infermiere IA

Questa riflessione dovrebbe rappresentare un passaggio obbligato per chiunque ricopra ruoli di pianificazione nel futuro della nostra professione.

I motivi sono molteplici. In primis, gli infermieri si stanno già formando utilizzando quelle tecnologie che chiamiamo Intelligenza Artificiale (IA); inoltre, il lavoro cambierà inevitabilmente a causa della carenza di personale e della straordinaria capacità dell'IA di essere versatile e generare report dettagliati.

Gli strumenti informatici e il web hanno risvolti positivi e negativi se da un lato ci sono voluti oltre 10 anni per arrivare ad impianti normativi che comprendessero la natura e la potenza dei social di influenzare l'individuo e la società. Oggi abbiamo le IA, "programmi informatici" potentissimi che se da un lato ci danno un servizio dall'altro c'è sempre quella vocina più o meno sottointesa che ci vuole compiacere.


Un salto nel passato per capire il presente

Quella che oggi chiamiamo IA è, in realtà, un insieme di strumenti specializzati.

Il termine fu scelto negli anni ’50 perché evocava un’idea di futuro ed era capace di attirare finanziamenti. Oggi l'IA è integrata in molti dispositivi quotidiani e ha già iniziato a influenzare la formazione accademica. Il primo segnale? Le slide dei docenti esperti, finalmente prive di refusi o errori grammaticali banali.

Tuttavia, c'è un rovescio della medaglia: un docente, pur avendo titoli e certificati, potrebbe non sapere nulla di una materia ma presentarsi come un esperto grazie a slide impeccabili e un linguaggio perfettamente calibrato dall'IA.

I rischi dello studio e i livelli di utilizzo

L'uso didattico è il primo nodo da affrontare. Uno studente che usa l'IA per studiare potrebbe prendere abbagli o non riconoscere le cosiddette "allucinazioni" del sistema. Lo stesso vale per i professionisti: cercare risposte su argomenti ignoti espone al rischio di accettare per vere informazioni errate.

Dobbiamo comprendere che possiamo avere diversi livelli di utilizzo. A seconda dell’argomento, possiamo essere:

  • Utilizzatori inconsapevoli: subiamo lo strumento senza capirlo.
  • Utilizzatori informati: sappiamo cosa stiamo usando e cosa ci sta restituendo.
  • Utilizzatori esperti: conosciamo la materia e usiamo l'IA per spingere l'analisi oltre i limiti noti.

Il passaggio tra questi livelli è inevitabilmente una questione di studio, che può avvenire tramite libri, corsi o in parte con l’IA stessa.


Tra opportunità e zone d'ombra

L’IA è già impiegata per migliorare la ricerca scientifica, l’elaborazione di testi e i rapporti con i cittadini. Purtroppo, serve anche scopi meno nobili: spam, creazione di falsi (deepfake) per reati, pubblicazioni scientifiche inventate o per fare la guerra.

Immaginiamo però un contesto positivo: un reparto ospedaliero tra dieci anni. Da piccolo guardavo una serie TV di fantascienza in cui i protagonisti parlavano con "scatoline" verso persone lontane, facevano diagnosi immediate con scanner o interrogavano computer parlando nella stanza. Quello era il futuro di Star Trek; oggi è il nostro presente.

La potenza dell'integrazione dei dati

In Italia abbiamo eccellenze come il supercomputer Leonardo, dove risiedono potenze di calcolo enormi.

Utilizzo Gemini da tempo e ne ammiro la capacità di elaborare dati. Gli ho persino sottoposto la mia tabella dei contributi per sapere quando andrò in pensione: pur non essendo il suo compito specifico, è stato preciso.

Questa è la sua forza: la versatilità.

Cosa succederebbe se nella Cartella Clinica Elettronica (CCE) ci fosse un’IA capace di leggere tutto il pregresso e rispondere alle nostre domande? Se integrasse i dati del Fascicolo Sanitario con quelli dei profili social del paziente?

Come pazienti, non dovremmo più portare pile di documenti. Ma come professionisti, il cambio di paradigma sarebbe radicale. Se il medico chiede: «Lei beve?» e il paziente nega, l'IA potrebbe segnalare le foto postate dagli amici che lo ritraggono ubriaco negli ultimi weekend.

Privacy e sovranità dei dati

Qui sorge il problema della privacy. Cosa è autorizzata a cercare l’IA per motivi di salute? Chi autorizza queste ricerche? Una volta acquisiti i dati, come verranno usati?

Il CLOUD Act statunitense del 2018 obbliga i fornitori USA a consegnare i dati alle autorità americane, ovunque siano archiviati. Se usassimo un'IA americana, i dati dei pazienti italiani potrebbero finire nelle mani di intelligence straniere. In Italia, invece, solo un giudice nazionale può autorizzare l'accesso ai dati sanitari.

Non è una questione da poco, la sovranità nazionale è esclusa semplicemente per legge, è il motivo perchè negli USA le societa di social devono essere aziende nazionali e non estere.


L’IA nel quotidiano del reparto

Mentre i legislatori si occupano di norme, l'IA potrebbe aiutarci operativamente:

  • Verifica e sostituzione automatica di attrezzature obsolete.
  • Controllo scadenze e lotti dei farmaci.
  • Gestione dei rifornimenti e della logistica.

Liberandoci dalle attività ripetitive, l'IA potrebbe persino risolvere il "dramma" della turnistica. Ho chiesto a Gemini Pro di generare un turno a 5 per novembre 2026: il risultato è stato immediato, nonostante non fosse addestrato specificamente per questo. Le versioni Enterprise aziendali potranno fare di più: chiamare automaticamente un sostituto in caso di malattia o ricordarsi dei compleanni dei colleghi, magari suggerendo al coordinatore di lasciarci a casa per festeggiare.

L'insidia dell'ipersuasione e il risparmio sui lavoratori

Come scrive Luciano Floridi, arriveremo all'ipersuasione. L'IA saprà gestire il personale meglio di chiunque altro, ma dobbiamo restare realisti. Spesso, gli investimenti tecnologici servono, ma è poi necessario pareggiare i bilanci e risparmiare sul costo del lavoro è la via più semplice.

L'IA è già "più scientifica" di noi (ha tutto PubMed a disposizione) e paradossalmente può apparire "più empatica" perché non soffre lo stress. Se l'infermieristica è una disciplina intellettuale, dobbiamo esigere che la raccolta e l'interpretazione dei dati restino in mano agli infermieri di reparto. Questo sarebbe possibile solo nel caso se l'infermiere che lavora in un reparto avesse accesso ai dati e possibilità di valutarli e proporre miglioramenti. Vorrebbe dire anche identificare anche solo 1 ora a settimana come tempo di studio e progettazione e che venisse considerata come utile all'assistenza. Oggi l'assistenza infermieristica si appoggia al minutaggio in reparto che porta a turni inutilmente stressanti.


La fine dell'EBN tradizionale?

L'IA trasformerà radicalmente l'Evidence-Based Nursing (EBN). Oggi l'EBN o EBCP si basa su grandi numeri e popolazioni spesso lontane dalla nostra realtà. L'IA in ospedale userà dati reali, locali e immediati. Risponderà alle domande basandosi sui pazienti che abbiamo effettivamente ricoverato, non su statistiche di altri Paesi.

L’EBN se da un lato ci offre molte soluzioni utili dall’altro il sistema con cui si realizzano le raccomandazioni è complesso e viene rivisitato anche dopo un decennio, inoltre, malgrado tutte le capacità di comunicazione in Italia una volta pubblicata una linea guida le sue raccomandazioni se errate o difficilmente applicabili non vengono riviste e corrette rapidamente.

Oggi se interroghi un IA in ambito sanitario, trovi sempre una risposta, perchè l’IA difficilmente dirà non conosco questo argomento, la sua programmazione e struttura probabilistica gli impone e consente di creare una risposta, giusta o sbagliata che sia.

Ricorda tutte le IA riportano la disclaimer… può fare errori.

Il cambio di paradigma è un passaggio obbligato. Oggi, lo vedi su InfermieriAttivi scrivere un articolo con l’IA richiede di conoscere l’argomento, nel nostro caso per una questione di correttezza fra colleghi, anche di ammettere che per la complessità del testo non si è in grado di correggerlo e quindi deve essere preso come teoria.

Le raccomandazioni EBN, in Italia ed in forza della legge Gelli, le raccomandazioni spesso non necessitano di motivazioni e inibiscono la parte intellettuale della professione infermieristica perchè tutto viene scritto e descritto per confermare quanto scritto nella raccomandazione. Questo in alcuni casi porta ad impalcature teoriche condivise come verità senza esserlo.

Faccio un esempio se chiediamo a ChatGPT e scriviamo un prompt “In un anziano, mi descrivi l'evoluzione di una lesione da pressione al sacro dallo stadio II allo stadio IV, scrivi come un infermiere vedrebbe i cambiamenti della cute in una lesione che progredisce.“ risponderà così LINK. Se non hai un'esperienza diretta con le lesioni da pressione troverai la risposta corretta, ma quello che scrive non è la realtà che osserviamo e non è la risposta alla domanda.

Queste risposte, prova con diverse IA, nascono da due gap, il primo è insito nella IA il secondo nella ricerca clinica.

L’IA ha un problema, è potente ma dobbiamo tenere presente che la “domanda” è una parte della programmazione che gli impone di creare una risposta, se fosse intelligente direbbe che non lo sa.

La ricerca soprattutto quella infermieristica, senza entrare nel problema delle ingerenze delle case farmaceutiche, ha creato gerarchie di saperi indiscutibili e modelli universalistici che ignorano le differenze individuali lasciando all’esperienza individuale il compito di colmare le lacune. L'esperienza individuale che è fondata da dati reali di risultati positivi o negativi sui nostri assistiti non è documentata bene e non è condivisa.

L'esempio, un caso reale, paziente dimesso con una flebite da cordarone, il braccio è il doppio dell'altro, tutti lo vedono durante il ricovero, nei documenti alla dimissione cosa ci sarà scritto?

L’IA avrà a disposizione dati granulari sui singoli casi e potrà dare risposte importanti, ma lo potrà fare solo se disporrà dei dati reali e se non avremo timore a riportarli, non solo tabelle standardizzate che non raccontano il problema, ma lo filtrano per eliminare tutto quanto non è una conferma. 


Il ruolo del sindacato

Il nostro CCNL non dice nulla sull'IA. Eppure, l'IA potrebbe essere addestrata per ridurre il numero di coordinatori, dirigenti o infermieri (sostituendoli con assistenti infermieri).

Dobbiamo valorizzare la componente intellettuale. Scrivere casi clinici in modo narrativo diventerà fondamentale per "addestrare" l'IA a comprendere la complessità del nostro quotidiano, anche se la burocratizzazione aziendale vuole negarla, per metterci tutti sullo stesso piano

L'IA ha un difetto: non sappiamo come arrivi a una conclusione. Serve un garante umano su quanto scrive.

Il datore di lavoro chiede all'IA di ridurre il personale, lei troverà il modo più "efficace" per farlo, lo motiverà e lo attuerà nel giro di pochi minuti.

Oggi il sindacato entra in azione solo se c'è la richiesta di un lavoratore e ci può mettere giorni, mesi o anni se si va ad un contenzioso.

L'IA al servizio di un sindacato non avrà accesso agli stessi dati, darà una risposta opposta a norma di legge ma senza i dati reali e senza chi la sappia interrogare non sarà utile.

L'IA sul lavoro arriverà ed interesserà gradualmente i singoli servizi come gli amministrativi, i reparti e all'inizio sembrerà come avere un gioco nuovo, ma quando sarà all'interno di tutti i settori ed interagirà il sindacato sarà inerme.

Un’IA senza che non abbia dentro di sè le regole contrattuali ed etiche farà danni rapidi e difficili da contrastare per questo i Sindacati oggi più che mai devono essere proattivi e non attendere l'inevitabile.


Conclusioni

Il futuro non è lontano dieci anni; è già qui, in ospedale è frenato solo da sistemi informatici spesso incompatibili tra loro e appalti frammentati. Possiamo subire la routine o partecipare attivamente al cambiamento attraverso le associazioni e i congressi.

Il futuro è in divenire, e io scelgo di scriverlo nel presente.

Articolo scritto integralmente da me, Franco Ognibene. L'IA è stata utilizzata esclusivamente per la revisione grammaticale e la formattazione.

Cosa ne pensi?

Ho dato un po' più di respiro ai paragrafi sulla privacy e sul ruolo dei sindacati, che mi sembrano i punti più "politici" e forti del tuo discorso. Ti piacerebbe che approfondissi ulteriormente la parte relativa alla differenza tra EBN classica e l'analisi dei dati in tempo reale dell'IA?

Se pensi che l'IA non sia enpatica e non faccia "ipersuasione" ti lascio questa poesia:

Tra algoritmo e carezza

Nel corridoio chiaro dell’alba ospedaliera
cammina lieve una giovane infermiera.
Ha negli occhi la veglia della notte,
nelle mani il ritmo esatto delle rotte
tra pompe infusionali e monitor che suonano
come piccoli orologi che ammoniscono.

Sa leggere il dolore nelle pieghe del volto,
nel respiro corto, nel silenzio improvviso.
Conta i battiti non solo sul display,
ma nel tremore sottile di una mano cercata.
La scienza le scorre nelle dita
come una seconda circolazione.

Nel taschino, accanto alla penna e al taccuino,
non tiene soltanto protocolli e linee guida:
c’è un’Intelligenza Artificiale che ascolta.
Non ha voce metallica né freddo comando,
ma grafici, alert, correlazioni silenziose
che si accendono come costellazioni.

“Attenzione al trend della pressione.”
“Rivaluta quel potassio che scende.”
“Quel pattern respiratorio cambia.”
Suggerisce, non decide.
Indica, non sostituisce.
È bussola, non timone.

Lei resta il gesto che rassicura,
la carezza sterile prima di una puntura,
la parola detta piano al figlio in attesa.
L’algoritmo calcola probabilità,
lei misura speranze.

Tra allarmi e cartelle cliniche digitali
costruisce un ponte:
tra dato e significato,
tra previsione e presenza.

Quando la notte si fa più fragile
e il reparto trattiene il fiato,
lo schermo le offre scenari possibili,
curve che anticipano tempeste.
Ma è la sua esperienza a scegliere
quando restare, quando chiamare,
quando fidarsi dell’intuizione
che nessun database contiene.

Non teme la macchina:
la interroga, la filtra, la comprende.
Sa che l’etica non è un codice binario
e che la cura non è una formula chiusa.

Così lavora, giovane e vigile,
con la tecnologia come alleata
e l’umanità come fondamento.

E tra silenzi monitorati e cuori veri
è lei, non l’IA,
a fare la differenza
tra assistenza e cura.

Autore della poesia ChatGPT nella versione free, 20 febbraio 2026, il prompt: Scrivi una poesia su una giovane infermiera di reparto che lavora avendo un IA per i consigli.

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