Il CCNL Sanità 2022-2024, appena firmato non introduce aumenti diretti per le indennità base previste per la pronta disponibilità, il turno, le malattie infettive e i reparti di area critica. Queste indennità di disagio sono una voce importante dello stipendio dell'infermiere che da decenni perde progressivamente valore.
Tuttavia, come già previsto nel precedente contratto, il nuovo CCNL conferma che gli importi di queste indennità possono essere aumentati anche in modo consistente. Questo, però, richiede una precisa volontà politica e una richiesta formale in sede di contrattazione integrativa.
Di seguito, le indennità che possono essere elevate a livello di singola Azienda o Ente:
- Indennità di pronta disponibilità (reperibilità): Il contratto nazionale fissa l'importo a 1,80 euro lordi orari, ma specifica che tale cifra è "eventualmente elevabile in sede di contrattazione integrativa".
- Indennità per il servizio notturno: L'importo orario per il servizio svolto tra le ore 22 e le 6, attualmente di 4,00 euro, può essere aumentato attraverso la contrattazione integrativa.
- Indennità di servizio festivo: Anche per questa indennità, la contrattazione integrativa può prevederne l'elevazione.
- Indennità per l'operatività in particolari UO/Servizi: La contrattazione locale può integrare sia gli importi (attualmente 5 euro giornalieri per reparti come malattie infettive e area critica) sia l'elenco delle Unità Operative che ne hanno diritto, tenendo conto delle risorse del fondo aziendale.
- Indennità di funzione per gli incarichi professionali di base: Per il personale dell'area dei professionisti della salute e dei funzionari, l'indennità di 1.000 euro annui può essere incrementata fino a un ulteriore 50%, a condizione che vengano individuate le risorse necessarie in sede di contrattazione integrativa.
Le risorse per finanziare questi eventuali incrementi provengono dal "Fondo premialità e condizioni di lavoro" (Art. 64), il cui utilizzo è oggetto di negoziazione tra l'Azienda e i sindacati rappresentati dalle RSU.
Il mancato adeguamento di queste indennità comporta un'evidente erosione del potere d'acquisto. Di conseguenza, il personale turnista come gli infermieri, la cui retribuzione dipende in modo significativo da queste voci, subisce una perdita economica maggiore a causa dell'inflazione rispetto a chi lavora in orario diurno.
Questo scenario sposta il fulcro della partita economica dal livello nazionale a quello locale. La contrattazione integrativa diventa quindi un terreno di negoziazione complesso e fondamentale. La sfida è duplice: da un lato, le risorse del fondo sono limitate e contese da altre finalità, come il welfare aziendale; dall'altro, la disponibilità economica effettiva dipende spesso dalle allocazioni decise a livello regionale.
In questo contesto, la questione del costo della vita assume un ruolo strategico. La difficoltà che incontrano molti professionisti, in particolare gli infermieri, a mantenersi nelle regioni del Nord a causa degli alti costi, potrebbe diventare una leva negoziale decisiva. Le aziende sanitarie di queste aree, per attrarre e trattenere personale qualificato, potrebbero essere più incentivate a utilizzare gli strumenti offerti dal CCNL per rendere gli stipendi più competitivi.
In conclusione, la possibilità di trasformare il potenziale contrattuale in un reale beneficio economico dipenderà interamente dalla capacità di negoziazione delle rappresentanze sindacali locali e dalla pressione che i lavoratori sapranno esercitare per veder riconosciuto il proprio valore.
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