7. Lansfida mancata della carriera: l'illusione dell'Advanced Practice Nurse (APN)

7.1 Lo Status Europeo e le barriere ideologiche in Italia

Il confronto approfondito e rigoroso con i sistemi sanitari dei principali paesi europei ed extraeuropei rivela che il collasso inesorabile dell'attrattività della professione in Italia è imputabile, ancor prima che alla questione salariale, all'assenza pressoché totale di reali prospettive strutturate di sviluppo e progressione professionale. Nelle nazioni del mondo anglosassone (Stati Uniti, Canada, Australia) e in buona parte dell'Europa del Nord, l'architettura formale della professione è stata rivoluzionata decenni fa con l'istituzione legale dell'Advanced Practice Nurse (APN).38 Figure di livello clinico superiore come il Nurse Practitioner possiedono il riconoscimento giuridico e le competenze per gestire interi ambulatori territoriali in totale autonomia, per formulare precise diagnosi infermieristiche di natura avanzata e, passaggio fondamentale, per prescrivere autonomamente farmaci (dal paracetamolo agli antibiotici, fino in certi casi agli oppioidi) e presidi sanitari.38

In Italia, il cruciale e attualissimo dibattito sull'evoluzione delle competenze e sull'introduzione dell'autonomia prescrittiva infermieristica si scontra in modo frontale e sistematico con un ostruzionismo istituzionale conservatore e con le fortissime resistenze delle rappresentanze mediche corporative. Un evento altamente emblematico delle logiche di potere intrinseche al SSN italiano si è consumato nel febbraio 2026.

In tale data, la FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), in concerto con i principali e più potenti sindacati medici, ha approvato e diffuso una nota ufficiale di natura politica riguardante l'ambito di intervento e l'evoluzione delle competenze delle professioni sanitarie, in particolare quelle infermieristiche.41

Sebbene il documento sia stato astutamente presentato al grande pubblico e alle istituzioni politiche come un'importante apertura formale verso la valorizzazione dell'infermiere, l'esame analitico del testo rivela un significato diametralmente opposto. Il passaggio normativo centrale della nota stabilisce che l'infermiere, pur essendo formato in modo specifico con nuove e avanzate competenze cliniche, ottiene l'autorizzazione a: "richiedere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili e tecnologie specifiche in esito alla diagnosi del medico e dopo la sua prima prescrizione".41

Questa singola, calcolata formulazione semantica e giuridica rappresenta un paletto sostanziale e paralizzante per l'intero sviluppo della professione. Essa istituisce formalmente il concetto di evoluzione delle competenze, ma lo incarcera preventivamente ed esclusivamente all'interno di un recinto blindato e strettamente medico-centrico. Sancendo e richiedendo il requisito della "prima prescrizione" medica come ineludibile conditio sine qua non per l'azione dell'infermiere, si priva integralmente di significato e di utilità operativa l'autonomia clinica e gestionale che definisce internazionalmente il ruolo dell'Advanced Practice Nurse, mantenendo a tutti gli effetti la figura del medico nel ruolo di dominus e gatekeeper assoluto del sistema sanitario, anche per quanto concerne i dispositivi di stretta pertinenza assistenziale.41

Questo approccio corporativo non solo entra in netto e anacronistico contrasto con le raccomandazioni e le linee guida internazionali che promuovono vigorosamente la prescrizione autonoma infermieristica come strumento essenziale per snellire i percorsi di cura (soprattutto nel contesto dell'emergenza territoriale e dell'infermieristica di famiglia), ma invia un messaggio psicologico e sociale devastante alle nuove generazioni. Certifica che in Italia, a differenza di nazioni evolute e concorrenti, l'infermiere è strutturalmente e irrimediabilmente condannato a una condizione di subalternità clinica permanente, indipendente dal livello di eccellenza accademica, dai master o dai dottorati conseguiti con fatica e merito. È la negazione logica, pratica e plastica del concetto stesso di progressione di carriera verticale.41

7.2 Lepericolose distorsioni del "Task Shifting": l'avvento dell'assistente infermiere

A complicare e destabilizzare ulteriormente un panorama già estremamente fragile, le istituzioni governative italiane hanno recentemente reagito alla disperata carenza numerica di professionisti ricorrendo a strategie non di innalzamento e valorizzazione, bensì operando una massiccia e pericolosa de-professionalizzazione tramite meccanismi di task shifting (il trasferimento sistematico di compiti) rivolti verso figure professionali subordinate. Con la promulgazione del Decreto istitutivo datato 28 febbraio 2025, lo Stato italiano ha formalmente creato la controversa figura dell'"Assistente Infermiere".43

Questo nuovo operatore — che viene esplicitamente inquadrato come figura non sanitaria ma che riceve un addestramento specifico per eseguire una serie di complessi compiti assistenziali di base — è stato pensato dalle architetture ministeriali per affiancare, supportare e all'occorrenza vicariare l'infermiere in mansioni routinarie.43 Le funzioni delegate spaziano in ambiti critici, giungendo a includere la gestione diretta della nutrizione artificiale nei pazienti disfagici e la parziale e limitata somministrazione di alcune ristrette categorie di terapie prescritte.43

Tuttavia, l'implementazione frettolosa di questa figura sul campo, in assenza di un forte, chiaro e parallelo potenziamento della governance clinica e dirigenziale della professione infermieristica, solleva interrogativi enormi e pone sfide di inaudita gravità sul piano legale e medico-legale.

La prassi organizzativa di delegare frammenti di attività sanitarie intrinsecamente rischiose a personale tecnico non sanitario, specialmente qualora l'azione si svolga all'interno di contesti operativi isolati, cronici e profondamente frammentati come le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), l'assistenza domiciliare o le lungodegenze (ambienti dove l'infermiere spesso manca o è in numero esiguo e non può garantire una supervisione fisica, diretta e continua in tempo reale), espone il sistema e i cittadini a rischi gravissimi per l'incolumità (configurabili come potenziale unauthorized practice o abuso di professione mascherato).43

Per logica organizzativa e giuridica, questa innovazione riversa sul capo del già gravato professionista infermiere un ulteriore, invisibile e insostenibile peso psicologico e penale in termini di responsabilità indiretta o culpa in vigilando sulle azioni degli Assistenti Infermieri.43

Paradossalmente, l'effetto netto di questa politica rischia di essere diametralmente opposto agli scopi deflattivi originari: anziché alleggerire concretamente il carico di lavoro complessivo, innescherà ulteriori e più sofisticate dinamiche di iper-controllo e burnout manageriale, legate intimamente allo stress di dover gestire e rispondere dell'operato clinico di un personale di livello inferiore che, per definizione e formazione accorciata, non possiede le complesse basi di fisiopatologia clinica e il senso critico necessari per individuare e intercettare tempestivamente i prodromi di un rapido deterioramento delle funzioni vitali del paziente.

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