Analisi della sicurezza antincendio nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali italiane:

incendio

Il panorama della sicurezza antincendio nelle strutture sanitarie italiane sta attraversando una fase di profonda trasformazione, spinta da una necessità impellente di aggiornamento strutturale e da una revisione dei paradigmi normativi che per decenni hanno regolato il settore.

La complessità intrinseca di un ospedale o di una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) risiede nella coesistenza di carichi d'incendio elevati, infrastrutture spesso vetuste e, soprattutto, la presenza di una popolazione occupante caratterizzata da estrema vulnerabilità.

Un incendio in questi contesti non rappresenta solo un'emergenza tecnica, ma una minaccia diretta alla continuità assistenziale e alla vita di soggetti che, in molti casi, sono impossibilitati a provvedere autonomamente alla propria evacuazione.

L'analisi degli eventi verificatisi nel biennio 2023-2024 ha messo in luce criticità sistemiche che vanno oltre la semplice mancanza di dispositivi antincendio, toccando le corde della gestione organizzativa, della manutenzione programmata e della cultura della sicurezza integrata nel rischio clinico.

Questo rapporto intende esplorare in modo esaustivo le dinamiche degli incendi in ambito sanitario, confrontando il quadro normativo tradizionale con le nuove disposizioni prestazionali del Codice di Prevenzione Incendi, analizzando nel dettaglio casi studio reali e delineando il futuro della prevenzione attraverso l'intelligenza artificiale e la digitalizzazione dei processi di sicurezza.

Analisi statistica e fenomenologia degli incendi in ambito sanitario

La frequenza degli incendi nelle strutture sanitarie italiane, sebbene contenuta in termini assoluti rispetto alla totalità degli interventi tecnici urgenti, presenta una magnitudo di rischio specifica elevatissima a causa del tipo di utenza coinvolta. Secondo i dati consolidati dell'Annuario del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco riferiti all'anno 2023, si sono registrati sul territorio nazionale 605 tra incendi ed esplosioni in ambito sanitario, dato che rappresenta lo 0,25% del totale nazionale degli incendi. Tuttavia, se si confronta questo dato con la distribuzione delle strutture, emerge che circa lo 0,61% degli ospedali italiani è stato interessato da un evento incendiario nel solo 2023, una percentuale significativamente superiore rispetto allo 0,08% registrato nello stesso periodo negli Stati Uniti.

Tale discrepanza evidenzia una vulnerabilità peculiare del sistema italiano, legata a fattori quali l'anzianità media degli edifici ospedalieri, spesso risalenti agli anni '60 e '70, e una ancora limitata diffusione di sistemi di protezione attiva automatica come gli sprinkler. Analizzando la distribuzione territoriale, si osserva una concentrazione di eventi particolarmente alta in alcune regioni: la Campania, ad esempio, ha registrato circa il 25% del totale nazionale degli incendi in ospedali e case di cura tra il 2018 e il 2023, seguita da Lombardia (15%) e Lazio (12%).

Le cause scatenanti degli incendi mostrano una netta prevalenza di fattori tecnici ed elettrici, come evidenziato nella tabella seguente, che sintetizza le tipologie di innesco più frequenti rilevate nelle indagini tecniche.

Categoria di innesco

Frequenza stimata 

Implicazioni tecniche e manutentive

Guasti elettrici (quadri, prese, cablaggi)

26%

Legati alla vetustà degli impianti e al sovraccarico delle linee per nuove apparecchiature.

Cause non accertate / Incerta origine

23%

Spesso riconducibili a micro-guasti o autocombustione di rifiuti stoccati.

Azioni dolose o colpose (pazienti, terzi)

21%

Inclusi atti di vandalismo o l'uso improprio di fiamme libere (es. sigarette).

Apparecchiature elettromedicali

11%

Surriscaldamento di dispositivi non adeguatamente manutenuti o monitorati.

Lavori di manutenzione e cantieri

11%

Inneschi accidentali durante attività di saldatura o uso di utensili a caldo.

Cucine e fonti di calore

8%

Produzione di fumi e fiamme in aree di servizio e ristoro.

Tabella 1: Distribuzione delle cause di incendio nelle strutture sanitarie italiane.

Oltre alla causa iniziale, ciò che determina la gravità dell'evento è la capacità di propagazione. In Italia, la percentuale di incendi che si estendono oltre il locale di origine è stimata oltre il 70%, un valore drasticamente superiore a quello degli Stati Uniti (dove il 68% resta confinato nell'area di innesco), indicando carenze croniche nella compartimentazione e nella rilevazione precoce.

Evoluzione del quadro normativo: Dal D.M. 2002 al nuovo codice di prevenzione incendi

La progettazione antincendio in sanità ha vissuto per quasi vent'anni sotto l'egida del D.M. 18 settembre 2002, una regola tecnica di stampo prescrittivo che imponeva requisiti rigidi basati su standard dimensionali fissi. Sebbene tale approccio garantisse una certa uniformità, esso si è rivelato spesso inapplicabile alle strutture storiche o preesistenti, costringendo i responsabili delle attività a ricorrere sistematicamente a deroghe per l'impossibilità di adeguare fisicamente corridoi, scale o compartimenti ai moduli prescritti.

Con l'introduzione del D.M. 3 agosto 2015 (Codice di Prevenzione Incendi) e l'approvazione della specifica Regola Tecnica Verticale V.11 (D.M. 29 marzo 2021), l'Italia ha adottato un approccio prestazionale. Questo sistema permette al progettista di modulare le misure di sicurezza in base a una valutazione del rischio specifica, utilizzando strumenti avanzati di Fire Safety Engineering (FSE).

Uno dei vantaggi principali del nuovo Codice è la flessibilità nella gestione dell'esodo. Mentre il D.M. 2002 calcolava la capacità di deflusso su moduli standard di 60 cm, il Codice permette di misurare l'effettiva larghezza in millimetri e di adattare i tempi di evacuazione alla realtà clinica della struttura.

Per i compartimenti con pazienti non autosufficienti (profilo Rvita D1 o D2), è obbligatorio prevedere l'esodo orizzontale progressivo, ovvero la possibilità di trasferire i degenti in un compartimento adiacente sicuro, capace di resistere al fuoco e al fumo per il tempo necessario ai soccorsi esterni per intervenire.

Case report 1: il rogo dell'Ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli

L'incendio scoppiato la sera dell'8 dicembre 2023 presso l'ospedale di Tivoli rappresenta un tragico esempio di come il fallimento della prevenzione passiva e della gestione dei rifiuti possa paralizzare una struttura sanitaria d'eccellenza. Le fiamme sono divampate in un'area esterna sul retro della struttura, in un passaggio stretto dove erano stati accumulati rifiuti sanitari speciali e materiali plastici in attesa di smaltimento.

L'innesco, pur non essendo di matrice dolosa, ha trovato un terreno fertile nel carico d'incendio stipato impropriamente. La dinamica di propagazione è stata influenzata drasticamente da gravi carenze nella compartimentazione: il fumo, denso e tossico, si è incanalato verticalmente e orizzontalmente attraverso condotti non protetti e porte tagliafuoco che non hanno funzionato correttamente, raggiungendo in pochi minuti i reparti di degenza e il pronto soccorso.

L'evacuazione di circa 200 persone, tra cui neonati e pazienti in terapia intensiva, è avvenuta in condizioni di visibilità nulla e assenza di corrente elettrica. Tre pazienti sono deceduti: due per inalazione di fumi tossici e uno per un arresto cardiaco provocato dallo stress psicofisico dell'evacuazione. Questo evento ha evidenziato che la sicurezza antincendio non può prescindere da una gestione quotidiana degli spazi esterni e da una manutenzione certificata degli impianti attivi e passivi.

Case report 2: la strage della RSA "Casa per Coniugi" di Milano

L'incendio occorso nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2023 nella RSA milanese "Casa per Coniugi" mette a nudo la vulnerabilità delle strutture socio-assistenziali durante le ore notturne. L'incendio ha avuto origine nella stanza 605, occupata da due donne, presumibilmente a causa di una sigaretta accesa a letto o di un cortocircuito.

L'indagine tecnica ha rivelato una falla di proporzioni allarmanti: il sistema di rilevazione dei fumi era fuori uso dal 2021.6 Nonostante la presenza di cartelli che avvertivano del guasto, non erano state implementate misure compensative adeguate. In una struttura con oltre 200 posti letto e molti pazienti affetti da Alzheimer o gravi disabilità motorie, il turno di notte era coperto da un numero esiguo di operatori, insufficienti per gestire un'evacuazione di massa senza l'ausilio di allarmi automatici.

Il ritardo nella segnalazione è stato fatale. Sebbene le fiamme siano rimaste confinate in gran parte alla stanza di origine, il fumo ha ucciso sei persone per intossicazione acuta.

La perizia ha stabilito che i primi quattro minuti dall'innesco erano decisivi; l'allarme è invece arrivato dopo sette minuti, quando le condizioni ambientali nei corridoi erano già incompatibili con la vita. Questo caso sottolinea la responsabilità civile e penale dei gestori nell'assicurare che i sistemi di protezione attiva siano sempre efficienti, specialmente laddove la capacità di risposta umana è limitata.

Oltre la cronaca: una vulnerabilità sistemica

Gli episodi citati confermano una fragilità strutturale diffusa. Tragedie simili includono la RSA Villa dei Diamanti a Lanuvio (2021), dove 5 ospiti sono morti per intossicazione in orario notturno, evidenziando i rischi legati al personale ridotto durante la notte.

Recentemente, nel marzo 2025, un incendio nell'ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, causato dal cortocircuito di frigoriferi in mensa, ha sollevato nuovamente denunce sullo stato fatiscente delle strutture,. Anche il rogo di materiali plastici in un cantiere della clinica Villa Margherita (2020) dimostra come la gestione dei carichi d'incendio temporanei sia spesso sottovalutata.

Gestione del rischio in ambienti ad alta tecnologia: i reparti di risonanza magnetica

Una dimensione specifica del rischio incendio nelle moderne strutture sanitarie riguarda i reparti di diagnostica per immagini, in particolare quelli ospitanti apparecchiature di Risonanza Magnetica (RM). Secondo le linee di indirizzo INAIL 2024, questi ambienti presentano rischi fisici e tecnologici che richiedono procedure di emergenza peculiari, non sovrapponibili a quelle dei reparti standard.

La presenza di un campo magnetico sempre attivo (anche in assenza di alimentazione elettrica per i magneti superconduttori) e l'uso di criogeni (elio liquido) introducono variabili critiche:

  • Effetto proiettile: Le attrezzature dei soccorritori (estintori ferromagnetici, bombole d'ossigeno, asce) possono essere attratte dal magnete con forza distruttiva. È tassativo l'uso di soli dispositivi amagnetici.
  • Fenomeno del Quench: In caso di incendio, l'elio può evaporare bruscamente, saturando la sala e portando all'asfissia per carenza di ossigeno. I sistemi di ventilazione di emergenza devono essere progettati per non alimentare il fuoco ma per espellere i gas criogenici.
  • Rilevazione incendi: I sensori devono essere scelti per operare in presenza di campi elettromagnetici intensi, preferendo sistemi di campionamento aria con unità di analisi remotizzata.

Le strategie di gestione suggerite includono la formazione specifica degli Addetti Antincendio (AA) all'accesso in sicurezza ai siti RM e la disponibilità in sala di coperte ignifughe e soluzioni sterili per domare piccoli focolai direttamente sul lettino del paziente senza dover evacuare immediatamente l'intera area magnete.

Integrazione tra sicurezza antincendio e rischio clinico: il modello qualitativo

La moderna visione della sicurezza ospedaliera non considera più l'antincendio come un pilastro separato, ma lo integra nel Risk Management Sanitario. La formula del rischio $R = P \times D \times K$ (Probabilità, Danno, Fattore umano/capacità di contenimento) viene applicata sistematicamente per valutare l'efficacia dei piani di emergenza.

L'adozione di una "Cultura della Sicurezza" implica che ogni operatore sanitario, dall'infermiere al primario, sia consapevole delle fonti di rischio e sappia segnalare i cosiddetti "Near Misses" (quasi-incidenti). Ad esempio, una porta tagliafuoco tenuta aperta da un cuneo o un estintore coperto da biancheria pulita rappresentano errori latenti che possono trasformare un piccolo incendio in una catastrofe.

Il governo clinico richiede che l'eccellenza professionale si manifesti anche nella capacità di gestire l'emergenza, proteggendo non solo la salute ma la vita stessa del paziente durante eventi avversi non sanitari.

Il futuro della prevenzione: intelligenza artificiale, iot e digital twins

L'innovazione tecnologica sta ridefinendo i limiti della protezione antincendio attraverso la digitalizzazione degli edifici.8 Entro il 2027, si stima che oltre il 40% delle grandi organizzazioni utilizzerà i "Digital Twins" (gemelli digitali) per l'eccellenza operativa e la sicurezza.

In un ospedale, un gemello digitale permette di visualizzare in 3D l'intera infrastruttura, integrando i dati provenienti dai sensori IoT per monitorare in tempo reale carichi elettrici, temperature e presenza di fumo.

Le applicazioni di questa tecnologia sono rivoluzionarie:

  • Manutenzione predittiva: Gli algoritmi di machine learning analizzano i dati storici degli impianti di estinzione e allarme per prevedere guasti prima che si verifichino, garantendo che sistemi come quelli falliti a Milano siano sempre operativi.
  • Evacuazione dinamica: In caso di incendio, il sistema può calcolare la rotta di fuga più sicura in base alla propagazione reale del fumo e comunicarla tramite sistemi vocali (EVAC) o visivi agli occupanti.
  • Forensic investigation: L'uso dell'AI per analizzare i resti di incendi elettrici permette di identificare le cause con una precisione del 98%, superando la soggettività delle indagini tradizionali e prevenendo recidive in altre strutture.

L'uso di sensori multi-parametro (fumo, calore, CO, CO2) accoppiati all'AI riduce drasticamente i falsi allarmi, un problema cronico negli ospedali che può portare alla desensibilizzazione del personale ("alarm fatigue"). I sistemi intelligenti possono distinguere tra il vapore di una doccia o l'uso di un apparecchio di riscaldamento e un vero incendio in fase di cova, permettendo un intervento mirato senza evacuare interi reparti inutilmente.

Conclusioni e raccomandazioni strategiche

La sicurezza antincendio nelle strutture sanitarie italiane è giunta a un punto di svolta. Gli eventi di Tivoli e Milano hanno dimostrato che la conformità formale non è più sufficiente a garantire l'incolumità dei pazienti se non è supportata da una gestione operativa rigorosa e da investimenti tecnologici mirati. La prevenzione deve essere intesa come un investimento strategico e una responsabilità morale, non come un onere burocratico.

Per il futuro, è necessario che le direzioni sanitarie adottino un approccio proattivo basato su tre pilastri fondamentali:

  1. Aggiornamento alle norme prestazionali: l'adozione del Codice di Prevenzione Incendi e della RTV V.11 offre la flessibilità necessaria per risolvere le criticità strutturali degli ospedali storici, garantendo livelli di sicurezza superiori rispetto alle norme prescrittive del passato.
  2. Digitalizzazione e monitoraggio continuo: l'implementazione di sistemi IoT e il monitoraggio dei carichi elettrici tramite AI sono essenziali per intercettare i guasti prima che diventino incendi e per garantire l'efficienza costante degli impianti di rilevazione e spegnimento.
  3. Formazione e fattore umano: la sicurezza dipende dalla capacità delle squadre interne di rispondere prontamente. È fondamentale investire in formazione continua, simulazioni realistiche e nella responsabilizzazione di ogni operatore sanitario all'interno del sistema di gestione della sicurezza.

In sintesi, la resilienza delle strutture sanitarie italiane dipenderà dalla capacità di coniugare l'ingegneria antincendio avanzata con una solida cultura della gestione del rischio, trasformando l'ospedale in un luogo dove la cura del paziente inizia dalla sicurezza dell'ambiente che lo ospita.

Bibliografia

Foto di Francesco Ungaro

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