Questa situazione sarà capitata a chiunque almeno una volta: c’è un compito che ci aspetta sulla scrivania, una mail che sappiamo di dover scrivere o una decisione che dobbiamo prendere e che non possiamo più rimandare.
Eppure, improvvisamente, riordinare i calzini o scorrere il feed dei social ci sembrano attività di gran lunga più interessanti da fare: il piacere prima del dovere.
Spesso ci sentiamo in colpa per questo e ci ripromettiamo che inizieremo a fare quello che dobbiamo tra dieci minuti o domani.
Rimandare, o procrastinare, molte volte non ha niente a che vedere con la pigrizia o con la mancanza di volontà. Spesso si tratta di una risposta complessa della nostra mente a uno stress che non sappiamo come gestire.
Cerchiamo di capirne di più.
Cosa significa procrastinare
Procrastinare significa in breve rimandare un compito che sappiamo di dover eseguire.
Talvolta, ciò avviene essenzialmente quando un compito ci suscita ansia, noia o senso di inadeguatezza, e il nostro cervello risponde cercando una via di fuga.
Rimandare in questo caso non serve solo a guadagnare tempo, ma a ottenere un sollievo immediato dal disagio che quel compito ci provoca.
La procrastinazione diventa quindi un divario tra ciò che sappiamo di dover fare e ciò che riusciamo effettivamente a mettere in pratica, un blocco che nasce dalla nostra emotività.
Il nesso tra procrastinazione, motivazione e ambiente
Spesso crediamo che la motivazione sia solo una questione di volontà: se si desidera abbastanza una cosa si fa qualcosa per ottenerla, se non si fa nulla è perché non è importante abbastanza.
Una ricerca pubblicata su Current Biology scardina totalmente questa visione, dimostrando che esiste un nesso tra il contesto in cui viviamo e la nostra capacità di agire, e che il nostro cervello tende a frenare un'azione quando questa è legata a un'esperienza spiacevole o negativa.
I ricercatori hanno studiato come i primati decidono se iniziare o meno un compito basato sullo sforzo quando sono presenti sia una ricompensa sia una potenziale punizione (in questo caso, un fastidioso soffio d'aria sul volto).
Da questo esperimento, hanno scoperto che non è tanto la mancanza di interesse per il premio a fermarci dal fare, quanto un circuito neurale specifico: l'asse Striato Ventrale-Pallido Ventrale (VS-VP).
Quando percepiamo un ambiente come avversivo (stressante, punitivo o sgradevole), il VS invia segnali per frenare l'attività del VP, che è il vero motore dell'azione. In pratica, il nostro cervello non smette di volere il risultato, ma interrompe attivamente la spinta a iniziare l'azione per proteggerci dal contesto negativo.
Questo significa che quando rimandiamo e perdiamo la motivazione non è perché non desideriamo abbastanza raggiungere l'obiettivo: lo studio dimostra che la motivazione può essere soppressa semplicemente dal contesto.
Se l'ambiente in cui ci troviamo è pieno di stimoli avversivi, il nostro cervello probabilmente bloccherà la nostra capacità di agire, indipendentemente da quanto sia alta la ricompensa che ci aspetta.
Per smettere di procrastinare, non dobbiamo quindi solo visualizzare il premio, ma bonificare il contesto, l'ambiente in cui ci troviamo. Ridurre gli elementi di disturbo o di stress diventa necessario per sbloccare i circuiti neurali che ci permettono di passare all'azione e di ritrovare la motivazione.
Altri motivi per cui procrastiniamo
Ci sono poi anche altre ragioni comuni per cui tendiamo a procrastinare. Queste sono le 5 più frequenti.
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Cattiva gestione del tempo
A volte il problema è la cosiddetta fallacia della pianificazione. Tendiamo a essere ottimisti in modo irrealistico su quanto tempo ci servirà per completare un'attività. Quando la scadenza si avvicina e capiamo che il tempo rimasto non basta, ci blocchiamo per lo stress.
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Mancanza di interesse
È difficile trovare la spinta per fare qualcosa che percepiamo come inutile o estraneo ai nostri valori. Se un compito non ha un significato per noi, la nostra mente opporrà resistenza. La noia, tuttavia, può essere in questi casi un segnale da non sottovalutare: ci dice che non siamo connessi con quello che stiamo facendo.
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Paura e preoccupazione
Qualche volta rimandiamo perché abbiamo paura del giudizio altrui, del nostro stesso fallimento, di non essere abbastanza. Finché il compito non è finito, non può essere criticato. Procrastinare diventa così un sistema di difesa dietro cui nascondiamo le nostre insicurezze.
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Tendenza alla perfezione
Il perfezionismo è il miglior amico della procrastinazione. Chi punta all'eccellenza assoluta spesso vive nell'ansia di non farcela. Il ragionamento dietro a questo tipo di procrastinazione è che se una cosa non può essere fatta alla perfezione, tanto vale non iniziare affatto. Questo si trasforma in una sorta di paralisi che ci impedisce anche solo di compiere il primo passo.
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Tendenza a privilegiare la gratificazione immediata
Il nostro cervello, è risaputo, preferisce godere di un piacere piccolo e immediato (guardare un video divertente sui social o prendere un caffè) piuttosto che attendere una ricompensa grande ma lontana nel tempo. Ecco perché è molto facile lasciarsi distrarre da cose banali e superficiali quando invece ci si dovrebbe concentrare per portare a termine un compito.
Come smettere di procrastinare
Come si fa allora a smettere di procrastinare? Per quanto possa sembrare difficile, per iniziare a farlo può essere utile focalizzarsi su questi punti.
Riconoscere le proprie emozioni
Uno dei primi passi per smuovere la nostra voglia di agire è capire quale emozione ci frena. Capire quale emozione suscita in noi il dover eseguire un compito e il perché può esserci utile per dare un nome a ciò che proviamo e a gestire meglio il tutto, per poi provare ad agire.
Definire le priorità
Capire che non tutto è urgente e non tutto è importante, poi, è il secondo step. Spesso procrastiniamo a causa dell’ansia da to-do-list, perché abbiamo stilato male la nostra lista delle cose da fare che ci sembra una montagna insormontabile.
Dovremmo invece focalizzarci su poche attività, quelle davvero necessarie, ed eliminare tutto il resto.
Praticare la Self-Compassion
Molte volte ci critichiamo duramente per aver rimandato o non aver completato un compito. Invece dovremmo imparare a praticare la gentilezza anche nei nostri confronti, anche perché giudicarci negativamente non ci aiuterà; anzi, aumenterà in noi la voglia di procrastinare per sfuggire ancora di più a quella cattiva sensazione.
Praticare la Self-Compassion significa imparare a perdonarsi. Paradossalmente, chi si tratta con gentilezza torna a lavorare meglio e più velocemente di chi si punisce.
Alimentare la propria motivazione
È inevitabile dover eseguire anche compiti che riteniamo noiosi, soprattutto quando sono legati al lavoro o alle attività domestiche. Un trucco per trovare la motivazione anche in queste circostanze può essere provare a collegare l’attività noiosa a una conseguenza e a un obiettivo più grande e piacevole.
Eliminare le distrazioni
La forza di volontà è una risorsa finita che va allenata e non sprecata. Prima di iniziare a lavorare a qualsiasi compito, meglio allontanare tutte le possibili distrazioni e creare un ambiente che ci aiuti a dire di sì al lavoro e di no alle interruzioni.
Iniziare a piccoli step
Spesso, la parte più difficile è rompere l'inerzia iniziale. Una volta che abbiamo iniziato ad agire, il cervello smette di percepire il compito come una minaccia e continuare diventa naturale. Ecco perché iniziare a piccoli passi e da piccoli compiti può essere una strategia efficace per smettere di rimandare.
Imparare a gestire il proprio tempo
Infine, gli strumenti di gestione del tempo possono esserci di grande aiuto. Una delle tecniche più apprezzate è la Tecnica del Pomodoro, che alterna a 25 minuti di lavoro focalizzato 5 minuti di pausa. Anche il Time Blocking è piuttosto pratico: basta assegnare un blocco di tempo specifico nel nostro calendario a una determinata attività e lavorare per ultimarla in quel lasso di tempo.
Tutte queste cose possono aiutarci a combattere la procrastinazione. Nei casi più gravi, però, è sempre meglio rivolgersi a una figura professionista.
Fonti
- Serenis — La procrastinazione incide sul benessere psicologico
- Efficacemente — Procrastinare: perché lo facciamo e come smettere
- Chiara Venturi — Procrastinazione: come smettere di procrastinare
- Current Biology — Cell Press
