infermieri

Per la prima volta dalla sua costituzione, la FNOPI ha reso noto il numero di infermieri cancellati d’ufficio dall'albo per decesso. Il dato, pubblicato in un'ottica di trasparenza, si riferisce al primo semestre del 2026.

Questa rilevazione consente di avviare riflessioni sui margini di miglioramento della professione infermieristica in termini di salute occupazionale, nonché sulle dinamiche sindacali interne alla categoria. Il numero di professionisti rimossi dall’albo nei primi sei mesi del 2026 ammonta a 191 unità; negli anni precedenti tale informazione era accorpata ad altre cause di cancellazione e non risultava direttamente fruibile.

Non rientra tra le competenze della FNOPI l'analisi clinica delle cause di decesso, occorre inoltre considerare che numerosi professionisti mantengono l'iscrizione all'ordine oltre il termine dell'attività lavorativa.

Tuttavia, il rilievo mediatico della professione porta la stampa locale a documentare le cause dei decessi degli infermieri, specialmente in caso di eventi improvvisi. L'osservazione dei casi riportati dalla cronaca permette di quantificare le ragioni prevalenti:

Incidenti stradali e infortuni in itinere

Gli incidenti della circolazione stradale costituiscono una causa ricorrente di mortalità traumatica per gli infermieri in età lavorativa. Tale dato è spesso correlato alla necessità di coprire ampi tragitti per raggiungere le strutture sanitarie o al rientro da turni notturni e di emergenza.

A maggio 2026, un infermiere di 42 anni, esperto in area dialitica presso l'Ospedale "Giovan Battista Grassi" di Ostia, ha perso la vita a Fiumicino a seguito di un impatto tra la sua motocicletta e un furgone presso un incrocio a scorrimento veloce. Ad aprile 2026, un'infermiera di 44 anni, in servizio nel reparto di Medicina Generale dell'Ospedale Civile di Voghera, è deceduta per uno scontro frontale lungo la strada provinciale 461 a Rivanazzano Terme.

Il rischio stradale coinvolge anche i rappresentanti sindacali della professione: nell'agosto 2025 un infermiere di 46 anni, segretario aziendale di un sindacato presso l'Ospedale di Praia a Mare, è deceduto in un incidente sul lungomare locale. Nel luglio 2026 si registra inoltre la scomparsa di un professionista di 66 anni in seguito a una caduta in scooter lungo la strada provinciale Lariana a Bellagio.

Eventi cardiaci acuti e malori improvvisi

Una seconda categoria di decessi con rilevante impatto organizzativo comprende i malori sul posto di lavoro o nel domicilio. A febbraio 2026, un infermiere di 32 anni in servizio nel sistema di emergenza-urgenza territoriale 118 (Centrale Operativa di Pistoia ed Empoli) è stato rinvenuto senza vita nella propria abitazione per un arresto cardiaco.

A maggio 2026, a Castelnuovo Garfagnana, un infermiere di 46 anni ha subito un infarto cardiaco fatale a breve distanza dalla conclusione del proprio turno di lavoro ospedaliero.

Patologie cronico-degenerative e decessi in quiescenza

Una terza componente riguarda l'insorgenza di patologie neoplastiche ad evoluzione rapida in professionisti giunti al termine della carriera.

Un caso documentato risale al luglio 2026 a Montecatini Terme, riguardante un infermiere in quiescenza di 77 anni, ex operatore per decenni presso l'Ospedale "Cosma e Damiano" di Pescia, deceduto per le complicanze di una neoplasia pancreatica.

La prevenzione sanitaria nella professione

Da un punto di vista professionale, si pone l'interrogativo sulla carenza di monitoraggio sistematico delle condizioni di salute degli operatori sanitari. Sebbene il personale operi a stretto contatto con la medicina specialistica, l'accesso alle cure segue spesso iter standardizzati. In Emilia-Romagna, ad esempio, sono attivi programmi di screening per patologie oncologiche; tuttavia, in presenza di sintomatologia cardiologica atipica, il lavoratore della sanità adotta i percorsi della popolazione generale, ad eccezione dei dipendenti provvisti di coperture assicurative integrative che permettono l'accesso programmato in strutture convenzionate.

L'incidenza di decessi per patologie organiche suggerisce la necessità di riflessione, considerando che molti infermieri affrontano iter di guarigione o cronicizzazione della malattia. A livello globale, esistono organizzazioni strutturate per il monitoraggio sistematico della salute degli infermieri.

Paesi e organizzazioni che monitorano la salute degli infermieri

Dall'analisi delle fonti ufficiali non emerge una nazione dotata di un unico registro specifico dei decessi degli infermieri volto a produrre direttive esclusive per la professione. I sistemi di sorveglianza strutturati operano incrociando i registri delle cause di morte, i dati occupazionali, le indagini sulla salute dei lavoratori e le raccomandazioni degli istituti di medicina del lavoro.

Stati Uniti

Le organizzazioni di riferimento sono le Nurses’ Health Studies (Harvard T.H. Chan School of Public Health, Brigham and Women’s Hospital), il NIOSH (CDC), il National Vital Statistics System e il Bureau of Labor Statistics.

Le Nurses’ Health Studies seguono coorti prospettiche mediante questionari e collegamento con il National Death Index, registrando la mortalità generale e specifica (malattie cardiovascolari, tumori, patologie respiratorie). Il CDC analizza i certificati di morte per settore lavorativo e il NIOSH elabora strumenti per la prevenzione dei rischi occupazionali. Questo modello produce un'ampia ricerca epidemiologica.

Regno Unito (Inghilterra e Galles)

Il sistema si basa sull'Office for National Statistics (ONS), l'Health and Safety Executive (HSE) e l'NHS England.

L'ONS pubblica dati sui decessi per professione, comprese statistiche su COVID-19 e sui tassi di suicidio. L'HSE diffonde indicazioni operative sui rischi sanitari (stress, violenza, movimentazione). Il monitoraggio è valido per l'intero settore sanitario, sebbene manchi un rapporto annuale dedicato unicamente agli infermieri.

Australia

Le autorità competenti includono Safe Work Australia, Australian Institute of Health and Welfare (AIHW) e l'Australian Bureau of Statistics (ABS).

Safe Work Australia redige un profilo della forza lavoro dell'assistenza, documentando infortuni, rischi psicosociali e violenza, oltre a pubblicare i decessi traumatici sul lavoro per settore. Il sistema monitora efficacemente i rischi professionali infortunistici, ma non la totalità delle cause naturali di morte.

Svezia, Finlandia e Norvegia

I Paesi scandinavi dispongono di agenzie nazionali per l'ambiente di lavoro, istituti di salute pubblica e registri dettagliati delle cause di morte (es. Socialstyrelsen in Svezia, FIOH in Finlandia, STAMI in Norvegia). Vengono condotte indagini approfondite su burnout, lavoro notturno e rischio oncologico, con la possibilità tecnica di incrociare i registri professionali con i dati clinici a fini di ricerca, anche in assenza di un bollettino annuale ordinario sulla mortalità.

Canada

Operano Statistics Canada, Canadian Institute for Health Information (CIHI) e Health Canada.

Indagini come la National Survey of the Work and Health of Nurses hanno analizzato stress, malattie croniche e infortuni. Le Canadian Census Health and Environment Cohorts permettono lo studio della mortalità mediante l'incrocio di censimenti e dati amministrativi, con un approccio prevalentemente orientato alla ricerca saltuaria.

Organizzazioni Internazionali

L'OMS/WHO e l'ILO definiscono standard globali per la registrazione delle malattie occupazionali e la prevenzione dei rischi psicosociali, sottolineando la necessità di registrare eventi avversi per l'adozione di misure protettive formali.

Sintesi comparativa dei sistemi di monitoraggio

Sistema

Salute degli infermieri

Cause di morte per professione

Produzione di indicazioni preventive

Stati Uniti

Elevata

Elevata

Elevata

Regno Unito

Elevata per il personale sanitario

Elevata

Elevata

Australia

Elevata

Parziale (lavoro e suicidio)

Elevata

Svezia

Elevata

Potenzialmente collegabile

Elevata

Finlandia

Elevata

Collegabile per ricerca

Elevata

Norvegia

Elevata

Collegabile per ricerca

Elevata

Canada

Periodica ma discontinua

Collegabile per ricerca

Media

WHO–ILO

Globale, aggregata

Non nominativa

Elevata

In ottica di sviluppo di un osservatorio italiano, i modelli di riferimento risultano quello statunitense (per l'approccio epidemiologico di coorte) e quello dei Paesi scandinavi (per l'integrazione informatica dei registri).

Una struttura analoga in Italia richiederebbe il coordinamento dei dati in formato anonimizzato tra FNOPI, ISTAT, INAIL, INPS e flussi sanitari regionali, per distinguere la mortalità generale da quella correlata a fattori professionali o incidenti in itinere.

Considerazioni sindacali e organizzative

Se da un lato FNOPI nel suo ruolo di istituzione potrebbe sostenere un maggior controllo delle condizioni di salute degli infermieri, dall’altro il decesso dei colleghi per incidente stradale al termine del turno notturno impone una riflessione di natura sindacale. Se il sinistro viene riconosciuto come infortunio in itinere, l'INAIL provvede al supporto economico dei superstiti.

Tuttavia, dal punto di vista dell'azione sindacale interna alle aziende ospedaliere, si riscontra l'assenza di mobilitazioni o scioperi storicamente indetti per denunciare i decessi correlati all'organizzazione del lavoro infermieristico. Si denota una carenza di attenzione specifica per la categoria: il lavoro su turni, in passato riconosciuto come gravoso e compensato con specifiche indennità, ha subìto nel tempo un progressivo ridimensionamento del proprio riconoscimento economico e sociale.

Conclusioni

Questo articolo nasce per offrire idee alle nuove generazioni di colleghi che proprio perchè giovani credono che sia tutto scritto e deciso al meglio. Mentre quel numero 191 ha un peso ed un valore importante e consente di fare ipotesi e lasciare idee libere.

Oggi più di ieri grazie alle tecnologie chiamate IA è possibile avere una panoramica di cosa fanno nel mondo e se fanno qualcosa di buono perchè non farlo anche in Italia.

Bibliografia

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Foto di Serena Koi

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