Provare emozioni è fisiologico: è proprio dell'essere umano, infatti, percepire sensazioni specifiche al verificarsi di un dato evento, le quali spesso innescano cambiamenti fisici e mentali necessari per la sopravvivenza.
Se è vero che sentire le emozioni è una prerogativa di tutte le persone psicologicamente sane, è anche vero che non sempre si ha la capacità di riconoscerle e dare loro un nome. In questi casi, si parla di alessitimia e analfabetismo emotivo.
Alessitimia: definizione e come riconoscerla
La parola "alessitimia" deriva dal greco e significa letteralmente "mancanza di parole per comunicare le emozioni".
È qualcosa di profondamente diverso da altre condizioni all’apparenza simili, come l’anaffettività (incapacità di provare sentimenti), l’anedonia (incapacità di provare piacere o interesse verso qualcosa) o l’appiattimento emotivo (riduzione significativa o assenza di reattività emotiva).
In sostanza, le persone alessitimiche non è che non provino emozioni, piuttosto le provano ma non riescono a riconoscerle, a esprimerle e ad avere consapevolezza di esse.
Chi ne soffre non sa assolutamente definire cosa prova, né tantomeno riesce a comprendere cosa provano le altre persone; non sa distinguere le diverse emozioni, spesso non sa da dove derivano e cosa le scaturisce, e non sa riconoscere il nesso tra emozioni e reazioni fisiche.
Insomma, una persona alessitimica si mostra fredda, apparentemente insensibile e indifferente a qualsiasi sentimento, razionale e incapace di introspezione.
L’alessitimia, tuttavia, non è una patologia: è piuttosto un tratto della personalità, un disturbo che può anche correlarsi ad altri disturbi psicologici e che può essere superato con la terapia.
Alessitimia o analfabetismo emotivo? Il nesso tra le due cose
Quando si parla di alessitimia si finisce per fare cenno all'analfabetismo emotivo. Le due cose, infatti, sono strettamente correlate, se non sovrapponibili.
Nel libro L'Intelligenza Emotiva lo psicologo e giornalista Daniel Goleman parla proprio di questo, di come l'analfabetismo emotivo porti le persone ad avere necessità di allenare la propria intelligenza emotiva per riuscire finalmente a riconoscere ed esprimere ciò che provano, a prendere atto e consapevolezza delle emozioni proprie ed altrui.
Un analfabeta emotivo, infatti, non ha le competenze emotive di base per poter conoscere, riconoscere, esprimere e comprendere le emozioni. L’analfabetismo emotivo è quindi un concetto più legato all’educazione e alla cultura dei sentimenti, in cui l’alessitimia rientra come forma più specifica e profonda.
Quali sono le cause e quali gli effetti secondo la scienza
Una persona non nasce alessitimica. Secondo gli esperti, le cause di questo disturbo possono avere a che fare con il contesto familiare e l'ambiente in cui si cresce, con traumi anche emotivi passati, o ancora con carenze affettive durante l'infanzia.
Il tutto può poi essere aggravato da scarsa educazione emotiva e da fattori culturali e sociali che scoraggiano l’espressione delle emozioni o addirittura tendono a sopprimere alcune di esse (pensiamo alla tipica frase detta ai bambini “i maschietti non piangono”).
L’alessitimia e l’analfabetismo emotivo possono creare non poche difficoltà nella vita sociale e affettiva in generale. Chi fatica a riconoscere le emozioni, abbiamo già detto, comunica meno i propri bisogni, comprende meno il partner e costruisce meno intimità.
A questo proposito, diversi studi scientifici hanno analizzato il nesso tra alessitimia e amore/relazioni affettive.
Una ricerca pubblicata su ScienceDirect e condotta su 921 partecipanti ha mostrato che l’alessitimia influisce negativamente, tra le altre cose, sulle relazioni affettive: le persone con livelli più alti di alessitimia tendono a dare e ricevere meno affetto, presentano legami insicuri, hanno un atteggiamento di evitamento, fanno fatica a stabilire relazioni e sono più inclini all'isolamento sociale.
Un altro studio focalizzato sulle relazioni intime ha trovato che l'alessitimia porta spesso a una minor soddisfazione nelle relazioni intime e romantiche. I partecipanti con punteggi più alti nella scala di Toronto per l'alessitimia (TAS-20) hanno riportato infatti una soddisfazione generale e sessuale più bassa. Questo significa che chi fa fatica a riconoscere e verbalizzare le emozioni può effettivamente provare difficoltà anche nel mantenere relazioni gratificanti da tutti i punti di vista.
C’è bisogno di allenare la propria intelligenza emotiva
Riconoscere e sapere esprimere a parole ciò che si prova non sempre è semplice, soprattutto se non si ha avuto modo sin dall’infanzia di esplorare e comprendere il linguaggio dei sentimenti.
Con l’aiuto di una figura esperta e con piccoli esercizi quotidiani si può però provare ad allenare la propria intelligenza emotiva e prendere maggiore consapevolezza di sé.
Fare caso alle proprie emozioni ogni giorno
Capire noi stessi e noi stesse, o almeno provare a farlo, è il primo step. In questo, potrebbe essere utile quotidianamente dedicare qualche momento alla comprensione di ciò che stiamo provando in un determinato momento. Cosa sentiamo? Cosa accade dentro di noi? Cosa ha provocato ciò che sentiamo?
Dare un nome a ciò che si prova
Per riconoscere un’emozione è necessario darle un nome preciso. Dare un nome significa infatti dare identità all’emozione stessa, in modo da poterla riconoscere anche in futuro.
Questo aiuta anche a comprendere la differenza tra emozioni simili, come l’irritazione e la rabbia, la tristezza e la delusione. La precisione nell’uso delle parole aiuta a gestire meglio le emozioni anche negative.
Tenere un diario emotivo
Scrivere ogni giorno cosa si prova in relazione all’accadimento di un qualcosa e riportare anche il modo di reagire a tale evento può essere di grande aiuto.
La scrittura aiuta infatti ad assimilare l’esperienza emotiva e a fare maggiore chiarezza. Tenere un diario dove scrivere a sé stessi e sé stesse è importante per imparare a comunicare le emozioni in modo chiaro, usando formule dirette come “oggi mi sento…”.
Ascoltare e osservare il corpo
Sappiamo che le emozioni spesso si manifestano nel corpo prima che nella mente. Capire come la postura, il respiro o il battito cardiaco cambino in presenza di una data emozione può aiutare a riconoscerla e comprenderla.
Questo serve anche a capire quale fatto ha scaturito una precisa emozione e come il corpo ha reagito a essa, creando una specie di schema riconoscibile nel tempo.
Allenare l’empatia nelle interazioni
Poiché è importante capire non solo le proprie emozioni ma anche quelle altrui, potrebbe essere proficuo durante le conversazioni con altre persone provare a capire cosa sente l’altro individuo. Questo, tra l’altro, allena anche l’empatia.
Praticare la mindfulness
Una buona abitudine da integrare nella propria quotidianità potrebbe essere praticare la mindfulness. È infatti risaputo che questa pratica aiuta ad acquisire una maggiore consapevolezza di sé, sia fisica sia mentale, e allena a osservare senza giudicare le emozioni proprie e di chi ci sta intorno.
Approfondire il tema importantissimo dell’intelligenza emotiva
Il concetto di intelligenza emotiva è stato diffuso dall'omonimo libro già citato di Daniel Goleman. Un best seller che, seppure non sia l'unico a trattare del tema, può aiutare a comprendere meglio l'importanza di riconoscere le emozioni e tutti i risvolti positivi che questo ha nella vita di tutti i giorni e nell'esistenza umana in generale.
