Il prelievo ematico è una delle procedure più praticate in ambito ospedaliero e/o domiciliare, rientra nelle competenze dell’infermiere e, saper eseguire un prelievo ematico, rappresenta uno dei prerequisiti fondamentali per l’esercizio della professione.

Per prelievo ematico si intende la raccolta di una quantità limitata di sangue attraverso la puntura di una vena, un’arteria o un capillare. Pertanto il prelievo ematico si suddivide in : prelievo venoso, arterioso e capillare.


Nel caso del prelievo al neonato e, in generale, al paziente pediatrico, sono richieste competenze, conoscenze e tecniche maturate anche con l’esperienza, che sono proprie dell’ infermiere pediatrico ; figura professionale specialistica del settore della pediatria, a cui compete la cura e l’assistenza del paziente pediatrico durante tutte le sue fasi evolutive.



Prelievo venoso:


Per prelievo venoso si intende la raccolta di un campione di sangue attraverso la puntura di un vaso venoso.
Un campione di sangue venoso può essere utilizzato per svariate indagini a scopo biochimico, genetico, per la determinazione del gruppo sanguigno, per indagini batteriologiche e immunologiche. Nell’adulto e nel bambino più grandicello i vasi venosi da preferire sono sempre quelli della faccia volare dell’avambraccio, ovvero la vena cefalica (lato del pollice), la basilica (lato del mignolo) e la vena mediana o cubitale ( collega le precedenti).
Nel neonato e nel lattante, reperire un accesso venoso superficiale è più difficile, a causa della cedevolezza delle pareti dei vasi sanguigni e del loro calibro (più piccolo rispetto all’adulto), per tale motivo spesso è preferibile utilizzare i grossi vasi quali la giugulare esterna (collo) e la femorale (inguine).
Al momento del prelievo ematico sta sempre all’operatore scegliere la sede più indicata, cercando di rispettare alcuni criteri quali:
● Prediligere le vene degli arti superiori;
● Scegliere il calibro dell’ago rispettando quello del vaso scelto;
● La sede scelta deve essere priva di processi patologici in atto (sclerosi, ematomi, dolorabilità, infiammazione, edemi, ustioni).
Come per tutte le procedure, anche per il prelievo è importante la preparazione del materiale, deve essere sempre tutto a portata di mano e preparato rispettando le norme di igiene; vediamo cosa ci serve:
● Bacinella reniforme;
● Guanti monouso;
● Laccio emostatico;
● Cotone idrofilo e/o garze;
● Clorxidina;
● Butterfly o ago vacutainer;
● Cerotto e/o medicazione;
● Provette;
● Contenitore per taglienti;
● Occhiali protettivi o mascherina con visiera;
● Telino monouso.
A differenza dell’adulto, il neonato non è in grado di collaborare (ovviamente) , per cui in pediatria è assolutamente necessaria la presenza di due (o più) operatori per la corretta esecuzione del prelievo. Il primo operatore preparerà tutto il materiale, effettuerà il lavaggio sociale delle mani, indosserà i guanti monouso ed effettuerà il prelievo; il secondo operatore, previo lavaggio sociale delle mani e dopo aver indossato i guanti monouso, assisterà il primo operatore, mantenendo il neonato nella posizione corretta per favorire il reperimento dell’accesso venoso.
In caso di reperimento di una delle vene della faccia volare dell’avambraccio , il secondo operatore dovrà circondare con indice e pollice (a mo’ di anello) il braccio del neonato e con l’altra mano afferrare il polso e stendere leggermente la pelle verso il basso, eventualmente sollevando il braccio del neonato dal piano d’appoggio, inclinandolo verso il basso per favorire il turgore della vena.
Se invece si vuole reperire la vena giugulare , il neonato deve essere avvolto in una coperta per contenere bene braccia e gambe, posto sul lettino in posizione supina con la testa al di fuori del piano d’appoggio, che sarà sorretta dal secondo operatore; il capo, quindi, viene posto in posizione iperestesa e girato verso il lato opposto a quello dove deve essere eseguito il prelievo.
Infine, se si sceglie la femorale , bisogna liberare il neonato dal pannolino e se necessario eseguire l’igiene dei genitali, procedere con l’abduzione delle ginocchia e mantenerle ferme in questa posizione, fino a quando il primo operatore non avrà eseguito il prelievo.
In caso di prelievo venoso alla giugulare o alla vena femorale, al termine del prelievo eseguire un tamponamento “energico” per qualche minuto, prima di eseguire la medicazione con il cerotto.

 

Prelievo arterioso

 

Il prelievo arterioso è una procedura abbastanza dolorosa, per cui nell’ambito della neonatologia non viene quasi mai praticato, se non in casi di necessità di tipo pratiche e/o diagnostiche.Il prelievo arterioso viene anche indicato come emogas analisi ; permette di misurare le pressioni parziali dei gas arteriosi ( O2 e CO2) e il PH del sangue. L'esame consiste in un prelievo a livello delle arterie radiale (polso), femorale (ingiune) o brachiale (faccia anteriore del gomito).Il prelievo deve essere praticato con una siringa eparinata( provvista di anticoagulante), all'interno della quale non devono esserci bolle d'aria che potrebbero alterare i valori del campione prelevato. Nel caso in cui il dosaggio del campione non viene immediatamente effettuato, la siringa deve essere messa in ghiaccio, tappata e senza ago, e conservata per non più di 20 minuti, altrimenti il campione non è più valutabile.

Questo esame viene richiesto quando si vuole verificare la presenza e l'entità di un'insufficienza respiratoria, per valutare l'efficacia di una terapia, in particolare in caso di ossigenoterapia, in caso di insufficienza cardiaca, insufficienza renale, insufficienza epatica, politrauma, chetoacidosi diabetica, sepsi, ustioni.
In alternativa, per motivi pratici, al prelievo arterioso può essere eseguita una gasanalisi venosa che fornisce le stesse informazioni sullo stato acido-base generale, con ph leggermente più acido e una pCO2 (pressione parziale dell'anidride carbonica) aumentata. Tuttavia, i dati relativi allo stato di ossigenazione non sono utilizzabili al pari di quelli ottenuta dal prelievo arterioso.
Se il neonato è in ossigenoterapia, l'esame può essere eseguito in:
1. aria ambiente , si interrompe la somministrazione di ossigeno almeno 30-60 min. prima del prelievo e ,in questo caso, non è necessario inserire la percentuale di FiO2 (frazione percentuale di ossigeno nell'aria ambiente, in genere è pari al 21%) nell'apparecchio deputato all'analisi del campione.
2. regime di ossigenoterapia , in questo caso bisognerà inserire il valore della percentuale di ossigeno presente nell'aria inspirata dal paziente.

Procedura:
● lavaggio sociale delle mani;
● indossare i guanti monouso;
● porre le dita in posizione perpendicolare alla cute per localizzare meglio la pulsazione dell'arteria;
per trovare il punto giusto bisogna avvertire il punto di massima pulsazione dell'arteria e, per farlo,
può essere necessario sollevare le dita e spostarle avanti e indietro;
● individuato il punto, si disinfetta la cute con cotone idrofilo e clorexidina ;
● posizionare l'ago a 90° rispetto la cute e non oltre i 3-4 cm dalla piega della mano (inserire l'ago rapidamente per ridurre la sensazione di dolore);
● dopo l'estrazione dell'ago esercitare una forte pressione per almeno 5 min per evitare la trombizzazione dell'arteria;
● applicare una piccola medicazione.

 

Prelievo capillare


Il prelievo capillare consiste nella raccolta di sangue attraverso la puntura del calcagno. Viene praticato per la determinazione dell’ematocrito, della bilirubina, della glicemia e per l’esecuzione degli screening neonatali.
Per fare in mondo che il campione raccolto sia idoneo e valido per le analisi di laboratorio, è necessario che l'Infermiere Pediatrico esegua correttamente la procedura. Quest’ultima prevede che il calcagno del neonato venga ben riscaldato prima di procedere, per favorire l’afflusso di sangue ed evitare la rottura delle emazie durante il prelievo; esistono appositi presidi che vengono posti sul calcagno per circa 5-10 minuti.
Successivamente l’infermiere pediatrico procede con il lavaggio sociale delle mani, indossa i guanti monouso, disinfetta il calcagno e lo lascia asciugare all’aria. Una volta disinfettato, si procede con la puntura del tallone con apposito pungitallone, si scarta la prima goccia e si preleva il sangue afferrando, con la mano dominante, il piede del neonato e ponendo le mani a mo’ di forbice, inserendo la pianta del piede tra l'indice e il medio e poggiando il pollice sotto il tallone. Con questa presa, esercitare una lieve pressione per favorire l’uscita del sangue.
Se si deve effettuare la valutazione dell’ematocrito e della bilirubinemia, il campione deve essere raccolto in un apposito capillare in vetro, facendo attenzione a non creare bolle d’aria all’interno; dopo aver riempito il capillare bisogna tapparlo con la plastilina.

Se invece si deve eseguire lo screening. Il sangue deve essere raccolto con l’apposito cartoncino di materiale assorbente, facendo attenzione a non far fuoriuscire il sangue al di fuori dei bordi degli appositi cerchi che sono disegnati sul cartoncino.

Ad ogni modo al termine della procedura praticare una piccola medicazione.

Maggiori informazioni possono essere reperite in questo articolo in cui vengono minuziosamente descritte tutte le procedure adeguate al prelievo di sangue nel neonato :
https://www.mammastobene.com/prelievo-di-sangue-nel-neonato/ 

 

 

 

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