Infermieri e crescita professionale: un sistema disorganizzato?

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La professione infermieristica nei primi anni del 2000 stava mostrando di avere enormi potenzialità per la spinta generata dall'impegno degli infermieri che negli anni '90 avevano dato vita ad associazioni, riviste scientifiche e lotte di piazza.

Il 2000 aveva visto il sistema di accreditamento, il sistema ECM, i cambimaneti dell'IPASVI, oggi FNOPI, che aveva fatto la rivista "Scienze infermieristiche" in cui pubblicavano monografie.

L'infermieristica sembrava voler "arrivare dove nessuno era mai giunto prima", l'apoteosi era poi l'EBM che ha dato origine a diverse scuole metodologiche di analisi della bibliografia.

Ma nella realtà, avete percepito una crescita o solo un formalismo diffuso?

Ci sono stati numerosi cambiamenti normativi e tecnologici e c'è stato il trasferimento della formazione dell'infermiere dalle Regioni all'Università.

Sono arrivate più responsabilità che da contratto, però, non corrispondono ad una maggiore retribuzione.

Nel tempo si sono verificate sia delle scelte che delle non scelte che a volte hanno trattenuto la crescita della professione infermieristica.

Come può crescere una professione?

Gli spazi di crescita sono vasti e possono avvenire da un punto di vista culturale e scientifico ed è la base per crescere, poi da un punto di vista economico e inevitabilmente anche sociale.

L'inizio del '2000 aveva una spinta ed una forza senza precedenti a causa dei grandi cambiamenti tecnologici e culturali degli anni '90 che sono stati:

  • l'EBN
  • il sistema di accreditamento
  • la formazione ECM
  • la diffusione delle diagnosi infermieristiche
  • la laurea infermieristica
  • l'EBN e la ricerca clinica.

Nata con le migliori intenzioni la sua diffusione dell'EBN si arresta per errori concettuali che l'hanno portata a fare esattamente quello che voleva cambiare.

La formazione EBN poteva creare dei metodologi esperti nella ricerca bibliografica a cui gli infermieri potevano rivolgersi. A causa del preconcetto che siamo infermieri e quindi, tutti uguali, la strategia adottata era la formazione per tutti.

La mancanza di gruppi di esperti, di discussione e confronto, fece si che le evidenze trovate non erano confrontate con la pratica o aggiornate con gli studi clinici nuovi.

Quella che è mancata è stata la ricerca clinica che produceva articoli e il dubbio, la battaglia per la verità scientifica. 

La ricerca clinica è mancata perchè il metodologo che doveva essere arbitro diventava il tuttologo ed era sufficiente che la statistica corrispondesse che dettava legge.

La scienza progredisce solo se c'è discussione, se lo spazio per contraddittorio non esiste e non può esistere perchè non è presente nel DNA di una professione nata per obbedire.

Chiedere chiarimenti ed è considerato spesso un aspetto negativo quasi offensivo.

L'EBN ha poi trovato altri due grandi ostacoli, il primo è stato la mancanza di ricerca di base infermieristica che consentisse un EBN forte.

La ricerca clinica infermieristica ha rincorso la metodologia medica senza pensare ad una metodologia propria più semplice che fosse alla portata di tutti, cercando inutilmente il rispetto nell'emulazione.

Il secondo ostacolo è la mancanza di una percezione aziendale che l'EBN è indispensabile per il miglioramento continuo.

Anzi per le esigenze lavorative l'EBN non era punto di partenza ma di arrivo, "ci sono le evidenze" ogni discussione è chiusa e se fai domande sei uno che non capisce di cosa si sta parlando.

Il sistema di accreditamento

L'ho visto iniziare nell'ospedale Bellaria di Bologna e ha portato alla codifica di procedure e protocolli infermieristici già presenti in reparto ma non erano formalizzati con le ISO 9000.

Il processo di accreditamento ha richiesto formazione ed incontri per discutere ed in questo modo omogeneizzare i comportamenti e le tecniche.

Quando il sistema di accreditamento prevede che una procedura scritta sulla carta e calata dall'alto sia facilmente applicata da tutti e questo accade perchè vede gli infermieri come meri esecutori senza avere spazi per confrontarsi e discutere, questo porta che il sistema di accreditamento non sarà realizzata appieno.

La scelta di calare dall'alto una procedura non considera gli infermieri dei professionisti ma solo degli esecutori.

Inoltre, la non discussione nasce da paure professionali ancestrali dove si pensava che fare una domanda equivalga a dichiarare che non si è bravi infermieri.

Alla fine se un documento è illeggibile o non è stato condiviso e compreso in una discussione fra pari puoi sperare nella grazia di un collega esperto a cui rivolgersi.

La formazione ECM

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La formazione ECM poteva essere una grande occasione di crescita ha come effetto un professionista che sa chiedersi "perchè sto lavorando in questo modo", "posso fare meglio?"

Questo è il primo ed unico vero risultato della formazione, che non ha l'obiettivo di creare scimmie ammaestrate, ma professionisti formati e pronti al cambiamento.

Una formazione che non ha come obiettivo la raccolta punti fine a sé stessa.

Nel 2002 ha preso il via il sistema ECM e negli anni la FNOPI aveva fatto molti corsi ECM sulle tecniche infermieristiche, erano i corsi FAD del progetto ECCE che oggi sono ancora i documenti più avanzati che abbiamo a disposizione.

La diffusione delle diagnosi infermieristiche

Sembrava la più grande innovazione del millennio, l'infermieristica moderna era arrivata.

Ma le diagnosi infermieristiche a chi sono dirette?

  1. Comunicazione con il "paziente/cliente" con un termine a lui comprensibile e sintetico che evidenzia la nostra comprensione del problema e delle soluzioni?
  2. Comunicazione con altri professionisti per integrarsi e coordinarsi in un progetto di salute? 
  3. Comunicazione formale con l'azienda per dichiarare cosa è stato fatto così da non avere problemi in caso di contenziosi?

Il punto 3 è realizzato al 100%, il punto 2 dipende dal contesto, il punto 1 è assente.

Oggi le diagnosi infermieristiche sono ridotte a delle check su cui mettere delle spunte e difficilmente vedremo un'assistenza personalizzata perchè ci viene chiesto di fare le stesse cose per tutti.

Quando l'assistenza è personalizzata vuol dire che l'infermiere ha potere decisionale e discrezionale?

In realtà no, e questo non è gradito perchè può portare a problemi.

La laurea infermieristica

Il diploma di infermiere professionale nel tempo si è trasformato grazie ad un percorso normativo e formativo non si hanno più infermieri professionali ma laureati in infermieristica che devono essere abilitati ad esercitare come infermieri dall'OPI.

A seconda del CCNL se regionale o della Sanità si sarà assunti come infermiere professionale o in altri casi come Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere (CPS o CPSI).

Le scuole degli infermieri professionali avevano due punti di forza per la professione, un potere politico locale rilevante e un potere culturale gli infermieri che formano gli infermieri e hanno medici come docenti diretti dagli infermieri.

Non poteva durare e quindi le scuole infermieri professionali sono andate sotto la gestione dell'università e il termine professionale è stato oggetto di discussioni e dibattiti. Una manifestazione chiara del più inutile spreco di energia mentale (c'è ben altro a cui dedicarsi). 

Il titolo di infermiere professionale non è più rilasciato e chi dichiara di esserlo commette un reato.

Mentre il termine professionale non è scomparso ma riappare fino al ccnl 2018 dove tutti sono chiamati CPS infermiere,  dove CPS è l'acronimo di COLLABORATORE PROFESSIONALE SANITARIO. 

Forse il prossimo CCNL utilizzerà il solo termine infermiere.

L'università oggi ha docenti di infermieristica che sulla carta sono professori, ma a contratto sono davvero veramente pochi i dipendenti dell'università e pochi possono fare ricerca e docenza come lavoro principale.

La numerosità degli iscritti ad infermieristica e le necessità di ricerca e sviluppo delle tecniche infermieristiche motiverebbe una facoltà delle professioni sanitarie con infermieri professori universitari a tempo pieno, ma non accade.

Che cosa vuol dire una professione in crescita?

In una professione esiste un ecosistema di figure specializzate e queste persone, questi colleghi hanno dei denominatori comuni, un linguaggio professionale condiviso e l'obiettivo di condividere conoscenza con i colleghi per offrire un'assistenza adeguata ed avanzata.

Senza arrivare alla ricerca clinica delle pubblicazioni internazionali ci sono tanti livelli intermedi che contribuiscono alla diffusione e approfondimenti dei saperi.

E la crescita economica?

La crescita economica è una crescita contrattuale a cui devono dedicarsi i sindacati che se hanno di fronte una professione che ha una cultura scientifica dinamica, hanno dei motivi validi per chiedere stipendi più alti.

Negli anni '90 lo stipendio aveva una componente data dalle indennità che lo alzava molto, vedi anche l'articolo "Quanto ha perso lo stipendio degli infermieri".

Purtroppo, in generale, la pressione che i sindacati hanno fatto verso i datori di lavoro che siano pubblici o privati è molto debole.

Lo si vede dallo stipendio netto degli infermieri che dall'essere uno stipendio di rispetto è diventato uno stipendio che ha diritto al sostegno economico, vedi bonus Renzi e bonus 100 euro.

Il peggio è poi la libera professione dove per datori di lavoro che siano ospedali privati o pubblici hanno la possibilità di assumere liberi professionisti in esclusiva a minor costo di un dipendente pubblico.

L'elenco sopra, è solo per vedere che l'area della crescita culturale e scientifica, ha ancora enormi spazi, grandi estensioni dove crescere e c'è un grande lavoro da fare.

Gli OPI e la FNOPI potrebbero avere un ruolo di regia perchè sono istituzioni che hanno come obbiettivo, proprio curare la crescita professionale.

Foto di PhotoMIX Company