Performance, produttività, successo: queste sono alcune delle parole con le quali oggi abbiamo più spesso a che fare. Le leggiamo nelle frasi motivazionali sui social, nei post di business coach il cui obiettivo è quello di farci trovare il “giusto mindset”, negli articoli di blog su come migliorare al lavoro. 

Oggi più che mai, la ricerca della perfezione è sempre in agguato, tanto da diventare talvolta una vera ossessione. Essere perfetti, fare sempre meglio degli altri, porsi continuamente nuovi obiettivi sembrano essere cose di cui la maggior parte delle persone non riesce a fare a meno. Tutto questo è la conseguenza della mentalità Hustle culture, quella secondo cui il lavoro è tutto e ha la priorità sopra ogni cosa.

Cos'è l'Hustle culture

Quando parliamo di Hustle culture ci riferiamo a quel modo di pensare secondo cui lavorare sodo e duramente sia l'unico modo per raggiungere il successo e avere soddisfazioni nella vita, l'unico modo per dimostrare e qualificare le proprie capacità. 

Se è vero che impegnarsi per raggiungere un obiettivo è lodevole e segno di perseveranza e dedizione in ciò che si fa, è anche vero che estremizzare questo concetto è molto pericoloso.

L'Hustle culture, in effetti, porta proprio a questo: ci spinge ad alzare sempre più in alto l'asticella, aumentando aspettative e desideri, fissando obiettivi anche spesso irraggiungibili e puntando sempre più su. E questo all'infinito. 

Si tratta in pratica di rincorrere un traguardo che non sappiamo nemmeno noi dove si trovi, né tanto meno cosa dovrebbe rappresentare. E così, la strada per raggiungere il successo personale e lavorativo diventa impraticabile, ripida, pericolosa e insidiosa, una vera e propria sfida che ci presenta costantemente nuove prove da superare, senza mai permetterci di vincere.

Hustle culture, career anxiety e salute mentale: correlazioni e pericoli

L'Hustle culture è figlia della cultura del perfezionismo, oggi più che mai diffusa nella nostra società. Ogni giorno, a determinare il nostro valore sono la quantità di impegni che abbiamo, il tempo che impieghiamo al lavoro, lo stipendio che guadagniamo, la velocità con la quale otteniamo le cose.

Insomma, lavorare sempre e comunque è il motto. Non importa quanto siamo stanchi, quante ore abbia già passato davanti al PC o quanto la nostra vita privata stia crollando. Se non siamo produttivi, se non facciamo di più degli altri, allora non valiamo abbastanza. Di conseguenza, si celebra chi rinuncia a ferie, sonno e vita sociale per inseguire questo fantomatico successo.

Ma questo modello non funziona e sta facendo più danni di quanto si voglia ammettere, anche fuori dal mondo lavorativo.

Sin dall'università, infatti, ci viene insegnato che senza sacrificio non arriveremo da nessuna parte. E allora corriamo per accumulare CV, tirocini, certificazioni, e competiamo per essere sempre i migliori, a ogni costo.

Il prezzo da pagare però spesso è altissimo: stress e crolli emotivi, incapacità di staccare la spina, crollo dell’autostima, depressione, burnout, disturbi d’ansia come ergofobia o sindrome dell’impostore

Il mito del “se vuoi puoi” ha quindi un lato oscuro: coltiva frustrazione, senso di inadeguatezza e paura di fallire.

Il metodo Ikigai per trovare l'alternativa

Contro la Hustle culture esiste però una via d’uscita. Abbiamo già parlato dell’Ikigai, ovvero quel concetto della cultura orientale che ci spinge a trovare la nostra ragione d’essere e che ci aiuta a trovare equilibrio tra ciò che amiamo fare, ciò in cui siamo bravi, ciò di cui il mondo ha bisogno e ciò per cui possiamo essere pagati.

A differenza della Hustle culture, l’Ikigai non punta alla quantità di lavoro, ma alla sua qualità e al suo significato. Non si tratta quindi solo di scegliere un lavoro che ci piace, ma di lavorare sulla qualità della nostra vita con il fine di creare un’esistenza in cui lavoro e vita privata possano coesistere in armonia.

L'importanza di trovare equilibrio tra produttività e benessere: come farlo in 7 step

Nel mondo del lavoro, il concetto dell’Ikigai si può applicare in vari modi, tutti orientati a vivere in modo più equilibrato e sostenibile, vedendo il lavoro non solo come un modo per guadagnare soldi, ma anche per crescere e avere soddisfazioni. 

Questi sono 7 modi in cui possiamo vivere il lavoro in ottica Ikigai.

  1. Ridefinire l'idea di successo

Iniziamo ponendoci una domanda. Cos’è per noi il successo? Seppure la risposta sia molto soggettiva, di certo successo non dovrebbe significare avere più soldi o followers degli altri, ma qualcosa di molto più profondo.

Per alcune persone potrebbe voler dire sentirsi in pace con sé stessi, fare un lavoro che possa essere utile per gli altri, avere tempo libero, potersi dedicare alla propria famiglia, eccetera.

  1. Non cercare la competizione a tutti i costi

Spesso vogliamo competere con gli altri perché vediamo in loro qualcosa che noi non abbiamo. Il confronto continuo ci porta a svalutarci e vedere gli altri come persone con una vita migliore e appagante. 

Competere con chiunque però è estenuante. Sarebbe molto meglio guardare gli altri non per superarli, ma per prendere ispirazione e migliorarci. 

  1. Stabilire dei confini

La società della produttività e della perfezione ci spinge a dire sempre sì e mettere da parte ogni cosa pur di portare a termine compiti e raggiungere obiettivi. Diventa quindi importante imparare invece a dire di no, a stabilire dei confini e dei limiti, e dare spazio anche a tutti gli altri aspetti della vita. 

Non siamo obbligati a rinunciare alle ferie, a rispondere alle e-mail di sera, a portare lavoro a casa, a essere reperibili anche nei nostri giorni liberi, ad aiutare sempre colleghi anche quando abbiamo altro da fare.

  1. Dare valore al proprio tempo

Il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo, e imparare a gestirlo è la prima cosa da fare per rispettarlo. Stabilire delle pause e rispettarle, ritagliarsi del tempo periodicamente e ricaricare le pile sono tutti ottimi modi per vivere il lavoro più serenamente e anche in modo più produttivo, senza stress. 

Il lavoro non dovrebbe mai essere l’unica cosa a cui pensare nella vita: è fondamentale dare spazio anche a hobby, passioni e relazioni. 

  1. Abbracciare la slow productivity

Non conta quanto facciamo, ma quanto lo facciamo bene. Una delle caratteristiche dell’Hustle culture è quella di dedicare al lavoro molte ore per portare a termine più task possibili. E invece, il segreto per fare meglio è concentrarsi su poche attività in tempi ben definiti, e solo una volta completati i compiti più importanti passare agli altri. 

Niente multitasking o orari impensabili: lavorare sulla consapevolezza e l’intensità basta per aumentare la qualità di ciò che facciamo.

  1. Trovare il proprio work-life balance

Il vero equilibrio non è fare metà e metà, ma capire quando serve spingere e quando serve rallentare. Ascoltiamo il nostro corpo e impariamo a riconoscere i segnali che ci manda. Se siamo stanchi, fermiamoci e dedichiamoci ad altro. Se abbiamo bisogno di stare più tempo con la nostra famiglia, proviamo a farlo. 

Come combattere la Hustle culture: creiamo le condizioni per vivere meglio

Rompere il cerchio della cultura del perfezionismo non è semplice, ma poco alla volta possiamo fare qualcosa per creare attorno a noi le condizioni necessarie per vivere meglio il nostro lavoro e non solo.

Abbracciare una mentalità più sostenibile come quella dell'Ikigai non significa lavorare meno e quindi essere meno produttivi. Anzi, tutto il contrario.

La serenità e l'ambiente favorevole che questo approccio comporta possono infatti favorire la concentrazione e la produttività, facendoci arrivare allo stato di flow, quello stato in cui siamo così tanto immersi in quello che facciamo che il tempo sembra volare e tutto appare più piacevole, semplice e soddisfacente. E questo anche senza pressioni, sovraccarichi di lavoro, ansia e stress.

 

Foto di Photo By: Kaboompics.com

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