Capitolo 2.

La malattia mentale, in questo capitolo inquadreremo il problema della malattia mentale, accennando alcuni disturbi psichici e facendo riferimento al quadro normativo prima della legge 180/1978.

Tratto dalla Tesi di Valentina Gieco, relatore Dott.ssa Federica Marini e Dott.ssa Emma Giannelli.


2.1 Storia della malattia mentale 


Malattia mentale è un termine generico che si riferisce ad un gruppo di malattie, così come malattia di cuore si riferisce ad un gruppo di malattie e di disturbi che colpiscono il cuore.

Una malattia mentale è un problema di salute con effetti significativi su come la persona si sente, pensa, si comporta e interagisce con le altre persone. Viene diagnosticata secondo dei criteri standardizzati.

Il termine disturbo mentale è anche usato per questi problemi di salute.

Un problema di salute mentale anche interferisce con la maniera in cui una persona pensa, si sente e si comporta, ma in una misura minore rispetto ad una malattia mentale.

I problemi di salute mentale sono più comuni, e includono la cattiva salute mentale di cui si può soffrire temporaneamente come reazione agli stress della vita.

I problemi di salute mentale sono meno gravi delle malattie mentali, ma possono diventare malattie mentali se non sono trattati in modo efficace.

Le malattie mentali causano molto dolore a chi ne soffre, ed anche ai suoi familiari ed amici.

Questi problemi, inoltre sembrano essere in aumento.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, entro l’anno 2020 la depressione sarà uno dei più gravi problemi di salute in tutto il mondo.

Tipi di malattie mentali

Le malattie mentali sono di diverse specie e gravità.

Alcune delle forme principali sono: depressione, ansietà, schizofrenia, disturbo bipolare dell’umore, disturbi di personalità e disturbi di alimentazione.

Le malattie mentali più comuni sono i disturbi di ansietà e depressivi.

Tutti soffrono a volte di forti sensazioni di tensione, paura, o tristezza. Si tratta di malattia mentale quando queste sensazioni diventano talmente disturbanti e schiaccianti, che la persona incontra grande difficoltà ad affrontare le attività di tutti i giorni, come lavoro, godimento del tempo libero e mantenimento delle relazioni.

Nei casi estremi, chi soffre di disturbi depressivi può non riuscire nemmeno ad alzarsi dal letto o a prendersi cura di se' fisicamente.

Chi soffre di certi tipi di disturbi di ansietà può non essere capace di uscire da casa, o può seguire dei rituali compulsivi per aiutare ad alleviare le paure. Meno comuni sono le malattie mentali che comportano psicosi.

Queste includono schizofrenia e disturbo bipolare dell’umore. Chi soffre di un episodio acuto di psicosi perde contatto con la realtà e percepisce il suo mondo in maniera diversa dal normale.

La capacità di capire il senso dei pensieri, dei sentimenti e del mondo attorno, è gravemente menomata. Un episodio psicotico può causare ossessioni, come falsi sensi di persecuzione o di colpa, o manie di grandezza. Può causare allucinazioni, quando la persona vede, sente o percepisce odori o sapori che non ci sono.

Gli episodi psicotici possono essere minacciosi e sconcertanti per le altre persone.

Sono comportamenti difficili da comprendere, per chi non ne ha familiarità.La concezione attuale della malattia mentale è senz’altro più complessa rispetto alle semplificazioni del passato, anche recente, e vede una sostanziale convergenza del mondo scientifico internazionale e della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Si tratta di un disturbo multifattoriale dove gli elementi biologici, psicologici e sociali, giocano un ruolo fondamentale nella genesi, nella evoluzione e nel trattamento.

Nell’epoca manicomiale, terminata nel nostro paese circa 24 anni fa con la legge 180 del 1978, il malato di mente era considerato organicamente deteriorato, inguaribile, pericoloso per sé e per gli altri.

Negli ospedali psichiatrici venivano infatti accomunati persone dementi, handicappati psicofisici, anziani, anche non autosufficienti, insieme a chi soffriva esclusivamente di disturbi psichiatrici.

Il filo logico che univa queste classi patologiche era l’impossibilità della scienza di curarle e la volontà della società di escluderle.

I malati di mente erano “rinchiusi” praticamente a vita e le cure limitate a pochi strumenti, consistevano in docce fredde, sedie rotatorie, elettroshock, contenzioni fisiche. Strumenti che erano considerati all’epoca scientificamente validi, pur essendo spesso utilizzati come mezzi di repressione e di punizione. Con la scoperta della psicanalisi da parte di Freud, l’aspetto psicologico, la relazione interpersonale, la storia della persona, assumono un ruolo importante, anche se limitato in un primo tempo al lettino dello psicoanalista e inizialmente contestato dalla cultura organicistica universitaria.

D’altro canto la scoperta degli psicofarmaci, a partire dalla seconda metà del novecento, ha rappresentato un importante fattore di progresso per la psichiatria, consentendo di poter disporre di uno strumento alternativo alle vecchie metodiche custodialistiche-repressive.

La psicofarmacologica ha inoltre favorito il passaggio della psichiatria, da pratica sostanzialmente non medica a branca riconosciuta nell’alveo della scienza ufficiale anche se sempre considerata di minore rilevanza.

Un terzo fattore che ha dato un contributo rilevante alla nascita della moderna psichiatria ed alla concezione della malattia mentale è rappresentato dalla scoperta dell’influenza del sociale nella evoluzione dei disturbi psichici.

Al di là delle concezioni ideologiche che nella seconda metà del 900 hanno pervaso una parte della cosiddetta antipsichiatria e che sostenevano l’inesistenza della malattia mentale, in quanto prodotto della società capitalista, la corrente sociale ha portato a considerare l’influenza della società moderna sulla malattia mentale.

A questo proposito è opportuno ricordare che lo stesso Basaglia, psichiatra che con la sua battaglia per la chiusura dei manicomi ha determinato la legge 180, affermava comunque l’esistenza della malattia, pur evidenziando il ruolo condizionante dei valori della società nella sua nascita, evoluzione e considerazione.

Per completare la sintesi dei filoni storici che hanno portato alle attuali valutazioni della malattia mentale, si deve evidenziare il ritorno, in particolare nell’ultimo decennio, della importanza attribuita alla componente genetico-biologica23. Nell’odierna società la malattia mentale occupa spazi rilevanti rispetto alle altre patologie somatiche, nelle rappresentazioni dell’immaginario simbolico comune.

A favore dell'origine genetica dei disturbi mentali c'è l'osservazione che diverse patologie hanno più probabilità di presentarsi in persone con parenti – non solo di primo grado – che hanno la stessa malattia o che l'hanno avuta in passato.

Una seconda spiegazione prende in considerazione i cosiddetti fattori ambientali, cioè gli elementi di stress o di disagio causati dal contesto che ci circonda o dalle fasi più o meno difficili a cui siamo esposti nel corso della vita. In altre parole le persone possiedono alcuni fattori individuali, ereditari e non, che possono "predisporre" alla malattia o al contrario possono "proteggere" da essa.

Questi fattori interagiscono con alcuni elementi dell'ambiente, che a loro volta possono favorire o al contrario rendere meno probabile la comparsa di una patologia.