11. Conclusioni
Il disamina fenomenologica dell'errore conoscitivo, unita all'analisi tassonomica delle deficienze del fattore umano in un'organizzazione ad elevato stress come l'azienda ospedaliera, conferma come il semplice "non sapere", combinato all'ineludibile razionalità limitata dell'individuo, costituisca tutt'oggi uno spettro gravissimo per l'incolumità del paziente.
I rimedi a questi paradigmi non riposano nella vessazione legislativa né nell'accentuazione degli spauracchi punitivi, derive controproducenti arginate in parte dalla Legge Gelli-Bianco attraverso lo svincolo dell'imperizia mediato dall'aderenza proattiva alle linee guida nazionali del SNLG. Al contrario, l'ingegneria dei fattori umani obbliga il management sanitario a un salto culturale evolutivo, ponendo al centro un approccio multi-livello.
La genesi dei Knowledge-based mistakes viene mitigata sul versante cognitivo tramite un debito adempimento del programma ECM mediante simulazioni dinamiche; dal lato decisionale operativo, attraverso i network informatizzati (CDSS) per la barriera istantanea ai vuoti di memoria (DDI e dosimetria). Ciononostante, il caposaldo difensivo giace irrimediabilmente nella rifondazione dei paradigmi sociologici del team clinico: senza l'installazione di una Just Culture psicologicamente ineccepibile guidata da leader trasformazionali, unita ai robusti framework mnemonici inter-disciplinari del CRM, SBAR e TeamSTEPPS (volti a distruggere la superbia e i tabù gerarchici), l'inevitabile ed isolata ignoranza del singolo continuerà a trasformarsi fatalmente nel crollo totale del sistema. È solo convertendo i sistemi passivi in "learning organizations" che le buone pratiche assicureranno il vertice qualitativo in sanità.