L’Intelligenza Artificiale in sanità: tra algoritmi e umanità, intervista a Pietro Giurdanella

Dott. Pietro Giurdanella

In occasione del congresso FADOI-ANIMO tenutosi a Bologna il 13 febbraio, il mondo sanitario si è interrogato sulle sfide poste dalla transizione digitale.

Tra i protagonisti del dibattito, il Dott. Pietro Giurdanella, Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Bologna e consigliere nazionale FNOPI con delega alla sanità digitale, ha offerto una visione lucida e pragmatica sul ruolo dell'Intelligenza Artificiale (IA) nel quotidiano dei professionisti emiliano-romagnoli.

Ecco l'intervista integrale da leggere oppure ascoltare:

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Valentina Ognibene: Nel razionale del congresso si è parlato della IA come supporto decisionale. Secondo lei, in che modo l’Intelligenza Artificiale sta concretamente cambiando il lavoro quotidiano dei professionisti sanitari in Emilia-Romagna?

Pietro Giurdanella: L’Intelligenza Artificiale e, più in generale, la transizione digitale in atto è un potente strumento di cambiamento, come lo sono da sempre gli strumenti tecnologici indirizzati nel vivere quotidiano e nel mondo del lavoro. È chiaro che la velocità con cui questo sta impattando non ci sta permettendo di capire fino in fondo tutte le opportunità, le criticità e i rischi. Una cosa che posso dire come elemento di cornice è che, come tutti gli strumenti tecnologici innovativi, dobbiamo essere in grado di sfruttarli al meglio limitando le problematiche. Se da un lato può esserci un grande aiuto, dall'altra dobbiamo valutare una criticità su tutte: la necessità di competenze che dobbiamo avere come professionisti, ma soprattutto il risvolto nei confronti dei cittadini che sono inermi di fronte a questa transizione, e quindi diventa anche pericoloso.

Valentina Ognibene: Infatti, a proposito di questo, uno dei temi centrali è proprio l'utilizzo dell'IA nella personalizzazione dei percorsi di cura. Come può questo strumento aiutare a gestire la complessità dei pazienti fragili senza perdere di vista l'umanizzazione dell'assistenza?

Pietro Giurdanella: Dobbiamo comprendere che da una parte c’è la tecnica e, come dice il filosofo Galimberti, la tecnica non ha uno scopo, un obiettivo o uno scenario positivo o negativo: la tecnica funziona. Lo scenario, la dimensione di senso e gli obiettivi dobbiamo darglieli noi. Dobbiamo essere capaci di utilizzare questo importante strumento che ci aiuta a migliorare le nostre azioni — pensiamo ad esempio all'IA applicata alla rilevazione dei bisogni e alla pianificazione assistenziale — ma dall'altra dobbiamo essere ancora di più "professionisti intellettuali" e capire quali stimoli ci fornisce l'IA. Dobbiamo fare da filtro affinché la pianificazione e la valutazione siano condotte valutando concretamente ciò che accade in ogni momento alla persona assistita. Gli infermieri più che mai devono fare da filtro tra la transizione tecnologica e ciò che arriva al malato.

Valentina Ognibene: In questo scenario la collaborazione medico-infermiere è importantissima e il congresso ha promosso l'integrazione tra queste figure. In che modo l’IA può fungere da "ponte tecnologico" per migliorare la condivisione delle esperienze operative?

Pietro Giurdanella: Di fatto il bisogno della persona assistita è un unico bisogno; siamo noi professionisti a tendere a "spezzettare" quel bisogno. La transizione digitale non ci permetterà più di fare ciò che abbiamo fatto finora in modo analogico e burocratico, dove ognuno faceva il suo pezzetto. La digitalizzazione conosce l’intero ecosistema. Immaginiamo una Cartella Clinica Elettronica: non c'è più la cartella del medico o quella dell'infermiere, c’è un unico documento digitale all'interno di un ecosistema che proietta una visione univoca del paziente. Questo ci aiuterà tantissimo: la transizione digitale non concepisce le gerarchie che spesso abbiamo nei contesti operativi, ma concepisce la risposta al cittadino.

Valentina Ognibene:  Prima aveva accennato al tema delle competenze. Essendo l'IA un ambito in rapida evoluzione, qual è il tipo di formazione prioritaria per i professionisti affinché possano governare questo strumento anziché subirlo?

Pietro Giurdanella: Abbiamo bisogno di due tipi di formazione. La prima è tecnico-scientifica: in che modo possiamo migliorare il nostro approccio usando gli strumenti tecnologici. La seconda è etica e deontologica: qual è l’impatto nel rapporto tra professionista e cittadino? Ricordiamoci un recente studio dell'OMS condotto in Europa che evidenzia come i cittadini fragili, anziani o con cronicità spesso non abbiano accesso alla sanità digitale. Stiamo creando una vera iniquità di accesso. Dobbiamo essere formati allo strumento, ma anche comprendere e limitare l'impatto sociale. Non a caso, nel recente aggiornamento del Codice Deontologico degli Infermieri, all'Articolo 31 è stata inserita una clausola di salvaguardia: la transizione digitale è tale solo se tutti i cittadini hanno e avranno parità di accesso. L’infermiere si fa garante di questa equità.

Valentina Ognibene: Perfetto. Farei un'ultima domanda: lei, in qualità di Presidente dell'OPI di Bologna e consigliere nazionale FNOPI con delega alla sanità digitale, quale futuro vede per l'innovazione tecnologica nella nostra regione?

Pietro Giurdanella: Gli scenari sono tanti, ma l'errore che non dobbiamo fare è "spezzettarli": da una parte la cartella, dall'altra la teleassistenza, poi il teleconsulto... ho l'impressione che questi mondi spesso non dialoghino tra loro. In realtà esiste una sola transizione digitale. Dobbiamo unire questi pezzi affinché ci sia un unico ecosistema. Connettere i vari setting è fondamentale: quando un paziente esce da un reparto e va sul territorio, verso il medico di medicina generale o l'infermiere di famiglia, queste realtà devono comunicare. La digitalizzazione permette questa comunicazione attraverso un linguaggio standardizzato. L'infermiere non può più scrivere "nulla da segnalare", abbiamo bisogno di dati e linguaggi certi per far parlare il sistema.

Valentina Ognibene: Grazie mille per le sue riflessioni e per gli spunti, Dottor Giurdanella.

Pietro Giurdanella: Grazie a te Valentina, buon lavoro

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