia quantitativo o qualitativo.
In questa sezione vengono dettagliati:
- Il disegno di ricerca: La struttura portante dello studio (es. sperimentale, osservazionale, fenomenologico).
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Approccio |
Focus Metodologico |
Tipologia di Dati |
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Quantitativo |
Misurazione obiettiva, controllo delle variabili, test di ipotesi. Campioni ampi. |
Numerici, analizzati tramite test statistici. |
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Qualitativo |
Comprensione profonda dei significati e delle esperienze vissute. Campioni ristretti. |
Narrativi, testuali, analizzati tramite estrazione di temi. |
- Il piano di campionamento: Chi compone l'equipaggio? Si descrive la popolazione, i criteri di selezione e la numerosità del campione.
- I metodi di raccolta dati e gli strumenti: Quali scale di valutazione, questionari o tracce di intervista sono stati utilizzati per misurare le variabili.
- Le procedure etiche: La garanzia che la navigazione rispetti le leggi del mare, tutelando i diritti umani dei partecipanti attraverso l'approvazione del Comitato Etico e il consenso informato.Una volta raccolti i dati, la sezione dei Risultati funge da vero e proprio giornale di bordo. Qui i ricercatori riportano ciò che hanno osservato, in modo oggettivo e analitico.
Negli studi quantitativi, i risultati parlano la lingua della statistica. Vengono riportate informazioni descrittive sul campione (età media, sesso) e i risultati dei test statistici utilizzati per verificare le ipotesi. In questa fase, il lettore si imbatte frequentemente nel concetto di significatività statistica, spesso indicata dal p-value (es. p < 0,05). Questo valore indica la probabilità che i risultati ottenuti siano frutto del caso: un valore inferiore alla soglia significa che i risultati sono altamente attendibili. Tuttavia, la sola significatività statistica non va confusa con la rilevanza clinica, che è ciò che conta davvero per l'assistenza.
Nei report qualitativi, invece, il mare dei dati è composto da parole. I ricercatori presentano i temi o i processi individuati, sostenuti da estratti di dati grezzi, ovvero citazioni dirette dei partecipanti. Leggere frasi come "Mi sento come nella terra di nessuno, bloccato nel mezzo" permette al lettore di immergersi vividamente nel vissuto del paziente.
Dopo aver navigato attraverso i dati, la nave giunge al porto. La Discussione è il momento dell'interpretazione: i numeri e i temi riprendono vita nel contesto clinico. Il ricercatore discute il significato dei risultati e se questi confermano o contraddicono le evidenze precedenti.
Un passaggio fondamentale di questa sezione è l'onesta dichiarazione dei limiti dello studio (es. un campione troppo piccolo o una durata limitata). Infine, vengono tracciate le implicazioni cliniche e di ricerca: come queste scoperte dovrebbero modificare l'assistenza infermieristica e quali nuove rotte di indagine suggeriscono per il futuro.
La mappa IMRAD è essenziale, ma i report di ricerca possono apparire inizialmente ostici. La brevità imposta dalle riviste, l'uso di un gergo tecnico, lo stile impersonale e l'abbondanza di informazioni statistiche possono scoraggiare il lettore alle prime armi. Per superare questi scogli, non basta leggere; occorre utilizzare l'analisi critica.
Per analisi critica si intende una valutazione obiettiva dei punti di forza e dei limiti di uno studio. Non si tratta di una sterile caccia all'errore, ma di una valutazione rigorosa delle decisioni concettuali e metodologiche prese dal ricercatore. Un infermiere scrupoloso, di fronte a un articolo, deve sapersi porre domande mirate: Il campione è rappresentativo della mia realtà clinica? Gli strumenti erano affidabili? I diritti dei pazienti sono stati rispettati?
I testi di fondamenti di ricerca offrono spesso linee guida e domande-guida per allenare il pensiero critico. L'approccio migliore consiste in una lettura lenta e stratificata. Durante una prima lettura esplorativa, è utile cogliere l'essenza della storia senza farsi bloccare da simboli statistici sconosciuti, magari annotando i termini da cercare in un glossario. Con la seconda lettura, l'infermiere diventa un "lettore attivo", capace di fare deduzioni e inferenze, valutando se la qualità delle evidenze è sufficientemente solida da giustificare un cambiamento nella pratica assistenziale.
Il circolo virtuoso della conoscenza scientifica si chiude quando l'infermiere passa dalla fase di ricezione a quella di produzione. Sottolineare l'importanza dell'analisi critica non significa solo proteggere i pazienti da pratiche non supportate da evidenze solide, ma è il prerequisito assoluto per poter, poi, fare ricerca in prima persona.
La stesura di un progetto di ricerca coerente, di una tesi di laurea o di una revisione della letteratura non nasce dal nulla. Deriva dalla capacità pregressa di smontare gli articoli altrui, comprenderne i meccanismi intimi, riconoscerne i bias e individuare le lacune ancora inesplorate. Allenarsi criticamente su studi già pubblicati – un metodo didattico ampiamente promosso dai moderni testi di metodologia – arricchisce il bagaglio tecnico del futuro ricercatore, insegnandogli a impostare correttamente un disegno di studio e a comunicare i risultati in modo rigoroso.
Navigare nell'oceano dell'assistenza sanitaria odierna richiede coraggio e competenza, ma la sola bussola della buona volontà non basta. La ricerca infermieristica fornisce le coordinate scientifiche essenziali per elevare la qualità delle cure. Decifrare la mappa del metodo IMRAD e padroneggiare l'analisi critica sono le competenze che permettono agli infermieri di non subire passivamente le onde del cambiamento, ma di governarle.
Dalla lettura critica e attenta di un singolo articolo può germogliare l'intuizione per un nuovo protocollo clinico o per un progetto di ricerca innovativo, garantendo così che la nave della professione infermieristica approdi sempre nel porto sicuro della massima tutela del paziente.
Tratto liberamente da:
- Polit D. e Beck C.T., Fondamenti di ricerca infermieristica, Ed. Italiana di Palese A., Mc Graw Hill, 2018
