La fine dell'EBN tradizionale?
L'IA trasformerà radicalmente l'Evidence-Based Nursing (EBN). Oggi l'EBN o EBCP si basa su grandi numeri e popolazioni spesso lontane dalla nostra realtà. L'IA in ospedale userà dati reali, locali e immediati. Risponderà alle domande basandosi sui pazienti che abbiamo effettivamente ricoverato, non su statistiche di altri Paesi.
L’EBN se da un lato ci offre molte soluzioni utili dall’altro il sistema con cui si realizzano le raccomandazioni è complesso e viene rivisitato anche dopo un decennio, inoltre, malgrado tutte le capacità di comunicazione in Italia una volta pubblicata una linea guida le sue raccomandazioni se errate o difficilmente applicabili non vengono riviste e corrette rapidamente.
Oggi se interroghi un IA in ambito sanitario, trovi sempre una risposta, perchè l’IA difficilmente dirà non conosco questo argomento, la sua programmazione e struttura probabilistica gli impone e consente di creare una risposta, giusta o sbagliata che sia.
Ricorda tutte le IA riportano la disclaimer… può fare errori.
Il cambio di paradigma è un passaggio obbligato. Oggi, lo vedi su InfermieriAttivi scrivere un articolo con l’IA richiede di conoscere l’argomento, nel nostro caso per una questione di correttezza fra colleghi, anche di ammettere che per la complessità del testo non si è in grado di correggerlo e quindi deve essere preso come teoria.
Le raccomandazioni EBN, in Italia ed in forza della legge Gelli, le raccomandazioni spesso non necessitano di motivazioni e inibiscono la parte intellettuale della professione infermieristica perchè tutto viene scritto e descritto per confermare quanto scritto nella raccomandazione. Questo in alcuni casi porta ad impalcature teoriche condivise come verità senza esserlo.
Faccio un esempio se chiediamo a ChatGPT e scriviamo un prompt “In un anziano, mi descrivi l'evoluzione di una lesione da pressione al sacro dallo stadio II allo stadio IV, scrivi come un infermiere vedrebbe i cambiamenti della cute in una lesione che progredisce.“ risponderà così LINK. Se non hai un'esperienza diretta con le lesioni da pressione troverai la risposta corretta, ma quello che scrive non è la realtà che osserviamo e non è la risposta alla domanda.
Queste risposte, prova con diverse IA, nascono da due gap, il primo è insito nella IA il secondo nella ricerca clinica.
L’IA ha un problema, è potente ma dobbiamo tenere presente che la “domanda” è una parte della programmazione che gli impone di creare una risposta, se fosse intelligente direbbe che non lo sa.
La ricerca soprattutto quella infermieristica, senza entrare nel problema delle ingerenze delle case farmaceutiche, ha creato gerarchie di saperi indiscutibili e modelli universalistici che ignorano le differenze individuali lasciando all’esperienza individuale il compito di colmare le lacune. L'esperienza individuale che è fondata da dati reali di risultati positivi o negativi sui nostri assistiti non è documentata bene e non è condivisa.
L'esempio, un caso reale, paziente dimesso con una flebite da cordarone, il braccio è il doppio dell'altro, tutti lo vedono durante il ricovero, nei documenti alla dimissione cosa ci sarà scritto?
L’IA avrà a disposizione dati granulari sui singoli casi e potrà dare risposte importanti, ma lo potrà fare solo se disporrà dei dati reali e se non avremo timore a riportarli, non solo tabelle standardizzate che non raccontano il problema, ma lo filtrano per eliminare tutto quanto non è una conferma.