intervista congresso Brescia

La carenza cronica di personale sanitario e l'evoluzione dei bisogni assistenziali stanno imponendo una profonda e non più rimandabile revisione dei modelli organizzativi all'interno del Servizio Sanitario Nazionale. Nel panorama delle malattie infettive, dove la gestione della complessità clinica e l'introduzione di terapie innovative avanzate richiedono competenze sempre più specifiche, il ruolo dell'infermiere diventa il vero motore del cambiamento.

In occasione della seconda edizione del Congresso Nazionale IMI24 Network svoltosi a Brescia, abbiamo avuto l'onore di intervistare la Dott.ssa Tiziana Santambrogio, Presidente del congresso e membro del direttivo di IMI24.

Ascolta "L'Osservatorio Infermieristico delle Malattie Infettive e la sfida dei nuovi modelli organizzativi: intervista alla Dott.ssa Tiziana Santamb" su Spreaker.

Con lei abbiamo analizzato i primi dati emersi dall'Osservatorio Infermieristico Italiano delle Malattie Infettive, uno strumento cruciale di mappatura che sta fotografando lo stato dell'arte dei 160 centri attivi in Italia, accendendo i riflettori sulla necessità di liberare gli infermieri dalle mansioni burocratiche e di valorizzare le competenze avanzate, a partire dal counseling infermieristico standardizzato.

Trascrizione dell'intervista

Valentina Ognibene: Ciao a tutti, eccomi qui al secondo Congresso Nazionale IMI24 Network di Brescia, in cui ho l'onore di parlare con la dottoressa Tiziana Santambrogio, presidente del congresso e membro direttivo dell'IMI24. Grazie mille per essere qui, dottoressa. Parto subito con la prima domanda. L'Osservatorio Infermieristico Italiano delle Malattie Infettive rappresenta uno strumento cruciale di mappatura. Dottoressa Santambrogio, quali sono gli obiettivi principali della survey 2025-2026 e quale spaccato della professione vi aspettate di trovare?

Dott.ssa Santambrogio: 

Il progetto dell’Osservatorio è nato con due finalità importanti. La prima è iniziare a creare relazioni: conoscerci, sapere chi c'è all'altro capo di un telefono o di una mail, per costruire in futuro qualcosa di solido e concreto. Mappare i 160 centri di malattie infettive in Italia è stato molto complesso. I dati sono in fase di elaborazione e ci manca ancora qualche centro che ha rifiutato di partecipare o che non siamo riusciti a raggiungere. Per dare un'idea, per interfacciarmi con lo Spallanzani ho dovuto fare 36 telefonate! Ma la relazione che si instaura con le persone ripaga sempre, perché permette di costruire insieme.

La seconda finalità è scattare una fotografia della situazione delle malattie infettive in Italia nello stesso momento. L’Osservatorio dura 12 mesi; a dicembre ripartiremo scegliendo un nuovo argomento. Per questa edizione abbiamo selezionato la terapia iniettiva antiretrovirale, i nuovi farmaci che rappresentano un enorme aiuto per le persone con HIV. Lo spaccato che emerge mostra, come sempre, una forte frammentazione tra le venti regioni. Le macroaree – Nord, Centro e Sud – presentano alcune caratteristiche trasversali e altre molto differenti. La criticità emersa in modo più netto è che, per implementare questa terapia così favorevole per il paziente, serve un potenziamento del personale che al momento non è prevedibile. Per questo motivo dobbiamo necessariamente virare verso nuovi modelli organizzativi.

Valentina Ognibene: Il titolo del congresso di quest'anno è molto netto, cioè "È tempo di cambiare". In che modo i dati dell'Osservatorio giustificano e spingono verso questo cambiamento?

Dott.ssa Santambrogio: Proprio partendo dalla risposta che ho dato poco fa, la carenza infermieristica, evidenziata come ostacolo principale all'implementazione di questa importantissima terapia, ci impone una riflessione: se non possiamo aumentare l'organico nell'immediato, dobbiamo trovare nuove strategie. Questo significa non solo adottare nuovi modelli organizzativi, ma anche sottrarre al personale infermieristico le attività non proprie, a partire dalle funzioni amministrative. Sarebbe necessaria una figura amministrativa dedicata alla rendicontazione delle terapie, alla pianificazione e alla gestione dell'agenda.

Dalla survey abbiamo scoperto che in molti ambulatori di malattie infettive manca del tutto il personale di supporto. Di conseguenza gli infermieri, rimasti soli, devono occuparsi anche del trasporto dei materiali, del recupero dei farmaci e del trasferimento dei campioni biologici. Tutto questo sacrifica e comprime il tempo da dedicare alla funzione specifica dell'infermiere. Abbiamo già pochi professionisti; se a quel poco personale disponibile non permettiamo di svolgere il lavoro squisitamente previsto dal proprio profilo, l'intero sistema è destinato a crollare.

Valentina Ognibene: Quindi possiamo dire che questa è la criticità maggiore che avete riscontrato comunque nella vostra survey?

Dott.ssa Santambrogio: Sì, assolutamente sì. Un'altra importante criticità emersa riguarda il counseling infermieristico, che oggi non è ancora pienamente supportato da materiale dedicato – come video o brochure – necessario per condurre un'educazione sanitaria mirata rivolta al paziente e ai caregiver. Quando il medico seleziona la persona idonea alla terapia antiretrovirale iniettiva e il paziente accetta, è nel momento in cui arriva da noi infermieri che si scatenano tutte le domande. Storicamente, la nostra figura è quella che instaura il legame più profondo e di fiducia con la persona assistita. Di conseguenza, a queste domande dobbiamo dare risposte precise. Per farlo al meglio, sarebbe opportuno implementare un counseling infermieristico standardizzato, basato su quesiti chiave identici per tutti, da personalizzare poi in un secondo momento in base alla struttura e al centro in cui ci si trova. Sebbene esistano differenze organizzative locali, il canovaccio e la parte essenziale della presa in carico devono essere comuni a tutti.

Valentina Ognibene: Benissimo, dottoressa Santambrogio. Un'ultimissima domanda: quale messaggio traspira da questi dati e che vuole lasciare agli infermieri che lavorano ogni giorno in corsia o sul territorio?

Dott.ssa Santambrogio: Il messaggio emerge forte e chiaro: dobbiamo cambiare, tutti insieme, per riprenderci il posto che ci spetta all'interno della professione. Dobbiamo ricordare che la comunicazione e la relazione sono la base di tutto: non solo nel rapporto con il paziente e con i familiari, ma anche nelle relazioni tra colleghi. Lo scopo di questa survey e dell'associazione è proprio questo: stimolare un confronto per stabilire e mantenere nel tempo una rete efficace, che è sempre la sfida più complessa. In questo il network ci offre un supporto fondamentale, perché ci permette di portare avanti progetti a distanza, superando i confini e le barriere geografiche che altrimenti ci limiterebbero.

Valentina Ognibene: Grazie mille, dottoressa, e complimenti per il congresso.

Dott.ssa Santambrogio: Grazie di cuore, arrivederci.

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