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social networkLa notizia è stata pubblicata sul The telegraph e ha suscitato il mio interesse proprio per la cifra 40.000 infermieri soggetti a sanzioni disciplinari per aver postato su facebook e twitter.

Una cifra che mi impressiona...

 

L'articolo del The Telegraph "Nurses warned Twitter and Facebook no place for naughty pictures"(LINK) dove Jackie Smith il capo esecutivo dell'NMC da l'impressionante cifra delle sanzioni disciplinari, 40.000 su 670.000 infermieri inglesi.

I motivi sono i post su facebook e twitter dove gli infermieri si sfogano per i motivi più diversi, una giornata di lavoro pesante, un dirigente tiranno, un collega antipatico, un paziente intollerante e fanno dichiarazioni pubbliche (post).

I social sono essenzialmente luoghi pubblici, twitter lo è al massimo, chiunque può leggere quello che viene scritto e rinfacciartelo anche dopo anni, facebook ha dei limiti ma entrare in un gruppo segreto con 10.000 iscritti e postare, vuol dire farlo in pubblico.

I colleghi inglesi forse sono dimentichi che un post è una dichiarazione scritta che la loro identità è nota e che chiunque può realizzare un immagine (fare uno screenshot) e avere le basi legali per un contenzioso.

Quando si temina il lavoro e ci si butta sui social spesso ci si dimentica che parlando del proprio lavoro implica di essere ancora infermieri.

Il problema dei social è discusso a livello dell'NMC/RCN dove twitter stesso viene definito una trappola per i professionisti, (LINK)ma non stanno a guardare ed hanno iniziato un processo di aggiornamento e revisione del codice professionale. 

 

 

Però, un momento, 40.000 infermieri con sanzioni disciplinari?

Troppi forse hanno esagerato, oppure no, ma come è possibile raggiungere cifre così elevate per la pubblicazione di un tweet o di un post.

Il motivo è semplice ed è nella natura del social.

Ad esempio viene postato un tweet dove un collega insulta un altro collega (non importa chi ha ragione è sbagliato) e io faccio un retwit ovvero do il mio parere favorevole lo prendo in mano e lo distribuisco a mia volta.

Il mio account è a sua volta collegato a quel tweet e cambio il mio ruolo non sono più un lettore passivo ma contribuisco attivamente e quindi posso venire coinvolto.

Per facebook è lo stesso, uno mette un post nella propria bacheca inizia la discussione dove un collega insulta un altro collega (non importa chi ha ragione è sbagliato), in questo caso non necessariamente chi entra in discussione sbaglia, però chi mette mi piace come viene interpretato?

Mettere mi piace è facile ma un caso clamoroso e recente di un poliziotto a visto fargli una dichiarazione spontanea che ha comportato azioni disciplinari per lui e chi ha messo mi piace... ma questo era un caso limite molto palese.

Per arrivare a 40.000 ci deve essere un sistema di autocontrollo da parte di colleghi che materialmente inviano le segnalazioni e c'è chi le riceve le verifica e da al via il procedimento.

In Italia non mi è capitato di vedere casi di questo genere abbiamo gruppi ben gestiti da colleghi attenti che le discussioni non degenerino, ma non sono sempre online e nel caso si può segnalare il post ad un amministratore della pagina/gruppo.

 

 

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