dott. Alessandro gasbarrini

In occasione della sedicesima edizione del Nursing Round 2026 il 22 e 23 maggio, svoltasi presso l'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, ho intervistato il Dott. Alessandro Gasbarrini, stimato chirurgo vertebrale della struttura e presidente del corso.

L'intervista si inserisce nel contesto del focus scientifico dell'evento, intitolato "Quando il bisturi taglia ma i batteri vincono", un corso tecnico-pratico cruciale dedicato alla gestione delle infezioni perioperatorie, alla resistenza batterica e all'importanza della sinergia multidisciplinare in sala operatoria per garantire la sicurezza del paziente.

Ascolta "L'intervista del Dott. Alessandro Gasbarrini al Nursing Round 2026: "Quando il bisturi taglia ma i batteri vincono"" su Spreaker.

Trascrizione dell'intervista

Valentina Ognibene: Gentile Professor Gasbarrini, la ringrazio moltissimo per averci concesso questa intervista oggi in occasione della sedicesima edizione del Nursing Round qui all'Istituto Ortopedico Rizzoli. Un traguardo davvero eccezionale che la vede presidente del corso.

Partirei subito dalla prima domanda, in particolare dal titolo del congresso, cioè molto netto: "Quando il bisturi taglia ma i batteri vincono". Nella sua carriera ha eseguito migliaia di interventi complessi sul rachide, affrontando patologie degenerative, deformità e problematiche di oncologia vertebrale. Perché ha voluto mettere al centro del Nursing Round 2026 proprio la minaccia infettiva? E in che modo questa sfida chiama in causa direttamente il personale infermieristico?

Dott. Alessandro Gasbarrini: Allora, in primo luogo le infezioni hanno una caratteristica: che sono trasversali. Cioè, si può infettare una patologia degenerativa, una patologia oncologica, una patologia traumatica, così come una deformità. Quindi le infezioni non fanno parte di un settore, ma li racchiudono tutti. Ed è la complicanza più importante che abbiamo in chirurgia ortopedica in generale, ma in particolare in quella vertebrale. Anche perché, come voi potete immaginare, nella patologia vertebrale non è che a uno, se si è infettato, gli si possano rimuovere i mezzi di sintesi, perché sennò uno ha dei problemi neurologici importanti.

Quindi bisogna trovare un sistema per curare questi pazienti senza fare la rimozione dello strumentario inerte. Per cui questa è una sfida che implica, obbliga la collaborazione fra le varie specialità. E fra le varie specialità c'è anche quella infermieristica, perché dobbiamo essere tutti insieme – noi medici, infermieri, gli OSS, gli infettivologi, gli internisti – dobbiamo essere tutti uniti per cercare di combattere questa patologia che è sicuramente molto complessa. E, come la patologia oncologica, necessita di tanti approcci: è l'approccio chirurgico, ma anche l'approccio medico, e l'approccio comportamentale. Quindi solo se c'è l'unione di queste cose si può superare questo difficile traguardo di combattere le infezioni o, addirittura se si può, di prevenirle e non farle venire.

Valentina Ognibene: Oggi il programma ha previsto anche un suo intervento in diretta, direttamente dalla sala operatoria dell'Istituto Rizzoli. Qual è il valore didattico di mostrare un intervento di chirurgia vertebrale in live a una platea composta prevalentemente da infermieri e personale di sala, e quali sono i momenti critici sotto il profilo del rischio infettivo che i partecipanti hanno potuto osservare?

Dott. Alessandro Gasbarrini: Allora, la necessità di far vedere quello che succede in sala è per condividere dei problemi che probabilmente anche gli stessi infermieri che osservano vivono nelle loro sale. Quindi per far capire che la frustrazione che noi proviamo a volte è una cosa condivisa, quindi non si devono preoccupare. Anche un istituto importante come il Rizzoli deve affrontare delle problematiche difficili da risolvere.

E ti dirò di più: più andiamo avanti e più la chirurgia che facciamo è una chirurgia di revisione. Vediamo un sacco di pazienti operati altrove che nessuno vuole più. Sono pazienti "reietti" perché sono pazienti complessi, pazienti che sono già arrabbiati con la sanità perché hanno avuto un problema, se non altro infettivo. E quindi hanno magari già denunciato o richiesto risarcimento danni. Quindi è una situazione molto complessa sia dal punto di vista di approccio, sia dal punto di vista psicologico.

Molto spesso i mezzi di sintesi che sono stati impiantati non hanno i giusti mezzi per rimuoverli, molte volte sono rovinati o sono rotti, e quindi tutto diventa complesso. E un intervento che dovrebbe durare teoricamente mezz'ora diventa un intervento che si prolunga per più ore, con anche danni irreversibili. Non so, la cosa più facile, la lesione della dura madre e quindi la fuoriuscita di liquor, è una delle complicazioni più frequenti. E poi, naturalmente, il paziente ricorda sempre l'ultimo intervento, non quello che magari ha causato il problema.

Per questo motivo è una questione anche di grande responsabilità. Ma se questa responsabilità non se la prende il Rizzoli, chi se la deve prendere? Noi siamo un istituto a carattere scientifico, di diagnosi e cura, abbiamo la pretesa e il dovere di far fronte a quei pazienti che in altri posti magari vengono rifiutati, proprio per problematiche legate all'impegno e alla responsabilità.

Valentina Ognibene: Verissimo, qualcuno ci deve assolutamente pensare. Lei è anche un pioniere riconosciuto a livello mondiale per l'introduzione di straordinarie innovazioni, come i trapianti di vertebre umane da banca dell'osso e l'uso di protesi in titanio personalizzate stampate in 3D. Come si concilia questa spinta verso l'altissima tecnologia con la gestione biologica del rischio infettivo, considerando che i materiali protesici complessi sono superfici ideali per l'adesione batterica?

Dott. Alessandro Gasbarrini: Certo. Noi, come forse sapete, non usiamo antibioticoterapia locale, perché i nostri infettivologi ci hanno fatto capire che non è la strada migliore per combattere le infezioni. Quindi noi usiamo soluzioni antisettiche, però, ancora di più proprio parlando dei biomateriali, noi usiamo strumentari che sono eventualmente ricoperti in argento. Quindi la copertura in argento si sa che combatte la creazione del biofilm e quindi è più difficile che il germe attecchisca. O se no materiali tipo il bio-vetro che, quando si riassorbe, crea un pH alcalino utile per far distruggere dei germi.

E quindi noi cerchiamo di mettere in campo anche la tecnologia per combattere le infezioni, soprattutto utilizzando, con l'aiuto degli ingegneri e dei biologi, che ci dicono i materiali più utili per combattere le infezioni. Perché molte volte le infezioni vengono a seguito di un errore chirurgico. L'errore più stupido è quello di lasciare una garza dentro, per dire. L'errore invece più comune è quello di non dare la stabilità necessaria al segmento di moto. E quindi un segmento instabile è un segmento che si infiamma. L'infiammazione porta sangue, il sangue porta eventualmente germi e il germe porta infezione. Quindi è un gatto che si morde la coda, e quindi impedire che ci sia un'instabilità è già una cura per la prevenzione dell'infezione.

Valentina Ognibene: Vorrei concludere con l'ultima questione di cui in realtà abbiamo appena accennato. Lei ha parlato in diverse interviste della necessità di costruire, il "team perfetto", in cui figure professionali differenti – dal chirurgo all'ingegnere, al biologo, all'infermiere – integrano i propri punti di vista per fare innovazione e garantire sicurezza. Ma nella sua quotidianità alla guida della chirurgia vertebrale del Rizzoli, come si traduce questa sinergia e che ruolo gioca la leadership infermieristica?

Dott. Alessandro Gasbarrini: Vedi, il discorso è che il collaborare con altre figure professionali o altre specialità ti dà la possibilità di osservare le cose da un'altra prospettiva, da un altro punto di vista. Quindi cose a cui tu non dai importanza, invece che ce l'hanno. Anche la disposizione di un tavolo operatorio o cosa aprire prima su un tavolo, perché uno sa cosa deve usare. È inutile aprire una cosa che userai fra un'ora e che quindi si può contaminare. Quindi è essenziale che ognuno faccia il suo. Non è necessario per forza che io sappia perché qualcun altro prende quella decisione o apre quel... quello strumento. Però è importante che ognuno faccia il suo.

E quindi, se una figura fa un qualcosa che non è di sua competenza, inevitabilmente lo fa male. Se io mi metto a riparare un'aorta, è inevitabile che lo faccia meno bene di come lo fa il vascolare, anche se sono un buon chirurgo. Quindi la cosa importante è il rispetto verso le varie figure e la collaborazione, cioè nel senso far capire eventualmente a chi lavora con te il perché di alcune decisioni.

Per cui la componente infermieristica con cui noi lavoriamo, ci laviamo, ci scherziamo e ci arrabbiamo tutti i giorni, è una componente fondamentale per la buona riuscita dell'impianto. Mi ricordo quando ero in specialità che delle volte c'erano dei problemi con strumentiste e il primario di turno ci diceva: "Beh, noi in specialità, lavati, fai tu la strumentista". Ecco, quello ci ha fatto capire quanto è difficile quel ruolo e quanto è importante, e quanto se viene fatto male, come in quei casi, le cose possono prendere una piega sbagliata. Quindi ci vuole anche rispetto verso la professionalità delle varie professioni sanitarie e non pensare che bastano due mani per sostituire una persona, insomma.

Valentina Ognibene: Grazie veramente per la profondità delle sue riflessioni. Vuole lasciare giusto un messaggio chiave per finire questo Nursing Round 2026?

Dott. Alessandro Gasbarrini: Si parla sempre di multidisciplinarità però quella vera è quando veramente le persone capiscono di non essere onnipotenti, ma che uno più uno non fa due, ma fa tre, quattro, cinque. Cioè l'unione delle varie figure professionali è l'innovazione vincente. Molto più di un robot, molto più dell'intelligenza artificiale e molto più di qualsiasi altro sistema.

Quindi la vera novità, la rivoluzione silenziosa della chirurgia vertebrale è quella della collaborazione vera. Quella in cui le persone che lavorano in quell'ambiente si sentono parte di una squadra vera, il cui obiettivo è solo quello di curare il nostro povero paziente che si è affidato nelle nostre mani.

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