L'evoluzione dell'infermieristica di anestesia in Italia: tra metamorfosi normativa, innovazione tecnologica e responsabilità professionale

Il sistema sanitario italiano ha assistito, negli ultimi tre decenni, a una trasformazione radicale della figura infermieristica, una metamorfosi che trova nell'ambito dell'anestesia e della terapia intensiva la sua espressione più complessa e paradigmatica.

L'infermiere di anestesia odierno non è più definibile attraverso la lente obsoleta dell'ausiliarietà, bensì emerge come un professionista intellettuale, dotato di autonomia scientifica e responsabilità giuridica, incardinato in un contesto clinico ad alta intensità tecnologica.

Questa evoluzione non è stata un processo lineare, ma il risultato di una dialettica costante tra l'innovazione legislativa — che ha progressivamente smantellato i vincoli del mansionario — e l'imperativo tecnologico, che ha ridefinito le competenze necessarie per garantire la sicurezza del paziente in sala operatoria.

Il presente rapporto di ricerca si propone di analizzare in modo esaustivo questo percorso evolutivo, indagando le interconnessioni tra il quadro normativo (dal D.M. 739/1994 alla Legge Gelli-Bianco del 2017), l'avanzamento delle tecniche di monitoraggio e somministrazione farmacologica, e le nuove frontiere della responsabilità professionale.

A differenza dei modelli anglosassoni, dove la figura del Nurse Anesthetist (es. CRNA negli Stati Uniti) gode di una codifica storica e di prerogative prescrittive consolidate, il modello italiano si è sviluppato attraverso una stratificazione normativa che ha creato un professionista ibrido: formalmente autonomo nella pianificazione assistenziale, ma operativamente interdipendente all'interno dell'équipe anestesiologica.

L'analisi che segue esplorerà come l'abolizione del mansionario abbia aperto la strada all'acquisizione di competenze avanzate (Advanced Practice Nursing), come la gestione delle vie aeree difficili o l'utilizzo di sistemi di infusione a target controllato (TCI), e come tali competenze siano oggi supportate da un percorso formativo universitario che, seppur necessitante di ulteriore standardizzazione, rappresenta un unicum nel panorama europeo meridionale. Verranno inoltre esaminate le implicazioni medico-legali derivanti dall'introduzione della cartella clinica informatizzata e dai protocolli di sicurezza farmacologica, evidenziando come l'infermiere di anestesia sia divenuto il fulcro della gestione del rischio clinico perioperatorio.


1. La rivoluzione normativa: dall'esecuzione alla responsabilità

La comprensione dell'attuale statuto epistemologico e giuridico dell'infermiere di anestesia richiede una disamina approfondita del "terremoto legislativo" che ha investito la sanità italiana a partire dagli anni '90. Fino a quel momento, la professione era ingabbiata nel D.P.R. 225/1974, noto come "Mansionario", un elenco rigido e tassativo di mansioni tecniche che riduceva l'infermiere a mero esecutore di ordini medici, privo di discrezionalità decisionale.

In ambito anestesiologico, questo si traduceva in un ruolo di supporto logistico: preparazione dei farmaci (sotto dettatura), passaggio di strumenti e pulizia del materiale.

1.1 Il D.M. 739/1994: la genesi del profilo professionale

Lo spartiacque storico è rappresentato dalla promulgazione del Decreto Ministeriale n. 739 del 14 settembre 1994. Questo atto normativo non si limita a regolamentare, ma rifonda l'identità professionale. L'articolo 1, comma 1, definisce l'infermiere come "l'operatore sanitario che... è responsabile dell'assistenza generale infermieristica".1

L'uso del termine "responsabile" segna una rottura epistemologica: la responsabilità non è più solo quella di eseguire correttamente un compito (responsabilità di mezzi), ma di farsi carico dell'intero processo assistenziale e dei suoi esiti.

Per l'infermiere di anestesia, il D.M. 739/94 ha implicazioni operative immediate e profonde:

  • Natura dell'Assistenza: Il decreto specifica che l'assistenza è di natura "tecnica, relazionale ed educativa". In anestesia, ciò legittima l'intervento infermieristico ben oltre la sala operatoria: dalla visita pre-operatoria (educazione al digiuno, gestione dell'ansia) al monitoraggio nel post-operatorio immediato.2
  • Aree di Formazione Post-Base: Il decreto individua formalmente cinque aree di specializzazione, tra cui spicca l'"area critica". Questo riconoscimento giuridico è la pietra angolare su cui si costruiranno i successivi Master universitari in Area Critica ed Emergenza, fornendo la base legale per una formazione specialistica differenziata.1
  • Autonomia: Viene sancita la capacità di individuare i bisogni di salute e pianificare l'assistenza. In sala operatoria, questo si traduce nella capacità di allestire autonomamente il setting di monitoraggio e ventilazione in base alla tipologia di intervento e alle condizioni del paziente, anticipando le necessità dell'anestesista.

1.2 La legge 42/1999: l'abrogazione del mansionario

Se il D.M. 739/94 ha costruito la nuova identità, la Legge 42/1999 ha demolito la vecchia prigione. Abrogando il mansionario, la legge stabilisce che il campo proprio di attività e responsabilità dell'infermiere è determinato da tre criteri guida fondamentali 2:

  1. Il Profilo Professionale (D.M. 739/94).
  2. L'Ordinamento Didattico (la formazione universitaria di base e post-base).
  3. Il Codice Deontologico.

L'impatto in anestesia è stato dirompente. Non esistendo più un elenco di "divieti", ogni atto non esplicitamente riservato alla professione medica (come la diagnosi nosologica e la prescrizione terapeutica) diventa potenzialmente di competenza infermieristica, a patto che il professionista possieda le competenze (sapere) e le abilità (saper fare) necessarie.

Questo principio ha permesso l'espansione del ruolo verso procedure tecniche avanzate precedentemente considerate "borderline", come il posizionamento di accessi venosi periferici ecoguidati (Midline), la gestione di sistemi di recupero sangue intraoperatorio (Cell Saver) o la titolazione di farmaci sedativi in base a protocolli condivisi.6

1.3 La legge 251/2000 e la dirigenza

La Legge 251/2000 consolida l'autonomia istituendo la dirigenza infermieristica e il Servizio Infermieristico Tecnico e Riabilitativo Aziendale (SITRA). Questo passaggio ha sottratto l'infermiere di anestesia alla gerarchia medica diretta per quanto riguarda gli aspetti organizzativi e disciplinari.

Oggi, l'organizzazione dei turni, l'assegnazione delle sale, la gestione delle risorse materiali e la formazione continua in sala operatoria sono gestite da Coordinatori e Dirigenti Infermieristici.7 Questo ha favorito la nascita di modelli organizzativi basati sul Skill Mix e sul Task Shifting, ottimizzando l'impiego delle risorse in un contesto di cronica carenza di personale medico.

1.4 La legge 43/2006 e la questione dello specialista

La Legge 43/2006 rappresenta un tentativo, ancora parzialmente incompiuto, di formalizzare la figura dell'infermiere specialista. La norma prevede che il possesso del Master di I livello in area specialistica dia diritto al titolo di "infermiere specialista".9 Tuttavia, l'applicazione contrattuale di questa previsione è rimasta lettera morta per quasi due decenni.

Solo con i recenti rinnovi contrattuali e le piattaforme rivendicative 2024-2025 si sta assistendo a un reale riconoscimento economico e di carriera per chi possiede competenze avanzate in anestesia e terapia intensiva.11

Il dibattito odierno verte sulla creazione di una "fungibilità limitata": un infermiere specialista in anestesia non dovrebbe essere spostato in reparti di medicina generale, in virtù della specificità e del costo sociale della sua formazione avanzata.


2. Il percorso formativo: dal diploma regionale al master universitario

L'evoluzione normativa è stata accompagnata da una parallela evoluzione formativa, necessaria per fornire ai professionisti gli strumenti intellettuali per gestire la nuova autonomia.

2.1 L'assetto accademico attuale

Attualmente, l'accesso alla professione avviene tramite Laurea Triennale in Infermieristica. Per operare con competenza in anestesia, il percorso privilegiato è il Master di I livello in Infermieristica di Area Critica o specifici indirizzi in Anestesia e Sala Operatoria.

Questi corsi, erogati da atenei come l'Università di Parma, l'Università di Milano-Bicocca o la "Luigi Vanvitelli" di Napoli, prevedono l'acquisizione di 60 Crediti Formativi Universitari (CFU).12

Il Core Curriculum di questi master è progettato per colmare il gap tra la formazione generalista e l'alta complessità della sala operatoria. I moduli didattici tipici includono 13:

  • Fisiopatologia Avanzata: Studio approfondito delle alterazioni emodinamiche, respiratorie e neurologiche indotte dall'anestesia e dallo stress chirurgico.
  • Farmacologia Applicata: Farmacocinetica e farmacodinamica degli agenti inalatori, degli ipnotici endovenosi, degli oppioidi sintetici (Remifentanil, Sufentanil) e dei bloccanti neuromuscolari.
  • Tecniche di Anestesia: Gestione dell'anestesia generale, loco-regionale e delle sedazioni procedurali.
  • Gestione delle Vie Aeree: Training su simulatori per l'uso di videolaringoscopi, fibroscopi e tecniche sovraglottiche.
  • Monitoraggio: Interpretazione dei parametri emodinamici invasivi e funzionali.

2.2 Il ruolo di ANIARTI

Un ruolo cruciale nella definizione e nel mantenimento degli standard formativi è svolto dall'ANIARTI (Associazione Nazionale Infermieri di Area Critica). Fondata nel 1981, l'associazione ha storicamente sopperito alle carenze istituzionali, promuovendo una cultura della "criticità" non legata al luogo fisico (il reparto), ma alla complessità dei bisogni del paziente.6

ANIARTI ha elaborato documenti di posizione e standard di competenza che spesso anticipano le normative, spingendo per un riconoscimento formale delle "Competenze Avanzate" e opponendosi a tentativi di de-professionalizzazione, come le recenti proposte di istituire licei a indirizzo sanitario che rischierebbero di abbassare il livello qualitativo della formazione.15

2.3 Confronto internazionale: il gap con il modello CRNA

Nonostante l'alta qualità dei Master italiani, permane un divario sostanziale rispetto al modello statunitense del Certified Registered Nurse Anesthetist (CRNA). Negli USA, il CRNA è un Advanced Practice Nurse (spesso con dottorato, DNP) che somministra anestesia in autonomia, anche senza la supervisione diretta di un anestesiologo in molti stati.17 In Italia, l'infermiere di anestesia opera sempre in un contesto di équipe.

Non possiede autonomia prescrittiva né la facoltà di indurre l'anestesia in totale indipendenza giuridica, sebbene nella pratica clinica quotidiana, specialmente in contesti di emergenza o in team affiatati, il livello di autonomia tecnica sia elevatissimo. Studi comparativi evidenziano come, pur in assenza di riconoscimento legale formale come prescriber, gli infermieri italiani sviluppino competenze cliniche sovrapponibili a quelle dei colleghi europei ed americani nella gestione intraoperatoria.19


3. L'impatto tecnologico: monitoraggio e gestione emodinamica

La tecnologia ha agito da catalizzatore per l'evoluzione del ruolo infermieristico. La sala operatoria moderna è un ambiente digitalizzato dove l'infermiere non si limita a osservare, ma interagisce con sistemi complessi di supporto vitale.

3.1 Dal monitoraggio standard all'emodinamica funzionale

Tradizionalmente, il monitoraggio infermieristico si limitava alla rilevazione di ECG, pressione arteriosa non invasiva (NIBP) e saturimetria. L'evoluzione verso la chirurgia ad alta complessità e la necessità di ottimizzare gli outcome hanno introdotto il monitoraggio emodinamico funzionale.

Oggi, l'infermiere di anestesia gestisce trasduttori di pressione invasiva e sistemi avanzati (es. EV1000/Hemosphere Edwards, LiDCO, PiCCO) che forniscono parametri dinamici.22

  • Competenze tecniche: L'infermiere è responsabile del corretto setup del sistema: azzeramento delle linee arteriose, livellamento del trasduttore all'asse flebostatico e verifica della qualità dell'onda (test dell'onda quadra per escludere overdamping o underdamping). Un errore in questa fase inficia l'intera strategia terapeutica.
  • Competenze cliniche (Goal-Directed Therapy - GDT): Le linee guida SIAARTI raccomandano l'uso della GDT nella chirurgia maggiore addominale.24 L'infermiere interpreta parametri come la variazione della pressione del polso (PPV) e la variazione della gittata sistolica (SVV). Questi indici predicono se il paziente risponderà a un carico volemico (fluid challenge). L'infermiere, osservando il trend della SVV > 13%, allerta l'anestesista o, in protocolli delegati, somministra il bolo fluido, valutandone l'efficacia in tempo reale.25

3.2 Ecografia infermieristica (Nursing Bedside Ultrasound)

L'ecografo è divenuto lo "stetoscopio del XXI secolo" anche per gli infermieri. In anestesia, l'uso degli ultrasuoni da parte del personale infermieristico si concentra su due aree 14:

  1. Accessi Vascolari: L'infermiere specialista utilizza l'ecoguida per posizionare accessi venosi periferici difficili, Midline e PICC (Peripherally Inserted Central Catheters), riducendo il numero di venipunture e preservando il patrimonio vascolare del paziente.
  2. Valutazione Gastrica: In alcuni contesti avanzati, l'infermiere esegue la valutazione ecografica del contenuto gastrico (antro gastrico) per stimare il rischio di aspirazione polmonare nel paziente non digiuno.

Questa evoluzione richiede una formazione specifica in fisica degli ultrasuoni, artefatti e anatomia sono-grafica, competenze ormai integrate nei Master di area critica.


4. La gestione delle vie aeree: tecnologia e non-technical skills

La gestione delle vie aeree è forse l'ambito dove la sinergia tra infermiere e anestesista è più critica. L'introduzione della videolaringoscopia ha trasformato questo processo da atto solitario dell'anestesista a procedura di team.

4.1 La videolaringoscopia

Dispositivi come il Glidescope, il C-MAC o l'McGrath hanno rivoluzionato l'approccio all'intubazione difficile. L'infermiere non si limita a porgere il dispositivo, ma partecipa attivamente visualizzando il monitor condiviso.26

  • Ruolo Attivo: Durante la manovra, l'infermiere può suggerire l'ottimizzazione della posizione (es. ramped position nel paziente obeso), eseguire la manovra di BURP (Backward Upward Rightward Pressure) guidata dalla visione a monitor, o gestire lo stiletto rigido all'interno del tubo endotracheale.

4.2 Algoritmi per le Vie Aeree Difficili (SIAARTI/DAS)

Le linee guida SIAARTI per la gestione delle vie aeree difficili enfatizzano il concetto di Team Factor.28 L'infermiere deve conoscere a memoria l'algoritmo di gestione, preparando preventivamente il carrello delle vie aeree difficili. Nelle situazioni di emergenza "Cannot Intubate, Cannot Ventilate" (CICO), l'infermiere ha il compito vitale di preparare tempestivamente il kit per l'accesso rapido al collo (cricotirotomia) mentre l'anestesista tenta le manovre di rescue.

La rapidità e la precisione dell'infermiere in questi frangenti (pochi minuti prima del danno anossico cerebrale) sono determinanti per la sopravvivenza del paziente.31


5. Farmacologia e sistemi di infusione: la precisione al servizio della sicurezza

L'anestesia moderna si basa sempre più sulla TIVA (Total Intravenous Anesthesia), che ha soppiantato in molti ambiti l'uso dei gas alogenati. Questo shift ha posto al centro dell'attenzione la gestione delle pompe infusionali.

5.1 Target Controlled Infusion (TCI)

La tecnologia TCI rappresenta l'apice della somministrazione farmacologica endovenosa. Le pompe TCI contengono nel loro software modelli farmacocinetici complessi (es. modello di Marsh o Schnider per il Propofol, modello di Minto per il Remifentanil).33 L'infermiere di anestesia non imposta una velocità in ml/h, ma inserisce i dati antropometrici del paziente (peso, altezza, età, sesso) e seleziona un target di concentrazione plasmatica (Cp) o al sito effetto (Ce).

  • Competenza Specifica: L'infermiere deve comprendere la differenza tra i vari modelli (es. l'impatto del peso magro nel modello Schnider) per evitare sovradosaggi o risvegli intraoperatori. Inoltre, deve monitorare il tempo di equilibrio (Ke0) e gestire le siringhe in modo da non interrompere mai l'infusione, dato che farmaci come il Remifentanil hanno un'emivita brevissima (pochi minuti) e la loro sospensione accidentale porta a dolore immediato e risveglio.35

5.2 Sicurezza farmacologica e linee Guida SIFO-SIAARTI 2024

La somministrazione di farmaci in anestesia è ad alto rischio di errore. Le recenti "Raccomandazioni di Buona Pratica Clinica per la sicurezza nella gestione dei farmaci" (SIAARTI-SIFO 2024) hanno codificato protocolli rigidi che investono direttamente l'operato infermieristico 36:

  1. Etichettatura ISO 26825: È obbligatorio l'uso di etichette colorate standardizzate (es. giallo per induttori, rosso per miorilassanti, blu per oppioidi) applicate sulle siringhe immediatamente dopo l'aspirazione. L'infermiere è responsabile della verifica che ogni siringa sul carrello sia inequivocabilmente identificabile.
  2. Prevenzione dello Scambio di Siringhe: L'organizzazione spaziale del carrello anestesiologico deve seguire una logica standardizzata per evitare errori di Syringe Swap (scambio di siringa), una delle cause più frequenti di incidenti critici (es. somministrazione di curaro al posto dell'antibiotico al risveglio).
  3. Gestione LASA: I farmaci Look-Alike Sound-Alike devono essere stoccati separatamente. L'infermiere gestisce il rifornimento dei carrelli garantendo questa segregazione.

6. Responsabilità professionale e Legge Gelli-Bianco

L'espansione delle competenze e l'uso di tecnologie avanzate hanno inevitabilmente aumentato l'esposizione alla responsabilità professionale. La Legge 8 marzo 2017, n. 24 (c.d. Legge Gelli-Bianco), ha ridisegnato il perimetro della responsabilità sanitaria in Italia.37

6.1 Il nuovo paradigma della responsabilità

La legge introduce un "doppio binario" di responsabilità: contrattuale per la struttura sanitaria ed extracontrattuale per l'esercente la professione sanitaria (salvo casi di libera professione). L'aspetto più rilevante per l'infermiere di anestesia è l'introduzione dell'art. 590-sexies del codice penale, che prevede la non punibilità per imperizia qualora il professionista abbia rispettato le raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate dal Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG) o, in mancanza, le buone pratiche clinico-assistenziali.39

6.2 L'imperativo delle linee guida

In anestesia, questo significa che l'adesione ai protocolli SIAARTI (es. sul monitoraggio, sulle vie aeree, sulla gestione delle infezioni) non è più un'opzione, ma uno scudo legale.

  • Caso Studio: Se un infermiere omette di eseguire il monitoraggio del blocco neuromuscolare (TOF-Watch) prima dell'estubazione e il paziente sviluppa complicanze respiratorie da curarizzazione residua, l'infermiere può essere chiamato a rispondere di lesioni colpose o omicidio colposo per imperizia e negligenza, avendo violato una raccomandazione consolidata.41
  • Posizione di Garanzia: La giurisprudenza ha confermato che l'infermiere riveste una posizione di garanzia nei confronti del paziente. Sentenze recenti (es. Cassazione Penale) hanno condannato infermieri per "culpa in vigilando", ad esempio per non aver rilevato tempestivamente allarmi dei monitor o per aver lasciato il paziente incustodito durante fasi critiche del risveglio.41

6.3 La documentazione: cartella clinica informatizzata

La transizione verso i sistemi AIMS (Anesthesia Information Management Systems) ha reso la documentazione infermieristica trasparente e tracciabile al secondo.

Ogni variazione dei parametri vitali, ogni bolo farmacologico e ogni atto assistenziale (es. protezione degli occhi, posizionamento del paziente) viene registrato automaticamente o manualmente. Questo rappresenta una tutela legale fondamentale: "ciò che non è scritto non è stato fatto".

La corretta compilazione della cartella informatizzata è oggi una competenza deontologica e giuridica primaria.43


Conclusioni e prospettive future

L'analisi condotta evidenzia come l'infermiere di anestesia in Italia abbia compiuto un percorso evolutivo straordinario, trasformandosi da figura ausiliaria a pilastro del team perioperatorio. I motori di questo cambiamento sono stati la legislazione illuminata degli anni '90 (D.M. 739/94, L. 42/99) e l'innovazione tecnologica, che ha richiesto un innalzamento vertiginoso delle competenze tecniche.

Tuttavia, il sistema presenta ancora delle asimmetrie. Se l'autonomia de jure è ampia e le competenze de facto sono avanzate, manca ancora un pieno riconoscimento contrattuale della figura specialistica, che rimane spesso inquadrata nei livelli retributivi generali.

Le sfide per il prossimo futuro riguardano:
  1. Formalizzazione delle Competenze Avanzate: È necessario recepire nei contratti collettivi nazionali la figura dell'Infermiere Specialista in Anestesia, valorizzando economicamente il Master e le responsabilità assunte.
  2. Prescrizione Infermieristica: Il dibattito sulla possibilità di estendere alcune competenze prescrittive (es. presidi, farmaci per la gestione del dolore post-operatorio secondo protocolli) potrebbe allineare l'Italia agli standard avanzati di altri paesi europei.11
  3. Integrazione Inter-Societaria: La collaborazione tra SIAARTI e ANIARTI deve proseguire per produrre documenti condivisi che definiscano chiaramente i confini dell'operatività infermieristica nelle procedure invasive, a tutela della sicurezza del paziente e dei professionisti stessi.46

In conclusione, l'infermiere di anestesia italiano oggi è un professionista maturo, la cui competenza non si misura più nella mera esecuzione di compiti, ma nella capacità di gestire la complessità clinica, tecnologica e relazionale della sala operatoria moderna.

Tabelle di sintesi

Tabella 1: cronologia normativa fondamentale e impatto sull'anestesia

Anno

Normativa

Contenuto Chiave

Impatto Specifico in Anestesia

1994

D.M. 739/94

Profilo Professionale

Definisce la responsabilità dell'assistenza; individua l'Area Critica come specializzazione post-base.1

1999

Legge 42/99

Abolizione Mansionario

Elimina l'elenco tassativo delle mansioni. Permette l'espansione verso competenze tecniche avanzate (es. accessi vascolari complessi).5

2000

Legge 251/00

Dirigenza Infermieristica

Autonomia organizzativa. L'infermiere di anestesia risponde gerarchicamente al dirigente infermieristico, non al primario medico.7

2006

Legge 43/06

Infermiere Specialista

Prevede il titolo di specialista per chi possiede il Master, base per le attuali rivendicazioni contrattuali.9

2017

Legge 24/17

Gelli-Bianco

Lega la responsabilità penale e civile al rispetto delle Linee Guida accreditate (SIAARTI/SNLG).37

Tabella 2: evoluzione delle tecnologie e competenze infermieristiche 

Ambito Tecnologico

Passato (Approccio Tradizionale)

Presente (Competenze Avanzate Richieste)

Fonti

Monitoraggio

ECG, NIBP, PVC (Pressione Venosa Centrale).

Emodinamica Funzionale (PPV, SVV, CO), sistemi minimamente invasivi (es. Edwards), GDT.22

Vie Aeree

Laringoscopia diretta, assistenza passiva.

Videolaringoscopia (Glidescope, C-MAC), gestione algoritmi CICO, presidi sovraglottici.28

Farmaci

Infusione manuale o pompe volumetriche semplici.

TCI (Target Controlled Infusion), modelli PK/PD, etichettatura ISO 26825, protocolli di sicurezza.33

Accessi Vascolari

Reperimento blind (alla cieca) basato su reperi anatomici.

Ecoguida (Bedside Ultrasound), posizionamento autonomo di Midline e PICC, valutazione patrimonio venoso.14

Documentazione

Cartella cartacea, compilazione differita.

AIMS (Digital Charting), data entry in tempo reale, validazione legale dei dati automatizzati.43

 

Bibliografia con i link e tutti i capitoli del tag infermiere di anestesia li trovi nel pdf 2026-l'infermiere di anestesia

Articolo redatto con l'uso di Gemini pro con l'obiettivo di favorire la divulgazione e la riflessione su di una tematica avanzata.

 

Foto di Jonathan Borba

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