La medicina di laboratorio rappresenta una delle colonne portanti della medicina moderna. Una parte rilevante delle decisioni cliniche si basa, direttamente o indirettamente, sulle informazioni fornite dagli esami di laboratorio.
Eppure, nella formazione universitaria dell'infermiere, questo ambito rischia talvolta di essere percepito come qualcosa di distante dalla pratica assistenziale quotidiana o di essere affrontato in maniera frammentaria, senza riuscire sempre a costruire un collegamento tra ciò che si studia in aula e ciò che accade ogni giorno al letto del paziente.
Infatti, basta osservare la quotidianità di un reparto per rendersi conto di quanto sia vero il contrario. L'infermiere esegue prelievi, raccoglie campioni biologici, gestisce provette, visualizza referti e si confronta quotidianamente con valori alterati. Ma quanto spazio viene dedicato, durante la formazione, alla comprensione di ciò che si nasconde realmente dietro quei numeri?
Il ruolo centrale nella fase preanalitica
L'infermiere, infatti, non è un mero esecutore tecnico del prelievo. Rappresenta uno degli attori principali della fase preanalitica, una delle fasi più delicate dell'intero processo laboratoristico. È il primo anello di una catena dalla quale dipenderà la qualità del risultato finale.
Un campione raccolto correttamente, identificato senza errori, conservato nelle condizioni appropriate e trasportato nei tempi previsti permette al laboratorio di lavorare su un materiale realmente rappresentativo delle condizioni del paziente. Al contrario, anche il laboratorio tecnologicamente più avanzato non può produrre un risultato affidabile se il campione che riceve è stato raccolto o gestito in maniera non corretta.
Il ruolo dell'infermiere, quindi, non termina nel momento in cui il sangue entra nella provetta. È necessario conoscere le corrette procedure di identificazione del paziente, scegliere e utilizzare i dispositivi appropriati, rispettare le modalità di raccolta dei diversi campioni biologici, garantire la corretta etichettatura e conoscere le condizioni di conservazione e trasporto.
Il legame con l'antibiotico-resistenza
Lo stesso principio assume un'importanza ancora maggiore in microbiologia. La lotta all'antibiotico-resistenza, infatti, può iniziare ancora prima della somministrazione dell'antibiotico: comincia dalla qualità del campione che viene inviato al laboratorio.
Una corretta raccolta microbiologica, eseguita nel rispetto delle procedure di asepsi, riduce il rischio di contaminazioni e aumenta la probabilità di identificare il microrganismo realmente responsabile dell'infezione. Da quel risultato potrà poi dipendere la possibilità di passare da una terapia antibiotica empirica a una terapia mirata.
Anche per questo l'infermiere può essere considerato uno dei primi protagonisti dell'Antimicrobial Stewardship.
Un ponte tra le discipline di base e la pratica clinica
Ma la medicina di laboratorio, nella formazione universitaria, può avere un valore ancora più ampio. Può rappresentare un ponte tra le discipline di base e la pratica clinica.
Durante il percorso universitario lo studente affronta anatomia, fisiologia, biochimica, microbiologia, patologia e molte altre discipline. Conoscenze indispensabili, che rischiano però di rimanere separate tra loro se non vengono progressivamente collegate alla realtà del paziente.
Ed è proprio qui che un referto di laboratorio può diventare uno straordinario strumento didattico.
Perché questo analita è aumentato? Perché diminuisce quando un determinato organo non funziona correttamente? Perché l'emocromo di questo paziente presenta queste alterazioni? Che cosa sta accadendo al midollo osseo? Perché un'infezione può modificare alcuni parametri e lasciarne invariati altri?
La parola chiave, a mio avviso, è una sola: collegare. Collegare la fisiologia alla patologia. La microbiologia alla terapia. La biochimica al funzionamento degli organi. Il numero riportato su un referto alla persona che si trova davanti a noi.
La medicina di laboratorio può quindi diventare uno strumento per allenare il ragionamento clinico e il pensiero critico dello studente, aiutandolo a comprendere che dietro ogni valore non c'è semplicemente un numero, ma un processo fisiologico o patologico che deve essere interpretato all'interno di un quadro più ampio.
Il referto come strumento didattico
Da docente di medicina di laboratorio per futuri infermieri, è proprio questo uno degli obiettivi che cerco di perseguire durante le mie lezioni. Non soltanto spiegare le diverse fasi del processo laboratoristico e sottolineare l'importanza della fase preanalitica, nella quale l'infermiere svolge un ruolo determinante, ma utilizzare il referto come punto di partenza per ragionare insieme.
Un referto può diventare una fotografia, certamente incompleta, ma ricca di indizi, di ciò che sta accadendo nell'organismo di un paziente. Imparare a leggerlo non significa sostituirsi al medico nella formulazione di una diagnosi. Significa, piuttosto, acquisire maggiore consapevolezza del significato delle proprie azioni e delle informazioni che quotidianamente accompagnano l'assistenza.
Un infermiere che comprende il significato di un esame comprende meglio anche perché quel campione deve essere raccolto in un determinato modo, perché alcuni errori possono modificarne il risultato e perché, in determinate situazioni, un valore richiede particolare attenzione.
Per concludere
Per questo ritengo che la medicina di laboratorio non dovrebbe essere considerata una disciplina distante dall'assistenza infermieristica. Al contrario, può rappresentare uno dei punti di incontro più interessanti tra conoscenza scientifica e pratica clinica.
Perché formare un infermiere non significa soltanto insegnargli a eseguire correttamente una procedura. Significa fornirgli gli strumenti per comprendere ciò che sta facendo, riconoscere il significato delle informazioni che ha davanti e sviluppare quel pensiero critico che gli permetterà, ogni giorno, di contribuire in modo sempre più consapevole alla sicurezza e alla qualità dell'assistenza.
E forse è proprio questa la sfida della formazione infermieristica moderna: non aggiungere semplicemente nuove nozioni, ma insegnare sempre di più a collegarle.
