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Passeggiare regolarmente al parco, frequentare un gruppo di lettura di quartiere, imparare a curare un orto urbano insieme ad altre persone: fino a qualche tempo fa, avremmo liquidato queste attività come piacevoli passatempi, ottimi per trascorrere il tempo libero.

Oggi la scienza ci dice invece che tutte queste cose possono essere molto di più che semplici hobby. Esiste infatti un legame diretto tra la qualità delle nostre relazioni sociali e la nostra salute giacché, a quanto pare, il nostro benessere si cura anche e soprattutto nei luoghi in cui viviamo, lavoriamo e passiamo il nostro tempo

Sulla base di questa considerazione, si parla sempre più spesso di una nuova figura sanitaria, quella del Link Worker, capace di connettere i bisogni di salute delle persone con le risorse sociali del territorio.

Il punto di rottura del modello tradizionale

Oggi abbiamo sempre più a che fare con i nuovi disagi della modernità, malesseri che affondano spesso le loro radici nel tessuto stesso della vita quotidiana e che portano molte volte a depressione, senso di solitudine, ansia da isolamento o completa mancanza di stimoli. 

In questi casi, si parla perlopiù di disagi di natura sociale che il sistema non può trattare usando esclusivamente strumenti clinici.

Di fronte a un sistema sanitario sotto pressione da questo punto di vista, l'Inghilterra ha capito che per alleggerire i medici di base e ridurre gli accessi per così dire impropri presso i loro studi era necessario creare un ponte. Questo ponte è dato dalla nuova figura del Link Worker e dell’approccio del Social Prescribing, un approccio che, come quello del Nature Prescribing, non sostituisce la medicina tradizionale ma la sostiene, offrendo una valvola di sfogo a un modello assistenziale altrimenti saturo.

Che cos'è il Social Prescribing

Il Social Prescribing, o prescrizione sociale, è un meccanismo che permette ai medici di base e ad altri professionisti sanitari di indirizzare i pazienti verso servizi e attività non cliniche presenti sul territorio, passatempi lenti e condivisi che hanno un alto impatto sul benessere psicofisico.

Per capire perché questo approccio sia valido, dobbiamo fare un piccolo passo indietro e analizzare meglio quali sono gli aspetti che influiscono sullo stato di salute di una persona. Il benessere, infatti, non è qualcosa di isolato, ma il risultato di un ecosistema che funziona in ogni sua parte. 

In questa circostanza, si parla di determinanti della salute, fattori che influenzano lo stato di salute di un individuo, di una comunità o di una popolazione. I determinanti di salute possono essere raggruppati in varie categorie:

  • comportamenti personali e stili di vita
  • fattori sociali
  • condizioni di vita e di lavoro
  • accesso ai servizi sanitari
  • condizioni generali socioeconomiche, culturali e ambientali
  • fattori genetici.

Se la salute dipende da un ventaglio così ampio di fattori, vien da sé che la cura non può limitarsi solo all'ambulatorio, e oggi abbiamo capito infatti che le attività ricreative e sociali hanno un peso enorme nel determinare il nostro equilibrio psicofisico.

Nel 2022 la Social Prescribing Academy, la World Health Organisation (WHO), il World Health Innovation Summit (WHIS) e la UNGSII Foundation hanno reso noto il Kit di prescrizione sociale, un documento tradotto anche in italiano che aiuta gli operatori sanitari a mettere in pratica questo nuovo approccio nelle comunità locali.

La figura del Link Worker

Alla base del modello del Social Prescribing, abbiamo visto, sta la nuova figura del Link Worker, o operatore di collegamento. Si tratta di un operatore che ha il compito di accogliere il paziente, valutare i suoi bisogni specifici e connetterlo con le risorse presenti sul territorio più adeguate alla sua necessità.

Il Link Worker è quindi una sorta di intermediario tra il medico di base (che individua i disagi del paziente e lo indirizza verso la prescrizione sociale) e i servizi presenti nel territorio.

Le competenze chiave di questa figura non si misurano in prescrizioni farmacologiche: servono un'empatia spiccata, un'ottima capacità di ascolto attivo e una mappatura minuziosa delle risorse del territorio. Potremmo dire che il Link Worker è un facilitatore di connessioni umane, un professionista che restituisce alla persona la responsabilità e il controllo della propria salute.

La socialità come mezzo di cura: i benefici secondo la scienza

La letteratura medica ha analizzato a fondo sia l'impatto della solitudine sulla salute sia l'efficacia concreta dei percorsi guidati dai Link Worker.

Uno degli studi più interessanti a riguardo è quello condotto da Julianne Holt-Lunstad e dal suo team. I ricercatori hanno esaminato i dati di oltre 300.000 partecipanti per valutare quanto le relazioni sociali influenzino il rischio di mortalità.

I risultati hanno mostrato che l'isolamento sociale e la solitudine hanno un impatto sulla salute paragonabile al fumo di 15 sigarette al giorno e superano i fattori di rischio legati all'obesità o alla sedentarietà. Lo studio dimostra anche che avere reti sociali solide aumenta del 50% le probabilità di sopravvivenza.

Un aspetto cruciale riguarda anche l’importanza del Link Worker nel guidare le persone in questo percorso. Una recente ricerca ha dimostrato l'importanza centrale di queste figure che sono gli attivatori di un preciso protocollo di riabilitazione psicosociale. 

Lo studio ci dice infatti che l'efficacia del Social Prescribing non risiede nella semplice esecuzione di un'attività ricreativa, ma in un profondo meccanismo di ristrutturazione dell'identità sociale. 

Entrando a far parte di un gruppo coeso e accogliente, l'individuo vive una trasformazione psicologica. Smette di percepire sé stesso esclusivamente attraverso la lente della patologia e acquisisce una nuova identità sociale positiva. Diventa, agli occhi propri e degli altri, un giardiniere, un attore teatrale, un lettore, parte di un progetto comune. 

Questo approccio convalida il concetto di cura sociale, confermando che il senso di appartenenza e la condivisione di un obiettivo comune agiscono come veri e propri scudi terapeutici. Il gruppo non è un passatempo, ma il luogo in cui si ricostruisce l'autostima e si ritrova la fiducia in sé e negli altri.

Verso una medicina più umana

Ripensare il concetto di cura non significa privare la medicina del suo valore scientifico, ma restituirle la sua dimensione più profonda e umana. Il Social Prescribing e l'introduzione del Link Worker ci ricordano una verità tanto semplice quanto spesso dimenticata: la salute non si misura solo in base all'assenza di una patologia, ma anche dalla qualità dei legami che stringiamo e dal contesto in cui viviamo.

Questo nuovo approccio rappresenta quindi l'opportunità concreta di superare una visione frammentata del paziente, ricucendo lo strappo tra il bisogno strettamente clinico e il vissuto quotidiano della persona. Curare, in fondo, non significa solo somministrare una terapia, ma anche creare le condizioni affinché una persona possa tornare a fiorire all'interno della propria comunità.

La strada in Italia è appena tracciata, ma la direzione è chiara. La transizione verso una medicina territoriale basata sulla prossimità e sulle relazioni non è più solo un'opzione auspicabile, ma un modo concreto per garantire un sistema sanitario sostenibile, inclusivo ed efficace.

 

Foto di Zeynep Kahraman

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