Nursing Round 2026

Nei giorni 22 e 23 maggio 2026, in occasione della sedicesima edizione del Nursing Round svoltasi presso l'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, ho intervistato la Dott.ssa Annamaria Nicolini, coordinatrice della segreteria scientifica e colonna portante dell'evento.

Al centro del focus di quest'anno, intitolato "Quando il bisturi taglia ma i batteri vincono", abbiamo approfondito il ruolo cruciale dell'infermiere nella gestione del rischio infettivo in sala operatoria, l'importanza dei biomateriali e la necessità di una reale sinergia multidisciplinare.

Ascolta "Intervista Annamaria" su Spreaker.

Trascrizione dell'intervista

Valentina Ognibene: Gentile dottoressa Nicolini, la ringrazio sentitamente per averci concesso questa intervista in occasione della sedicesima edizione del Nursing Round qui all'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, che la vede come coordinatrice della segreteria scientifica e colonna portante di questo evento. Vorrei partire subito dalla prima domanda, parlando della storia del Nursing Round. Infatti siete arrivati a questa sedicesima edizione, che è veramente un traguardo straordinario per un corso teorico-pratico dedicato al personale di sala operatoria. E infatti, negli anni scorsi vi siete concentrati sull'integrazione tra ricerca e assistenza, mentre quest'anno diciamo che il focus si è spostato prepotentemente sul rischio infettivo. E come cambia la percezione della responsabilità dell'infermiere in questo specifico ambito e in che modo questo evento stimola la crescita professionale?

Annamaria Nicolini: Lo facciamo l'evento proprio per cambiare la percezione dell'infermiere in sala operatoria, perché comunque tutte le innovazioni, quando entrano nel merito negli ambiti chirurgici, hanno bisogno di un alter ego per capire dove ti trovi. E quindi hanno bisogno di un confronto, di un contenuto con cui fare i conti. E molto spesso questo argomento è lasciato solo agli esperti, mentre non è degli esperti, è proprio sul campo, cioè sul campo nel senso che affida tantissimo al ruolo che l'infermiere ha in sala operatoria. E questo è stato uno dei motivi fondanti per cui abbiamo scelto questo argomento a cui dedicare il Nursing Round.

Valentina Ognibene: Vorrei partire subito su una questione, perché noi sappiamo benissimo che gli interventi sul rachide, quindi che riguardano deformità, patologie degenerative, oncologiche, sono complessi, spesso molto lunghi e richiedono un'ampia espozione dei tessuti. Per questi motivi quali sono le manovre barriera, se possiamo dire, e i comportamenti critici su cui l'équipe infermieristica non deve assolutamente transigere per preservare la sterilità del campo operatorio?

Annamaria Nicolini: Le manovre barriera consistono innanzitutto nel non ignorare i fattori di rischio. Diventano quindi fondamentali la tempistica e le modalità con cui si preparano il campo operatorio, le protesi e gli impianti. Se ci sono molti articoli da scartare, o se sono troppe le persone coinvolte nell'apertura del materiale, il rischio infettivo aumenta inevitabilmente. Per aumentare la consapevolezza ed evitare queste criticità, è utile adottare nuovi dispositivi medici (DM). Ad esempio, un set preallestito per il campo chirurgico vertebrale rappresenta un grande aiuto: permette di avere già tutto all'interno, riducendo il numero di confezioni da aprire e di elementi sul tavolo operatorio, il che rende l'intera procedura molto più sicura e lineare.

Valentina Ognibene: Riguardo a questo mi collego anche nel chiederle: dato che nei grandi interventi di stabilizzazione si utilizzano dispositivi complessi, viti peduncolari, barre, gabbie in titanio, perché questi materiali rappresentano una sfida così complessa per la sterilizzazione? Quali percorsi organizzativi suggerisce, anche secondo la sua esperienza, per diminuire al minimo questo specifico rischio?

Annamaria Nicolini: Prima di tutto, come scelta aziendale condivisa da tutto l'ospedale, da circa due anni abbiamo preferito l'uso di impianti monouso rispetto a quelli pluriuso. Questo approccio riduce drasticamente l'insorgenza delle infezioni, un tema che approfondirò nella mia relazione di domani presentando alcune revisioni sistematiche. Si tratta di un inserimento recente e, nonostante questa innovazione, le infezioni si verificano ancora. C'è quindi una responsabilità aggiuntiva che ricade sul processo di sterilizzazione e sul contrasto dei patogeni: evidentemente qualcosa viene omesso, non osservato o non eseguito adeguatamente, un rischio che non possiamo assolutamente escludere. In questo scenario, la responsabilità dell'infermiere diventa centrale: spetta a lui, in quanto professionista qualificato e a nessun altro, vigilare sulla corretta apertura dei dispositivi medici (DM), senza delegare o coinvolgere figure estranee."

Valentina Ognibene: Arriverrei giusto all'ultima domanda, dato che l'evento dà grande rilievo al lavoro del team multidisciplinare per la prevenzione. Spesso però, nella realtà ospedaliera, si rischia di lavorare a compartimenti stagni. La sala operatoria non sa bene cosa è successo in reparto e viceversa. Come si può strutturare una reale sinergia che copra l'intero percorso del paziente dall'accettazione, passando per il blocco operatorio, fino alla dimissione?

Annamaria Nicolini: Dunque, l'esperienza quotidiana è fatta anche di incomprensioni, ma ci si aiuta a vicenda: non ci si spaventa davanti ai problemi, si cambia subito rotta. Ci poniamo domande reciproche, si investiga e si verifica insieme. Oggi abbiamo tutti i mezzi per farlo, a partire dall'uso costante delle chat aziendali, senza le quali sarebbe impossibile restare tutti aggiornati e 'sul pezzo'. Nonostante questo, il rischio di un bias c'è sempre, ma quasi ogni volta questo scostamento è guidato dall'attenzione verso il paziente, cioè è finalizzato al suo bene assoluto.

Proprio ieri, ad esempio, avevamo in programma una vertebroplastica su una persona molto anziana. Una volta in sala operatoria, girando il paziente in posizione prona, ci siamo accorti di qualcosa che prima non era emerso: la presenza di una fistola, esito di un'infezione. Abbiamo cambiato immediatamente strategia: l'équipe ha eseguito un'escissione chirurgica della fistola e inviato i campioni in laboratorio, annullando la vertebroplastica perché la fistola era troppo profonda. Sono dinamiche che accadono e si risolvono solo quando ognuno sta al proprio posto di lavoro con massima responsabilità e pieno coinvolgimento.

Valentina Ognibene: La ringrazio ancora. C'è un messaggio da portare a casa che vuole lasciare per questa Nursing Round 2026, per questa edizione?

Annamaria Nicolini: Il messaggio chiave è l'invito a guardare sempre più da vicino ciò che facciamo e il dato concreto del nostro lavoro, ciascuno nel proprio ruolo e nella propria posizione, comunicando apertamente gli uni con gli altri. L'altro grande insegnamento è che questo lavoro, se vissuto con questa modalità e consapevolezza, si può fare ancora con autentica passione.

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