Ci hanno inculcato che imparare a gestire il nostro tempo è importante per viverlo al massimo, per ottimizzarlo senza sprecare nessun minuto. Così, nel programmare la nostra giornata di 24 ore, stiliamo infinite liste di cose da fare per organizzare tutto nei minimi dettagli, in genere dalle 7:00 alle 20:00.
Quello che spesso non notiamo, o che notiamo ma non ne comprendiamo il motivo, è che da questa smania di pianificare ogni cosa e di riempire l’agenda non ci guadagniamo altro che ansia e senso di sopraffazione.
L’ansia da to-do-list è una delle principali cause (e non la soluzione come invece tendiamo a credere) dello stress e dell’esaurimento mentale della nostra epoca. E il perché è presto detto.
Lista delle cose da fare: perché le facciamo (o perché pensiamo di farle)
Ogni giorno ci apprestiamo a scrivere con cura la lista delle cose da fare pensando che sia il modo giusto per gestire il nostro tempo nel migliore dei modi.
Mettere nero su bianco ci dà, in effetti, un certo sollievo perché ci permettere di buttare giù tutte le mansioni e i compiti necessari da portare a termine, facendo chiarezza. Nel momento stesso in cui scriviamo, infatti, il nostro cervello smette di usare energia per ricordare l’impegno che avevamo in mente e inizia a organizzarsi in qualche modo per eseguirlo nel corso della giornata.
Spuntare la lista che abbiamo scritto, poi, ci dà una certa soddisfazione: abbiamo portato a termine ogni compito e quindi possiamo darci una pacca sulla spalla e prepararci ad affrontare una nuova to-do-list, magari più lunga, magari più complicata.
Ma cosa succede quando le cose da fare sono troppe, quando ci costringiamo a fare di più sottomettendoci ai nostri stessi compiti?
Il nesso tra to-do-list e il mito della produttività e del multitasking
Siamo figli di una cultura che ha trasformato l'essere sempre occupati in uno status symbol. La to-do list è diventata lo strumento principale della hustle culture, basata sull'idea che il valore di una persona sia direttamente proporzionale alla quantità di impegni che ha in una giornata e alla sua capacità di terminarli tutti, di essere produttiva. In questo contesto, il multitasking viene visto come una dote o una skill da sviluppare, quando in realtà spesso è un limite.
Fare più cose, infatti, non significa affatto farle necessariamente meglio. Molte volte, la fretta di completare una lista chilometrica ci porta a lavorare in modo superficiale, trascurando la qualità di quello che stiamo facendo.
Il mito della produttività ci spinge a guardare quanto abbiamo fatto, ignorando completamente cosa e perché lo abbiamo fatto. E questo svuota di senso ogni cosa, oltre a svuotare noi e scaricare la nostra mente.
Perché stilare to-do-list ci stressa
Sebbene nascano per aiutarci, le liste delle cose da fare finiscono la maggior parte delle volte per ingabbiarci. Ovviamente, non sono le to-do-list in sé a essere un problema, ma la nostra incapacità di gestirle e soprattutto di stilarle nella maniera giusta.
Quando la lista smette di essere una guida e diventa uno strumento di valutazione che a fine giornata giudica il nostro valore in base a quanto abbiamo fatto, provare ansia e frustrazione e cadere nel Workaholism (dipendenza dal lavoro) diventa inevitabile. I motivi sono diversi.
Il nostro cervello si sente sopraffatto
Quando stiliamo lunghe liste di cose da fare, il nostro cervello non riesce a colpo d’occhio a stabilire la priorità di una cosa piuttosto che un’altra.
Ogni voce ha esattamente lo stesso peso dell’altra e la mancanza di priorità crea in noi un carico cognitivo pazzesco. Guardiamo la lista e spesso non sappiamo da dove iniziare, e nel decidere quale voce depennare per prima abbiamo già perso preziosa energia ancor prima di aver mosso un dito.
Le cose non fatte ci ronzano in testa per tutto il giorno
Il nostro cervello tende a ricordare molto meglio i compiti non finiti rispetto a quelli completati. Questo si chiama Effetto Zeigarnik, dal nome della psicologa che ne scoprì il meccanismo.
Quando riempiamo la nostra lista di voci, è quasi inevitabile che alcune non verranno spuntate. Per effetto Zeigarnik, tutti i compiti in sospeso continueranno a ronzarci in testa, impedendoci di rilassarci anche quando abbiamo finito di lavorare.
I nostri obiettivi spesso non sono realistici
Siamo pessimi nel prevedere quanto tempo ci richiederà un'attività. Molte volte tendiamo a pianificare la nostra giornata come se fossimo robot privi di bisogni fisiologici, come se fossimo immuni a stanchezza, imprevisti e distrazioni.
Così, finiamo per scrivere venti compiti da eseguire in una giornata lavorativa di sole otto ore, auto-sabotandoci prima ancora di iniziare a fare qualsiasi cosa.
Passiamo ore a completare compiti facili e veloci per vedere la lista accorciarsi e provare soddisfazione, ma spesso evitiamo l'unica attività davvero importante che sposterebbe l'ago della bilancia.
Alla fine della giornata proviamo stanchezza, abbiamo fatto tanto, ma in realtà non abbiamo fatto ciò che aveva veramente priorità.
Non abbiamo un piano d’azione preciso
Spesso usiamo la lista come un inventario dei desideri, non come un piano d'azione. Senza un'allocazione temporale precisa, la lista è solo un elenco di cose che speriamo di fare.
Lo stress nasce quindi dal divario che viene a crearsi tra ciò che avevamo immaginato di fare e lo scorrere inevitabile dell'orologio che non ci dà materialmente il tempo per farlo.
Davanti a una lista infinita di voci, abbiamo visto, il nostro cervello subisce un carico cognitivo non indifferente e va come in blocco per eccesso di scelte. La risposta biologica a troppi stimoli è l'evitamento a quegli stessi stimoli. Ecco perché, paradossalmente, più la nostra to-do-list è lunga, più è probabile che finiamo per procrastinare e distrarci di continuo.
7 consigli e metodi per evitare l'ansia da to-do-list
Ma allora la soluzione per evitare l’ansia da to-do-list e smettere di programmare e scrivere la lista delle cose da fare? Ovviamente no.
Ciò che dovremmo smettere di fare è continuare a riempire senza senso la nostra agenda, dare a ogni voce la stessa urgenza, credere che fare di più equivalga a fare meglio, convincerci che il nostro valore sia proporzionato alla quantità di compiti depennati.
Per cambiare il nostro approccio e il nostro modo di vedere la to-do-list, possono esserci utili queste 7 strategie che ci aiutano a stilare la lista di cose da fare con criterio e a riprendere le redini del nostro tempo.
Pianificare con la Regola 1-3-5
La Regola 1-3-5 prevede la definizione ogni giorno di:
- 1 compito grande, il più urgente o importante, che richiede impegno e concentrazione e che va completato per primo
- 3 compiti medi, attività importanti ma che richiedono meno impegno e meno tempo
- 5 compiti piccoli, che si svolgono più velocemente e con un impegno e concentrazione minimi.
Una volta scelti, il resto della lista scompare perché superfluo e rimandabile.
Nel caso in cui il compito grande richieda più ore di quelle che abbiamo a disposizione, è il caso di suddividerlo in micro-compiti.
Se invece non riuscissimo a portare a termine un compito medio, potrebbe diventare il compito grande del giorno successivo. Non c’è quindi nessun problema!
Usare il metodo dei 3 Buckets
Il metodo dei 3 Buckets prevede la suddivisione dei vari compiti in 3 categorie, per esempio “Lavoro”, “Famiglia”, “Tempo per sé”.
Questo ci permette di vedere a colpo d'occhio se stiamo trascurando una delle tre categorie che abbiamo ritenuto importanti e se ci stiamo focalizzando eccessivamente su una piuttosto che un’altra.
Usare la matrice delle 4 priorità
Questo metodo consiste nel classificare le attività in base alla loro priorità:
- importante e urgente, per le attività da fare
- importante ma non urgente, per le attività da pianificare
- non importante ma urgente, per le attività da delegare
- non importante e non urgente, per le attività da rimandare o cancellare.
L’ideale è concentrarsi di più su ciò che è importante ma non urgente, così da ridurre le attività che poi diventeranno per forza di cose urgenti.
Imparare a delegare l'urgente-non-importante e a eliminare tutto ciò che non appartiene a nessuna delle altre categorie ci aiuta poi a non perdere tempo in attività praticamente inutili o superflue in un dato contesto.
Stilare la lista delle cose da NON fare
La lista delle cose da NON fare è importante tanto quanto quella delle cose da fare. Qui possiamo scrivere esplicitamente cosa vogliamo evitare, come: "non controllare le mail prima delle 10", "non accettare lavori dell’ultimo minuto", “non lasciarsi distrarre dalle notifiche dei social”.
Semplificare ogni obiettivo
Spesso rimandiamo il compito grande e importante perché ci appare troppo impegnativo, ci richiede troppo tempo per come è impostato oppure è troppo vago.
"Scrivere il report" può sembrare intimidatorio, ma "Aprire il file e scrivere l'introduzione" ci risulta già più fattibile. Semplificare l’obiettivo in micro-obiettivi, quando necessario, ci aiuta a portarlo a termine e a sentire meno ansia da prestazione e sopraffazione cognitiva.
Stilare la lista delle cose fatte
A fine giornata, invece di disperarci per ciò che non abbiamo portato a termine, scriviamo la nostra lista delle cose fatte. Appuntiamo tutto ciò che abbiamo completato con successo, così da riconoscere il nostro impegno e il nostro duro lavoro.
Riscrivere tre cose non fatte per l'indomani
Se ci avanzano dei compiti, infine, non c’è motivo di farne un dramma. Scegliamo le più importanti, massimo tre, scriviamole sull'agenda del giorno dopo e poi chiudiamo tutto.
Questo trasferimento consapevole comunica alla nostra mente che non c’è da preoccuparsi: il compito è sotto controllo, lo faremo domani e può finalmente smettere di pensarci.
"Shoganai!", esclamerebbero i giapponesi!
