Infermiere di Famiglia

Ciao a tutti, mi presento: Sono Antonia, mi sono laureata nel novembre del 2022 e a dicembre dello stesso anno ho iniziato il mio percorso lavorativo, ho un master in coordinamento sanitario e un altro master in Infermiere di Famiglia e comunità.

Ma ciò che davvero mi ha incuriosito e mi ha appassionato è il lavoro in ADI (Assistenza domiciliari integrata) sia primo che di terzo livello, lì sono entrata nelle case delle persone, ho lottato con loro e con le loro malattie, le ho accompagnate alla guarigione e ad altre a un riposo eterno.

È’ stato un vero e proprio addestramento fisico e mentale, lì si che si applica il famoso problem solving, e non è stato sempre facile, molte volte mi ritrovavo da sola a gestire le complessità che si palesavano ogni giorno ed è stato davvero dura, ma ciò che mi ha aiutato di più sono state le mie colleghe, il mio team, senza il nostro supporto reciproco saremo state perse, difronte a chi vuole vedere solo il superficiale e difronte a chi non sa e non vuole conoscere.

La gestione dei pazienti in ADI: i livelli di complessità

I pazienti erano divisi in primo, secondo e terzo livello, ovvero le cure palliative; noi gestivamo i pazienti di primo e di terzo.

  • I pazienti di primo livello: ero pazienti con patologie come il diabete, Parkinson, e quindi gestivi una lesione da piede diabetico e monitoravi la glicemia, pazienti con piaghe da decubito, cateteri vescicali, parametri vitali.
  • Il secondo livello: di occupava di pazienti più complessi con lesioni croniche o multiple.
  • Nel terzo livello: c’è la gestione pic e porth, nutrizione artificiale, ecc...

L'attivazione del PAI e le tempistiche assistenziali

I piani terapeutici sono prescritti dai MMG o dai medici ospedaliero per dimettere il paziente in regime di dimissione protetta, i quali vengono inviati al distretto di residenza e poi inviati alla cooperativa di riferimento. Una volta arrivati, bisogna attivare il paziente e spiegare la procedura e prendere degli appuntamenti settimanali per la prestazione infermieristica descritta, al completamento del PAI, alla sua scadenza se non rinnovato o al decesso del paziente il piano viene chiuso.

Ogni prestazione può avere una durata di 20, 40 o 60 minuti in base alla complessità della prestazione, ad esempio per i pazienti di III livello, le prestazioni duravano dai 40 in su poiché ci si occupava di un paziente complesso con malattie degenerative o oncologiche che richiedevano una maggiore responsabilità tra nutrizione e somministrazione di farmaci ev.

Le barriere con i caregiver e la mancata alfabetizzazione sanitaria

Molto spesso però, ho incontrato delle vere e proprie barriere da parte dei caregiver o dei familiari, tante volte lasciate anche a sé stesse, non c’è una vera e propria alfabetizzazione né un riconoscimento al caregiver e ciò diventa frustrante sia per l’infermiere che per il paziente.

Infatti, capitava molto spesso che i familiari di riferimento non riuscivano a responsabilizzarsi nel collaborare con l’infermiere, non accettavano un addestramento alla somministrazione di una sacca nutrizionale né capire come si effettuasse una medicazione avanzata nei giorni non prestabili se questa poteva sporcarsi.

La svolta: diventare Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC)

E da li nasce la mia volontà a partire dal principio ad aiutare dalla radice queste persone, diventano infermiere di famiglia, una figura non ancora del tutto conosciuta ma che man mano tramite le Case di comunità promuove l'educazione sanitaria, l'empowerment del paziente e il supporto ai caregiver per prevenire le riacutizzazioni e favorire corretti stili di vita.

L’infermiere di famiglia e di comunità (IFeC) nasce per rispondere a questa esigenza: si tratta di un professionista che promuove la salute, fa prevenzione e prende in carico le persone nel loro contesto domestico quotidiano.

Il quadro normativo di riferimento:

  • Legge 17 luglio 2020, n. 77: Arriva il riconoscimento formale della figura.
  • Decreto del Ministro della Salute n. 77/2022 (DM 77): Ha fissato gli standard organizzativi, prevedendo almeno un IFeC ogni 3.000 abitanti, collocato nelle Case della Comunità, nelle Centrali Operative Territoriali, negli Ospedali di Comunità e nelle Unità di Continuità Assistenziale.
  • Linee di indirizzo AGENAS (2023): Hanno definito nel dettaglio funzioni, competenze e setting operativi.

Per accedere a questo ruolo è preferibile un Master universitario di primo livello in Infermieristica di Famiglia e Comunità o una laurea magistrale in Scienze Infermieristiche; per chi ha già maturato almeno due anni di esperienza sul territorio, sono previsti appositi percorsi formativi regionali.

Una distinzione importante, spesso fonte di confusione, riguarda il rapporto tra IFeC e ADI (Assistenza Domiciliare Integrata). Le due figure non sono intercambiabili e rispondono a bisogni strutturalmente diversi.

L’ADI interviene su pazienti con patologie acute o croniche gravi, spesso non autosufficienti, che hanno bisogno di prestazioni sanitarie complesse erogate a domicilio (come medicazioni avanzate, terapie infusionali, nutrizione artificiale), in coordinamento con un’équipe multidisciplinare.  L’IFeC si occupa invece di persone con cronicità a bassa-media complessità assistenziale, non eleggibili all’ADI. In questi casi, il problema non riguarda l’intensità delle cure, ma la continuità assistenziale e il grado di autonomia. Quando la situazione clinica si aggrava oltre una certa soglia, è il professionista stesso a valutare l’opportunità di attivare l’ADI.

 

Foto di Pavel Danilyuk

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