I farmaci dell'emergenza: la preparazione che garantisce la calma

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“Per prima cosa, nell’emergenza, stai calmo... poi pensi a cosa prendere”

Nel momento in cui arriva un’urgenza in pronto soccorso oppure precipita la condizione clinica di un paziente in terapia intensiva, i monitor iniziano a emettere quel suono stridente che ogni infermiere conosce fin troppo bene. E in quel momento, inesorabilmente, inizia una danza contro il tempo...

In quegli attimi cruciali, i farmaci d'emergenza diventano alleati insostituibili, strumenti che possono fare la differenza tra la vita e la morte. Ma come ogni strumento prezioso, richiedono preparazione, conoscenza e rispetto assoluto dei protocolli.

Secondo le linee guida ACLS 2025 (Advanced Cardiovascular Life Support), l'adrenalina rappresenta il farmaco cardine nella gestione dell'arresto cardiaco. Questo potente vasopressore agisce incrementando la pressione di perfusione coronarica e cerebrale, aumentando le possibilità di ripristinare un ritmo cardiaco efficace. Durante la rianimazione cardiopolmonare, viene somministrata alla dose di 1 mg ogni 3-5 minuti nei ritmi non defibrillabili. Nei ritmi defibrillabili, invece, ha una somministrazione che segue un algoritmo preciso.

Quando ogni secondo conta, l'adrenalina diventa il primo alleato per riportare il cuore a battere.

Accanto all'adrenalina, trovano spazio gli antiaritmici come l'amiodarone (Cordarone) e la lidocaina. L'amiodarone è il farmaco di prima scelta nelle aritmie ventricolari refrattarie alla defibrillazione, somministrato alla dose iniziale di 300 mg in bolo, seguiti eventualmente da 150 mg. La lidocaina rappresenta un'alternativa quando l'amiodarone non è disponibile, con una dose iniziale di 1-1,5 mg/kg. Questi farmaci stabilizzano il ritmo cardiaco quando il cuore sembra aver dimenticato come battere correttamente.

L'atropina è il farmaco elettivo nelle bradicardie sintomatiche. Questo agente anticolinergico blocca l'azione del nervo vago sul cuore, aumentando la frequenza cardiaca. Viene utilizzata alla dose di 0,5-1 mg, ripetibile fino a un massimo di 3 mg. È particolarmente utile nelle bradicardie sinusali severe, nei blocchi AV di secondo grado tipo 1 e come primo approccio nelle situazioni di instabilità emodinamica legata a frequenza cardiaca bassa.

Quando il cuore batte troppo lentamente per sostenere la vita, l'atropina interviene come un acceleratore naturale.

L'efedrina è un simpaticomimetico a doppia azione, sia diretta che indiretta, particolarmente apprezzato in ambito anestesiologico e nelle emergenze per trattare l'ipotensione acuta, specialmente quella indotta da anestesia spinale o peridurale. Aumenta sia la frequenza cardiaca che la pressione arteriosa attraverso la stimolazione dei recettori alfa e beta-adrenergici. Il suo effetto è più dolce e prolungato rispetto all'adrenalina, rendendola ideale in determinate situazioni cliniche dove serve un approccio più modulato.

La noradrenalina è invece il vasopressore di scelta nello shock settico e nelle situazioni di grave ipotensione refrattaria ad altri trattamenti. Agisce prevalentemente sui recettori alfa-adrenergici, determinando una potente vasocostrizione periferica che aumenta la pressione arteriosa. Viene somministrata in infusione continua, con dosaggi che variano tipicamente da 0,05 a 0,3 mcg/kg/min, titolati in base alla risposta del paziente. Nei casi più gravi, quando la pressione crolla e il corpo rischia di non perfondere più gli organi vitali, la noradrenalina diventa l'ancora di salvezza.

Come un artigiano che prepara i suoi strumenti prima di un'opera importante, l'infermiere deve dedicare tempo e attenzione alla preparazione quotidiana dei farmaci d'emergenza.

Questo non è un semplice compito routinario, ma un atto di responsabilità professionale che può salvare vite umane. La preparazione deve seguire regole precise, perché in emergenza non c'è tempo per leggere istruzioni o fare calcoli complessi. Ogni siringa preparata deve essere corredata di un'etichetta chiara e completa che riporti il nome del farmaco (sia il principio attivo che il nome commerciale), il dosaggio preciso (concentrazione finale), il solvente utilizzato e volume totale, la data e ora di preparazione, la sigla dell'infermiere che ha effettuato la preparazione.

È fondamentale sottolineare che ogni azienda ospedaliera adotta protocolli interni specifici per la diluizione dei farmaci d'emergenza. Questi protocolli possono variare in base alle evidenze scientifiche locali, alle risorse disponibili e alle specifiche necessità organizzative.

L'infermiere deve conoscere perfettamente il protocollo della propria realtà lavorativa e applicarlo con rigore assoluto. Non esistono ricette universali: ciò che funziona in un ospedale può differire da quello di un altro, e questa diversità va rispettata e compresa.

La preparazione quotidiana non è una perdita di tempo, ma un investimento in sicurezza. Permette di verificare la disponibilità e l'integrità dei farmaci, evitare errori in fase di emergenza quando lo stress è massimo, garantire tempi di somministrazione rapidissimi, ridurre il rischio di errori di calcolo sotto pressione e mantenere alta l'attenzione sul tema della sicurezza farmacologica. È questo rito quotidiano, apparentemente semplice, che costruisce le fondamenta della risposta efficace all'emergenza.

Mi ricordo una volta, proprio durante un’emergenza in Terapia intensiva Covid.

Visto l’arresto cardiaco inaspettato, noi infermieri ci siamo agitati tantissimo e, correndo di qua e di là, abbiamo reperito tutto il necessario. In quei momenti di estrema concitazione e ansia, ricordo l’anestesista che disse, con una calma che avrebbe fatto rilassare anche due leoni adulti che si contendono il territorio: ” Ricordatevi cari ragazzi, la prima cosa da fare durante l’emergenza è stare calmi. Poi pensate a cosa dovete prendere”. Le ho ancora nel cuore quelle parole: le porterò con me per sempre.

È essenziale chiarire un principio fondamentale della pratica infermieristica: l'infermiere è responsabile della preparazione e somministrazione dei farmaci, non della loro prescrizione. Questa distinzione non è solo burocratica, ma rappresenta un pilastro della sicurezza del paziente. Il nostro ruolo si articola attraverso fasi cruciali che richiedono competenza e attenzione costante. Nella preparazione, verifichiamo che il farmaco prescritto sia quello corretto, che la dose sia appropriata per quel paziente specifico, che non esistano controindicazioni o interazioni farmacologiche. Controlliamo la via di somministrazione, prepariamo il farmaco secondo le tecniche asettiche e i protocolli aziendali, etichettiamo correttamente ogni preparazione.

Nella somministrazione, identifichiamo correttamente il paziente, verifichiamo nuovamente farmaco e dose, monitoriamo le condizioni cliniche prima, durante e dopo la somministrazione, documentiamo accuratamente ogni passaggio. Ogni gesto ha un significato, ogni controllo può prevenire un errore potenzialmente fatale. La collaborazione con il medico crea un ambiente dove tutto è perfetto e standardizzato. Questo lavoro di squadra non significa subordinazione, ma sinergia professionale. L'infermiere porta la sua expertise sulla gestione pratica dei farmaci, sulla conoscenza del paziente e sul monitoraggio degli effetti. Il medico porta la competenza diagnostica e prescrittiva. Insieme, costruiscono una rete di sicurezza attorno al paziente.

Dietro ogni siringa preparata, dietro ogni etichetta applicata con cura, c'è una consapevolezza profonda: stiamo maneggiando sostanze che possono salvare o, se usate impropriamente, danneggiare gravemente. Questa consapevolezza non deve generare paura, ma rispetto e attenzione costante. L'aggiornamento continuo è fondamentale perché le linee guida evolvono, le evidenze scientifiche cambiano, i protocolli vengono rivisti. Un infermiere che lavora in area critica o emergenza deve considerare la formazione continua non come un obbligo, ma come una necessità professionale ed etica.

I farmaci dell'emergenza sono molto più che semplici fiale in un carrello. Sono strumenti di vita che richiedono rispetto, conoscenza e preparazione meticolosa. La loro efficacia dipende non solo dalle loro proprietà farmacologiche, ma dalla competenza di chi li prepara e li somministra. Ogni infermiere che inizia il proprio turno preparando le siringhe d'emergenza sta, in realtà, tessendo una rete di sicurezza invisibile ma solida. Sta dicendo: "Sono pronto. Se oggi qualcuno avrà bisogno, troverà tutto pronto".

È questa preparazione silenziosa, questo rito quotidiano di responsabilità, che fa la differenza quando arriva l’emergenza: inizia quella danza contro il tempo che ogni infermiere conosce. La nostra professione ci chiede di essere precisi come chirurghi, veloci come centometristi, calmi come filosofi e, soprattutto, costantemente preparati. Perché in emergenza, non c'è spazio per l'improvvisazione: c'è solo spazio per la competenza, la preparazione e quella collaborazione perfetta che trasforma un team in uno strumento di salvezza.

Bibliografia

  • American Heart Association. 2025 American Heart Association Guidelines for Cardiopul- monary Resuscitation and Emergency Cardiovascular Care. Circulation, 151(15_Suppl_1), S1–S880.
  • Marini P., I farmaci dell’emergenza - protocollo operativo, Futura Edizioni, 2017
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