violenza infermieri

La violenza nei confronti degli operatori sanitari è un problema presente da tempo e che continua a interessare il mondo della sanità.  Può manifestarsi in modi diversi, dalle offese e dalle minacce, fino alle aggressioni fisiche vere e proprie.

In questo contesto, la figura dell’infermiere rappresenta una figura particolarmente esposta. L'assistenza infermieristica richiede infatti un contatto diretto e prolungato con il paziente e i suoi familiari durante l’intero percorso assistenziale.

 L'infermiere diventa così spesso il primo punto di riferimento visibile all’interno dei servizi sanitari. 

I numeri del fenomeno: una fotografia allarmante

La violenza contro il personale sanitario in Italia non è un fenomeno occasionale ma rappresenta un problema strutturale, documentato da anni anche dalla letteratura scientifica. (1) 

Nel 2025 sono state quasi 18.000 le aggressioni nei confronti di operatori sanitari e sociosanitari, con 23.367 operatori coinvolti, considerando che un singolo episodio può interessare più persone. (2) Il numero delle segnalazioni risulta sostanzialmente stabile, con un lieve calo rispetto al 2024, mentre è aumentato il numero complessivo degli operatori coinvolti. (2)

Bisogna considerare che il dato numerico potrebbe, inoltre, non fotografare pienamente la realtà, poiché non tutti gli episodi di violenza vengono denunciati o segnalati.

Il personale infermieristico risulta essere la categoria professionale maggiormente interessata, nel 2025 gli infermieri rappresentano il 55% delle segnalazioni, seguiti da medici (16%) e dagli operatori sociosanitari (11%). (2)

Anche i dati raccolti dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche attraverso una survey proposta nel gennaio 2026 contribuiscono a descrivere il fenomeno. Alla survey hanno risposto 6.232 professionisti e, tra questi, 2.771 hanno dichiarato di essere stati aggrediti negli ultimi 12 mesi. (3) Il dato evidenzia quanto frequentemente gli episodi di violenza possano entrare a far parte dell'esperienza lavorativa degli operatori sanitari con possibili ripercussioni sulla loro sicurezza, sul benessere professionale e sulla qualità dell'assistenza (3).

Nel complesso emerge un dato preoccupante, in cui la violenza rischia di diventare parte integrante della quotidianità lavorativa degli operatori sanitari, con ripercussioni non solo sulla loro sicurezza, ma anche sul benessere e sulla qualità dell’assistenza.

Dove e perchè il rischio è più alto

Il NIOSH (Istituto Nazionale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro) considera la violenza sul luogo di lavoro come ogni aggressione fisica, comportamento minaccioso o abuso verbale che si verifica sul posto di lavoro. (4)

Per gli infermieri, il rischio di aggressione può essere particolarmente elevato nei contesti caratterizzati da elevata pressione assistenziale, situazioni di urgenza e forte coinvolgimento emotivo. Tra gli ambienti maggiormente interessati rientrano i reparti di emergenza-urgenza come Pronto Soccorso e DEA, i servizi di salute mentale e psichiatria. (5,8,9) La maggiore frequenza degli episodi di aggressione è riconducibile alla combinazione di fattori individuali, clinici, relazionali, ambientali e organizzativi. (6)

Nei Pronto Soccorso e nei DEA, le aggressioni possono essere favorite dalle caratteristiche proprie dell'assistenza in emergenza: elevato afflusso di pazienti, sovraffollamento, tempi di attesa, pressione assistenziale e necessità di gestire situazioni cliniche imprevedibili. Questi elementi possono contribuire all’aumento della tensione e della frustrazione di pazienti e familiari, in particolare quando le aspettative relative ai tempi o alle modalità dell'assistenza non vengono soddisfatte. (7,8) A questi elementi possono aggiungersi condizioni individuali del paziente, quali dolore, paura, alterazioni dello stato psichico o uso di alcol e sostanze che possono aumentare la probabilità di comportamenti aggressivi. (7)

Nei reparti di salute mentale e psichiatria, il rischio è invece maggiormente correlato alle caratteristiche cliniche dei pazienti e alle dinamiche dell'assistenza psichiatrica. La letteratura evidenzia un'associazione tra episodi di violenza e alcuni fattori professionali e organizzativi, tra cui il turno lavorativo. (9)

In entrambi i contesti, quindi, l'aggressione deve essere considerata come un fenomeno multifattoriale, derivante dall'interazione tra caratteristiche del paziente, condizioni ambientali, organizzazione dell'assistenza e dinamiche relazionali (6,10).

Oltre il trauma fisico: le conseguenze invisibili

Oltre alle conseguenze fisicamente visibili, le aggressioni ai danni del personale sanitario possono avere molteplici ripercussioni sul piano psicologico.

L'esposizione alla violenza lavorativa è stata associata a conseguenze psicologiche quali ansia, burnout e sintomi depressivi. (11) Gli studi evidenziano inoltre che l'esposizione alla violenza, in particolare a quella psicologica e verbale, può generare sentimenti di paura, nervosismo e panico. (12) Un ulteriore fattore rilevante individuato dalla letteratura è la paura di subire future aggressioni. La preoccupazione di essere nuovamente esposti a episodi di violenza può determinare lo stato di allerta e di tensione costante associato a manifestazioni quali ansia anticipatoria, disturbi del sonno e preoccupazione durante i turni di lavoro. (13) 

L'impatto dell'aggressione, tuttavia, può andare oltre l'episodio stesso e proseguire nel tempo, influenzando il benessere psicologico dell'infermiere e il modo in cui vive la propria attività lavorativa. Per questo motivo, affrontare il fenomeno non significa soltanto intervenire dopo che l'aggressione si è verificata, ma anche mettere in atto strategie che permettano di prevenirla, riconoscere tempestivamente le situazioni a rischio e gestirle nel modo più sicuro possibile. 

Diventa quindi fondamentale conoscere quali strumenti e comportamenti possano aiutare l'infermiere a tutelare la propria sicurezza e quella delle persone assistite, all'interno di un approccio che coinvolga non solo il singolo professionista, ma anche l'organizzazione sanitaria.

Prevenire e gestire le aggressioni: strumenti pratici e strategie

La prevenzione della violenza nei confronti degli operatori sanitari richiede un approccio multidimensionale, nel quale la responsabilità della sicurezza non ricade esclusivamente sul singolo professionista, ma coinvolge l’intera organizzazione sanitaria. 

La Raccomandazione n. 8 del Ministero della Salute, relativa all’anno 2025, individua nella valutazione dei fattori di rischio, nella predisposizione di misure preventive e nella formazione degli operatori alcuni degli elementi fondamentali per ridurre gli episodi di violenza. (14)

Un primo livello di intervento riguarda quindi l’organizzazione e l’ambiente di lavoro. 

L’analisi dei contesti maggiormente esposti, la gestione degli accessi, la disponibilità di sistemi di allarme e comunicazione, un’adeguata organizzazione degli spazi e la presenza di procedure condivise consentono di ridurre le condizioni che possono favorire l’escalation dell’aggressività. In particolare, nei contesti di emergenza, la letteratura evidenzia l’utilità di interventi che combinino misure organizzative, ambientali e formative. (15,16)

Un ruolo centrale è svolto dalla formazione del personale, finalizzata a riconoscere precocemente i segnali di escalation e ad acquisire competenze di comunicazione e tecniche di de-escalation quali: mantenere un atteggiamento calmo, utilizzare una comunicazione chiara, evitare atteggiamenti provocatori e mantenere una distanza di sicurezza possono contribuire alla gestione della situazione. 

La formazione, tuttavia, risulta maggiormente efficace quando viene integrata con interventi organizzativi e non viene considerata come unica strategia preventiva. (15,17,18) Infine, è fondamentale favorire la segnalazione degli episodi, anche quando non producano conseguenze fisiche, così da permettere all’organizzazione di individuare criticità ricorrenti e adottare interventi correttivi. 

Dopo un’aggressione devono inoltre essere garantiti adeguati supporto sanitario e psicologico all’operatore coinvolto. 

La prevenzione della violenza deve quindi essere intesa come un processo continuo che comprende valutazione del rischio, formazione, interventi organizzativi, gestione dell’evento e supporto post-aggressione. (14,15,17)

La tutela del personale sanitario richiede pertanto un approccio integrato, che affianchi alla prevenzione e alla formazione anche adeguate misure organizzative e strumenti di tutela giuridica. In questo contesto, la Legge 18 novembre 2024, n. 171, di conversione del Decreto-Legge 1° ottobre 2024, n. 137, ha introdotto disposizioni volte a rafforzare il contrasto alla violenza nei confronti dei professionisti sanitari e sociosanitari e alla tutela delle strutture e dei beni destinati all’assistenza sanitaria (19). 

Conclusione 

La violenza nei confronti degli infermieri non può essere considerata una parte inevitabile del lavoro. 

Ogni aggressione coinvolge un professionista e può lasciare conseguenze che vanno oltre il momento dell'episodio. 

Proteggere chi assiste significa quindi garantire sicurezza, formazione, prevenzione e supporto, coinvolgendo non solo il singolo professionista, ma l'intera organizzazione sanitaria. 

Essere in prima linea significa prendersi cura degli altri, ma non dovrebbe mai significare lavorare senza protezione.

Bibliografia e sitografia 

  1. Bailo, P., Gibelli, F., Cennamo, M., Pesel, G., Basello, E., Spasari, T., & Ricci, G. (2025). Violence Against Healers in Italy: A Medico-Legal Inquiry into Patient Aggression. Healthcare (Basel, Switzerland), 13(16), 1947. https://doi.org/10.3390/healthcare13161947
  2.  https://www.salute.gov.it/new/it/news-e-media/notizie/violenza-contro-i-sanitari-ministero-salute-18mila-aggressioni-nel-2025/
  3. https://www.fnopi.it/2026/03/12/giornata-prevenzione-violenza-onseps/ 
  4. National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH). (1996). Current Intelligence Bulletin 57: Violence in the Workplace—Risk Factors and Prevention Strategies. Cincinnati, OH: U.S. Department of Health and Human Services, Public Health Service, Centers for Disease Control and Prevention, National Institute for Occupational Safety and Health (DHHS/NIOSH Publication No. 96-100). https://doi.org/10.26616/NIOSHPUB96100
  5. Marte, M., Cappellano, E., Sestili, C., Mannocci, A., & La Torre, G. (2019). Workplace violence towards healthcare workers: an observational study in the College of Physicians and Surgeons of Rome. La Medicina del lavoro, 110(2), 130–141. https://doi.org/10.23749/mdl.v110i2.7807 
  6. Mahmoudi, F., Garmaroudi, G., Saniee, N., Razavi, N., Mosadeghrad, A. M., & Ashoorkhani, M. (2026). Causes of workplace violence against nurses and strategies for its prevention in developed countries: a scoping review. BMC nursing, 25(1), 232. https://doi.org/10.1186/s12912-025-04227-x
  7. Di Giorgio, C., Cucchi, I., Mendola, M., Costa, M. C., Tonelli, F., Turchet, E., Marrazzo, M., & Carrer, P. (2025). Workplace Violence and Patient Management Time in the Emergency Department: An Observational Study. La Medicina del lavoro, 116(5), 17113. https://doi.org/10.23749/mdl.v116i5.17113
  8. Nikathil, S., Olaussen, A., Gocentas, R. A., Symons, E., & Mitra, B. (2017). Review article: Workplace violence in the emergency department: A systematic review and meta analysis. Emergency medicine Australasia : EMA, 29(3), 265–275. https://doi.org/10.1111/1742-6723.12761
  9. Jang, Sunjoo & Son, Youn‐Jung & Lee, Haeyoung. (2021). Prevalence, associated factors and adverse outcomes of workplace violence towards nurses in psychiatric settings: A systematic review. International Journal of Mental Health Nursing. 31. 450-468. 10.1111/inm.12951. 
  10. Pagnucci, N., Ottonello, G., Capponi, D., Catania, G., Zanini, M., Aleo, G., Timmins, F., Sasso, L., & Bagnasco, A. (2022). Predictors of events of violence or aggression against nurses in the workplace: A scoping review. Journal of nursing management, 30(6), 1724–1749. https://doi.org/10.1111/jonm.13635
  11. Xu, H., Li, Z., Wang, X., Wu, M., Liu, T., & Wu, Q. (2025). Interrelationships of Anxiety, Burnout, Depression, and Insomnia Among Chinese Healthcare Workers Exposed to Workplace Violence: A Network Analysis. Depression and anxiety, 2025, 9815503. https://doi.org/10.1155/da/9815503
  12. de Magalhães, A. P. N., Souza, D. O., & Ribeiro, S. M. P. (2025). The relationship between workplace violence, anxiety, and depression in nurses during the COVID-19 pandemic. Revista brasileira de medicina do trabalho : publicacao oficial da Associacao Nacional de Medicina do Trabalho-ANAMT, 23(1), e20241337. https://doi.org/10.47626/1679-4435-2024-1337
  13. Çakır, O., Akkoç, İ., Arun, K., Dığrak, E., & Uluırmak Ünlüeroğlugil, H. S. (2025). The Complex Dynamics of Violence and Burnout in Healthcare: A Closer Look at Physicians and Nurses. International nursing review, 72(3), e70075. https://doi.org/10.1111/inr.70075
  14. Ministero della Salute. Raccomandazione n. 8 – Raccomandazione per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori in ambito sanitario e socio-sanitario a causa dell’esercizio delle loro funzioni. Roma: Ministero della Salute; 2025. Pubblicato 11 marzo 2026.
  15. Somani, R., Muntaner, C., Hillan, E., Velonis, A. J., & Smith, P. (2021). A Systematic Review: Effectiveness of Interventions to De-escalate Workplace Violence against Nurses in Healthcare Settings. Safety and health at work, 12(3), 289–295. https://doi.org/10.1016/j.shaw.2021.04.004
  16. Gammone, M., Cattani, D., Barbieri, M., Moro, A., Zanini, M., Catania, G., Sasso, L., Timmins, F., & Bagnasco, A. (2026). Interventions to Prevent Patient- and Visitor-Perpetrated Violence Against Nurses in the Emergency Department: A Scoping Review. Journal of advanced nursing, 82(8), 7644–7667. https://doi.org/10.1111/jan.70338
  17. Fatai, A., Sattayarom, C., & Butdee, S. (2026). Effectiveness of Interventions to Reduce Workplace Violence Against Nurses by Patients and Visitors: A Systematic Review. Western journal of nursing research, 48(7), 795–802. https://doi.org/10.1177/01939459261442054
  18. La Barbiera, C., Mento, C., Lombardo, C., Capozza, D., & De Carlo, A. (2026). Success factors in prevention activities and training intervention against workplace violence in healthcare: A systematic review. Public health in practice (Oxford, England), 11, 100736. https://doi.org/10.1016/j.puhip.2026.100736
  19. Legge 18 novembre 2024, n. 171. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° ottobre 2024, n. 137, recante misure urgenti per contrastare i fenomeni di violenza nei confronti dei professionisti sanitari, socio-sanitari, ausiliari e di assistenza e cura nell’esercizio delle loro funzioni nonché di danneggiamento dei beni destinati all’assistenza sanitaria. 

 

Foto di Savvas Stavrinos

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