OSS e infermieri nella gestione del paziente con disfagia

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La disfagia è la difficoltà nella deglutizione di solidi e liquidi, un problema di salute che deve vedere al centro il paziente a cui ruotano attorno tutte le figure coinvolte nell'assistenza e la cura.

Questa condizione la disfagia può comparire rapidamente e portare altrettando velocemente ad un peggioramento della qualità di vita ed a complicanze respiratorie gravi.

La gestione delle patologie spesso è vista nelle linee guida e nelle procedure come monoprofessionale perchè l'autore vede se stesso al centro e solo dopo coinvolge gli altri, se necessario.

Disfagia e OSS, il ruolo cruciale

La disfagia deve inevitabilmente avere un approccio pianificato, la sua comparsa è multifattoriale e la sua gestione è multiprofessionale. Gli effetti sono determinanti per la qualità della vità e la sicurezza del paziente. In reparto la gestione è articolata fra più figure sanitarie, il medico, l'infermiere, la logopedista, la dietista e l'OSS.

La disfagia ha un esordio subdolo ed in prima linea c'è l'Operatore Socio Sanitario (OSS). Può portare ad una perdita di peso, disidratazione e complicanze cliniche come la polmonite ab ingestis o il soffocamento, non va mai sottovalutata. 

L'OSS è l'operatore che deve aiutare il paziente ad alimentarsi e non è affatto facile perchè richiede buone capacità relazionali, attenzione e manualità.

Quando poi ci sono più pazienti da alimentare il momento del pasto si riduce a una decina di minuti.

Il tempo dedicato al pasto è un aspetto che richiede molta attenzione, il tempo che l'OSS può dedicare al pasto del paziente è limitato, determinato sia dal numero di pazienti, ma anche dai tempi di consegna dei carrelli con il vitto e dal loro ritiro.

La presenza di un caregiver o di un familiare competente consente di aumentare il tempo che può essere dedicato al pasto.

Il controllo della quantità di pasto assunto dal paziente può essere fatto con tabelle che toglieranno del tempo prezioso all'OSS.

L'aspetto più difficile da monitorare è l'idratazione; il rischio di disidratazione in reparto è ridotto se sono previste terapie infusionali, se è presente un catetere vescicale o se è presente una valutazione sulla base della quantità di diuresi e del suo aspetto.

L'OSS deve avere una buona capacità relazionale, il paziente disfagico spesso è anziano e se percepisce una tensione negativa potrebbe rifiutarsi di alimentarsi.

Le capacità relazionali, l'empatia non è da tutti; è molto difficile agire con un volto amichevole e sereno dal primo all'ultimo paziente ogni volta come se fosse unico.

Perchè noi abbiamo fatto 5-10 volte la stessa cosa ma per il nostro assistito è la prima volta.

La disfagia nota ha già un regime dietetico speciale, la disfagia dubbia viene rilevata dall'OSS che da l'allarme riguardo al comportamento del paziente durante il pasto.

L'episodio ad insorgenza nuova può avere dei sintomi lievi come la tosse o un'ostruzione delle vie aeree, in reparto o in camera generalmente è sempre presente un aspiratore e un infermiere interviene tempestivamente.

La causa della disfagia

La formazione dei familiari da procedure è compito dell'infermiere che la deve fare, ma dovrebbe essere pianificata e provata per vedere se si è capaci di esprimersi.

In sostanza si dovrebbe essere formati per insegnare ad altri ma soprattutto, dovrebbe essere eseguita insieme all'OSS che ogni giorno somministra il pasto e gli mostra come fare in particolar modo se ci sono indicazioni specifiche per quell'assistito.

La stessa cosa succede in reparto, spesso si pensa a sè stessi come bravi e capaci, ed è giusto l'individualismo, ma è necessario pensare come al gruppo di scalatori uniti da un obiettivo.

In generale, quando si lavora in reparto il risultato che si ottiene dipende dal livello raggiunto dal professionista meno performante.

Certamente nel gruppo ci sarà sempre il "migliore" a fare qualcosa, quello che sa parlare meglio, che è più pratico a prendere una vena o a usare il PC, a conoscere le procedure, a sapere cosa non deve fare ecc.. 

Questo perchè semplicemente non siamo tutti uguali.

Ma i risultati che si ottengono sul nostro assistito dipendono dal gruppo e sono tanto più migliori quanto più il gruppo è allenato e alleato.

Quando si allenano gli operatori sanitari?

Ovviamente con la formazione continua, la formazione non ha solo lo scopo di portare il nuovo, ma anche di mantenere e affinare le abilità acquisite, che inevitabilmente con il tempo si logorano.

Esiste una formazione informale che viene fatta quotidianamente, ad esempio con:

    • lo scambio di esperienze, mi è capitato, ho visto fare ecc...
    • la ricerca di soluzioni ai problemi quotidiani, non riesco a fare questo, mi aiuti a capire...
    • la correzione degli errori

Quando non trovi almeno una di queste condizioni e ti senti ogni giorno a disagio, valuta bene se non è il caso di cambiare reparto, perchè potresti non essere tu in errore ma potresti trovarti in un reparto "tossico".

Foto di Sabine van Erp da Pixabay