Nel precedente articolo del 24 luglio ho descritto le fasi che mi hanno portato a individuare la "situazione" del mio romanzo — ovvero l'argomento, la collocazione storica e geografica — identificata nella "missione umanitaria" in Africa. Un'Africa che rappresenta il mio vero punto di partenza.
La ragione è precisa: tra il 2015 e il 2020 sono stato più volte in Nigeria, Ghana e Mozambico per il mio lavoro (che non era di natura sanitaria né legato alle missioni). Ho conosciuto l'Africa da vicino, ne ho vissuto gli odori, la luce, la confusione delle città e le voci degli abitanti. Anni dopo, tutte queste sensazioni sono riemerse trasformandosi in una necessità narrativa. Una volta scelto il contesto, mi sono documentato a fondo leggendo numerosi libri e consultando molti documenti, come raccontavo nella prima parte.
Le fonti
Ho letto alcuni libri dove sono raccolte testimonianze da parte degli operatori delle missioni umanitarie (medici, infermieri, psicologi, logisti etc.), altri nei quali si parla di immigrazione, altri ancora sui contesti nei quali le Organizzazioni Umanitaria opera.
Raccolte di testimonianze dagli operatori delle organizzazioni umanitarie
- STORIE SENZA FRONTIERE – A cura di Medici Senza Frontiere, curato da Gigliola Alvisi ed edito da PIEMME. Per offrire una idea del contenuto questi alcuni dei titoli delle diverse storie; “Un lavoro fatto di anima”, “Una scorta di bellezza”, “Il superpotere della flessibilità”
- LETTERE DAL CUORE DEI CONFLITTI – A cura di Medici senza Frontiere ed edito da Libreria Dante-Descartes. Sul risvolto di copertina si legge una frase di Chiara Burzio (medico di MSF) “In guerra tutti perdono. A Mosul ogni persona ha perso qualcosa: i più fortunati hanno perso solo la casa; quasi tutti hanno perso almeno una persona cara; alcuni hanno perso una gamba, un rene; i bambini hanno perso la gioia di essere”
- LE FERITE – Quattordici grandi racconti per i cinquant’anni di Medici Senza Frontiere. Edito da Feltrinelli. Si tratta di una raccolta di racconti di, tra gli altri, Sandro Veronesi, Marcello Fois, Domenico Starnone.
- GEOGRAFIE UMANITARIE di terra, di Mare, di Pace -di Andrea Bellardinelli, prefazione di Simonetta Gola. Edito da Affinità Elettive. Una raccolta di storie e di riflessioni maturate dall’autore (operatore umanitario e direttore del Programma Italia di EMERGENCY) su un arco di tempo di oltre vent’anni.
- NOI NON RESTIAMO A GUARDARE – Medici Senza Frontiere nel mondo – Lettere e testimonianze. Prefazione di Dacia Maraini. Edito da Feltrinelli. Una raccolta di testimonianza, (per esempio” Li chiamano operatori umanitari”) e di lettere, appunto di operatori umanitari che hanno agito in numerosi teatri (Afghanistan, Burkina Faso, Haiti, Niger etv.)
Testimonianze e saggi sull’immigrazione
- UMANITÀ IN BILICO – Medici Senza Frontiere, venticinque anni dalla parte degli esclusi, di Giuseppe De Mola, con una prefazione di Marco Damilano. Edito da Infinito Edizioni. Si tratta di una ventina di brevi capitoli, ciascuno di essi dedicato a una vicenda di immigrazione nel nostro paese a Lampedusa, Castelvolturno, Pozzallo ed anche a Milano, Bergamo, Torino.
- MIGRAZIONI – La verità oltre le ideologie – Di Hein De Haas edito da Einaudi Stile Libero. Una disamina accurata ed estremamente documentata della dimensione e delle rotte delle migrazioni
Saggi su alcuni tra gli aspetti più critici delle missioni umanitarie
- INTERVENIRE A OGNI COSTO? – Negoziati umanitari: l’esperienza di Medici Senza Frontiere. A cura di Claire Magone, Michael Neuman, Fabrice Weissman. Edito per Medici Senza Frontiere da Cooper. Un testo chiave per comprendere a fondo le problematiche che vive l’azione umanitaria nelle aree nelle quali interviene: i rapporti con le autorità civili, militari e religiose, il conflitto con le tradizioni e le usanze delle popolazioni assistite e gli sforzi negoziali e organizzativi per garantire il servizio migliore tutelando la sicurezza degli operatori. Il testi offre una vasta casistica, per esempio: “Sri Lanka, Medici Senza Frontiere nella guerra totale”, “Quando si negozia tutti. MSF in Somalia”, “Gaza. Conflitto di sovranità”, “MSF in Myanmar, Contro la dittatura. Contro tutti”, “Nigeria. Relazioni (di salute) pubbliche”, “Silenzio, stiamo curando…”
- YOUTH AND TERRORISTI ACTIVITIES IN BORNO STATE, NIGERIA - Una tesi di dottorato in sociologia del PhD Stephen B. Oladipo dell’università di Calabar (Nigeria) edita dallo stesso Oladipo nel 2023 sul fenomeno degli Almajiri (minori abbandonati dalle famiglie che divengono preda di organizzazioni fondamentaliste)
L’uso delle fonti per la stesura del romanzo
È bene premettere che un romanzo non è un saggio storico né un pamphlet di attualità politica e che pertanto lo studio della documentazione di riferimento ha finalità diverse. In LA MIA CASA A MUZAWA non si assumono posizioni su, per esempio, le limitazioni che le autorità politiche, militari e religiose impongono alle organizzazioni umanitarie operanti nei loro territori. In particolare, per offrire un caso molto reale, nel mio romanzo non si discute di come affrontare e gestire il diktat del potere militare di una nazione in guerra contro una fazione interna che impedisce (oppure ostacola fortemente) la cura dei feriti della parte avversa. Dunque in LA MIA CASA A MUZAWA si racconta una storia, che i lettori potranno interpretare come ritengono in base alle loro idee politiche, ai loro indirizzi filosofico e alle loro inclinazioni emotive, ma, lo ripeto, non si esprimono giudizi né politici né storici, non si propongono soluzioni né tantomeno si individuano le azioni più adeguate per conseguirle.
Ciononostante possedere una conoscenza approfondita del contesto nel quale si sviluppa la storia raccontata è decisivo, sia per costruire una vicenda che, pur frutto di fantasia, sia realistica e sia per definire protagonisti verosimili. È questa la ragione per la quale ho scelto di documentarmi con attenzione e profondità. Pertanto i fatti e le cose descritte nel romanzo pur non essendo effettivi sono, appunto, realistici. In particolare le testimonianze sono state preziose per creare i momenti più d’impatto delle vicende e i saggi sull’immigrazione e sulle criticità organizzative e gestionali per costruire il “senso profondo” che ho voluto andare a esprimere.
Il “senso profondo” e la professione di infermiere
Non accennerò a questo “senso profondo”. In primo luogo in quanto non si tratta di una indicazione univoca, ma una serie di situazioni narrative che inducono nel lettore riflessioni diverse e, in secondo luogo, proprio perché non stiamo parlando di una definizione o di una sentenza, per cogliere questo “senso profondo” il lettore ha bisogno di leggere l’intera storia
Mi è invece consentito evidenziare come il “senso profondo” del mio romanzo sia strettamente intrecciato alla figura di Agnese Bertozzi, l’infermiera bolognese che racconta la vicenda e che, con le sue parole, le sue prese di posizione, i suoi atti, anche di coraggio, descrive con precisione quale sia oggi la figura dell’infermiere professionale, quali le sue ambizioni, quali le contraddizioni che vive, quali le difficoltà che deve affrontare. Agnese è un a infermiera e moltissimi tra coloro che avranno la pazienza di leggere il romanzo si immedesimeranno: i suoi sogni, le sue fatiche, le sue emozioni, i suoi dubbi sono infatti quelli di ogni suo collega, di ogni età, di qualunque nazionalità e di qualunque specializzazione.
Nel prossimo, e ultimo, articolo vi parlerò della stesura del romanzo, di come ho lavorato, di quali difficoltà ho dovuto superare sino al momento finale nel quale non è più necessario intervenire sul testo in quanto non c’è proprio più nulla da cambiare.
