natura

Quando pensiamo al concetto di cura in genere immaginiamo un processo lineare che parte da un malessere, passa da una diagnosi e finisce con una risposta sintomatica. Ma cosa succede quando la sofferenza e il disagio di una persona sono legati a qualcosa di più profondo, quando affondano le radici nello stile di vita o nel sovraccarico mentale o ancora nell'isolamento?

Negli ultimi tempi, la comunità scientifica ha sperimentato un nuovo trattamento per gestire e combattere i disturbi della modernità (stress, ansia, depressione e altri disturbi legati alla sedentarietà e al tempo eccessivo trascorso al chiuso) riscoprendo l'alleato più antico dell'essere umano. Chi è questo alleato? Semplicemente, la terra. 

Da questa consapevolezza nasce la Nature Prescribing, un movimento che parte da una verità: il corpo umano si è evoluto immerso negli elementi naturali, pertanto privarlo di questo contatto può certamente generare squilibri psicologici e fisici. Ripristinare questo legame e riconoscere la natura come fonte essenziale di salute mentale e fisica è dunque, secondo questa teoria, fondamentale.

Nature Prescribing: in Scozia (e non solo) la natura si prescrive

Nel 2018, nelle isole Shetland, il Servizio Sanitario Nazionale scozzese ha autorizzato i medici di medicina generale a prescrivere una terapia inusuale e innovativa: il contatto con la natura. 

Così, la Scozia è diventato il Paese promotore della Nature Prescribing con lo scopo non tanto di rinnegare la scienza medica o di sostituirla quanto per arricchire, per così dire, la propria cassettina degli attrezzi.

In pratica, i medici scozzesi dal 2018 integrano la natura con le cure tradizionali, non limitandosi a suggerire genericamente di trascorrere del tempo all'aperto, ma compilando vere e proprie prescrizioni con indicazioni specifiche sulla base delle condizioni del paziente e suggerimenti sulle attività da svolgere come parte del trattamento. 

La Scozia, tuttavia, non è l'unico Paese ad aver abbracciato questo approccio. Altri Paesi, con culture e storie differenti, danno da tempo un peso enorme alla natura nella quotidianità e nelle politiche di salute pubblica. Uno di questi è il Giappone.

Già dagli anni Ottanta, il governo di Tokyo ha coniato il termine Shinrin-yoku, ovvero bagno nella foresta. 

La logica dietro queste scelte è puramente strategica. I sistemi sanitari moderni affrontano un aumento vertiginoso delle malattie croniche non trasmissibili e dei disturbi legati allo stress. Di fronte a questa pressione, le istituzioni hanno semplicemente compreso che la prevenzione e il supporto terapeutico passano anche dal ripristino di un equilibrio biologico primordiale, un ripristino che può avvenire grazie al contatto diretto con l’ambiente naturale.

Trascorrere del tempo in natura: perché fa bene secondo la scienza

Dire che stare in natura fa bene alla salute fisica e mentale è un'affermazione comune, ma la scienza ha messo sul tavolo anche delle prove concrete che dimostrano la veridicità di questa credenza. 

Negli ultimi decenni, la ricerca clinica ha iniziato a quantificare i benefici del trascorrere del tempo in natura, dimostrando che l'esposizione al verde ha effetti ben precisi.

La riduzione dello stress e del cortisolo

Secondo la scienza, il contatto con ambienti naturali agisce direttamente sul sistema nervoso autonomo, stimolando il rilassamento a discapito dello stress. Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology dimostra proprio questo. 

I ricercatori hanno esaminato le condizioni di 36 persone per 8 settimane, alle quali è stato chiesto di trascorrere del tempo in natura, dove e quando preferivano, almeno per tre volte a settimana e per almeno 10 minuti.

I risultati dello studio hanno dimostrato che una "pillola di natura" di appena venti o trenta minuti è sufficiente per abbassare drasticamente i livelli di cortisolo.

Il potenziamento delle difese immunitarie

I benefici fisici vanno oltre il semplice rilassamento. I ricercatori hanno infatti pubblicato uno studio su PubMed dove viene dimostrato che trascorrere del tempo in natura migliora anche le nostre difese immunitarie.

Gli esperti hanno selezionato 12 uomini sani, impiegati in grandi aziende di Tokyo e quindi persone esposte a carichi di stress significativi. Li hanno tolti dal loro contesto urbano per portarli tre giorni e due notti in mezzo alla natura, seguendo un programma preciso: una camminata di due ore nel pomeriggio del primo giorno e due camminate di due ore ciascuna rispettivamente nella mattina e nel pomeriggio del secondo giorno.

Il sangue dei partecipanti è stato prelevato prima del viaggio, durante un normale giorno di lavoro a Tokyo per avere un valore di base, e poi analizzato di nuovo durante e dopo l'esperienza nei boschi.

I risultati delle analisi del sangue hanno mostrato una risposta immunitaria straordinaria per 11 soggetti su 12, nei quali si è verificato un aumento delle attività delle cellule NK del 50%.

Le cellule Natural Killer (NK) sono un tipo di globuli bianchi responsabili di distruggere le cellule infettate da virus o quelle tumorali. Dopo l’esperienza in natura, queste cellule non erano solo aumentate di numero, ma erano diventate circa il 50% più attive e aggressive contro le eventuali minacce.

Il ripristino delle funzioni cognitive e dell'attenzione

Il cervello umano non è progettato di certo per gestire stimoli artificiali e notifiche costanti senza sosta. Questa sollecitazione continua provoca quella che la psicologia oggi chiama fatica cognitiva. 

Secondo la teoria ART (Attention Restoration Theory), gli ambienti naturali offrono stimoli che catturano l'attenzione in modo passivo e rigenerante. Questo meccanismo permette ai circuiti prefrontali del cervello di riposare e recuperare le capacità di concentrazione. 

Uno studio pubblicato su PubMed ha mostrato come camminare in natura abbia effetti positivi anche su persone affette da disturbi depressivi maggiori. Dopo una passeggiata di 50 minuti in natura, infatti, i partecipanti allo studio hanno riscontrato non solo un aumento della capacità di memoria, ma anche un miglioramento dell'umore.

Le attività in natura consigliate per il benessere di corpo e mente

Abbiamo visto cos'è la Nature Prescribing, quali sono i vantaggi e quali i Paesi pionieri di questa nuova frontiera del benessere. Ma quali sono le attività in natura che si possono fare secondo gli esperti per stare meglio?

Le idee sarebbero tante. Pare che possa avere effetti positivi anche il solo gesto di toccare l'erba a mani nude o fermarsi ad ascoltare il cinguettio degli uccelli.

La Scozia, per esempio, ha inserito nei suoi programmi percorsi di birdwatching alle isole Shetland, mentre il Canada riserva ai pazienti dei pass per visitare i parchi e le riserve naturali.

Tuttavia, chiunque e in qualsiasi paese si trovi può scegliere di passare del tempo in natura in diversi modi.

L'escursionismo o la camminata consapevole è uno di questi. L'obiettivo in questo caso non è tanto la performance o il raggiungimento di un luogo specifico, quanto muoversi a passo lento prendendo consapevolezza di ciò che ci circonda attraverso la mindfulness, attivando la percezione del mondo e la propriocezione. In questo modo si costringe il cervello a concentrarsi sul qui e ora, evitando la ruminazione mentale.

Ma non solo. Anche praticare del semplice giardinaggio (ortoterapia) può essere di grande aiuto. Prendersi cura della terra e delle piante, infatti, offre una stimolazione multisensoriale unica che innesca in noi un forte senso di responsabilità e cura. 

Quella stessa cura che tutti dovremmo allenare per stare meglio con noi stessi e anche con gli altri.

 

Foto di Duygu

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