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10. Conclusioni
Il riscaldamento dell'operando è una procedura complessa che richiede un approccio multimodale e scientificamente rigoroso. L'ipotermia perioperatoria non è un fastidio tollerabile, ma un fattore di rischio modificabile che incide pesantemente sulla sicurezza del paziente e sulla sostenibilità del sistema sanitario.
Dall'analisi delle evidenze emerge che:
- La prevenzione è chiave: il pre-warming è la strategia più efficace per contrastare il calo termico iniziale.
- Tecnologia: I sistemi ad aria forzata (FAW) rimangono il riferimento per efficacia e costo-beneficio, ma i sistemi resistivi offrono valide alternative ecologiche e specifiche per certi ambiti chirurgici.
- Sicurezza: è necessario prestare attenzione ai rischi emergenti (tossicità alluminio nei fluidi) e applicare rigorosamente le norme d'uso per evitare ustioni.
- Monitoraggio: l'uso di tecnologie non invasive come lo Zero-Heat-Flux dovrebbe essere incentivato per garantire la continuità del dato.
- Standard: il mantenimento della temperatura sopra i 36,0 °C (e tassativamente sopra i 35,0 °C per il rischio infettivo) deve diventare un indicatore di qualità tracciato e auditato in ogni blocco operatorio.
L'adozione sistematica di queste pratiche, supportata da un adeguato investimento tecnologico e formativo, rappresenta oggi uno standard di cura irrinunciabile.
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Articolo redatto con l'uso di Gemini pro con l'obiettivo di favorire la divulgazione e la riflessione su di una tematica avanzata.
