Le ICA e la presenza di microrganismi nell'ambiente

2023 infezioniIl termine ICA è l'acronimo di "Infezioni Correlate all'Assistenza", questa tipologia di infezioni possono arrivare ad essere particolarmente pericolose perché il paziente ricoverato è molto fragile.

Le ICA possiamo immaginarle come derivate da tre momenti principali:

  1. le procedure diagnostico terapeutiche eseguite;
  2. il contatto fra persone (paziente/paziente o fra paziente/ operatore sanitario;
  3. le tecniche infermieristiche di gestione del paziente e dei suoi device.

Faccio un passo indietro, prima di pensare alle ICA in generale; la definizione di infezione dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) riporta:

"Una malattia infettiva è una patologia causata da agenti microbici che entrano in contatto con un individuo, si riproducono e causano un’alterazione funzionale: la malattia è quindi il risultato della complessa interazione tra il sistema immunitario e l'organismo estraneo. I germi che causano le malattie infettive possono appartenere a diverse categorie e principalmente a virus, batteri o funghi."

Nello specifico le ICA hanno una tipologia di batteri che ci preoccupano maggiormente, i batteri resistenti agli antibiotici. I più noti sono la Klebsiella e l'Escherichia Coli resistenti alla carbapemenasi, ma ce ne sono molti di batteri resistenti.

La battaglia con le ICA riguarda tutte le fasi delle tecniche e richiede un'operazione coordinata fra tutti gli operatori che lavorano attorno al paziente, medici, infermieri, OSS, addetti alle pulizie. 

Il ricovero in ospedale potrebbe richiedere di identificare pazienti positivi a batteri resistenti che sono portatori sani e possono disperdere nell'ambiente i microrganismi da cui sono colonizzati. 

Le tecniche infermieristiche per essere performanti dovrebbero richiedere spazi e momenti formativi con esercitazioni pratiche e aggiornamento regolari.

In questo modo si potrebbe allenare il mantenimento della sterilità durante le tecniche e il riconoscimento delle zone da evitare per l'alta carica batterica durante le procedure. Spesso è più immediato pensare che quello che fa l'infermiere è facile (vedi anche "La teoria dell,"infermieristica semplice" è un pensiero comune?").

Per questo se succede qualunque cosa non prevista, è colpa sua o del caso.

Come ho scritto prima, spesso ci immaginiamo tre momenti in cui in ospedale si possono acquisire le ICA ma ne vorrei aggiungere altri, prendendo spunto da alcuni articoli.

Il paziente può acquisire il microrganismo dall'ambiente e nell'ambiente ospedaliero può esserci un portatore sano che ha "distribuito" il microrganismo resistente attraverso le superfici. Una persona quando positiva, se identificata, anche se non manifesta l'infezione viene posta in una bolla, una forma di isolamento per evitare la dispersione dell'organismo nell'ambiente.

La persona positiva, non sintomatica può essere tale già dal domicilio, l'esempio è riportato nel documentario Poisoned di Netflix, che è riferito alla realtà Americana dove attraverso la carne acquisiscono molti microrganismi patogeni anche letali. 

Nel nostro immaginario come infermieri, le malattie infettive si trasmettono da persona a persona. In realtà anche le superfici e gli animali sono serbatoi importanti.

Anche se riguardo agli animali di allevamento l'Italia e l'Europa sono attente  all'uso indiscriminato degli antibiotici, ci possono essere allevatori che decidono in autonomia.

La presenza di microrganismi resistenti nell'ambiente se siamo in ospedale è un fattore estremamente critico, perchè ci sono persone fragili ma l'acquisizione per contatto con microrganismi resistenti può avvenire anche in qualsiasi contesto extra ospedaliero.

Le ICA le combattiamo in ospedale almeno 4 momenti:

  1. il contenimento di persone che fungono da sorgente attiva;
  2. le manovre rispettose dell'asepsi rigorosa;
  3. la pulizia ambientale;
  4. la formazione.

La formazione è un punto di forza e coinvolge molto gli infermieri e per essere più incisivo il formatore può arrivare a sottointendere la colpevolizzazione degli infermieri stessi.

Questo passaggio identifica la massima espressione del fallimento formativo. 

La capacità di contenimento di un infezione in ospedale ha visto gli infermieri in prima linea nella riorganizzazione dei reparti per gestire la pandemia. 

Quando ricoveriamo una persona per una patologia quella persona si porta con sè anche una colonia di microrganismi che si è formata ed è stabile da anni o decenni.

Se in un tratto del suo organismo ci sono batteri resistenti, questi sono in equilibrio con gli altri batteri e non gli causano infezione.

Purtroppo non sappiamo se il cambio di ambiente, alimentazione e di terapie porterà ad una maggiore proliferazione di un batterio rispetto agli altri sovvertendo un equilibrio stabile.

Ovviamente il ricovero avviene per necessità cliniche che possono richiedere la terapia antibiotica che se prolungata ucciderà tutti i batteri del microbiota esistente e quindi selezionerà il batterio resistente che avrà tutto lo spazio di crescita per sè, ma noi saremo pronti. 

Bibliografia:

 

 

 

 

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