stesura del romanzo

Dopo aver individuato la “situazione”, dopo essermi documentato a sufficienza e composto un “incipit” valido (si vedano i precedenti articoli pubblicati su InfermieriAttivi il  24 e il 26 luglio) iniziano le fasi della “stesura”, della “revisione” e della definitiva “chiusura” del romanzo. 

Ogni autore ha un proprio modo di approccio. Proust scriveva, a mano, ogni pagina su un foglio di carta al quali incollava altri fogli per ogni successiva revisione del contenuto, ogni gruppo di pagine veniva arrotolato e numerato così che la stanza dove scriveva si riempiva di una quantità infinita di rotoli (si pensi alla vastità della Recherche e si può immaginare il volume di carta che l’autore produceva).

La stesura

La trattazione dei modi di composizione dei grandi scrittori è affascinante, ma qui io vi parlerò del mio metodo, che posso riassumere con una semplice frase. Io scrivo, non tutti i giorni, un’ora o due al giorno, di getto, senza correggere, senza rileggere quello che ho scritto prima e senza sapere “che succederà” nel capitolo successivo né, tantomeno, come terminerà il romanzo. Ho chiara quale sia la “situazione” ma non gli eventi, né la quantità e il profilo dei personaggi. Non di rado, mentre non scrivo, immagino una scena, un dialogo, un nuovo protagonista ma è facile che, scrivendo, queste idee vengano sostituite da altre inattese. Talvolta ho una illuminazione precisa, per esempio su una svolta della vicenda, persino sul finale, che, scrivendo, viene confermata o meno. Si tratta di una scoperta progressiva, il romanzo vive di vita propria e devo confessare che io mi percepisco con un “esecutore” di un disegno sconosciuto. Non è infrequente che mi avverta inadeguato, ovvero di non riuscire a “eseguire” con compiutezza il mio compito di estensore oppure mi senta affannato per non essere tempestivo quanto necessario per afferrare le parole indispensabili per descrivere gli eventi. 

La stesura di La mia casa a Muzawa è iniziata il 31 agosto 2024 e la conclusione della prima stesura è avvenuta il 26 gennaio 2025. Ho scritto qualcosa per 92 volte (su 150 giorni) e alla fine il file aveva la dimensione di 445.000 battute (spazi compresi).

Terza persona o “io narrante”

Il romanzo può essere scritto in terza persona, ovvero l’autore descrive ciò che accade senza essere egli stesso protagonista. “Mario assunse una decisione importante...” oppure può immedesimarsi in uno dei protagonisti (che non è detto che sia il protagonista principale). Se l’autore scrive nei panni di Mario la frase sarà dunque “Assunsi una decisione importante…”. 

Io scrivo sempre immedesimandomi in uno dei protagonisti. All’inizio della stesura mi trovo nella necessità di individuare “chi sarò”. È una scelta che è fortemente condizionata dalla “situazione” e dall’ “incipit”. Ne “La mia casa a Muzawa” l’io narrante è l’infermiera Agnese Bertozzi. Amo essere una delle protagoniste femminili, sui 13 romanzi che ho scritto in 7 di essi sono stato donna e negli altri 5 uomo. È accaduto più volte che lettori di case editrici (che sovente leggono senza avere informazioni sull’autore) abbiano pensato che il romanzo fosse stato scritto da una donna. Perché scrivo “da donna”? Non ne ho idea, ma ho avuto la riprova di essere stato capace di addentrarmi all’interno dei delicati e complessi meandri della personalità femminile.

Dopo la fine della prima stesura

Conclusa la prima stesura inizia il calvario della fase di revisione. Per dare una idea se la prima stesura si era conclusa il 26 gennaio del 2025 (con 445.000 battute) la stesura finale sulla quale è stata realizzata la pubblicazione è stata conclusa il 28 dicembre 2025 (con 243.000 battute). Il romanzo si è dunque molto assottigliato in quanto intere parti sono state cancellate e sostituite da altre molto più brevi.

La revisione è una vera sofferenza, in quanto “buttare via” ciò che si è scritto è un processo innaturale. Lo scrittore ha scritto, e non casualmente, dunque gettare viene avvertita come una operazione contronatura. È molto doloroso privarsi di pagine e pagine che sono costate immaginazione e lavoro, si tratta di una operazione che richiede coraggio, ma non è pensabile evitarlo, le ragioni che portano a eliminare talvolta interi capitoli sono valide e non vi si può opporre. Io ho sempre pensato che il vero lavoro dello scrittore sia possedere la capacità di sottrarre tutto ciò che è inutile o pleonastico, sino al momento nel quale, rileggendo, non vi sia più nulla da modificare.

Autopubblicazione

Dopo 10 romanzi pubblicati con piccoli e piccolissimi editori ho scelto di dedicarmi all’autopubblicazione scegliendo la piattaforma KDP di Amazon. Ciò mi consente di gestire in proprio la promozione e di tradurre in altre lingue sulla base delle mie intuizioni.

Oggi La mia casa a Muzawa è tradotto in inglese, francese e spagnolo e la promozione che svolgo personalmente è globale. Certo, il libro non è disponibile in libreria, ma conto sul fatto che ormai esista un vasto pubblico abituato all’acquisto on-line.

Editing

Un tempo esisteva il “Correttore di Bozze”, ovvero un professionista incaricato dalla Casa Editrice per scovare nel testo errori ortografici, grammaticali e sintattici nonché ripetizioni e errori di trama (personaggi che venivano presentati come “accuratamente sbarbati” e che più avanti “si passano le dita nella folta barba scura”) o di contesto storico, politico o geografico (distanze, tempi di percorrenza, unità di misura etc.).

Oggi esiste, anche presso i piccoli e piccolissimi editori la figura dell’Editor, ovvero, “il professionista che affianca l’autore nella revisione del manoscritto per migliorarne la struttura, lo stile e la coerenza”. Ho avuto, nelle precedenti pubblicazioni con Case Editrici, Editor che hanno operato con maggiore o minore profondità, ma per gli ultimi due romanzi autopubblicati su KDP di Amazon (tra i quali “La mia casa Muzawa”) non ho voluto affidarmi a un Editor ma soltanto a una persona che ha svolto l’antico ruolo di “correttore delle bozze”.

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Foto di Tima Miroshnichenko

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