Quando in reparto o in Pronto Soccorso si verifica un arresto cardiaco, il carrello d’emergenza deve essere immediatamente disponibile. Defibrillatore, farmaci, materiale per le vie aeree e dispositivi per l’accesso vascolare devono poter essere raggiunti senza perdere tempo.
Ma “vicino al paziente” significa necessariamente “nel punto migliore”? La domanda nasce da una situazione molto comune: il carrello viene portato accanto al letto, spesso alla testata o lateralmente, seguendo abitudini consolidate. Durante la rianimazione, però, intorno allo stesso paziente devono lavorare contemporaneamente più professionisti. Uno strumento indispensabile può quindi diventare anche un ostacolo se occupa uno spazio necessario per le manovre.
Cosa dice davvero la letteratura
Le indicazioni internazionali insistono soprattutto su alcuni principi: attrezzature e farmaci devono essere immediatamente accessibili, il carrello deve avere una disposizione chiara e standardizzata e l’organizzazione deve essere adattata al contesto locale. Non viene invece indicata una posizione universale valida per ogni reparto o stanza.
Questo è un punto importante. Le evidenze disponibili sono molto più solide su come organizzare il carrello che su dove collocarlo rispetto al letto. Studi condotti con simulazioni hanno mostrato che un’organizzazione intuitiva può ridurre il tempo necessario per trovare farmaci e presidi e limitare aperture inutili dei cassetti o errori nella ricerca del materiale.
Walker e colleghi, per esempio, confrontarono un trolley progettato secondo principi ergonomici con un carrello convenzionale: il tempo medio necessario per localizzare i farmaci risultò nettamente inferiore con il nuovo sistema. Lo studio riguardava il design del carrello e non la sua posizione rispetto al paziente, ma dimostra quanto l’ergonomia possa incidere su azioni che, durante una rianimazione, devono essere eseguite rapidamente.
Anche studi pediatrici e neonatali hanno evidenziato vantaggi della standardizzazione, della disposizione prevedibile dei presidi e dell’organizzazione coerente con le attività da svolgere. Questi risultati non possono essere trasferiti automaticamente alla rianimazione dell’adulto, ma rafforzano un principio generale: meno tempo e attenzione servono per cercare il materiale, più risorse rimangono disponibili per l’assistenza.
Il carrello fa parte dell’ambiente di lavoro
Durante una rianimazione non esistono soltanto paziente e trolley. Intorno al letto possono esserci compressore, professionista alle vie aeree, defibrillatore, monitor, aspiratore, bombole o prese dei gas medicali, pompe, cavi e tubazioni. A questi si aggiungono gli operatori che preparano farmaci, reperiscono accessi vascolari, registrano gli eventi e coordinano il team.
Per questo i principi degli Human Factors invitano a considerare l’intero sistema: persone, strumenti, spazi e attività. Già negli anni Novanta veniva sottolineato che l’area di rianimazione dovrebbe consentire al personale di muoversi intorno al paziente senza restrizioni e, nello stesso tempo, garantire un rapido accesso alle attrezzature.
Anche la posizione fisica del materiale può avere conseguenze. In uno studio di simulazione extraospedaliera, la collocazione delle borse utilizzate dai paramedici durante la RCP influenzava ergonomia, efficienza del lavoro e alcuni indicatori di performance. Non si trattava di un carrello ospedaliero e quindi il risultato non permette di stabilire dove posizionare un trolley in reparto; suggerisce però che la collocazione dell’attrezzatura non è un dettaglio irrilevante.
Testata o lato del letto?
La testata è spesso uno degli spazi più delicati. Qui può lavorare il professionista responsabile delle vie aeree, con necessità di ventilare con pallone-maschera, aspirare, utilizzare un dispositivo sovraglottico o procedere all’intubazione quando indicato. Un carrello voluminoso collocato proprio in questa zona potrebbe essere perfettamente funzionale in una stanza ampia e diventare invece un ostacolo in un ambiente più piccolo.
Lo stesso ragionamento vale per una posizione laterale: può facilitare l’accesso ai cassetti e al defibrillatore, ma può anche interferire con chi esegue le compressioni o con altri operatori. Per questo la letteratura disponibile non consente di affermare che “laterale è meglio” oppure che “alla testata è sbagliato”.
La domanda più utile è un’altra: in quella specifica stanza, quale posizione permette di raggiungere rapidamente il materiale senza ostacolare le manovre sul paziente?
Una prova semplice: simulare prima dell’emergenza
Non è necessario attendere un vero arresto cardiaco per scoprirlo. Una breve simulazione in situ può essere utilizzata anche come strumento organizzativo. Il team può riprodurre uno scenario essenziale nell’ambiente reale, collocare il carrello nella posizione abituale e osservare ciò che accade.
Se emergono criticità, si può ripetere la stessa prova spostando il trolley. Non serve necessariamente un progetto di ricerca: anche un’esercitazione strutturata può far emergere ostacoli che nella pratica quotidiana passano inosservati.
Se invece si vogliono confrontare formalmente configurazioni differenti e produrre dati, allora è necessario progettare una valutazione metodologicamente adeguata.
Otto domande da provare nella propria unità operativa
Questa è una griglia pratica di osservazione e non una checklist validata.
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Cosa osservare |
Domanda |
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Accesso |
Il carrello si raggiunge subito senza aggirare ostacoli? |
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Vie aeree |
La testata rimane libera per chi gestisce ventilazione e airway? |
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RCP |
Chi esegue le compressioni ha spazio sufficiente? |
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Defibrillatore |
Monitor, piastre e comandi sono visibili e raggiungibili? |
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Materiale |
I presidi essenziali si trovano senza spostamenti inutili? |
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Team |
Più operatori riescono a lavorare contemporaneamente? |
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Cavi e tubi |
Il trolley crea attraversamenti, inciampi o interferenze? |
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Standardizzazione |
La posizione scelta è sempre riconoscibile e riproducibile? |
Il ruolo degli infermieri
Gli infermieri sono direttamente coinvolti nel controllo del carrello, nel reperimento dei presidi e nella gestione delle emergenze e possono quindi contribuire in modo concreto alla valutazione degli spazi. La posizione del trolley non dovrebbe dipendere soltanto da “dove lo abbiamo sempre messo”, ma essere una scelta condivisa e coerente con il lavoro reale del team.
Una volta individuata una configurazione funzionale, è utile standardizzarla: sapere dove si troveranno carrello, defibrillatore e materiale essenziale riduce l’incertezza, soprattutto quando intervengono professionisti che non lavorano abitualmente in quella stanza.
In conclusione
Il carrello d’emergenza deve essere vicino e immediatamente accessibile, ma la distanza dal paziente non è l’unico elemento da considerare. Accessibilità, libertà di movimento, visibilità, gestione delle vie aeree, cavi e tubazioni e lavoro contemporaneo degli operatori fanno parte dello stesso problema.
Oggi non abbiamo evidenze sufficienti per indicare una posizione universalmente migliore tra testata, lato o piedi del letto. Proprio per questo può essere utile osservare il proprio ambiente con occhi diversi e, quando possibile, provarlo attraverso una simulazione. In una rianimazione ogni secondo conta, ma conta anche poter utilizzare quello spazio senza ostacolarsi a vicenda.
Vicino al paziente non significa necessariamente nel posto più funzionale
Leonardo Forconi
Infermiere, Pronto Soccorso – AST Pesaro Urbino, forleo90@gmail.com.
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