plant-based

Il panorama della nutrizione clinica sta attraversando una fase di profonda trasformazione, evolvendosi da una disciplina focalizzata sulla semplice correzione dei deficit calorici a una scienza di precisione capace di modulare la risposta metabolica e immunitaria del paziente.1 In questo contesto, l'approccio "plant-based" sta emergendo non più come una scelta esclusivamente etica o legata a trend alimentari passeggeri, ma come una solida opzione terapeutica supportata da crescenti evidenze scientifiche.3 

L'ispirazione per questa analisi approfondita nasce dalla partecipazione al corso FAD intitolato "La rivoluzione plant-based in nutrizione clinica: una risposta alle sfide dei nuovi trend alimentari". 

Questo percorso formativo si è rivelato di straordinario interesse e valore clinico, offrendo spunti pratici sulla gestione di pazienti fragili, oncologici e portatori di stomie.2 Il presente articolo intende declinare i temi trattati nel corso secondo la nostra prospettiva professionale, integrando i dati della ricerca internazionale con le implicazioni pratiche per il nursing avanzato.

Il cambiamento del panorama nutrizionale clinico: oltre la scelta etica

Per decenni, il supporto nutrizionale ospedaliero e domiciliare ha fatto affidamento quasi esclusivamente su proteine di origine animale, considerate il "gold standard" per l'alto valore biologico e la completezza aminoacidica.5 Tuttavia, l'aumento della complessità dei pazienti, caratterizzati da polipatologie, stati infiammatori cronici e fragilità metabolica, ha spinto la ricerca a esplorare alternative che potessero offrire non solo supporto plastico, ma anche benefici aggiuntivi in termini di tollerabilità e riduzione dello stress metabolico.3

Le proteine vegetali, un tempo relegate a un ruolo secondario per la presunta carenza di alcuni aminoacidi essenziali, sono oggi protagoniste di una vera e propria rivoluzione tecnologica e clinica.4 Grazie a processi di estrazione avanzati, è stato possibile isolare proteine vegetali, in particolare quelle del pisello giallo (yellow pea), capaci di competere con le proteine del latte in termini di digeribilità e profilo nutrizionale.8 Questo cambiamento di paradigma risponde a una duplice esigenza: da un lato, il rispetto delle preferenze alimentari del paziente, elemento cardine dell'umanizzazione delle cure; dall'altro, la necessità clinica di disporre di formulazioni con un minor carico osmotico e una migliore tollerabilità gastrointestinale.9

Le proteine vegetali come protagoniste nella nutrizione del paziente fragile

Il paziente fragile, spesso anziano o affetto da sarcopenia, necessita di un apporto proteico mirato che stimoli efficacemente la sintesi proteica muscolare senza sovraccaricare la funzionalità renale o epatica.8 Le evidenze attuali suggeriscono che le proteine del pisello sono in grado di indurre risposte anaboliche sovrapponibili a quelle ottenute con il siero di latte o la caseina.8 In modelli sperimentali di invecchiamento, l'efficienza nell'utilizzo dell'azoto e il mantenimento della massa muscolare non hanno mostrato differenze significative tra fonti animali e vegetali di alta qualità.8

Per noi infermieri, questo dato è cruciale nell'educazione terapeutica e nella gestione dei pazienti che manifestano resistenze all'assunzione di supplementi nutrizionali orali (ONS) tradizionali.1 Sapere che una formula plant-based non rappresenta un compromesso qualitativo, ma un'alternativa di pari efficacia, ci permette di personalizzare il piano assistenziale aumentando l'aderenza del paziente al trattamento.10

Le proteine vegetali nella nutrizione artificiale: focus sulle proteine del pisello

La nutrizione enterale (NE) rappresenta il pilastro del supporto nutrizionale quando l'alimentazione orale è insufficiente o controindicata.6 La scelta della miscela nutrizionale è una decisione clinica che impatta direttamente sulla tolleranza gastrointestinale e sul raggiungimento dei target calorico-proteici.10

Caratteristiche e tollerabilità clinica delle nuove fonti proteiche

Le proteine del pisello giallo utilizzate nelle moderne miscele per NE non contengono soia, lattosio o glutine, rendendole naturalmente ipoallergeniche e adatte a una vasta gamma di pazienti con intolleranze multiple.4 Un aspetto tecnico di rilievo è il profilo aminoacidico: le proteine del pisello sono particolarmente ricche di arginina, un aminoacido essenziale in condizioni di stress metabolico, chirurgia o lesioni da pressione, poiché favorisce la sintesi di ossido nitrico e la deposizione di collagene.9

Parametro Nutrizionale

Proteina del Pisello (Isolato)

Caseina (Latte)

Implicazione Clinica

PDCAAS

1.0

1.0

Pari efficacia nella sintesi proteica 4

Contenuto di Arginina

Elevato

Moderato

Supporto alla guarigione delle ferite e funzione immunitaria 9

Velocità di digestione

Intermedia

Lenta

Rilascio costante di aminoacidi nel sangue 5

Allergenicità

Molto bassa

Potenziale (lattosio/proteine latte)

Migliore tollerabilità in pazienti sensibili 10

La tollerabilità gastrointestinale è uno dei vantaggi più documentati delle formule plant-based.10 Studi osservazionali indicano che il passaggio a miscele a base di pisello riduce significativamente la frequenza di complicanze comuni come diarrea, distensione addominale e vomito.9

Questo miglioramento è attribuito alla struttura dei peptidi vegetali e all'assenza di componenti pro-infiammatori o allergenici che possono irritare la mucosa intestinale in pazienti critici o fragili.7

Confronto con le proteine animali nella nutrizione enterale

Nella pratica clinica, il confronto tra proteine animali e vegetali non deve essere visto come una competizione, ma come una scelta basata sul profilo del paziente.4 Mentre le proteine del siero di latte (whey) sono eccellenti per la loro rapidità di assorbimento e l'alto contenuto di leucina, le proteine del pisello offrono un rilascio più graduale e una maggiore stabilità metabolica in alcuni setting.5 Inoltre, le formule vegetali tendono ad avere un sapore più neutro, un fattore determinante per il successo degli ONS assunti per via orale.4

Un dato clinico rilevante emerge dagli studi sulla transizione da formule ipoallergeniche a base animale (spesso dal sapore sgradevole e costose) a formule vegetali: il 95% dei pazienti mantiene una stabilità del peso corporeo e una buona aderenza al trattamento, con un miglioramento percepito della qualità della vita e una riduzione dei sintomi gastrointestinali nel 38% dei casi.9

Implicazioni pratiche per l'infermiere nella gestione della nutrizione artificiale

Noi infermieri siamo responsabili del monitoraggio della NE, dalla gestione del sondino alla valutazione dei segni di intolleranza.6 L'introduzione di miscele plant-based richiede un aggiornamento delle nostre competenze di sorveglianza:

  1. Monitoraggio della tolleranza: Valutare se il passaggio a una formula vegetale riduce il ricorso a farmaci procinetici o antidiarroici.10
  2. Gestione del residuo gastrico: Anche se le linee guida internazionali (ESPEN/SINPE) tendono a de-enfatizzare il monitoraggio routinario del residuo gastrico, in pazienti fragili con formule vegetali è utile osservare la rapidità di svuotamento gastrico, spesso migliorata rispetto alle formule a base di caseina che tende a coagulare nello stomaco.5
  3. Educazione al caregiver: Spiegare che il colore o la densità leggermente diversa della miscela vegetale è normale e non indica un'alterazione del prodotto, favorendo la sicurezza nella gestione domiciliare.16

La fibra PHGG (Partially Hydrolyzed Guar Gum): un alleato invisibile ma potente

Oltre alle proteine, la rivoluzione plant-based ha introdotto fibre funzionali di nuova generazione, tra cui spicca la gomma di guar parzialmente idrolizzata (PHGG).17 Questa fibra solubile, non gelificante e altamente tollerata, sta cambiando radicalmente il management infermieristico di molte condizioni intestinali complesse.19

Cos'è la PHGG e come agisce a livello gastrointestinale

La PHGG è ottenuta attraverso un processo di idrolisi enzimatica che riduce il peso molecolare della gomma di guar originale, eliminandone l'eccessiva viscosità senza perderne le proprietà prebiotiche.17 Una volta giunta nel colon, la PHGG viene fermentata dal microbiota intestinale, portando alla produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), come il butirrato, che sono la principale fonte di energia per i colonciti e giocano un ruolo chiave nel mantenimento dell'integrità della barriera intestinale.17

La caratteristica distintiva della PHGG è la sua azione "normalizzante" o dicotomica: è in grado di ammorbidire le feci nei pazienti stitici attirando acqua nel lume intestinale, ma allo stesso tempo può rassodare le feci liquide nei pazienti con diarrea aumentando la viscosità dell'effluente e modulando il transito.18 Questa versatilità la rende unica rispetto alle fibre insolubili, che spesso causano gonfiore e meteorismo.17

Utilizzo clinico nella gestione delle stomie e dell'ileostomia

Per l'infermiere stomaterapista, l'ileostomia rappresenta una sfida costante a causa del rischio di "High-Output Stoma" (HOS), ovvero una produzione di effluente superiore a 1500 ml nelle 24 ore.16 Tale condizione espone il paziente a disidratazione severa, squilibri elettrolitici (deplezione di sodio e magnesio) e insufficienza renale acuta, spesso portando a riammissioni ospedaliere precoci.18

L'integrazione di PHGG nel protocollo nutrizionale del paziente ileostomizzato ha dimostrato benefici tangibili.20 Agendo come agente idrocolloide, la PHGG trattiene l'acqua all'interno dell'effluente stomatico, aumentandone la consistenza e riducendone il volume complessivo.17 Questo non solo stabilizza lo stato di idratazione del paziente, ma migliora anche la gestione del dispositivo di raccolta, riducendo la frequenza di svuotamento e il rischio di distacchi accidentali dovuti al peso eccessivo della sacca o alla fluidità dell'effluente.20

Evidenze cliniche: l'eccellenza di Pinerolo e Torino

I dati presentati nel corso FAD DAFNE traggono forza dalle esperienze cliniche maturate in Piemonte, in particolare presso l'Ospedale Edoardo Agnelli di Pinerolo e l'A.O. Ordine Mauriziano di Torino.2 Questi centri hanno implementato protocolli infermieristici avanzati che includono l'uso sistematico della PHGG nel post-operatorio della chirurgia colorettale.20

Studio/Centro

Intervento

Risultato principale

Implicazione infermieristica

Ospedale Pinerolo (TO)

Integrazione PHGG in ileostomia

Riduzione significativa dell'output stomatico rispetto alle cure standard 2

Minore rischio di disidratazione e migliore gestione della cute peristomale

Ospedale Mauriziano (Torino)

Protocollo multidisciplinare con PHGG

Riduzione delle riammissioni ospedaliere per squilibri idroelettrolitici 3

Dimostrazione dell'efficacia del nursing specialistico nel percorso ERAS

Studio Pilota (Ho et al.)

Supplementazione 5-10g PHGG/die

Correlazione inversa tra introito di fibra solubile e volume stomatico () 20

Base scientifica per la prescrizione infermieristica di integratori di fibra

L'esperienza di Antonio Valenti, infermiere stomaterapista presso il Mauriziano, sottolinea come l'aspetto educativo sia fondamentale: insegnare al paziente a integrare correttamente la PHGG nella dieta quotidiana permette una gestione autonoma e sicura della stomia, riducendo l'ansia legata alla gestione dell'effluente fluido.23

Healthy Aging e alimentazione plant-based: il segreto nei telomeri

Uno degli argomenti più affascinanti trattati nel corso riguarda la correlazione tra alimentazione vegetale e processi di invecchiamento cellulare.2 Questo tema, apparentemente lontano dalla pratica clinica quotidiana, ha in realtà implicazioni profonde per la medicina preventiva e l'educazione sanitaria che noi infermieri forniamo alla popolazione.26

La correlazione scientifica tra dieta plant-based e lunghezza dei telomeri

I telomeri sono cappucci protettivi posti alle estremità dei nostri cromosomi, spesso paragonati ai puntali di plastica delle stringhe delle scarpe.28 Ogni volta che una cellula si divide, i telomeri si accorciano; quando diventano troppo corti, la cellula entra in senescenza o muore.29

La lunghezza dei telomeri è quindi considerata un biomarcatore dell'età biologica e del rischio di sviluppare malattie croniche legate all'invecchiamento.26

La ricerca scientifica, supportata da studi pubblicati su PubMed e revisioni narrative, suggerisce che i modelli dietetici ricchi di alimenti vegetali integrali (Whole-Food Plant-Based) sono associati a telomeri più lunghi.28 Al contrario, l'elevato consumo di alimenti ultra-processati (UPF), carni rosse lavorate e zuccheri raffinati è correlato a un accorciamento accelerato dei telomeri, mediato dall'aumento dello stress ossidativo e dell'infiammazione sistemica.25

Longevità cellulare e meccanismi protettivi

Perché il plant-based protegge il nostro DNA? La risposta risiede nella ricchezza di composti bioattivi:

  • Antiossidanti (Vitamine C, E, Carotenoidi): Neutralizzano i radicali liberi che danneggiano i telomeri.26
  • Polifenoli (Resveratrolo, Curcumina, Quercetina): Attivano percorsi metabolici legati alla longevità e possono influenzare l'attività della telomerasi, l'enzima preposto alla riparazione dei telomeri.25
  • Acidi grassi Omega-3 di origine vegetale (ALA): Riducono i livelli di proteina C-reattiva (CRP) e l'infiammazione cronica di basso grado, nota come "inflammaging".25

L'educazione sanitaria come strumento infermieristico

Queste scoperte offrono a noi infermieri argomenti scientifici solidi per orientare le scelte dei pazienti.1 Non si tratta solo di "mangiare verdura perché fa bene", ma di spiegare che una dieta a base vegetale di alta qualità agisce come uno scudo per le nostre cellule, potenzialmente rallentando il decadimento fisico e cognitivo.26

Questo tipo di informazione è particolarmente potente nel counseling infermieristico per pazienti di mezza età o anziani che desiderano mantenere la propria autonomia funzionale il più a lungo possibile.25 

Modello alimentare

Effetto sui Telomeri

Meccanismo d'azione

Healthy Plant-Based Diet (hPDI)

Allungamento / Preservazione

Riduzione stress ossidativo, apporto di folati e antiossidanti 31

Unhealthy Plant-Based Diet (uPDI)

Accorciamento

Carico glicemico elevato, infiammazione da zuccheri raffinati 30

Dieta Mediterranea

Associazione Positiva

Sinergia tra olio d'oliva, legumi e cereali integrali 26

Il ruolo dell'infermiere nella nutrizione clinica plant-based: competenze e core-competence

L'evoluzione verso protocolli nutrizionali plant-based non è solo un cambiamento di dieta, ma una ridefinizione delle responsabilità infermieristiche nel team multidisciplinare.1 Il nostro core-competence si esprime attraverso la sorveglianza clinica, l'educazione terapeutica e la capacità di integrare le nuove evidenze nella pratica assistenziale.3

Gestione dei nuovi protocolli nutrizionali

L'implementazione di una nutrizione enterale vegetale o l'uso di fibre funzionali come la PHGG richiede una gestione attenta:

  • Pianificazione dell'assistenza: Integrare nel piano assistenziale i tempi di somministrazione della PHGG, che deve essere preferibilmente assunta con una quantità adeguata di liquidi per massimizzarne l'efficacia, evitando però i pasti principali nel paziente ileostomizzato per non accelerare il transito.16
  • Valutazione degli outcome: Registrare sistematicamente i volumi stomatici e la consistenza delle feci utilizzando scale validate come la Bristol Stool Scale, per oggettivare i benefici dell'intervento nutrizionale.16
  • Prevenzione delle complicanze: Identificare precocemente i segni di disidratazione che, nonostante l'uso di fibre, possono verificarsi in condizioni di stress termico o infezioni concomitanti.21

Educazione terapeutica: il paziente al centro

L'infermiere è il principale educatore del paziente fragile o con stomia.16 L'educazione deve essere personalizzata:

  • Per l'anziano: Focalizzarsi sulla gradevolezza degli ONS vegetali e sulla semplicità di utilizzo delle fibre solubili (inodori e insapori) che possono essere aggiunte a qualsiasi bevanda o cibo cremoso.4
  • Per il paziente stomizzato: Spiegare il meccanismo d'azione della PHGG non come un farmaco "antidiarroico" tradizionale, ma come un regolatore naturale che richiede costanza nell'assunzione per mantenere l'equilibrio intestinale.18
  • Empowerment: Coinvolgere il paziente nel monitoraggio del proprio output, fornendo strumenti semplici (diario delle scariche) che aumentino la sua consapevolezza e sicurezza.16

Comunicazione e team multidisciplinare

Il successo della rivoluzione plant-based dipende dalla sinergia tra le diverse figure professionali.1 L'infermiere agisce come interfaccia tra:

  • Il Medico e il Dietista: Segnalando tempestivamente la necessità di variare la miscela nutrizionale se la tolleranza non è ottimale o se le esigenze metaboliche cambiano.7
  • Il Farmacista: Per la corretta preparazione e conservazione delle formule magistrali o degli integratori specifici, assicurando che non vi siano interazioni farmacologiche, specialmente con le proteine vegetali che possono influenzare l'assorbimento di alcuni nutrienti.3
  • Il Case Manager: Per garantire la continuità delle cure nel passaggio dall'ospedale al domicilio, assicurando che il paziente riceva i presidi e i nutrienti plant-based necessari.24

Sfide assistenziali e prospettive future: verso una nutrizione sartoriale

Sebbene i vantaggi delle proteine vegetali e delle fibre funzionali siano evidenti, la loro implementazione su larga scala presenta ancora delle sfide per noi infermieri.3 Spesso ci scontriamo con la mancanza di protocolli aziendali aggiornati o con la scarsa reperibilità di prodotti innovativi nei capitolati d'acquisto ospedalieri.16

Tuttavia, il trend verso una nutrizione più sostenibile e tollerabile è inarrestabile.4 Le linee guida SINPE ed ESPEN iniziano a riflettere questi cambiamenti, sottolineando l'importanza della personalizzazione del supporto nutrizionale.14 Il futuro vedrà probabilmente l'introduzione di miscele "sartoriali", dove la componente plant-based sarà modulata in base al microbiota del paziente o al suo profilo genetico, portando la nutrizione di precisione direttamente al letto del malato.25

Per noi infermieri, la sfida è restare aggiornati.1 Partecipare a corsi FAD di alto livello, come quello offerto da DAFNE, ci permette di non essere meri spettatori di questa rivoluzione, ma di diventarne i principali promotori, garantendo ai nostri pazienti l'accesso alle migliori cure disponibili.1

Conclusioni e invito alla formazione

La rivoluzione plant-based in nutrizione clinica rappresenta una risposta concreta e scientificamente valida alle sfide della sanità moderna.3 Dalle proteine del pisello isolate, che garantiscono un anabolismo muscolare d'eccellenza con una tollerabilità superiore, alla fibra PHGG, che si conferma uno strumento indispensabile per l'infermiere nella gestione delle stomie ad alto output, le opportunità per migliorare l'assistenza sono molteplici.4

Abbiamo visto come la scelta di un'alimentazione a base vegetale di qualità non impatti solo sul benessere immediato del paziente, ma agisca profondamente sulla sua biologia cellulare, preservando i telomeri e promuovendo un invecchiamento più sano.25 Questo patrimonio di conoscenze deve diventare parte integrante della nostra pratica clinica quotidiana, arricchendo il nostro bagaglio professionale e migliorando gli outcome dei pazienti che assistiamo.1

Invitiamo tutti i colleghi infermieri ad approfondire questi temi consultando il corso FAD ECM gratuito della piattaforma DAFNE, disponibile su InfermieriAttivi.it: "La rivoluzione plant-based in nutrizione clinica: una risposta alle sfide dei nuovi trend alimentari".1 Il corso non solo permette di acquisire 6 crediti formativi fondamentali per l'obbligo ECM, ma offre strumenti pratici, analisi di casi clinici e il contributo di esperti di fama internazionale per elevare lo standard della nostra assistenza nutrizionale.2

Punti chiave per l'infermiere

Noi infermieri siamo i garanti della sicurezza e dell'efficacia delle cure; ecco una sintesi di ciò che non dobbiamo dimenticare riguardo a questa evoluzione nutrizionale:

  • Efficacia Proteica: Le proteine del pisello (yellow pea) hanno un valore biologico pari a quello del latte (PDCAAS 1.0) e sono ideali per pazienti fragili e sarcopenici.4
  • Tollerabilità: Le formule plant-based riducono le complicanze gastrointestinali nella nutrizione enterale, favorendo l'aderenza al trattamento.10
  • Gestione Stomie: La PHGG (fibra di guar parzialmente idrolizzata) è un presidio fondamentale per ridurre l'output dell'ileostomia e prevenire la disidratazione.20
  • Longevità Cellulare: Una dieta vegetale di alta qualità (hPDI) è associata a telomeri più lunghi, offrendo una protezione genetica contro l'invecchiamento.28
  • Ruolo Educativo: L'infermiere deve guidare il paziente nella scelta di alimenti e integratori vegetali, spiegandone i benefici clinici e non solo etici.1
  • Lavoro di Team: La comunicazione costante con dietisti e medici è necessaria per integrare con successo questi nuovi protocolli nel piano di cura individuale.7

Bibliografia

  1. 2026 Corso FAD da 6 crediti ECM "La rivoluzione plant-based in nutrizione clinica: una risposta alle sfide dei nuovi trend alimentari". - Infermieri Attivi, https://www.infermieriattivi.it/1-formazione/1-1-corsi-fad-gratis/7651-corso-fad-crediti-ecm-dafne.html
  2. Corso Ecm (6 crediti) Fad gratuito per infermieri: "La rivoluzione plant-based in nutrizione clinica - Una risposta alle sfide dei nuovi trend alimentari" - Nurse Times, https://nursetimes.org/corso-ecm-6-crediti-fad-gratuito-per-infermieri-la-rivoluzione-plant-based-in-nutrizione-clinica-una-risposta-alle-sfide-dei-nuovi-trend-alimentari
  3. LA RIVOLUZIONE PLANT-BASED IN NUTRIZIONE ... - Infermieri Attivi, https://www.infermieriattivi.it/images/file_unico_FAD_La_rivoluzione_plant_based.pdf
  4. Oncologia: linee guida, alimentazione, nutrizione | NutritionalAcademy, https://www.nutritionalacademy.it/aree-terapeutiche/oncologia
  5. Can milk proteins be a useful tool in the management of cardiometabolic health? An updated review of human intervention trials | Proceedings of the Nutrition Society - Cambridge University Press & Assessment, https://www.cambridge.org/core/journals/proceedings-of-the-nutrition-society/article/can-milk-proteins-be-a-useful-tool-in-the-management-of-cardiometabolic-health-an-updated-review-of-human-intervention-trials/CA667E69AFECAAB70D1BF3027C53FA21
  6. Linee guida SINPE per la Nutrizione Artificiale Ospedaliera 2002 - SIFO, https://www.sifoweb.it/images/pdf/attivita/attivita-scientifica/aree_scientifiche/nutrizione_clinica/Linee_guida_sinpe_na_ospedaliera.pdf
  7. Articoli scientifici e aggiornamenti | Nutritional Academy, https://www.nutritionalacademy.it/articoli
  8. (PDF) Pea Proteins Have Anabolic Effects Comparable to Milk Proteins on Whole Body Protein Retention and Muscle Protein Metabolism in Old Rats - ResearchGate, https://www.researchgate.net/publication/356672773_Pea_Proteins_Have_Anabolic_Effects_Comparable_to_Milk_Proteins_on_Whole_Body_Protein_Retention_and_Muscle_Protein_Metabolism_in_Old_Rats
  9. (PDF) Retrospective Cohort Study Demonstrates Tolerance and Adherence to Pea-Based Complete Enteral Formula When Transitioned from a Previous Hypoallergenic Product - ResearchGate, https://www.researchgate.net/publication/384621617_Retrospective_Cohort_Study_Demonstrates_Tolerance_and_Adherence_to_Pea-Based_Complete_Enteral_Formula_When_Transitioned_from_a_Previous_Hypoallergenic_Product
  10. Patient-reported outcomes on gastrointestinal tolerance and ..., https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12755147/
  11. DOCUMENTO DI INDIRIZZO SULLA CORRETTA ALIMENTAZIONE PER L'ANZIANO FRAGILE IN COMUNITA' - ATS Brianza, https://www.ats-brianza.it/images/IMMAGINI/Buon%20appetito%20RSA.pdf
  12. Retrospective Cohort Study Demonstrates Tolerance and Adherence to Pea-Based Complete Enteral Formula When Transitioned from a Previous Hypoallergenic Product - PMC, https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11479067/
  13. CAPITOLATO PER GARA DI APPALTO DELLA NUTRIZIONE ENTERALE - sinpe, https://www.sinpe.org/images/capitoloX6.pdf
  14. Linea Guida Espen La Nutrizione Ospedaliera - sinpe, https://www.sinpe.org/documenti/LG%20ESPEN%20SINPE%20ASAND%20La%20Nutrizione%20Ospedaliera.pdf
  15. Linee guida sinpe, https://www.sinpe.org/linee-guida-sinpe.html
  16. Construction and application of home dietary management program for postoperative patients with preventive ileostomy for rectal cancer - PMC, https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12463591/
  17. Ileostomy Output Dietary Effects - Consensus, https://consensus.app/search/ileostomy-output-dietary-effects/g4NLERUqSdOQdc_yF9rNDg/
  18. Integrate Partial Hydrolyzed Guar Gum in Postoperative Ileostomy Nutritional Management, https://jmrionline.com/jmri/article/view/206
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  21. Nutritional and fluid requirements: high-output stomas | Gastrointestinal Nursing, https://www.magonlinelibrary.com/doi/10.12968/gasn.2012.10.7.42
  22. Integrate Partial Hydrolyzed Guar Gum in Postoperative Ileostomy Nutritional Management, https://jmrionline.com/jmri/article/view/206/234
  23. 3° Congresso Nazionale AIOSS “Stomaterapia e dintorni professionali” del “MEMORIAL GIAN CARLO CANESE” REVISIONI SISTEM, https://aioss.it/wp-content/uploads/2021/10/memorial-canese-1a-edizione.pdf
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Foto di Uwe Scharrer

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