Il metodo ABCDE in terapia intensiva: uno sguardo sempre nuovo sul paziente critico

infermiere

Proiettatevi di fronte a un mare che conoscete da sempre. Le onde seguono il loro ritmo, la linea dell'orizzonte sembra immutabile, il profumo della salsedine vi è familiare. Eppure, ogni giorno quel mare è diverso: la corrente cambia direzione, le maree si alternano, le nubi modificano il colore dell'acqua.

È proprio questa capacità di guardare ciò che sembra conosciuto con occhi sempre nuovi che definisce l'eccellenza nell'assistenza infermieristica in terapia intensiva. L'infermiere di area critica deve approcciarsi al paziente con la consapevolezza che ogni momento porta con sé cambiamenti, talvolta impercettibili ma sempre significativi.

Il metodo ABCDE rappresenta oggi l'evoluzione naturale del protocollo di valutazione primaria utilizzato in emergenza-urgenza, trasformandosi da strumento di primo soccorso a metodo sistematico di approccio globale al paziente critico. Se nelle situazioni di emergenza l'ABCDE nasce per identificare rapidamente le condizioni immediatamente pericolose per la vita, in terapia intensiva questo stesso approccio acquisisce una dimensione più ampia e raffinata.

Diventa una bussola quotidiana che guida l'infermiere attraverso le complessità assistenziali, garantendo che nessun aspetto fondamentale venga trascurato, nemmeno quando la routine rischia di offuscare la vigilanza.

La lettera A, Airways, ci riporta all'essenza stessa della vita: le vie aeree. In terapia intensiva, questo primo passaggio acquisisce sfumature di grande complessità. Non si tratta semplicemente di verificare se il paziente respira, ma di valutare la pervietà delle vie aeree in presenza di dispositivi avanzati. Il tubo endotracheale è posizionato correttamente? La cuffia mantiene la pressione adeguata? Il circuito ventilatorio è integro e collegato alla fonte di ossigeno? La presenza di secrezioni richiede aspirazione? Ogni turno inizia con queste domande. È in questa fase che l'infermiere sviluppa quella sensibilità che gli permette di percepire anche i cambiamenti minimi: un rumore diverso durante la ventilazione, una resistenza inaspettata all'aspirazione, un movimento anomalo del torace durante gli atti respiratori.

Proseguendo con la B, Breathing, entriamo nel cuore della funzione respiratoria. Qui l'osservazione si fa ancora più articolata: come espande il torace durante la ventilazione? La frequenza respiratoria è appropriata? La FiO2 impostata è adeguata alla saturazione? I parametri del ventilatore meccanico sono ottimali per quel paziente, in quel momento?

L'emogasanalisi conferma l'efficacia degli scambi gassosi? Il respiro del paziente comunica informazioni preziose sul suo stato clinico. L'infermiere impara a leggere questi segnali, a distinguere una dispnea da compenso da un pattern ventilatorio inefficace, a riconoscere quando è il momento di allertare il medico o quando è sufficiente una tempestiva manovra infermieristica, come ad esempio l’aspirazione o cambiare la posizione del paziente nel letto.

La C, Circulation, ci porta a valutare il sistema cardiovascolare nella sua interezza. L'emodinamica è stabile? Il ritmo cardiaco è regolare? La pressione arteriosa è mantenuta spontaneamente o richiede supporto con amine vasoattive? Gli elettroliti sono bilanciati? La diuresi è adeguata? Il bilancio idrico è in equilibrio? Ma non solo: in questa fase valutiamo anche l'integrità e la funzionalità dei presidi vascolari. I cateteri venosi centrali sono pervii e ben medicati? Gli hub sono disinfettati secondo protocollo? Il sistema di monitoraggio della pressione arteriosa cruenta è calibrato? Il catetere per l'emodialisi è posizionato correttamente? Il refill capillare ci parla della perfusione periferica? Ogni elemento del sistema circolatorio è interconnesso e la stabilità dell'uno influenza la funzionalità dell'altro.

Con la D, Disability, spostiamo l'attenzione sullo stato neurologico. Il paziente è cosciente? Se sedato, il livello di sedazione è appropriato? Le pupille sono isocoriche e fotoreagenti? La scala di Glasgow è modificata rispetto al turno precedente? Gli arti rispondono tutti agli stimoli? Ci sono segni di lateralizzazione? La pressione intracranica, se monitorata, è nei limiti? Questa valutazione neurologica diventa progressivamente più sofisticata con l'esperienza: l'infermiere impara a cogliere sfumature sottili, un movimento oculare diverso, una risposta motoria asimmetrica, una variazione nel pattern respiratorio che può indicare un cambiamento dello stato neurologico. Con il tempo si sviluppa quella sensibilità clinica che permette di anticipare i problemi.

L'ultima lettera, E, Exposure, rappresenta forse l'aspetto più completo e olistico della valutazione. Qui si esamina il paziente dalla testa ai piedi, osservando la cute nel suo colore, nella sua integrità, nella presenza di edemi o lesioni da pressione. Si valutano tutti i presidi presenti: il sondino nasogastrico, il catetere vescicale, i drenaggi, eventuali sistemi di assistenza cardiocircolatoria come l'ECMO o il catetere di Swan-Ganz. Si indaga sulla nutrizione: cosa mangia il paziente? È alimentato per via enterale o parenterale? Ha evacuato? La funzione intestinale è preservata? Quali farmaci assume e da quanto tempo? Ci sono interazioni da considerare? La temperatura corporea è nella norma? Questa fase dell'assessment richiede un'attenzione meticolosa: nulla deve sfuggire all'occhio attento.

Ma il vero valore del metodo ABCDE in terapia intensiva va oltre la semplice checklist. Questo approccio sistematico rappresenta, per il professionista alle prime esperienze in area critica, una mappa sicura per orientarsi in un territorio complesso. Fornisce quella struttura mentale necessaria per non sentirsi sopraffatti dalla quantità di informazioni, dispositivi, parametri e procedure che caratterizzano l'assistenza al paziente critico. L'infermiere costruisce progressivamente le proprie competenze partendo da questo schema fondamentale, aggiungendo strati di conoscenza e abilità con il passare del tempo.

Ogni passaggio dell'ABCDE diventa non solo un momento di valutazione, ma anche un'opportunità di apprendimento. Durante la valutazione delle vie aeree, ci si chiede: conosco davvero tutti gli aspetti della gestione del tubo endotracheale? So quali sono le complicanze possibili? Sono aggiornato sulle ultime evidenze scientifiche riguardo la prevenzione delle VAP? Ogni presidio osservato, ogni parametro valutato diventa uno stimolo per approfondire, per studiare, per confrontarsi con i colleghi più esperti. Questo metodo si trasforma così in un generatore continuo di domande e di curiosità professionale, alimentando quel processo di formazione permanente che è indispensabile in un ambito in continua evoluzione come la terapia intensiva.

Questo approccio metodico ha anche il grande pregio di uniformare il linguaggio e la pratica clinica all'interno dell'équipe. Quando tutti i professionisti seguono lo stesso schema di valutazione, la comunicazione diventa più efficace, il passaggio di consegne più completo, la documentazione più standardizzata. Si crea una cultura condivisa della sicurezza, dove nulla viene dato per scontato e dove l'attenzione ai dettagli diventa prassi quotidiana. La sicurezza non è mai un punto di arrivo ma un atteggiamento costante, una vigilanza che non può mai essere abbandonata.

Il metodo ABCDE mantiene l'infermiere in uno stato di allerta costruttiva, dove la routine non si trasforma mai in automatismo superficiale.

Un aspetto fondamentale di questo metodo è l'invito a utilizzare pienamente i propri sensi e i propri strumenti. Il fonendoscopio, spesso relegato simbolicamente attorno al collo, diventa un vero alleato diagnostico. L'auscultazione della peristalsi intestinale ci informa sulla funzionalità gastrointestinale, spesso compromessa nel paziente critico. Il murmure vescicolare ci permette di identificare precocemente complicanze respiratorie, asimmetrie ventilatorie, raccolte pleuriche. L'infermiere impara ad ascoltare i suoni del corpo, a distinguere il normale dal patologico, a cogliere i segnali precoci di deterioramento clinico.

La vera sfida, e al contempo la vera bellezza di questo metodo, sta nel riuscire a mantenerlo vivo e dinamico nel tempo. L'abitudine può essere insidiosa: dopo mesi o anni in terapia intensiva, il rischio è quello di guardare senza più vedere, di osservare senza più cogliere le differenze. Ogni paziente è unico, ogni turno porta con sé variabili diverse, ogni valutazione può rivelare qualcosa di inaspettato.

Questo strumento valutativo ci ricorda di approcciare ogni paziente con quello che potremmo chiamare "lo sguardo del principiante", quella capacità di meravigliarsi e di rimanere attenti che caratterizza chi sta ancora imparando. In questo senso, il metodo ABCDE non è solo un protocollo operativo ma diventa una filosofia assistenziale. Insegna l'umiltà di riconoscere che non si può mai sapere tutto, che c'è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Ogni sigla – A, B, C, D, E – può essere approfondita all'infinito: dietro la semplice lettera A si nasconde l'intero universo della gestione delle vie aeree, dalla fisiologia respiratoria alle tecniche di intubazione difficile, dalle complicanze alla gestione del paziente tracheostomizzato. E così via per ogni altra lettera. Il metodo fornisce la struttura, ma è la curiosità del professionista che riempie questa struttura di contenuti sempre più ricchi e articolati.

L'esperienza insegna che i migliori infermieri di terapia intensiva sono quelli che, pur avendo accumulato anni di pratica clinica, continuano a porsi domande durante l'ABCDE quotidiano. Vedono un sistema di emodialisi e si chiedono se esistono nuove membrane più biocompatibili. Controllano i parametri del ventilatore e si interrogano sulle ultime evidenze riguardo la ventilazione protettiva. Medicano una lesione da pressione e cercano informazioni sulle nuove medicazioni avanzate. Questa attitudine alla ricerca continua, stimolata dal metodo sistematico di valutazione, è ciò che distingue l'assistenza di eccellenza dall'assistenza routinaria.

Il metodo ABCDE in terapia intensiva rappresenta quindi molto più di una semplice checklist di controllo. È una porta d'ingresso verso una comprensione sempre più profonda della complessità del paziente critico, un filo conduttore che accompagna l'infermiere durante tutta la sua carriera professionale, evolvendosi con lui. Per il neoassunto rappresenta una guida sicura in un ambiente inizialmente spaesante. Per il professionista esperto diventa uno strumento di riflessione e di aggiornamento continuo. Per tutti, rimane un promemoria dell'essenziale: ogni paziente merita un'osservazione attenta, sistematica, completa, come se fosse sempre la prima volta.

Come quelle acque che osserviamo ogni giorno ma che non sono mai identiche, così il paziente critico è in continua trasformazione pur mantenendo la sua identità. L'ABCDE ci fornisce gli strumenti per non perderci, per mantenere la rotta, per affrontare le situazioni complesse quando si presentano. E ci ricorda che la competenza vera non sta nell'aver imparato una volta per tutte, ma nel continuare ad imparare ogni giorno, con ogni paziente, con ogni turno. La terapia intensiva, con il suo metodo ABCDE, continua a essere maestra per chi sa guardare con occhi sempre nuovi.

Liberamente tratto da: ACLS, Advanced Cardiac life Support, provider manuale, American Heart Association, 2023.

 

Foto di RDNE Stock project

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