Il benessere è una necessità nella vita di tutti, ancora di più per gli infermieri, dove diventa necessario per garantire una cura ottimale dei pazienti. Spesso viene messo a rischio dal carico di lavoro quotidiano, dallo stress emotivo e fisico e dai turni irregolari e lunghi. Gli infermieri, infatti, devono affrontare tipologie di situazioni complesse e, spesso, emotivamente intense.
Mantenere una condizione di benessere psicofisico è essenziale, diventa prioritario trovare il tempo per prendersi cura di sé e per adottare tecniche che aiutino a ritrovare serenità. Il mondo del benessere ci offre sempre più novità Chiara ci racconta quelle più interessanti.
Tecniche di rilassamento per gli infermieri:
Mindfulness e meditazione: Praticare la mindfulness aiuta a concentrarsi sul momento presente, riducendo l'ansia e migliorando la gestione dello stress. Anche solo pochi minuti di meditazione al giorno possono promuovere un senso di calma e controllo emotivo.
Esercizio fisico regolare: L'attività fisica, come yoga, camminate o allenamenti leggeri, aiuta a ridurre lo stress, a migliorare l'umore grazie al rilascio di endorfine e a migliorare la salute fisica generale, spesso messa a dura prova dai turni prolungati.
Tecniche di respirazione: Respirare profondamente e in modo consapevole può calmare il sistema nervoso e ridurre la tensione. Esercizi di respirazione, come la respirazione diaframmatica o la tecnica 4-7-8, possono essere facilmente integrati durante le pause.
Ritrovare una routine quotidiana serena: Anche nelle giornate più impegnative, ritagliarsi momenti di piacere e rilassamento è essenziale. Prendersi del tempo per leggere, ascoltare musica o dedicarsi a un hobby permette di staccare dalla routine ospedaliera.
Adottando queste tecniche, gli infermieri possono preservare il loro benessere, ritrovare equilibrio e affrontare con maggiore serenità le sfide quotidiane del loro lavoro.
Questa situazione sarà capitata a chiunque almeno una volta: c’è un compito che ci aspetta sulla scrivania, una mail che sappiamo di dover scrivere o una decisione che dobbiamo prendere e che non possiamo più rimandare.
Eppure, improvvisamente, riordinare i calzini o scorrere il feed dei social ci sembrano attività di gran lunga più interessanti da fare: il piacere prima del dovere.
Spesso ci sentiamo in colpa per questo e ci ripromettiamo che inizieremo a fare quello che dobbiamo tra dieci minuti o domani.
Ci hanno inculcato che imparare a gestire il nostro tempo è importante per viverlo al massimo, per ottimizzarlo senza sprecare nessun minuto. Così, nel programmare la nostra giornata di 24 ore, stiliamo infinite liste di cose da fare per organizzare tutto nei minimi dettagli, in genere dalle 7:00 alle 20:00.
Quello che spesso non notiamo, o che notiamo ma non ne comprendiamo il motivo, è che da questa smania di pianificare ogni cosa e di riempire l’agenda non ci guadagniamo altro che ansia e senso di sopraffazione.
Negli ultimi tempi, la floriterapia è tornata spesso al centro delle conversazioni sul tema del benessere e dei rimedi naturali. Proprio in questo contesto, si sente anche sempre più parlare dei Fiori di Bach, tra i rimedi più noti della medicina alternativa oggi facilmente reperibili.
Questa popolarità ha destato sì curiosità, ma anche qualche perplessità, dividendo chi li considera un valido supporto da chi invece prova scetticismo. Come spesso accade quando si parla di rimedi naturali, la verità è più complessa di quel che sembra e per scovarla bisogna andare un po’ più a fondo.
Provare emozioni è fisiologico: è proprio dell'essere umano, infatti, percepire sensazioni specifiche al verificarsi di un dato evento, le quali spesso innescano cambiamenti fisici e mentali necessari per la sopravvivenza.
Se è vero che sentire le emozioni è una prerogativa di tutte le persone psicologicamente sane, è anche vero che non sempre si ha la capacità di riconoscerle e dare loro un nome. In questi casi, si parla di alessitimia e analfabetismo emotivo.
Cuffing Season è un termine usato soprattutto nei paesi anglofoni che significa letteralmente "stagione dell'ammanettamento". In questo caso, ovviamente, “mettere le manette” (to cuff) a qualcuno va inteso nel senso più figurale del termine: impegnarsi in un rapporto più serio.
In autunno e in particolar modo in inverno, con l'arrivo del freddo, sembrerebbe crescere in noi la voglia di vicinanza, il desiderio di avere una relazione stabile anziché incontri casuali e il bisogno di trascorrere del tempo con qualcuno che si prenda cura di noi.
Giorno dopo giorno siamo sempre più assorbiti e travolti dalla modernità e da tutto ciò che essa porta con sé. Tra le decine di cose positive che derivano da questo straordinario e costante progresso (abbiamo tutte le comodità del mondo e abbiamo davanti a noi sempre tante nuove possibilità), dobbiamo fare i conti anche e soprattutto con gli aspetti negativi che incidono inevitabilmente sulla nostra salute mentale.
Mille scadenze, le pressioni del lavoro, le pressioni sociali derivanti da media e social, tutti i piccoli o grandi problemi che possiamo dover affrontare nella vita quotidiana: tutto ciò rappresenta per molte persone un peso, un macigno enorme che spesso fa il paio con aumento dello stress e peggioramento della salute mentale. Non a caso, stress e ansia sono stati definiti come i mali del secolo, mali con cui ogni persona ha dovuto (o dovrà) fare i conti almeno una volta nella vita.
Il nuovo anno ha fatto il suo ingresso da qualche giorno e ha portato con sé l'entusiasmo per i cambiamenti e per i nuovi inizi.
Il Capodanno, infatti, è per la maggior parte delle persone un punto di riferimento temporale importantissimo, un momento che segna una netta rottura con il passato e che dà finalmente la possibilità di cambiare le cose.
I nuovi inizi, dunque, ci piacciono e anche molto, ci danno la speranza di poter diventare persone migliori e di poter lavorare su di noi per essere (o provare a essere) più felici.
I social oramai sono una parte integrante della nostra vita. Se un tempo venivano utilizzati solo per rimanere connessi con le persone care lontane da noi, ora invece sono diventati uno strumento indispensabile non solo per mantenere e alimentare i nostri rapporti sociali, ma anche per trovare il nostro spazio, avere la nostra finestra personale sul mondo e riempire il tempo libero.
Oggi non esiste più una separazione netta tra la vita reale e quella digitale, tanto che il filosofo italiano Luciano Floridi ha coniato il neologismo Onlife proprio per descrivere questa fusione tra mondo fisico e digitale, una fusione che dà vita a una realtà iperconnessa in cui elementi analogici e virtuali vivono insieme e si influenzano a vicenda.