Questo approfondimento nasce direttamente dal dialogo con voi. Recentemente, abbiamo inviato una newsletter chiedendo quali fossero i dubbi legali più urgenti legati alla nostra professione e Daniela ci ha scritto chiedendo chiarezza sulla prescrizione infermieristica. Il Dott. Matteo Tommasetti, partendo proprio da questa sollecitazione, ha redatto l'analisi che segue per fornire risposte concrete.
La prescrizione infermieristica rappresenta uno dei temi più rilevanti nel processo di evoluzione delle professioni sanitarie in Italia. Attualmente, il sistema normativo nazionale non attribuisce all’infermiere potestà prescrittiva farmacologica, ma riconosce una significativa autonomia nell’ambito assistenziale.
Le recenti riforme universitarie, con l’introduzione di lauree magistrali a indirizzo clinico, aprono scenari innovativi che impongono una riflessione integrata di natura normativa, giurisprudenziale e organizzativa.
Il quadro normativo attuale
Nel sistema giuridico italiano attuale, la prescrizione terapeutica è storicamente e normativamente ricondotta alla competenza medica. Tale assetto deriva da un impianto normativo consolidato, che distingue chiaramente tra atto medico (diagnosi, prognosi, terapia) e atto infermieristico (assistenza, pianificazione, gestione del processo assistenziale):
- D.M. 739/1994: definisce il profilo professionale, attribuendo la responsabilità della gestione dell’assistenza, ma specifica che l'infermiere garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche.
- Legge 42/1999: ha superato il mansionario, introducendo un modello fondato su competenze e responsabilità, senza però incidere sulla sfera farmacologica.
- Legge 251/2000: ha rafforzato l’autonomia, circoscrivendola all’ambito assistenziale e organizzativo.
- Legge 24/2017 (Gelli-Bianco): definisce l’infermiere come garante del corretto processo terapeutico attraverso l'aderenza a linee guida e buone pratiche.
Dal punto di vista giuridico, dunque, la prescrizione è indissolubilmente legata alla diagnosi clinica, che rappresenta un atto riservato alla professione medica. La diagnosi è competenza esclusiva del medico e la prescrizione non può esserne disgiunta, pena una sovrapposizione di competenze con rilevanti implicazioni giuridiche.
L'equivoco semantico: cosa prescriviamo già?
È fondamentale chiarire che in Italia esiste già una forma di “prescrizione infermieristica” non farmacologica. Essa si concretizza in:
- Pianificazione del Piano Assistenziale Infermieristico (PAI).
- Scelta e utilizzo di presidi e ausili: ad esempio la scelta della medicazione avanzata più idonea per una lesione da pressione o del sistema di gestione dell'incontinenza.
- Attivazione di interventi educativi e preventivi.
- Gestione di protocolli clinico-assistenziali.
Le nuove Lauree Magistrali Cliniche
Si assiste oggi a una svolta con l’introduzione di nuove magistrali in tre ambiti: cure primarie e sanità territoriale, area pediatrica e neonatale, area critica ed emergenza. Secondo i recenti schemi di decreto, questi percorsi aprono alla possibilità per gli infermieri di prescrivere presidi sanitari, ausili e interventi assistenziali specifici (si pensi alla prescrizione di ausili per la deambulazione o dispositivi per la gestione di stomie e cateterismi in ambito territoriale).
È importante sottolineare però che non si tratta di prescrizione farmacologica in senso pieno.
Criticità e rischi professionali
L’introduzione di queste forme di prescrizione ha generato un acceso dibattito. Tra le principali criticità troviamo:
- Sovrapposizione di competenze: il rischio di conflitto con il principio di esclusività medica su diagnosi e terapia.
- Gerarchia delle fonti: un decreto ministeriale non può derogare a norme di rango superiore.
- Responsabilità professionale: l’estensione delle competenze comporta nuovi rischi come l'errore prescrittivo (su un dispositivo o ausilio), l'inappropriatezza clinica e il potenziale contenzioso medico-legale.
Prospettive future: verso un modello avanzato
Il modello italiano si sta avvicinando a sistemi internazionali come quello del Nurse Practitioner, sebbene con una progressione molto graduale e limitata a presidi, dispositivi e percorsi assistenziali nelle Case di Comunità.
In definitiva, il futuro della prescrizione infermieristica non sarà una semplice estensione di competenze, ma una ridefinizione sistemica dei ruoli, orientata alla presa in carico globale del paziente e alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
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