Le Lesioni da Pressione (LdP), note storicamente come piaghe da decubito, rappresentano una delle complicanze più rilevanti e onerose nella gestione dei pazienti con mobilità ridotta, in particolare all'interno della popolazione anziana e cronica. La gestione e la prevenzione delle LdP costituiscono una responsabilità assistenziale primaria dell'infermiere, rendendo indispensabile un costante approfondimento delle competenze in materia.
Sabrina, una lettrice di InfermieriAttivi mi ha chiesto di elaborare un report focalizzato sulla classificazione e sulle strategie di gestione delle LdP. Tuttavia, è fondamentale riconoscere che, nonostante l'importanza delle linee guida pratiche, la conoscenza scientifica sulle cause profonde dell'insorgenza delle LdP presenta ancora lacune significative, evidenziando l'urgente necessità di promuovere ulteriori studi e ricerche eziologiche.
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L'elaborato che segue è realizzato con Gemini pro 2.5 a novembre 2025 e se ci saranno delle novità lo aggiornerò. Quello che leggerai di seguito è una sintesi di quanto già trovi nelle linee guida e procedure aziendali, l'obiettivo quindi è di creare un testo più leggibile che ci consenta di avere principi e termini condivisi.
L'esperienza sul campo nella gestione delle lesioni da pressione è un elemento portante per l'infermiere ma per trasmettere l'esperienza fatta sono, appunto, necessari principi e termini condivisi.
Ti chiedo di leggere questo lungo articolo con calma, senza cercare la verità assoluta, ma solo con l'intento di unire saperi e azioni.
Buona lettura.
Definizione standardizzata e impatto Socio-Sanitario
Secondo la definizione internazionale adottata dalla National Pressure Ulcer Advisory Panel (NPUAP) e dalla European Pressure Ulcer Advisory Panel (EPUAP), una Lesione da Pressione è una "lesione localizzata alla cute e/o agli strati sottostanti, generalmente in corrispondenza di una prominenza ossea, quale risultato di pressione, o pressione in combinazione con forze di taglio (shear)". Questa definizione, pur focalizzandosi sui fattori meccanici estrinseci, sottende una complessa interazione di variabili fisiologiche e sistemiche che ne determinano l'insorgenza.
L'impatto delle ferite croniche, categoria di cui le LDP fanno parte integrante, si riverbera massicciamente sui sistemi sanitari nazionali. In Italia, la spesa totale per la cura di queste lesioni assorbe una quota ingente, stimata intorno al quattro percento della spesa complessiva del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Tale onere finanziario, risultato spesso di una gestione reattiva del danno anziché di una prevenzione predittiva efficace, mette in luce un paradosso critico: l'attuale spesa per la cura sintomatica è insostenibile e dimostra che l'approccio preventivo e la gestione precoce non sono ancora applicati con l'omogeneità e l'efficacia richieste. È proprio l'entità di questo costo a fornire la giustificazione più stringente per uno spostamento strategico dell'investimento dalla mera medicazione (costo sintomatico) alla ricerca eziologica fondamentale (investimento strategico) mirata a ridurne drasticamente l'incidenza.
Descrizione delle categorie/stadi
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Categoria I – Eritema non sbiancante
Questo stadio è caratterizzato da cute intatta con un eritema localizzato, generalmente in corrispondenza di una prominenza ossea, che non scompare alla digitopressione (non sbiancante). Il tessuto può presentare alterazioni di temperatura (più caldo o più freddo) o consistenza (più solido o pastoso) rispetto al tessuto adiacente. Un aspetto cruciale nella valutazione è che, nelle persone con tonalità di pelle scura, l'eritema potrebbe non essere osservabile; in questi casi, il colore dell'area può semplicemente differire dal tessuto circostante, rendendo la valutazione clinica più difficile e richiedendo un'attenzione particolare alla temperatura e alla consistenza.
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Categoria II – Perdita cutanea a spessore parziale
Si verifica una perdita parziale di spessore del derma. Clinicamente, la lesione si presenta come un'ulcera aperta superficiale con un letto di ferita rosa o rosso e umido, ma è assente il tessuto fibrinoso (slough). Questo stadio può manifestarsi anche come una vescica sierosa intatta, o rotta, risultante dal danno subito.
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Categoria III – Perdita cutanea a tutto spessore
Questa categoria è definita dalla perdita cutanea completa. Il grasso sottocutaneo può essere visibile nel letto della ferita, ma l'osso, il tendine o il muscolo non sono esposti. Possono essere presenti slough e/o escara (tessuto necrotico), ma non oscurano il danno a tal punto da impedire la determinazione della profondità.
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Categoria IV – Perdita tessutale a tutto spessore
Rappresenta il danno più grave, caratterizzato dalla perdita tissutale totale con esposizione diretta, visibilità o palpabilità di osso, tendine o muscolo e/o strutture di supporto, come la fascia o la capsula articolare. L'esposizione di queste strutture aumenta significativamente la probabilità di complicazioni gravi, inclusa l'osteomielite. È importante notare che la profondità varia in base alla regione anatomica; ad esempio, sulle narici del naso, l'orecchio o il malleolo, dove il tessuto adiposo sottocutaneo è scarso, le ulcere di Categoria IV possono apparire superficiali nonostante l'esposizione delle strutture sottostanti.
Lesioni a profondità sconosciuta
Due classificazioni aggiuntive riconoscono le situazioni in cui la stadiazione precisa è impossibile.
Non stadiabile
Una lesione non è stadiabile quando la base dell'ulcera è completamente oscurata dalla presenza di slough (tessuto fibrinoso giallo, beige, grigio o verde) o escara (crosta necrotica marrone o nera). In assenza di una rimozione sufficiente di questo tessuto devitalizzato, la profondità reale e, di conseguenza, la Categoria/Stadio non possono essere determinate.
Un'eccezione clinica cruciale riguarda i talloni: un'escara stabile (secca, adesa, integra, senza eritema o fluttuazione) localizzata sui talloni non dovrebbe essere rimossa, poiché funge da "naturale (biologica) copertura del corpo".
Sospetto danno tissutale profondo (DTPI)
Il DTPI è un'area localizzata di cute intatta con colorazione persistente di viola o marrone, o una vescica ripiena di sangue. Questo danno è il risultato di un'intensa e/o prolungata pressione o di pressione combinata con forze di taglio, che causano danni ischemici al tessuto profondo prima di manifestarsi in superficie. L'area colpita può essere dolorosa, solida o pastosa.
L'evoluzione del DTPI è spesso rapida, esponendo strati aggiuntivi di tessuto anche in presenza di un trattamento ottimale. La difficoltà nel rilevare il DTPI, specialmente in individui con tonalità di pelle scura , evidenzia i limiti della diagnosi visiva superficiale e l'urgente necessità di monitoraggio dei tessuti profondi per identificare l'ipossia cellulare prima che il danno strutturale diventi irreversibile.
Tabella 1: Classificazione Internazionale delle Lesioni da Pressione (EPUAP/NPUAP)
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Categoria/Stadio |
Descrizione Clinica Principale |
Profondità Anatomica |
Principio di Gestione Locale |
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I - Eritema non sbiancante |
Cute intatta, arrossamento persistente |
Epidermide intatta |
Scarico immediato, Protezione (Film in poliuretano) |
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II - Spessore Parziale |
Ulcera superficiale aperta, letto rosa, senza slough |
Derma e/o epidermide |
Ambiente umido, controllo essudato (Idrocolloidi/Schiume) |
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III - Spessore Totale |
Perdita cutanea completa; visibile tessuto adiposo (se presente) |
Fino al tessuto sottocutaneo |
Debridement, gestione essudato moderato-alto (Schiume/Idrofibre) |
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IV - Perdita Tessutale Totale |
Esposizione di muscolo, tendine o osso |
Strutture di supporto (Muscolo, osso, tendine) |
Debridement chirurgico, Gestione infezione, Riempimento |
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Non Stadiabile |
Letto di ferita oscurato da slough e/o escara |
Ignota |
Sbrigliamento obbligatorio (salvo escara stabile sui talloni) |
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Sospetto Danno Tissutale Profondo (DTPI) |
Area locale viola/marrone, cute intatta o bolla ematica |
Tessuto sottostante (profondo) |
Scarico immediato, monitoraggio intensivo, protezione |
La patogenesi delle LDP è multifattoriale, coinvolgendo sia forze meccaniche che fattori intrinseci che influenzano la tolleranza tissutale. La prevenzione e il trattamento efficaci richiedono pertanto un approccio olistico che vada oltre la semplice riduzione della pressione superficiale.
Fattori meccanici, frizione e shear
La eziologia classica è dominata dalla pressione, ma anche le forze di taglio (shear), la frizione e il microclima (umidità e temperatura) giocano un ruolo fondamentale. Le forze di taglio sono strettamente correlate alla pressione, e la frizione agisce in modo sinergico con esse. Ad esempio, la presenza di lesioni da umidità, come la dermatite da incontinenza, aumenta il coefficiente di frizione della cute, accrescendo il rischio di forze di taglio e danni tissutali.
Per contrastare questi fattori, gli interventi meccanici di prevenzione includono il riposizionamento strategico del paziente e l'uso di dispositivi antidecubito specifici. È fondamentale mantenere la cute pulita e asciutta e le lenzuola prive di pieghe. Inoltre, si sconsiglia vivamente di massaggiare le prominenze ossee o di frizionare energicamente la cute, poiché tali azioni possono acuire il danno tissutale o aumentare le forze di taglio.
Il ruolo critico della nutrizione e del metabolismo
Tra i fattori intrinseci, lo stato nutrizionale e la perfusione tissutale sono elementi determinanti. La tolleranza dei tessuti molli alla pressione e al shear è influenzata da nutrizione, perfusione, comorbidità e microclima.
La nutrizione è un pilastro fondamentale nella prevenzione e nella gestione delle LDP, tanto da essere considerata un vero e proprio trattamento. Lo scopo primario della valutazione nutrizionale è garantire che la dieta contenga l'apporto energetico e proteico adeguato a sostenere i complessi processi di guarigione. La letteratura scientifica evidenzia una relazione significativa tra lo stato nutrizionale e il tasso di guarigione delle LDP.
L'infermiere ha un ruolo centrale nella valutazione dello stato nutrizionale e nell'educazione del paziente. Interventi nutrizionali specifici, come l'aumento dell'apporto calorico e proteico, spesso affiancato da integratori multivitaminici e minerali, sono concreti strumenti terapeutici che migliorano e accelerano la guarigione, rafforzando le difese immunitarie e prevenendo possibili infezioni.
Strumenti di valutazione del rischio: limiti e necessità di giudizio clinico
La valutazione del rischio di sviluppare LDP è supportata dall'uso di scale validate (es. Braden, Waterlow, Norton). La scala di Braden, ad esempio, valuta percezione sensoriale, umidità cutanea e nutrizione, ed è considerata più recente e precisa della scala di Norton.
Tuttavia, gli studi comparativi mostrano che, nonostante l'alta sensibilità, queste scale spesso hanno una bassa specificità nella previsione del rischio. Questo risultato suggerisce che le scale tradizionali, valutando principalmente fattori generalisti correlati all'immobilità, non riescono a identificare con precisione quali pazienti ad alto rischio svilupperanno effettivamente una lesione.
Questa limitazione implica che la vera vulnerabilità non risiede solo nei fattori di pressione estrinseca, ma nella tolleranza biologica del tessuto alla compromissione del flusso ematico. È imperativo integrare il punteggio della scala con un giudizio clinico esperto e con una valutazione obiettiva della cute. Questa valutazione deve considerare la temperatura, le alterazioni cutanee specifiche (come nella zona occipitale) e la presenza di eritema non reversibile o aree cutanee di discromia. La gestione del rischio deve quindi evolvere da un approccio basato sul punteggio (rischio meccanico) a un approccio basato sulla fisiologia (capacità tissutale di resistere all'ischemia).
Il trattamento locale delle LDP si fonda sul concetto di Wound Bed Preparation (WBP), un approccio dinamico volto a superare gli ostacoli alla guarigione, utilizzando il framework internazionalmente riconosciuto T.I.M.E.
I pilastri della preparazione del letto di ferita (WBP)
- Tissue (tessuto non vitale): l'obiettivo principale è il debridement (sbrigliamento), che consiste nella rimozione di tessuto necrotico o fibrinoso. La presenza di slough o escara ostacola la riepitelizzazione e favorisce la proliferazione batterica. Lo sbrigliamento chirurgico è di competenza medica, ma lo sbrigliamento conservativo con taglienti su parti colliquate, scollate e devitalizzate può essere eseguito dall'infermiere specialista in lesioni cutanee, in conformità con i protocolli aziendali e la competenza acquisita.
- Infection/inflammation (infezione/infiammazione): il controllo della carica batterica è vitale. Nelle LDP con colonizzazione critica o infezione, si interviene gestendo l'essudato e utilizzando medicazioni specifiche (es. argento o carbone attivo). È prassi sconsigliata l'uso di prodotti a base di argento, antibiotici o antimicotici topici in assenza di segni di infezione evidente, così come l'uso di creme a base di cortisone o acido ialuronico, o prodotti coloranti come eosina e fuxina. È essenziale evitare la miscelazione e l'uso contemporaneo di diversi antisettici.
- Moisture imbalance (gestione dell'essudato): Il letto di ferita deve essere mantenuto in un ambiente caldo-umido, poiché in tali condizioni la velocità di riepitelizzazione può raddoppiare. La medicazione ideale deve controllare l’essudato in eccesso, prevenendo la macerazione della cute perilesionale, ma allo stesso tempo evitare l'eccessiva disidratazione della lesione.
- Edge of Wound (bordi della lesione): l'obiettivo è stimolare la riepitelizzazione dai margini e/o dal letto della ferita. Nelle ferite a tutto spessore, l'epitelizzazione avviene solo dai margini.
Criteri per la selezione delle medicazioni avanzate
La scelta della medicazione non è standardizzata per stadio, ma è specifica per le caratteristiche dinamiche della lesione in quel momento, secondo i parametri fondamentali: caratteristiche del tessuto (granulazione, fibrinoso, necrotico, infetto) e quantità di essudato. Le medicazioni avanzate hanno lo scopo di mantenere il microambiente ideale, fornire isolamento termico e ridurre i traumi al cambio, allungando gli intervalli tra una medicazione e l'altra.
Il successo del trattamento dipende dall'utilizzo appropriato di ogni classe di prodotto in base al contesto clinico della lesione (equilibrio tra essudato, presenza di necrosi e segni di infezione).
Idrogel
Composti da gel amorfi ad alto contenuto di acqua, hanno la funzione primaria di idratare i tessuti secchi, facilitando lo sbrigliamento autolitico di necrosi e fibrina. Sono indicati nella detersione di necrosi ed escare in lesioni non cavitarie e possono essere usati anche su lesioni infette. È fondamentale non utilizzare idrogeli per sbrigliare LDP iperessudanti, poiché peggiorerebbero l'eccesso di umidità.
Alginati e Idrofibre
Entrambe le classi sono altamente assorbenti. Gli Alginati, derivanti dalle alghe brune, assorbono grandi quantità di essudato, formando un gel idrofilo e possedendo proprietà emostatiche. Sono indicati per lesioni molto essudanti, sanguinanti ed anche infette. Le Idrofibre offrono una maggiore assorbenza e sono adatte anche per lesioni infette, sia piane che cavitarie.
Schiume Sintetiche (Poliuretano)
Assorbono e trattengono una quantità moderata di essudato. Sono indicate per lesioni non infette in fase di granulazione con essudato moderato. Una variante sottile con interfaccia in silicone è raccomandata anche per la protezione della cute perilesionale fragile o come dispositivo di prevenzione per ripristinare la vascolarizzazione e ridurre la frizione.
Idrocolloidi
Assorbono essudato formando un gel, stimolando la granulazione e la detersione autolitica. Sono adatti per lesioni poco essudanti, superficiali e non infette. Possono essere usati come medicazioni extrasottili in prevenzione per proteggere dalle forze di frizione e scivolamento.
Medicazioni Specializzate per Infezione e Necrosi
- Carbone e Argento: Il carbone attivo adsorbe i batteri e gli odori sgradevoli, mentre l'argento potenzia l'azione antibatterica. Indicate su ferite infette, essudanti e maleodoranti.
- Matrice Modulante di Proteasi: Favorisce l'attività dei fattori di ricrescita eliminando l'eccesso di proteasi che degradano i tessuti. Indicata su ulcere deterse, infette o ricche di fibrina.
- Enzimi Proteolitici (es. Collagenasi): Favoriscono lo sbrigliamento chimico della necrosi. Vengono inattivati da alcuni antisettici e non devono essere impiegati su lesioni iperessudanti o infette.
Tabella 2: Guida alla Selezione delle Medicazioni Avanzate per Caratteristiche del Letto di Ferita (TIME)
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Caratteristica (Tessuto/Essudato) |
Obiettivo Clinico |
Medicazioni di Scelta (Primarie) |
Note e Controindicazioni |
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Necrosi/Escara Secca (Nero) |
Idratazione e Debridement Autolitico |
Idrogel amorfo |
Escara stabile sui talloni non va rimossa |
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Fibrina (Slough) |
Detersione e Sbrigliamento |
Idrogel, Idrocolloidi (sottile), Enzimi proteolitici |
Evitare Enzimi e Idrogeli su LDP iperessudanti |
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Essudato Abbondante/Cavitaria |
Assorbimento massivo, controllo umidità |
Alginati, Idrofibre ad alta assorbenza |
Richiede riempimento della cavità. |
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Infezione/Odore (Verde) |
Antisepsi, Adsorbimento batterico |
Carbone Attivo + Argento, Idrofibre con Argento |
Monitorare la colonizzazione critica. |
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Granulazione Pulita/Epitelizzazione |
Mantenimento Ambiente Umido, Protezione |
Schiume, Garze non aderenti, Film sottili |
Mantenere l'isolamento termico. |
Nonostante l'alta qualità e la specificità delle medicazioni avanzate disponibili, che permettono una gestione locale ottimale, il persistere di un onere finanziario così elevato e la prevalenza delle LDP indicano che è insufficiente concentrarsi esclusivamente sulla gestione sintomatica del danno. È necessario un cambio di paradigma, spostando l'attenzione dalla pressione meccanica esterna alla vulnerabilità biologica intrinseca del paziente.
Oltre la pressione: la patofisiologia della microcircolazione
La LDP non è solo un evento meccanico, ma il risultato di un'occlusione capillare che determina un insufficiente flusso ematico nei tessuti molli. Il danno più profondo che si manifesta come DTPI ne è la prova più evidente. Il vero predittore di lesione non è semplicemente l'immobilità, ma la capacità del tessuto di resistere all'ischemia e di ripristinare rapidamente la perfusione una volta che la pressione viene alleviata.
È stato osservato che le persone particolarmente vulnerabili sviluppano una Perfusione Ischemica Variabile (PIV) inadeguata. Una riduzione della PIV è correlata direttamente all'aumento del rischio di sviluppare LDP. Questo dato trasforma il problema eziologico: la causa più profonda non è la forza (pressione), ma la tolleranza biologica e l'insufficiente capacità di ripristino vascolare.
Questo spostamento concettuale dal "meccanicismo" al "monitoraggio fisiologico" impone che la ricerca futura si concentri sull'identificazione precoce dei fallimenti della microcircolazione, che precedono la manifestazione clinica cutanea (Stadio I o DTPI).
La necessità di studi approfonditi e innovazione tecnologica
L'attuale bassa specificità delle scale di valutazione del rischio richiede che la ricerca si concentri sullo sviluppo di strumenti diagnostici che valutino direttamente lo stato fisiologico dei tessuti. L'innovazione tecnologica deve mirare a superare i limiti della diagnosi visiva, in particolare per il DTPI.
L'integrazione di tecnologie, come i sensori che permettono la valutazione obiettiva della microcircolazione tissutale (es. sensori PU), è un passo avanti strategico. Tali strumenti consentono l'identificazione precoce dei pazienti ad alto rischio non solo per la loro immobilità, ma per la loro effettiva vulnerabilità tissutale, permettendo una gestione predittiva e personalizzata.
Parallelamente, la ricerca traslazionale deve identificare biomarcatori che segnalino il danno cellulare e l'ipossia profonda prima della comparsa di segni clinici. Questo richiede studi che analizzino come fattori sistemici (nutrizione, perfusione, stati infiammatori) si correlano alla resistenza cellulare alla compressione ischemica.
Inoltre, la ricerca deve bilanciare gli interventi preventivi (es. la frequenza dei riposizionamenti notturni) con il rispetto dei ritmi biologici del paziente e la qualità del sonno. Armonizzare gli interventi assistenziali con il comfort notturno può migliorare non solo la qualità della vita, ma anche l'efficacia generale della prevenzione e della cura, attraverso la promozione di un sistema immunitario più robusto e una migliore riparazione tissutale.
L'approccio olistico del Wound Care Team
La complessità eziologica delle LDP richiede imperativamente un approccio multidisciplinare e una gestione coordinata del Wound Care Team, che uniformi gli interventi assistenziali sulla base delle evidenze scientifiche.
- L'Infermiere specialista: è il perno del processo assistenziale, responsabile della valutazione del rischio (usando scale validate), della valutazione cutanea dettagliata, dell'implementazione del piano assistenziale individualizzato e dell'esecuzione delle tecniche di Wound Care, incluso lo sbrigliamento conservativo.
- Nutrizionista/dietologo: assicura che la nutrizione, elemento critico di guarigione, sia ottimizzata con adeguati apporti calorici, proteici e di micronutrienti.
- Fisioterapista/riabilitatore: contribuisce alla gestione della mobilità, dell'attività e del range of motion, elementi essenziali per la riattivazione della perfusione e lo scarico delle prominenze ossee.
L'efficacia della gestione delle LDP dipende dalla capacità del team di operare in modo omogeneo e di integrare l'approccio locale (medicazioni) con la correzione delle cause sistemiche (nutrizione e perfusione).
Conclusioni e raccomandazioni strategiche
La gestione delle Lesioni da Pressione si è evoluta verso protocolli basati sulla classificazione internazionale EPUAP/NPUAP e sul framework T.I.M.E., garantendo la preparazione ottimale del letto di ferita e la selezione mirata delle medicazioni avanzate in funzione del microambiente della lesione.
Tuttavia, l'onere clinico ed economico sostenuto dal sistema sanitario, che vede le ferite croniche assorbire circa il quattro percento della spesa totale , rappresenta un chiaro fallimento dei modelli preventivi attuali basati prevalentemente sui fattori meccanici esterni.
Si impone, pertanto, un imperativo strategico: la comunità scientifica e clinica deve investire massicciamente nella ricerca eziologica fondamentale per scoprire la "causa più profonda" delle LDP. Questo significa spostare il focus dalla riparazione del danno superficiale alla comprensione e al trattamento della vulnerabilità tissutale intrinseca, misurando oggettivamente la Perfusione Ischemica Variabile (PIV) e sviluppando biomarcatori precoci.
L'obiettivo ultimo non è solo medicamentare con efficacia, ma prevenire le LDP identificando il rischio biologico sottostante del paziente prima che la lesione si manifesti, integrando la tecnologia di monitoraggio della microcircolazione con la valutazione nutrizionale e l'approccio assistenziale olistico. Solo attraverso un investimento strategico e una ricerca approfondita in questa direzione sarà possibile ridurre significativamente l'incidenza e l'impatto devastante delle Lesioni da Pressione.
Bibliografia
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- CLASSIFICAZIONE NPUAP-EPUAP dell'ulcera da pressione - Regione Emilia-Romagna Salute, https://salute.regione.emilia-romagna.it/assistenza-ospedaliera/file-cci/scala-npuap-epuap-dellulcera-da-pressione-cartella-clinica-integrata/@@download/file/31%20NPUAP_EPUAP.pdf
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- Stadiazione NPUAP EPUAP PPPIA 2014, https://www.burlo.trieste.it/sites/default/files/slides-corsi/stadiazione_NPUAP_EPUAP_PPPIA_2014.pdf
- Deep Tissure Pressure Injury - Skilled Wound Care, https://www.skilledwoundcare.com/pressure-injury
- Pressione, taglio, frizione e microclima in contesto - InfermieriAttivi, https://www.infermieriattivi.it/risorse-sito/download-sito/3-lesioni-da-pressione.html?download=163
- Deep Tissue Pressure Injuries, Pressure Ulcers | WoundSource, https://www.woundsource.com/patientcondition/pressure-ulcersinjuries-deep-tissue-pressure-ulcerinjury-dtpi
- Lesioni da pressione, prevenzione e medicazioni - Nurse24.it, https://www.nurse24.it/specializzazioni/area-clinica/lesioni-da-pressione-prevenzione-e-medicazioni.html
- Il ruolo infermieristico ed il contributo nutrizionale nella gestione delle lesioni da pressione in pazienti adulti ed anziani ospedalizzati o istituzionalizzati - SUPSI - ARIS, https://aris.supsi.ch/entities/publication/73acd50a-a979-4852-9fa2-c10100ba7cd6
- LdP e l'importanza di valutare lo stato nutrizionale del paziente - Nurse24.it, https://www.nurse24.it/dossier/wound-care/ldp-valutazione-stato-nutrizionale-del-paziente.html
- The Norton Pressure Sore Risk-Assessment Scale Scoring System - The PostureWorks, https://thepostureworks.com/wp-content/uploads/2020/06/Norton-Scale.pdf
- Linee guida per la prevenzione e trattamento delle lesioni da pressione nelle cure primarie e in ospedale - Evidence, https://www.evidence.it/articolodettaglio/209/it/434/linee-guida-per-la-prevenzione-e-trattamento-delle-lesioni-da-pr/articolo
- Pressure injuries in surgical patients: a comparison of Norton, Braden and Waterlow risk assessment scales - PubMed, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35148625/
- Medicazioni avanzate per la cura delle lesioni cutanee - Nurse24.it, https://www.nurse24.it/specializzazioni/medico-geriatrica-pediatria-psichiatria/medicazioni-avanzate-lesioni-cutanee.html
- Condizione clinica: Cute a rischio di Lesione da Pressione (LdP) Classificazione colore, https://www.ausl.latina.it/attachments/article/749/P4a.5.pdf
- Trattamento della Lesione e Medicazioni | Guida Completa, https://piaghedadecubito.it/trattamento-della-lesione-e-tipologie-di-medicazione/
- La nuova partnership tra Service Med e PU sensor - Service Med, https://www.servicemed.it/news/service-med-e-pu-sensor/
- Effetti delle pratiche di prevenzione delle LDP sulla qualità del sonno - Service Med, https://www.servicemed.it/academy/effetti-prevenzione-lesioni-da-pressione-sulla-qualita-del-sonno/
