Dieci criteri clinici per trasformare la scelta della medicazione da abitudine di reparto a decisione infermieristica argomentata, documentata e rivalutabile.
Perché servono criteri e non preferenze
La scelta della medicazione è uno degli atti infermieristici più frequenti e, allo stesso tempo, uno di quelli più spesso affidati all'abitudine, alla disponibilità di magazzino o alla presentazione commerciale del prodotto. Il mercato offre centinaia di referenze e le classificazioni merceologiche cambiano più rapidamente delle competenze.
Il dato che dovrebbe orientare il ragionamento è che, per la maggior parte dei confronti tra prodotti, le prove disponibili non permettono di designare una medicazione superiore alle altre. Le revisioni sistematiche con network meta-analisi condotte dalla Cochrane sulle medicazioni per le ulcere da pressione e per le ulcere venose degli arti inferiori hanno rilevato una rete di studi con campioni ridotti, elevato rischio di bias e certezza delle prove da bassa a molto bassa; gli autori concludono che la decisione deve essere guidata dalle caratteristiche della lesione e dei sintomi, dall'esperienza clinica, dalla preferenza del paziente e dal costo5,6,7.
Questa incertezza non autorizza la scelta arbitraria: la rende, al contrario, più impegnativa. Se nessun prodotto è superiore per definizione, ciò che qualifica la decisione è la coerenza con criteri espliciti. I dieci punti che seguono costituiscono una griglia operativa applicabile a qualsiasi lesione e a qualsiasi contesto assistenziale.
Una premessa vale per tutti i punti successivi. La medicazione non guarisce la lesione: crea e mantiene le condizioni locali perché la guarigione possa avvenire, secondo il principio dell'ambiente umido controllato descritto già negli studi sperimentali degli anni Sessanta14. La guarigione dipende dal trattamento della causa. Una medicazione avanzata applicata a un'ulcera venosa non compressa, a un piede diabetico non scaricato o a una lesione da pressione su un paziente non riposizionato è una spesa senza esito.
I dieci criteri
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Livello di essudato
È il primo criterio operativo perché determina la classe di assorbenza e, indirettamente, la frequenza del cambio. La valutazione riguarda quattro dimensioni: quantità, consistenza, colore e odore2.
La quantità si stima in modo indiretto e riproducibile osservando la medicazione rimossa: percentuale di superficie saturata, presenza di trasudazione al di fuori del bordo, integrità dell'adesivo, necessità di cambi non programmati. La consistenza orienta sull'eziologia: un essudato denso e vischioso è compatibile con una carica batterica elevata o con la presenza di biofilm, un essudato sieroso abbondante con un edema non controllato.
La corrispondenza indicativa tra livello di essudato e categorie di prodotto è riportata nella tabella di sintesi. Due avvertenze meritano attenzione particolare. La prima: assorbenza e ritenzione non coincidono. Sotto bendaggio elastocompressivo una medicazione può rilasciare parte del fluido assorbito e macerare la cute; in questo contesto vanno preferiti prodotti con capacità di ritenzione documentata. La seconda: l'iperessudazione persistente è un sintomo, non solo un problema di gestione. Aumentare l'assorbenza senza indagare la causa (edema, insufficienza venosa non trattata, infezione, infiammazione persistente, scompenso cardiaco, ipoalbuminemia) è un errore ricorrente.
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Profondità della lesione
La profondità determina la geometria della medicazione, non solo il suo spessore. Occorre distinguere le lesioni a spessore parziale, quelle a spessore totale e quelle cavitarie con sottominature o tunnelizzazioni, che vanno esplorate con specillo sterile e documentate indicando sede e profondità in senso orario.
- Lesioni superficiali e piane: interfacce non aderenti, film, schiume sottili, idrocolloidi.
- Cavità: fibre gelificanti in nastro, alginati in nastro, schiume per cavità, inserite in modo lasso fino al contatto con le pareti, senza comprimere.
- Sottominature e tratti fistolosi: materiale in un unico pezzo, integro e contabile, con annotazione in cartella del numero di elementi introdotti e verifica alla rimozione.
Il riempimento serrato aumenta la pressione locale, ostacola la granulazione e può favorire la ritenzione di materiale: una zaffatura dimenticata si comporta come un corpo estraneo e sostiene l'infezione. Quando la profondità espone osso, tendine, capsula articolare o materiale protesico, la decisione esce dall'ambito della sola medicazione e richiede valutazione specialistica e sospetto diagnostico di osteomielite.
Nelle lesioni profonde e molto essudanti va considerata la terapia a pressione negativa, quando indicata e disponibile. In ogni caso la scelta comprende sempre due elementi: la medicazione primaria a contatto con il letto e quella secondaria, che assicura assorbenza aggiuntiva, fissaggio e protezione.
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Presenza di necrosi
Il tessuto non vitale prolunga la fase infiammatoria, sostiene la carica batterica e impedisce la valutazione della reale estensione del danno. La sua rimozione è il primo obiettivo della preparazione del letto della lesione, la T del modello TIMERS1.
La scelta della medicazione dipende dal tipo di tessuto e dal metodo di debridement adottato: idrogel e medicazioni che mantengono l'umidità per il debridement autolitico, agenti enzimatici, panni e dischi in monofilamento per il debridement meccanico, strumento tagliente per il debridement conservativo o chirurgico, che richiede competenza avanzata e specifica formazione. Il debridement autolitico è il più diffuso ma anche il più lento, e su un'escara spessa e aderente il solo idrogel è insufficiente.
Eccezione di sicurezzaL'escara secca, stabile, aderente e priva di eritema, fluttuazione, essudato, odore o crepitio, localizzata al tallone o su un arto ischemico, non va reidratata né rimossa. Va protetta, mantenuta asciutta e ispezionata quotidianamente, in attesa della valutazione vascolare. La rimozione della barriera in un tessuto non perfuso espone a infezione profonda e a perdita di sostanza non riparabile4.
Va infine previsto l'effetto del debridement sulla gestione dell'essudato: la fluidificazione del tessuto devitalizzato ne aumenta temporaneamente il volume e richiede una protezione perilesionale più attenta e cambi più ravvicinati nei primi giorni.
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Presenza di infezione
La diagnosi di infezione della lesione è clinica. Il documento di consenso dell'International Wound Infection Institute descrive un continuum che va dalla contaminazione alla colonizzazione, all'infezione locale, all'infezione diffusa e sistemica, e distingue i segni sottili (covert) da quelli classici (overt)3.
- Segni sottili di infezione locale: ipergranulazione, tessuto friabile e sanguinante, aumento inatteso dell'essudato, comparsa di odore, dolore in aumento, arresto della progressione.
- Segni classici: eritema, calore, edema, dolore, essudato purulento, aumento delle dimensioni.
- Segni di diffusione: eritema esteso oltre 2 cm dal margine, linfangite, malessere, febbre; in questo caso è indicata la terapia sistemica, che l'antimicrobico topico non sostituisce.
Il tampone di superficie eseguito di routine non serve a fare diagnosi: documenta la colonizzazione. Il prelievo va riservato a un quesito microbiologico definito, dopo detersione, con tecnica corretta.
In presenza di infezione locale è appropriato l'uso di una medicazione antimicrobica per un periodo definito, indicativamente due settimane, con rivalutazione programmata dell'obiettivo e sospensione se non vi è beneficio: è il principio dell'antimicrobial stewardship applicato al wound care3. Le opzioni comprendono argento, iodio in povidone o cadexomero, poliesanide, medicazioni con azione idrofobica e miele medicale.
Non esiste una gerarchia di efficacia consolidata: la scelta si basa sul livello di essudato, sul dolore, sullo stato della cute perilesionale e sulle controindicazioni specifiche, tra cui la patologia tiroidea per i prodotti iodati e le superfici estese in età pediatrica per l'argento. In presenza di infezione conclamata è opportuno evitare medicazioni completamente occlusive e ridurre l'intervallo tra i cambi.
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Stato della cute perilesionale
La cute che circonda la lesione, convenzionalmente entro quattro centimetri dal margine, è parte della lesione dal punto di vista decisionale. Il suo deterioramento è il segnale più precoce di una medicazione inadeguata per assorbenza, dimensione o frequenza.
- Macerazione ed escoriazione da umidità, riconducibili al danno cutaneo associato all'umidità, che ostacola la migrazione dei cheratinociti dal margine e ritarda l'epitelizzazione10,11.
- Lesioni da adesivo medicale: stripping epidermico, vescicole, dermatite da trazione, particolarmente frequenti nell'anziano, nel paziente in terapia steroidea e nella cute fotodanneggiata.
- Secchezza, ipercheratosi, eczema da stasi, edema, segni di sensibilizzazione da contatto a colofonia, lanolina, conservanti o iodio.
Le contromisure sono operative e a basso costo: dimensionare correttamente la medicazione lasciando un bordo di cute sana sufficiente all'adesione, applicare film barriera senza alcol o creme barriera compatibili con l'adesivo, preferire adesivi siliconici sulla cute fragile, rimuovere l'adesivo parallelamente al piano cutaneo sostenendo la cute, trattare la cute circostante con emollienti13. Nel paziente con dermatite da stasi, dove la prevalenza di sensibilizzazione da contatto è elevata, la scelta va orientata su prodotti con il minor numero di potenziali allergeni.
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Frequenza del cambio
La frequenza non è una prescrizione a giorni fissi ma una conseguenza della scelta effettuata: si cambia quando la medicazione ha esaurito la propria funzione, entro il tempo massimo di permanenza indicato dal fabbricante.
- Indicatori di cambio: saturazione della capacità assorbente in prossimità del bordo, trasudazione all'esterno, perdita di adesione, dolore, sospetto di peggioramento clinico, necessità di ispezione programmata.
- Indicatori di scelta errata: necessità di cambi più volte al giorno, cambi anticipati ripetuti, macerazione perilesionale ricorrente.
I cambi troppo frequenti non sono neutri. Abbassano la temperatura del letto della lesione, rimuovono tessuto neoformato, aumentano il dolore procedurale e il rischio di contaminazione, e generano gran parte del costo assistenziale. Al contrario, l'intervallo va accorciato in presenza di infezione, di debridement in corso o di essudato non ancora stabilizzato.
La frequenza va sempre commisurata al contesto: disponibilità di accessi infermieristici domiciliari, presenza e competenza del caregiver, capacità di autogestione, distanza dall'ambulatorio.
Un prodotto con tempo di permanenza prolungato può avere un prezzo unitario superiore e un costo di percorso inferiore. È buona pratica annotare data e ora di applicazione sulla medicazione o in cartella, con la data prevista per il cambio successivo.
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Dolore
Il dolore è un criterio di scelta, non una conseguenza inevitabile della procedura. L'indagine internazionale condotta su oltre duemila pazienti con lesioni croniche ha documentato che la rimozione della medicazione è il momento di maggiore dolore, seguito dalla detersione, e che per una quota rilevante di pazienti il dolore al cambio rappresenta l'aspetto peggiore della propria condizione8.
- Distinguere il dolore di fondo, quello incidente e quello procedurale legato a rimozione, detersione e debridement: le tre componenti richiedono risposte diverse.
- Misurare con uno strumento validato (NRS o VAS) prima, durante e dopo la procedura, e documentare il valore: un dolore in aumento senza altra spiegazione è un segno di infezione.
- Scegliere interfacce siliconiche o a bassa aderenza, evitare le garze asciutte a contatto con il letto e l'essiccamento della medicazione primaria, imbibire il materiale prima della rimozione.
- Programmare l'analgesia con tempi coerenti con la farmacocinetica, concordare con il paziente un segnale di pausa, prevedere tempo sufficiente e un ambiente adeguato9.
Il controllo del dolore ha anche un effetto indiretto sulla scelta: una medicazione ben tollerata consente di prolungare l'intervallo tra i cambi e riduce il numero complessivo di procedure dolorose.
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Tollerabilità
La tollerabilità comprende una componente clinica e una componente soggettiva, entrambe determinanti per la riuscita del trattamento.
Sul piano clinico vanno considerati: allergie e sensibilizzazioni note, fragilità cutanea e rischio di lesioni da adesivo, assorbimento sistemico dei principi attivi (rilevante per i prodotti iodati nel paziente con patologia tiroidea, in gravidanza e in allattamento), estensione della superficie trattata, età del paziente, compatibilità con la terapia causale in atto.
Sul piano soggettivo pesano ingombro e visibilità, compatibilità con la calzatura e con il bendaggio, possibilità di fare la doccia, controllo dell'odore, aspetto estetico, semplicità di gestione per il paziente o per il caregiver. Sono elementi che nessuna scheda tecnica riporta e che decidono l'aderenza al piano: una medicazione non tollerata viene rimossa, spostata, tagliata o sostituita in modo improprio, e la scelta clinicamente più raffinata perde ogni efficacia.
La verifica di compatibilità con il trattamento eziologico è parte della valutazione: lo spessore della medicazione deve essere coerente con l'applicazione dell'elastocompressione e con i dispositivi di scarico nel piede diabetico, dove un ingombro eccessivo può generare una nuova zona di pressione.
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Costo
Il prezzo unitario è l'indicatore meno informativo tra quelli disponibili. Il costo rilevante è quello del percorso: prodotto primario e secondario, materiale di fissaggio, tempo infermieristico, accessi domiciliari, trasporti, gestione delle complicanze, durata complessiva del trattamento. Nelle analisi condotte sul Servizio sanitario britannico la spesa risulta determinata in misura prevalente dalla gestione prolungata delle lesioni difficili sul territorio, e non dal costo dei materiali12.
Il confronto corretto è quindi tra strategie e non tra confezioni: un prodotto a basso prezzo cambiato quotidianamente comporta in una settimana sette accessi infermieristici; un prodotto più costoso con permanenza di quattro giorni ne comporta due. Il calcolo va rifatto ogni volta che cambia la condizione della lesione.
Restano i vincoli organizzativi reali: prontuario aziendale, esiti delle procedure di gara, disponibilità di categorie non aggiudicate. Quando la categoria necessaria non è disponibile, la via corretta è la richiesta motivata e documentata, con evidenza del razionale clinico e dell'esito atteso, non l'impiego improprio di ciò che è a magazzino. Tutte le medicazioni avanzate sono dispositivi medici e vanno impiegate secondo la destinazione d'uso dichiarata dal fabbricante15.
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Appropriatezza
L'appropriatezza è il criterio di sintesi: la medicazione giusta, per quella fase della lesione, in quel paziente, con un obiettivo dichiarato e un criterio di rivalutazione definito. Si articola in quattro condizioni.
- Diagnosi eziologica e trattamento della causa: elastocompressione nell'ulcera venosa dopo valutazione dell'indice caviglia-braccio, scarico e controllo metabolico nel piede diabetico, riposizionamento e superfici di supporto nelle lesioni da pressione, valutazione della perfusione, dello stato nutrizionale e del dolore1,4.
- Obiettivo esplicito del trattamento: guarigione, preparazione del letto, controllo dell'essudato, controllo di odore e sanguinamento nelle lesioni palliative, protezione. Obiettivi diversi comportano scelte diverse, e in una lesione palliativa il comfort prevale sulla riparazione.
- Rivalutazione programmata: misurazione dell'area a intervalli definiti, indicativamente ogni due-quattro settimane. In assenza di progressione, la revisione riguarda la diagnosi, l'aderenza al piano, la presenza di infezione o biofilm e il trattamento della causa, non la sola sostituzione del prodotto con un altro della stessa categoria.
- Documentazione del razionale: descrizione della lesione, obiettivo, prodotto e categoria, frequenza prevista, esito atteso e data di rivalutazione. È l'elemento che rende la scelta verificabile nel tempo e sostenibile sul piano della responsabilità professionale.
Il quadro normativo italiano rafforza questa impostazione. Il profilo professionale attribuisce all'infermiere la responsabilità dell'assistenza infermieristica e della corretta applicazione delle prescrizioni18; il codice deontologico richiede l'aggiornamento e l'agire fondato su prove17; la legge sulla sicurezza delle cure collega la valutazione della responsabilità professionale all'aderenza a linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali, il che rende la documentazione del razionale un elemento sostanziale e non formale16.
Appartiene infine all'appropriatezza anche la sospensione: quando la lesione è chiusa o l'obiettivo è stato raggiunto, la medicazione avanzata va interrotta. La continuazione per abitudine è un uso non appropriato di risorse e un'esposizione inutile del paziente ad adesivi e manipolazioni.
Tabella di sintesi
La corrispondenza tra caratteristiche della lesione e categorie di medicazione riportata di seguito è indicativa e non sostituisce la valutazione dei dieci criteri nel loro insieme: nella pratica le caratteristiche coesistono e la scelta nasce dalla loro composizione.
| Caratteristica prevalente | Categorie da considerare | Avvertenze |
|---|---|---|
| Essudato assente, letto asciutto | Idrogel, film semipermeabili, idrocolloidi sottili, interfacce non aderenti | Rivalutare se l'essudato aumenta; non idratare l'escara stabile su arto ischemico |
| Essudato scarso o moderato | Schiume di poliuretano, idrocolloidi | Verificare la ritenzione del fluido sotto bendaggio compressivo |
| Essudato abbondante | Fibre gelificanti (alginati, carbossimetilcellulosa), schiume ad alta capacità, superassorbenti | Proteggere la cute perilesionale e ricercare la causa dell'iperessudazione |
| Cavità, sottominature, tunnelizzazioni | Fibre gelificanti in nastro, alginati in nastro, schiume per cavità | Riempire senza comprimere; contare e documentare i pezzi introdotti |
| Slough e necrosi umida | Idrogel, medicazioni per debridement autolitico, panni o dischi in monofilamento, agenti enzimatici | Attendersi un aumento temporaneo dell'essudato durante il debridement |
| Escara secca, stabile, su tallone o arto ischemico | Protezione, antisettico essiccante, ispezione quotidiana | Non reidratare e non debridare in assenza di valutazione e correzione della perfusione |
| Segni di infezione locale | Antimicrobici topici (argento, iodio, PHMB, DACC, miele medicale) | Durata definita e rivalutazione; evitare l'occlusione completa; ridurre l'intervallo dei cambi |
| Cute perilesionale fragile o macerata | Interfacce e adesivi siliconici, film barriera senza alcol, medicazioni non adesive | Dimensionare la medicazione lasciando un bordo di cute sana adeguato |
| Dolore elevato alla rimozione | Interfacce siliconiche, medicazioni a bassa aderenza, prodotti con tempo di permanenza prolungato | Programmare l'analgesia prima della procedura e concordare le pause con il paziente |
| Tessuto di granulazione o epitelizzazione | Schiume sottili, interfacce non aderenti, medicazioni protettive | Ridurre la frequenza dei cambi per non disturbare il tessuto neoformato |
Sequenza decisionale in otto passaggi
I dieci criteri non hanno tutti lo stesso peso nello stesso momento. La sequenza che segue ne propone un ordine operativo, dal vincolo più forte a quello più modificabile.
- Definire la diagnosi eziologica e impostare il trattamento della causa. Senza questo passaggio i successivi non producono guarigione.
- Dichiarare l'obiettivo del trattamento locale e l'orizzonte temporale.
- Valutare il letto della lesione: tessuto non vitale, segni di infezione, profondità, sottominature.
- Quantificare l'essudato e definire la classe di assorbenza necessaria.
- Esaminare la cute perilesionale e scegliere di conseguenza adesivo, dimensione e protezione barriera.
- Considerare dolore e tollerabilità, comprese le preferenze e le capacità del paziente e del caregiver.
- Scegliere la combinazione completa (medicazione primaria, secondaria, fissaggio) e definire la frequenza attesa del cambio, verificando la sostenibilità organizzativa ed economica.
- Fissare la data di rivalutazione e i criteri espliciti di successo e di fallimento; documentare tutto in cartella.
Conclusioni
La competenza nella scelta di una medicazione avanzata non consiste nel conoscere i nomi commerciali, che cambiano, ma nel saper leggere la lesione e il paziente attraverso criteri stabili. Essudato, profondità, necrosi, infezione, cute perilesionale, frequenza del cambio, dolore, tollerabilità, costo e appropriatezza sono dieci domande che possono essere poste in pochi minuti al letto del paziente e che, poste con metodo, riducono la variabilità delle decisioni e ne rendono possibile la verifica.
La debolezza delle prove nei confronti diretti tra prodotti non è un argomento a favore dell'arbitrio, ma una ragione in più per rendere esplicito il ragionamento che sostiene ogni scelta. Una medicazione scelta con criteri dichiarati e rivalutata a termine è una decisione clinica; la stessa medicazione scelta per abitudine è soltanto una consuetudine di reparto.
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I documenti di consenso internazionali citati ai riferimenti 2, 4 e 13 sono disponibili gratuitamente in formato elettronico sui siti delle rispettive organizzazioni. Le revisioni Cochrane sono consultabili in versione integrale tramite PubMed Central.
