C'è un momento, leggendo La mia casa a Muzawa – Una missione umanitaria estrema di Alessio Paša, in cui ci si dimentica di essere di fronte a un romanzo. Sembra piuttosto di sfogliare il diario di due professionisti sanitari che hanno scelto di portare la propria competenza dove il sistema sanitario, semplicemente, non arriva.
La storia segue Henry Robinson, chirurgo inglese, e Agnese Bertozzi, infermiera italiana, legati da anni di missioni condivise in contesti estremi — Myanmar, Sudan, Repubblica Centrafricana, Etiopia — prima di stabilirsi a Muzawa, cittadina immaginaria nel Sud-Ovest del fittizio stato africano del Thaire.
È qui che il romanzo trova il suo cuore pulsante: un territorio dove il potere formale è democratico solo sulla carta, gestito nella sostanza da interessi locali corrotti e sorretto da un'impalcatura religiosa che specula sull'ignoranza e la povertà.
Il romanzo, caratterizzato da uno stile diretto e senza fronzoli, ha un'anima introspettiva capace di catapultare il lettore dritto nella storia. Ci si ritrova così immersi nella realtà – tutt'altro che banale – della protagonista, Agnese, e della sua ricerca di ciò che la fa sentire davvero viva.
C'è un passaggio, in particolare, che mi ha colpita più di ogni altro: il momento in cui Agnese riflette insieme a Henry sulla scelta più prudente — quella negoziale — e su quanto sarebbe, in fondo, la via più sicura da percorrere. Ma è proprio lì che il romanzo mostra la sua lucidità: la strada più rassicurante non è detto che sia quella giusta. A volte serve il coraggio di andare avanti per la propria direzione, senza piegarsi a pretese assurde o a compromessi che snaturano l'obiettivo, perché è solo così che si può davvero cambiare qualcosa — e, in questo caso, salvare vite. Leggendo questa pagina ho pensato a quante volte, anche nel nostro lavoro quotidiano, ci si ferma su pratiche consolidate solo perché "si è sempre fatto così", quando in realtà si potrebbe fare meglio. Allontanarsi dalle proprie abitudini per abbracciare il cambiamento resta, forse, la lezione più importante che questo libro lascia a chi lavora nella cura.
L'ambientazione, la storia d'amore e la protagonista
Ciò che rende Muzawa credibile — nonostante i nomi di fantasia — è la ricerca che la sostiene: Paša ha attinto a testimonianze reali di operatori umanitari e a testi sul rapporto tra ONG, potere politico, militare e religioso.
Il risultato è un contesto che i professionisti sanitari riconosceranno per la sua verosimiglianza clinica e organizzativa: la malnutrizione che mina il ruolo sociale del capofamiglia, le ONG "puriste" che ostacolano l'intervento in nome della tradizione, i ragazzi reclutati come manovalanza della violenza al di là del confine.
Henry e Agnese si sono conosciuti in una sala operatoria in Etiopia, e il loro legame si è costruito turno dopo turno, missione dopo missione — trovando spazio, tra un intervento e l'altro, per una cena, un bicchiere di vino, una risata. È forse questo l'aspetto più prezioso per un pubblico di infermieri: il romanzo non idealizza la vocazione umanitaria, ma mostra come l'intimità e il riposo debbano essere letteralmente conquistati, ritagliati a fatica da giornate di impegno totale.
Il romanzo è anche, e forse soprattutto, la vicenda interiore di Agnese — il suo rapporto irrisolto con la madre, il peso del passato che si porta dentro anche ai confini del mondo civile.
La lezione che ne emerge, e che sembra parlare direttamente a chi lavora nella cura, è che non esiste una versione "professionale" di noi stessi separata da quella privata: siamo una sola persona, ovunque ci troviamo e qualunque cosa stiamo affrontando.
Per concludere
Non è un dettaglio marginale che Medici Senza Frontiere abbia scelto questo libro per un'iniziativa di fundraising: parte del ricavato della vendita viene devoluto all'organizzazione. Un cortocircuito virtuoso tra narrazione e realtà, che rende la lettura ancora più significativa per chi, come i lettori di InfermieriAttivi, vive quotidianamente il legame tra cura e responsabilità sociale.
Consiglio questo romanzo a tutti i colleghi: 170 pagine dense, autentiche e ricche di significato. Una lettura che scorre veloce ma che lascia dentro riflessioni destinate a durare a lungo.
Alessio Paša, classe 1955, autore di numerosi romanzi in prosa e in versi.
Il libro la mia casa a Muzawa – Una missione umanitaria estrema è stato pubblicato nel dicembre 2025.
