La consulenza tecnica d’ufficio in ambito sanitario: distinzione tra funzione deducente e percipiente e implicazioni medico-legali

ufficio

Nel contesto del processo civile e penale, la consulenza tecnica d’ufficio rappresenta un istituto di primaria importanza per l’accertamento di questioni che richiedono competenze specialistiche di carattere scientifico, tecnico o professionale.

In particolare, nei procedimenti inerenti la responsabilità sanitaria, la complessità dei profili clinici, assistenziali e organizzativi rende imprescindibile il ricorso a un supporto tecnico qualificato, capace di tradurre il linguaggio scientifico in elementi comprensibili e valutabili in sede giudiziaria.

La dottrina e la giurisprudenza distinguono tradizionalmente l’attività del CTU in consulenza di tipo deducente e consulenza di tipo percipiente. Tale distinzione assume rilievo non solo teorico, ma anche operativo, incidendo sulla delimitazione dell’incarico peritale, sul valore probatorio delle conclusioni e sulla funzione attribuita al consulente nell’economia del processo.

La consulenza tecnica deducente: funzione valutativa e interpretativa

La consulenza tecnica deducente si configura come attività eminentemente valutativa, in cui il CTU è chiamato a esprimere un giudizio tecnico-scientifico su fatti già accertati e documentati nel corso dell’istruttoria. In tale ipotesi, il consulente non procede a nuovi accertamenti fattuali, ma opera su un materiale probatorio già definito, applicando le proprie competenze specialistiche per fornire al giudice un’interpretazione qualificata degli elementi disponibili.

L’attività deducente si fonda su un procedimento logico-razionale che consente di trarre conclusioni tecniche a partire da dati preesistenti, quali documentazione sanitaria, cartelle cliniche e infermieristiche, protocolli assistenziali, linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali. Il contributo del CTU si sostanzia, pertanto, nell’analisi della coerenza scientifica e professionale delle condotte adottate, senza che vi sia un ampliamento del quadro fattuale.

In questo contesto, la consulenza tecnica assume una funzione di ausilio interpretativo, consentendo al giudice di comprendere il significato tecnico dei fatti e di collocarli correttamente nel sistema delle regole giuridiche applicabili.

La consulenza tecnica percipiente: funzione accertativa e integrativa della prova

Diversamente, la consulenza tecnica percipiente si caratterizza per una funzione accertativa diretta, in quanto il CTU è chiamato a individuare e verificare fatti che non risultano immediatamente percepibili senza il ricorso a specifiche competenze tecnico-scientifiche. In tale ipotesi, l’attività del consulente contribuisce in modo sostanziale alla formazione del materiale probatorio, integrando il quadro dei fatti rilevanti ai fini della decisione.

La CTU percipiente si colloca in una posizione di confine tra mezzo di valutazione e mezzo di prova, poiché l’accertamento dei fatti avviene attraverso l’esecuzione di indagini tecniche, analisi documentali approfondite e ricostruzioni scientifiche complesse. L’attività del CTU diviene, pertanto, indispensabile per rendere conoscibili al giudice elementi fattuali che, per la loro natura tecnica, non possono essere accertati in altro modo.

Applicazioni della CTU percipiente nei giudizi di responsabilità sanitaria

L’ambito della responsabilità sanitaria rappresenta uno dei principali settori di applicazione della consulenza tecnica percipiente. In tali procedimenti, l’accertamento del nesso di causalità tra la condotta del professionista sanitario e l’evento dannoso costituisce un passaggio centrale e spesso decisivo.

Tale valutazione richiede competenze medico-legali e infermieristico-legali specifiche, finalizzate a stabilire se l’evento lesivo sia riconducibile, secondo criteri scientificamente accreditati, a un comportamento attivo o omissivo dell’operatore sanitario.

Il CTU è chiamato a valutare la condotta professionale alla luce delle conoscenze scientifiche disponibili al momento dei fatti, delle linee guida vigenti e delle buone pratiche clinico-assistenziali. In questo contesto, l’infermiere legale apporta un contributo qualificato nella valutazione dell’assistenza infermieristica, analizzando aspetti quali l’adeguatezza degli interventi, la gestione del rischio clinico, la continuità assistenziale e la correttezza della documentazione infermieristica.

La cartella infermieristica assume un ruolo centrale nell’attività percipiente, in quanto strumento di tracciabilità dell’assistenza erogata e mezzo di ricostruzione delle decisioni assistenziali. L’analisi critica della documentazione consente di individuare eventuali incongruenze, omissioni o criticità organizzative rilevanti ai fini della responsabilità professionale.

Discussione e conclusioni

La distinzione tra consulenza tecnica deducente e percipiente rappresenta un elemento concettuale fondamentale per la corretta comprensione del ruolo del CTU nel processo, in particolare nei giudizi di responsabilità sanitaria. Mentre la CTU deducente svolge una funzione interpretativa dei fatti già accertati, la CTU percipiente contribuisce in modo attivo all’accertamento di fatti tecnicamente complessi, assumendo un ruolo centrale nella ricostruzione causale e valutativa.

In entrambi i casi, l’attività del CTU deve essere improntata a criteri di rigore metodologico, trasparenza argomentativa e aderenza alle evidenze scientifiche, nel rispetto dei limiti dell’incarico e del principio del contraddittorio.

Il contributo dell’infermiere legale, in particolare, si configura come elemento di elevato valore scientifico e professionale, in grado di integrare la prospettiva medico-legale con una valutazione specifica dell’assistenza infermieristica, a tutela della qualità delle cure e della sicurezza del paziente.

Bibliografia

  • Bona, M. (2018). La consulenza tecnica nel processo civile e penale. Milano: Giuffrè Editore.
  • Cendon, P., & Ziviz, P. (2016). La responsabilità sanitaria. Torino: UTET Giuridica.
  • De Cataldo Neuburger, L. (2017). Manuale di medicina legale. Milano: Giuffrè Editore.
  • Gelli, F., Bianco, G., & Cannavò, A. (2017). La responsabilità professionale sanitaria dopo la legge Gelli-Bianco. Milano: Wolters Kluwer.
  • Iadecola, G., & Martini, M. (2019). Medicina legale e responsabilità sanitaria. Bologna: Zanichelli.
  • Lattanzi, G., & Lupo, E. (2018). La prova scientifica nel processo penale. Milano: Giuffrè Editore.
  • Ministero della Salute. (2017). Linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali. Roma: Ministero della Salute.
  • Ordine delle Professioni Infermieristiche. (2019). Codice deontologico delle professioni infermieristiche. Roma: FNOPI.
  • Rivello, C. (2020). Il ruolo del consulente tecnico d’ufficio nei giudizi di responsabilità sanitaria. Rivista Italiana di Medicina Legale, 42(3), 755–772.
  • Scarcella, G. (2021). La consulenza tecnica percipiente tra mezzo di prova e strumento valutativo. Il Foro Italiano, 146(5), 1651–1662.

Di Matteo Tomassetti Infermiere specialista in clinical risk management – CTU Tribunale Ordianrio di Roma

 

Foto di Mikhail Nilov

Pin It
Accedi per commentare