Gestione avanzata della temperatura corporea e riscaldamento dell'operando: strumenti, obiettivi, fisiopatologia e strategie cliniche - 10. Conclusioni

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10. Conclusioni

Il riscaldamento dell'operando è una procedura complessa che richiede un approccio multimodale e scientificamente rigoroso. L'ipotermia perioperatoria non è un fastidio tollerabile, ma un fattore di rischio modificabile che incide pesantemente sulla sicurezza del paziente e sulla sostenibilità del sistema sanitario.

Dall'analisi delle evidenze emerge che:
  1. La prevenzione è chiave: il pre-warming è la strategia più efficace per contrastare il calo termico iniziale.
  2. Tecnologia: I sistemi ad aria forzata (FAW) rimangono il riferimento per efficacia e costo-beneficio, ma i sistemi resistivi offrono valide alternative ecologiche e specifiche per certi ambiti chirurgici.
  3. Sicurezza: è necessario prestare attenzione ai rischi emergenti (tossicità alluminio nei fluidi) e applicare rigorosamente le norme d'uso per evitare ustioni.
  4. Monitoraggio: l'uso di tecnologie non invasive come lo Zero-Heat-Flux dovrebbe essere incentivato per garantire la continuità del dato.
  5. Standard: il mantenimento della temperatura sopra i 36,0 °C (e tassativamente sopra i 35,0 °C per il rischio infettivo) deve diventare un indicatore di qualità tracciato e auditato in ogni blocco operatorio.

L'adozione sistematica di queste pratiche, supportata da un adeguato investimento tecnologico e formativo, rappresenta oggi uno standard di cura irrinunciabile.

Bibliografia con i link e tutti i capitoli del tag infermiere di anestesia li trovi nel pdf 2026-l'infermiere di anestesia

Articolo redatto con l'uso di Gemini pro con l'obiettivo di favorire la divulgazione e la riflessione su di una tematica avanzata.

 

Foto di Mikhail Nilov

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