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7. Strategie operative: pre-warming e gestione intraoperatoria
L'efficacia della gestione termica dipende non solo dallo strumento, ma dal tempismo (timing).
7.1 Il ruolo cruciale del pre-warming
Dato che la Fase I dell'ipotermia (ridistribuzione) è causata dallo spostamento di calore e non dalla perdita, riscaldare il paziente dopo l'induzione è spesso inefficace nel prevenire il calo iniziale.
La strategia emergente e raccomandata (ESAIC, NICE) è il Pre-Warming: riscaldare attivamente la superficie cutanea del paziente (solitamente con FAW) per 10-30 minuti prima dell'induzione dell'anestesia.
- Razionale: Il pre-warming vasodilata i vasi periferici e aumenta il contenuto termico del compartimento periferico (gambe, braccia), riducendo il gradiente di temperatura tra core e periferia. Al momento dell'induzione, il sangue che fluisce verso la periferia non si raffredda eccessivamente e non sottrae calore al core.5
- Evidenze: Anche periodi brevi (10 minuti) sono efficaci nel mitigare l'ipotermia da ridistribuzione. Inoltre, il pre-warming riduce l'ansia del paziente ("comfort termico").1
7.2 Protocollo operativo integrato
Un approccio moderno alla gestione termica dovrebbe includere:
- Pre-operatorio: Misurazione Tc. Pre-warming attivo (15-30 min) per tutti i pazienti a rischio o per interventi >30 min.
- Induzione/Posizionamento: Minimizzare il tempo di esposizione corporea. Regolare la temperatura della sala (21-24 °C) almeno durante l'induzione.
- Intra-operatorio:
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- Monitoraggio continuo della Tc (Esofageo o ZHF).
- FAW impostato per mantenere Tc ≥ 36,0 °C (evitare surriscaldamento e sudorazione).
- Riscaldamento fluidi per volumi significativi.
- Post-operatorio: Mantenere il riscaldamento fino al raggiungimento di criteri di dimissione termica (Tc ≥ 36,0 °C). Trattamento aggressivo del brivido (Meperidina, Clonidina, riscaldamento cutaneo).13