L'evoluzione della figura infermieristica in Italia costituisce uno dei capitoli più complessi e affascinanti della storia sociale e sanitaria del Paese.
Analizzare questo percorso significa attraversare un secolo di trasformazioni radicali che hanno investito non solo le tecniche di cura, ma la concezione stessa della salute, il ruolo della donna nella società, l'architettura accademica e la giurisprudenza.
Ascolta "L'evoluzione della professione infermieristica in Italia: analisi storica, normativa e istituzionale (1925–2025)" su Spreaker.Il passaggio dallo status di arte ausiliaria, caratterizzato da una dimensione vocazionale e mansionaria, a quello di professione intellettuale, dotata di autonomia scientifica, decisionale e organizzativa, non è stato un processo lineare, bensì un cammino accidentato, scandito da riforme legislative spesso anticipate da movimenti culturali interni alla categoria e talvolta frenate da resistenze corporative esterne.
Il presente rapporto di ricerca si propone di ricostruire in modo esaustivo questa parabola storica, disaggregando i livelli di analisi: quello formativo, che ha visto lo spostamento dei luoghi del sapere dai convitti ospedalieri alle aule universitarie; quello normativo, che ha smantellato il mansionario per costruire la responsabilità professionale; e quello istituzionale, che ha trasformato la rappresentanza da collegi ausiliari a Ordini sussidiari dello Stato.
L'analisi si spingerà fino alle sfide contemporanee, esaminando le tensioni relative alle competenze avanzate (Comma 566), la crisi dei fabbisogni e i nuovi modelli di infermieristica di famiglia e comunità, offrendo infine una rassegna ragionata della letteratura fondamentale che ha accompagnato questo processo.
Capitolo 1: La genesi della formazione strutturata e l'era dei convitti (1925–1970)
1.1 Il contesto storico e il Regio Decreto Legge del 1925
Prima del 1925, l'assistenza infermieristica in Italia era frammentata, affidata prevalentemente a ordini religiosi o a personale laico di bassa scolarizzazione, spesso reclutato tra gli strati più umili della popolazione e privo di una formazione specifica. La cura era intesa come opera di misericordia o come mero accudimento igienico-alberghiero, privo di valenza terapeutica autonoma.
La svolta istituzionale avvenne il 15 agosto 1925, data in cui, presso la residenza reale di caccia di Valasco (Cuneo), fu firmato il Regio Decreto Legge n. 1832. Questo atto normativo sancì la nascita ufficiale delle "Scuole convitto professionali per infermiere".1 L'istituzione di queste scuole non rispondeva solo a un'esigenza sanitaria, ma si inseriva nel più ampio progetto politico e sociale del regime fascista, che mirava a inquadrare le professioni femminili all'interno di strutture gerarchiche e controllate.
Le scuole erano riservate esclusivamente alle donne, riflettendo lo stereotipo di genere secondo cui l'attitudine alla cura fosse una caratteristica biologica e morale intrinseca al femminile. Accanto alle scuole per infermiere, furono istituite scuole specializzate per l'igiene pubblica e l'assistenza sociale, destinate alla formazione delle "assistenti sanitarie visitatrici", figure chiave per la prevenzione della tubercolosi e la tutela della maternità e dell'infanzia, priorità demografiche del tempo.1
1.2 La pedagogia del "convitto": disciplina e vocazione
Il modello formativo adottato era quello del "convitto", ispirato in parte alle Nightingale Training Schools britanniche ma adattato alla cultura cattolica e autoritaria italiana. L'obbligo dell'internato non era una semplice soluzione logistica, ma il fulcro del metodo educativo. Le allieve vivevano segregate all'interno dell'ospedale per l'intera durata del corso, sottoposte a una disciplina quasi monastica o paramilitare.
La vita in convitto era regolata da orari rigidi, uniformi severe e una sorveglianza costante sulla moralità. L'obiettivo era plasmare non solo una tecnica, ma un carattere: l'infermiera doveva essere obbediente, silenziosa, infaticabile e moralmente ineccepibile.
L'istruzione tecnica era impartita dai medici, che trasmettevano un sapere funzionale all'esecuzione degli ordini, mentre la formazione etico-comportamentale era spesso affidata a suore o direttrici laiche di provata fedeltà istituzionale. Questo sistema creava un forte senso di appartenenza ma inibiva lo sviluppo del pensiero critico e dell'autonomia intellettuale.1
1.3 L'evoluzione normativa del Ventennio e del dopoguerra
Nel 1929, un decreto applicativo introdusse la possibilità per le infermiere di ottenere l'abilitazione alle funzioni direttive (la futura figura della caposala) attraverso un anno supplementare di corso.1 Tuttavia, la direzione era intesa come supervisione disciplinare e controllo delle scorte, non come management clinico.
Successivamente, la Legge 19 luglio 1940, n. 1098, istituì il diploma di Stato per "vigilatrice dell'infanzia", creando un doppio binario formativo che separava l'assistenza generale da quella pediatrica, una distinzione che sarebbe rimasta nel sistema italiano per decenni.
Nel secondo dopoguerra, con l'avvento della Repubblica e la ricostruzione del tessuto sociale, emersero le prime istanze di associazionismo. Figure storiche come Marisa Cantarelli (considerata la prima teorica dell'assistenza in Italia) e Rosina Corvi iniziarono a mettere in discussione il modello puramente esecutivo, promuovendo una didattica orientata non solo al "saper fare" ma anche alla gestione e alla qualità della risposta assistenziale.1 Tuttavia, fino agli anni '70, l'infermiere rimase giuridicamente un "ausiliario", subordinato in tutto e per tutto alla volontà medica.
Capitolo 2: La rottura degli schemi e la riforma del 1971
Il 1968 e i movimenti sociali che ne seguirono investirono anche il mondo della sanità, portando a una critica radicale delle istituzioni totali (come i manicomi e gli ospedali gerarchici) e dei modelli formativi autoritari.
2.1 La Legge 124/1971: l'apertura maschile e la fine dell'internato
La Legge 25 febbraio 1971, n. 124, rappresentò il primo vero spartiacque verso la modernità. Le modifiche introdotte furono sostanziali e incisero profondamente sulla demografia professionale:
- Abolizione dell'obbligo dell'internato: La formazione usciva dalle mura chiuse del convitto. Le studentesse potevano vivere all'esterno, una novità che laicizzava il percorso e lo avvicinava a un normale iter scolastico.2
- Apertura agli uomini: Fino a quel momento, gli uomini erano relegati ai ruoli di infermieri generici o psichiatrici (spesso più focalizzati sulla contenzione fisica). La legge 124/1971 permise l'accesso maschile alle Scuole per Infermieri Professionali, scardinando il pregiudizio che legava la cura alla natura femminile e introducendo nuove dinamiche sindacali e rivendicative.2
- Innalzamento del titolo di studio: Per l'accesso fu richiesto il certificato di promozione al terzo anno di scuola secondaria superiore (o il biennio), elevando il livello culturale di base dei discenti, che fino ad allora potevano accedere con la sola licenza media o elementare in alcuni casi storici precedenti.2
- Cambio di denominazione: Le scuole assunsero il nome di "Scuole per Infermieri Professionali", sottolineando l'aspetto tecnico-professionale rispetto a quello vocazionale.
2.2 Il Mansionario del 1974 (D.P.R. 225/1974): ordine e gabbia
Se la Legge 124 riformava la scuola, l'esercizio professionale necessitava di una regolamentazione che superasse le vecchie consuetudini. Il D.P.R. 14 marzo 1974, n. 225, noto come "Mansionario", fu la risposta normativa. Esso elencava minuziosamente le attribuzioni dell'infermiere professionale, dell'infermiere generico e della vigilatrice d'infanzia.
Le mansioni erano suddivise in tre categorie principali 3:
- Attribuzioni organizzative: Compilazione del diario delle consegne, tenuta dei registri, controllo delle condizioni igieniche ambientali (illuminazione, ventilazione), gestione dei turni del personale di supporto.
- Attribuzioni assistenziali (autonome): Igiene del malato, prevenzione delle piaghe da decubito, sorveglianza dell'alimentazione, rilevazione dei parametri vitali (temperatura, polso, respiro, pressione), raccolta di escreti per esami.
- Attribuzioni su prescrizione medica: Somministrazione di farmaci (iniezioni ipodermiche e intramuscolari), esecuzione di clisteri, cateterismo vescicale (nell'uomo consentito solo con cateteri molli), prelievi venosi, medicazioni complesse.
Analisi critica del Mansionario: Se da un lato il D.P.R. 225/1974 fece chiarezza, proteggendo l'infermiere dall'abuso di professione medica e definendo i limiti dell'infermiere generico, dall'altro divenne presto una "gabbia". La logica era quella della lista chiusa: tutto ciò che non era esplicitamente previsto nel mansionario era vietato.
Questo impediva alla professione di evolversi parallelamente al progresso scientifico e tecnologico. Per vent'anni, l'infermiere italiano ha lavorato con lo sguardo rivolto alla legge per evitare sanzioni, piuttosto che al bisogno del paziente per garantire risultati, in un sistema di deresponsabilizzazione in cui la responsabilità dell'atto ricadeva spesso sul medico prescrittore.
Capitolo 3: La rivoluzione accademica e normativa degli anni '90
Gli anni '90 rappresentano il decennio d'oro della riforma sanitaria e infermieristica in Italia. Sotto la spinta dell'integrazione europea e della necessità di razionalizzare il Servizio Sanitario Nazionale (nato con la L. 833/1978 ma riformato con il D.Lgs 502/1992), si creano le condizioni per il salto di paradigma: da esecutore a professionista.
3.1 D.Lgs 502/1992: l'universitarizzazione
Il Decreto Legislativo 502/1992 (Riforma-bis della Sanità) stabilì che la formazione delle professioni sanitarie dovesse avvenire in ambito universitario. Le vecchie Scuole Regionali vennero gradualmente chiuse o convertite, e i corsi passarono sotto la giurisdizione degli Atenei (Facoltà di Medicina e Chirurgia). Venne istituito il Diploma Universitario (DU) in Scienze Infermieristiche, di durata triennale, che prevedeva docenti universitari e un curriculum misto di scienze biomediche, scienze umane e infermieristiche cliniche.4
Questo passaggio fu cruciale: spostare la formazione in università significava riconoscere dignità scientifica alla disciplina e sottrarre la formazione al controllo diretto dei primari ospedalieri locali, standardizzando i percorsi a livello nazionale.
3.2 Il D.M. 739/1994: il profilo professionale
Il 14 settembre 1994, il Ministro della Sanità emanò il Decreto Ministeriale n. 739, "Regolamento concernente l'individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell'infermiere". Questo documento è la Magna Charta dell'infermieristica italiana moderna.5
L'Articolo 1, comma 1, definisce l'infermiere come:
"L'operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell'iscrizione all'albo, è responsabile dell'assistenza generale infermieristica." 3
Le parole chiave che scardinano il vecchio sistema sono:
- Responsabile: Non più mero esecutore, l'infermiere risponde del processo assistenziale.
- Natura dell'assistenza: Definita come "tecnica, relazionale ed educativa". Si legittima l'aspetto educativo (verso il paziente e la famiglia) e relazionale come parte integrante della cura, non come accessorio.2
- Funzioni: Prevenzione, cura, palliazione e riabilitazione. L'orizzonte si allarga oltre l'ospedale, abbracciando la sanità pubblica e il territorio.
- Metodologia: L'infermiere partecipa all'identificazione dei bisogni, pianifica, gestisce e valuta l'intervento. È il riconoscimento implicito del Processo di Nursing (accertamento, diagnosi, pianificazione, attuazione, valutazione).
Il D.M. 739/1994 agì come leva giuridica per rendere obsoleto il Mansionario, anche se formalmente quest'ultimo restò in vigore per altri cinque anni.
3.3 La Legge 42/1999: l'abolizione del Mansionario
La Legge 26 febbraio 1999, n. 42 ("Disposizioni in materia di professioni sanitarie") chiuse il cerchio normativo aperto nel 1994.
I punti salienti della legge sono 3:
- Abrogazione del Mansionario: Il D.P.R. 225/1974 fu abrogato (ad eccezione delle norme relative agli infermieri generici, figura ormai ad esaurimento). Cadeva il sistema a "lista chiusa".
- Fine dell'ausiliarietà: La denominazione "professione sanitaria ausiliaria" fu sostituita definitivamente da "professione sanitaria".
- Criteri guida della professione: La legge stabilì che il campo di attività e responsabilità dell'infermiere è determinato da tre elementi:
- Il profilo professionale (D.M. 739/94).
- L'ordinamento didattico (formazione base e post-base).
- Il Codice Deontologico.
- Il limite medico: L'unico limite posto all'autonomia infermieristica è il divieto di invasione delle competenze esclusive della professione medica (diagnosi nosologica e prescrizione terapeutica). Tutto ciò che non è diagnosi medica e prescrizione, e che rientra nelle competenze acquisite, è spazio di autonomia infermieristica.
3.4 Il Codice deontologico e il patto con il cittadino
Parallelamente alle leggi, la Federazione Nazionale IPASVI (oggi FNOPI) lavorò sull'identità etica. Nel 1996 venne lanciato il "Patto Infermiere-Cittadino", un documento in cui gli infermieri promettevano alla cittadinanza non solo competenza tecnica, ma ascolto, advocacy, umanizzazione e informazione. I Codici Deontologici del 1999 e del 2009 recepirono questi valori, ponendo al centro la dignità della persona assistita e l'indipendenza di giudizio dell'infermiere da condizionamenti esterni o gerarchici.7
Capitolo 4: Il consolidamento della dirigenza e dell'ordinamento didattico (2000–2010)
Con l'inizio del nuovo millennio, l'attenzione si spostò dalla definizione dell'identità clinica alla costruzione della carriera manageriale e accademica.
4.1 Legge 251/2000: l'autonomia organizzativa
La Legge 10 agosto 2000, n. 251, riconobbe alle professioni sanitarie un ruolo attivo nella gestione delle risorse.
- SITRA: Venne prevista l'istituzione del Servizio dell'Assistenza Infermieristica ed Ostetrica (spesso denominato SITRA o Direzione delle Professioni Sanitarie) all'interno delle Aziende Sanitarie.
- Dirigenza: Fu istituita la qualifica di Dirigente delle Professioni Sanitarie. Gli infermieri potevano ora accedere a ruoli dirigenziali con autonomia di budget e di gestione del personale, sedendo nei collegi di direzione aziendale al pari dei direttori medici e amministrativi.4
- Autonomia disciplinare: La legge sancì che l'infermieristica è una disciplina dotata di specificità, aprendo la strada all'insegnamento universitario gestito direttamente da infermieri.
4.2 L'architettura della formazione universitaria (D.M. 509/99 e D.M. 270/04)
In ottemperanza al Processo di Bologna per l'armonizzazione dei titoli europei, il percorso formativo italiano fu ristrutturato su tre livelli, superando il vecchio Diploma Universitario.
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Livello Accademico |
Titolo Conseguito |
Crediti (CFU) |
Durata |
Obiettivi e Competenze |
Riferimenti Normativi |
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1° Ciclo |
Laurea in Infermieristica (L/SNT1) |
180 |
3 Anni |
Abilitazione all'esercizio. Competenze generaliste, pensiero critico, Evidence Based Practice. Sostituisce il DU. |
D.M. 509/99, D.M. 270/04 8 |
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Post-Base |
Master di I Livello |
60 |
1 Anno |
Specializzazione tecnica (es. Area Critica, Stomaterapia) o funzionale (Coordinamento). Accessibile con Laurea triennale. |
L. 43/2006 10 |
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2° Ciclo |
Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche (LM/SNT1) |
120 |
2 Anni |
Competenze avanzate in management, formazione, ricerca e organizzazione dei processi complessi. |
D.M. 270/04 12 |
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Post-Laurea |
Master di II Livello |
60 |
1 Anno |
Alta formazione manageriale o clinica avanzata. Accessibile solo con Laurea Magistrale. |
- |
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3° Ciclo |
Dottorato di Ricerca (PhD) |
- |
3 Anni |
Formazione alla ricerca scientifica pura. Produzione di nuova conoscenza (Nursing Science). |
13 |
Il Dottorato di Ricerca: L'attivazione dei dottorati in Scienze Infermieristiche (spesso associati a Scienze della Sanità Pubblica) ha rappresentato il completamento della filiera accademica. Atenei come Roma Tor Vergata, L'Aquila e Milano-Bicocca hanno attivato scuole di dottorato che formano ricercatori in grado di competere a livello internazionale, pubblicando su riviste ad alto impatto. I bandi prevedono selezioni rigorose basate su titoli e progetti di ricerca; gli sbocchi occupazionali riguardano la carriera universitaria e la direzione di centri di ricerca aziendali.13
4.3 Legge 43/2006: ordini e specialisti
La Legge 1 febbraio 2006, n. 43, pose le basi per la trasformazione dei Collegi in Ordini (processo completato nel 2018) e tentò di definire la figura dell'infermiere specialista. La legge introdusse:
- L'obbligo di iscrizione all'Albo anche per i dipendenti pubblici, legando l'esercizio alla deontologia.
- La distinzione tra infermiere generalista, infermiere specialista (con Master) e infermiere coordinatore.3
Capitolo 5: Il conflitto sulle competenze avanzate e il "Comma 566"
Il decennio 2010-2020 è stato caratterizzato dal tentativo di tradurre l'autonomia legale in autonomia operativa avanzata, scontrandosi con le resistenze della corporazione medica.
5.1 Il Comma 566 della Legge 190/2014
L'articolo 1, comma 566, della Legge di Stabilità 2015 rappresenta uno dei punti più controversi della legislazione sanitaria recente. La norma stabilisce che:
"Ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia [...] sono definiti i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di équipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie infermieristiche [...] anche attraverso percorsi formativi complementari." 3
L'Intento del Legislatore: L'obiettivo era permettere agli infermieri di assumere compiti avanzati (c.d. task shifting) per sgravare i medici da attività routinarie e valorizzare le competenze acquisite con master e formazione sul campo (es. gestione accessi vascolari PICC/Midline, gestione ambulatori cronicità, triage avanzato).
La reazione medica e il contenzioso: Molte sigle sindacali mediche videro nel comma 566 un attacco all'"atto medico", temendo una "sanità al ribasso" o una confusione di ruoli. Ne scaturì un intenso contenzioso legale e mediatico. Casi emblematici furono i ricorsi contro il modello See and Treat in Toscana (dove infermieri esperti gestiscono autonomamente codici minori in Pronto Soccorso) e contro gli algoritmi infermieristici nel 118.
Il Consiglio di Stato e i TAR hanno progressivamente validato i modelli avanzati, purché basati su protocolli condivisi, formazione certificata e assenza di discrezionalità diagnostica nosologica, riconoscendo che l'evoluzione tecnica permette all'infermiere di eseguire manovre un tempo riservate ai medici.3
Capitolo 6: Governance, responsabilità e ruolo delle istituzioni (FNOPI e ECM)
6.1 La Legge 3/2018 (Lorenzin) e la nascita della FNOPI
La Legge 11 gennaio 2018, n. 3, ha riformato radicalmente gli ordini sanitari. I vecchi Collegi IPASVI sono divenuti Ordini delle Professioni Infermieristiche (OPI), e la Federazione Nazionale ha assunto il nome di FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche).
Questo cambiamento ha sancito la natura di ente sussidiario dello Stato: la FNOPI non tutela solo gli interessi degli iscritti (funzione sindacale), ma garantisce allo Stato la qualità e la sicurezza delle prestazioni erogate dai propri iscritti a tutela del cittadino. La FNOPI dialoga alla pari con il Ministero della Salute e il MUR nella definizione dei fabbisogni formativi e delle politiche sanitarie.4
6.2 Responsabilità professionale: la Legge Gelli-Bianco (24/2017)
La Legge 8 marzo 2017, n. 24 ("Legge Gelli-Bianco"), ha riformato la responsabilità sanitaria, ponendo l'infermiere al centro del sistema di sicurezza delle cure.
- Art. 5: Gli esercenti le professioni sanitarie devono attenersi alle raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate dall'Istituto Superiore di Sanità (SNLG) o, in mancanza, alle buone pratiche clinico-assistenziali.
- Scudo Penale: La legge introduce una depenalizzazione per l'imperizia (omicidio colposo o lesioni colpose) se il professionista ha rispettato le linee guida accreditate, spostando il contenzioso sul piano civile.
- Assicurazione: Viene introdotto l'obbligo di assicurazione per le strutture e per i professionisti.
6.3 Il sistema ECM e le sanzioni
La formazione continua (ECM) non è più solo un obbligo deontologico, ma un requisito legale per la sicurezza.
Il decreto attuativo della Legge Gelli in materia assicurativa ha stabilito un vincolo cruciale: per poter beneficiare della copertura assicurativa, il professionista deve aver assolto almeno il 70% dell'obbligo formativo del triennio precedente (fissato a 150 crediti per il 2023-2025).19
La FNOPI ha assunto una posizione rigorosa, preannunciando sanzioni disciplinari per gli infermieri inadempienti, definendo la formazione come lo "zaino" indispensabile per l'esercizio professionale sicuro.21
Capitolo 7: Il futuro dell'assistenza: l'infermiere di famiglia e comunità (IFoC)
La pandemia da COVID-19 ha smascherato le carenze della medicina territoriale italiana, troppo ospedalocentrica. In risposta, il Decreto Rilancio (D.L. 34/2020) e il successivo D.M. 77/2022 hanno istituzionalizzato la figura dell'Infermiere di Famiglia e di Comunità (IFoC).
7.1 Profilo e formazione dell'IFoC
L'IFoC non è un semplice erogatore di prestazioni domiciliari, ma un "manager della salute" nel territorio. Le sue funzioni includono 23:
- Valutazione dei bisogni di salute della comunità.
- Educazione terapeutica per la gestione delle cronicità (diabete, scompenso, BPCO).
- Integrazione con i Medici di Medicina Generale (MMG), gli assistenti sociali e i servizi comunali.
- Monitoraggio proattivo per evitare ricoveri impropri (riduzione dei "codici bianchi" in PS).
La formazione passa attraverso Master di I Livello specifici (es. Università La Sapienza, Piemonte Orientale) che forniscono competenze in epidemiologia, cure primarie e case management. Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) prevede il potenziamento di questa figura, sebbene la sua implementazione sia disomogenea tra le Regioni.25
7.2 Crisi dei fabbisogni e attrattività
Nonostante l'importanza strategica, la professione vive una crisi vocazionale. I dati 2024-2025 evidenziano un calo delle iscrizioni ai test universitari e un aumento dell'abbandono precoce della professione. Le cause sono i bassi livelli retributivi (tra i peggiori in Europa), le condizioni di lavoro stressanti e la scarsa possibilità di carriera clinica. La FNOPI e il Ministero dell'Università lavorano annualmente alla determinazione dei fabbisogni, ma spesso il numero di laureati non copre il turnover, creando una carenza strutturale stimata in oltre 60.000 unità.27
Capitolo 8: Analisi delle fonti e bibliografia ragionata
In risposta alla richiesta di una bibliografia dettagliata, si presenta qui un'analisi ragionata dei testi e delle fonti che costituiscono il corpus dottrinale dell'infermieristica italiana, fondamentali per chi voglia approfondire la materia.
8.1 Storia e teoria dell'assistenza
Per comprendere le radici della professione, l'opera imprescindibile è:
- Calamandrei, C. (1993 e succ.). L'assistenza infermieristica. Storia, teoria, metodi. Roma: Carocci. 30
- Analisi: Questo testo è considerato la "pietra miliare" della storiografia infermieristica italiana. Calamandrei non si limita a narrare eventi, ma analizza l'evoluzione del concetto di assistenza, dai modelli vocazionali a quelli professionali, introducendo i modelli teorici (Henderson, Orem, Peplau) nel contesto italiano. È essenziale per capire il passaggio dalla "missione" alla "scienza".
- Sironi, C. (2012). L'infermiere in Italia: storia di una professione. Roma: Carocci. 32
- Analisi: Cecilia Sironi, storica della professione, offre una ricostruzione dettagliata delle associazioni professionali e del ruolo delle donne nella sanità italiana, con un focus particolare sul periodo delle Scuole Convitto e sulla nascita della CIVES.
8.2 Diritto sanitario e responsabilità professionale
Sul versante giuridico, l'autore di riferimento assoluto è Luca Benci, giurista che ha accompagnato l'evoluzione normativa della categoria.
- Benci, L. (2019). Aspetti giuridici della professione infermieristica. 8ª ed. Milano: McGraw-Hill Education. 33
- Analisi: Manuale esaustivo che copre ogni aspetto legale: dal mansionario (e la sua abolizione) alla Legge Gelli, dal consenso informato alle disposizioni anticipate di trattamento (DAT). Benci analizza criticamente le incongruenze legislative, offrendo interpretazioni fondamentali per la difesa legale e la pratica quotidiana.
- Benci, L. (2009). Elementi di legislazione sanitaria e di biodiritto. Milano: McGraw-Hill Education. 34
- Analisi: Approfondisce i temi bioetici e il rapporto tra diritto alla salute e organizzazione sanitaria.
- Benci, L. (2014). La prescrizione e la somministrazione dei farmaci. Responsabilità giuridica e deontologica. 36
- Analisi: Testo cruciale per comprendere i confini tra atto medico e atto infermieristico nella gestione farmacologica, tema caldissimo nel dibattito sulle competenze avanzate.
8.3 Manualistica clinica
- Craven, R.F., Hirnle, C.J. (2023). Principi fondamentali dell'assistenza infermieristica. Milano: CEA. 32
- Analisi: Il testo base per la formazione universitaria clinica, adottato nella maggior parte degli atenei italiani per l'insegnamento delle scienze infermieristiche generali.
8.4 Fonti normative primarie (elenco essenziale)
- R.D.L. 15 agosto 1925, n. 1832: Istituzione delle Scuole Convitto.
- Legge 25 febbraio 1971, n. 124: Estensione al personale maschile e abolizione internato.
- D.P.R. 14 marzo 1974, n. 225: Il "Mansionario" (Abrogato).
- D.M. 14 settembre 1994, n. 739: Profilo Professionale dell'Infermiere.
- Legge 26 febbraio 1999, n. 42: Disposizioni in materia di professioni sanitarie (Abolizione Mansionario).
- Legge 10 agosto 2000, n. 251: Disciplina della dirigenza sanitaria.
- Legge 1 febbraio 2006, n. 43: Istituzione degli Ordini e delle specializzazioni.
- Legge 8 marzo 2017, n. 24 (Gelli-Bianco): Responsabilità professionale.
- Legge 11 gennaio 2018, n. 3 (Lorenzin): Riforma degli Ordini (FNOPI).
Conclusioni
L'infermieristica italiana ha compiuto in un secolo un percorso titanico. È passata dall'essere un mestiere caritatevole, subordinato e silenzioso, a divenire una professione intellettuale, cardine del sistema salute. La formazione universitaria, il dottorato di ricerca e l'autonomia ordinistica sono conquiste irreversibili.
Tuttavia, la "questione infermieristica" rimane aperta: la piena applicazione delle competenze specialistiche, il riconoscimento economico adeguato alle responsabilità assunte e la sostenibilità dei carichi di lavoro sono le sfide che le istituzioni (Governo e FNOPI) dovranno affrontare nel prossimo decennio per evitare che la crisi demografica e motivazionale comprometta la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale.
Bibliografia
- Cento anni fa nascevano le Scuole convitto per infermiere - fnopi, a https://www.fnopi.it/2025/08/15/scuole-convitto/
- Presentazione standard di PowerPoint - Moodle@Units, a https://moodle2.units.it/pluginfile.php/225763/mod_resource/content/1/1.%20dalle%20scuole%20convitto%20alla%20laurea.pdf
- Presentazione standard di PowerPoint - APSILEF, a https://www.apsilef.it/wp-content/uploads/2017/06/L%E2%80%99EVOLUZIONE-GIURIDICA-DELLA-PROFESSIONE-INFERMIERISTICA.pdf
- Note di Storia della Federazione Nazionale degli OPI - FNOPI, a https://www.fnopi.it/federazione/note-di-storia/
- Cronistoria e Normative di riferimento - OPI Novara VCO, a https://www.opinovaravco.it/cronistoria-e-normative-di-riferimento/
- La legislazione infermieristica in Italia: evoluzione normativa e il profilo professionale, a https://nursetimes.org/la-legislazione-infermieristica-in-italia-evoluzione-normativa-e-il-profilo-professionale
- Professione infermieristica, l'evoluzione storica - Nurse24.it, a https://www.nurse24.it/infermiere/professione/la-professione-infermieristica.html
- Infermieristica - Dettaglio corso, a https://www2.almalaurea.it/cgi-asp/lau/corsi/dettaglioCorsi.aspx?lang=it&ID=121507
- Infermieristica - Corsi di Studio - UNIBS, a https://corsi.unibs.it/it/infermieristica
- Ordinamento - InfermieriTorVergata.NET, a https://www.infermieritorvergata.net/ordinamento-didattico/
- Master Infermieristici di primo e secondo livello - Nurse24.it, a https://www.nurse24.it/infermiere/formazione/master.html
- REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN SCIENZE INFERMIERISTICHE E OSTETRICHE Intestazione SCUOLA di Medicin - Unipa, a https://www.unipa.it/scuole/dimedicinaechirurgia/.content/documenti/Regolamento-didattico-Scienze-infermieristiche-ed-ostetriche.pdf
- Estratto Bando Dottorato di Ricerca in Scienze Infermieristiche e Sanità Pubblica 40° Ciclo (il bando integrale è disponibile, a https://www.dottoratotorvergata.it/wp-content/uploads/2024/06/Bando-dottorato-estratto-scienze-infermieristiche.pdf
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- L' assistenza infermieristica. Storia, teoria, metodi - Ubik Librerie, a https://www.ubiklibri.it/book-9788843000982-l--assistenza-infermieristica-storia-teoria-metodi.html
- L'assistenza infermieristica. Storia, teoria, metodi | Carlo Calamandrei | Carocci - Unilibro, a https://www.unilibro.it/libro/calamandrei-carlo/assistenza-infermieristica-storia-teoria-metodi/9788843000982
- Infermieristica - Libri di Fondamenti e Competenze - Libreria Universitaria, a https://www.libreriauniversitaria.it/libri-medicina/fondamenti-e-competenze.htm
- Aspetti giuridici della professione infermieristica - Luca Benci - Libro - Mondadori Store, a https://www.mondadoristore.it/aspetti-giuridici-della-professione-infermieristica-libro-luca-benci/p/9788838695278
- Luca Benci: Libri dell'Autore - Libreria Universitaria, a https://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_benci+luca-luca_benci.htm
- catalogo Libri di Luca Benci - Unilibro, a https://www.unilibro.it/libri/f/autore/benci_luca
- Luca Benci: Libri dell'autore in vendita online - IBS, a https://www.ibs.it/libri/autori/luca-benci
