infermiera

In Valle d’Aosta, la salute mentale sta attraversando una fase di profonda evoluzione organizzativa e culturale. Al centro di questo cambiamento si colloca una figura chiave: l’infermiere esperto, oggi protagonista di un sistema di presa in carico proattivo, strutturato e orientato alla sicurezza.

A partire da gennaio 2024, l’introduzione del triage psichiatrico territoriale ha segnato un passaggio cruciale: l’accoglienza non è più un momento informale, ma un vero e proprio atto clinico, fondato su competenze avanzate e strumenti validati. Un modello che ha contribuito a ridurre in modo significativo il ricorso improprio all’ospedale, garantendo una risposta tempestiva e appropriata ai circa 123.000 cittadini della regione.

Questo assetto organizzativo si configura come espressione concreta dei principi dello skill mix, che valorizzano l’allocazione appropriata delle competenze professionali, ed è pienamente coerente con gli indirizzi del DM 77/2022, orientati al rafforzamento dell’assistenza territoriale, alla presa in carico integrata e alla continuità delle cure.

Dall’analisi di fattibilità alla riorganizzazione del modello

Alla base di questo cambiamento non vi è stata un’azione estemporanea, ma un lavoro strutturato di analisi di fattibilità.
È stata condotta una revisione approfondita di tutte le attività svolte dagli infermieri del Centro di Salute Mentale, che ha permesso di evidenziare come molte funzioni, consolidate nel tempo, non fossero più coerenti con l’evoluzione del profilo professionale.

In particolare, una quota significativa di attività a bassa complessità, soprattutto in ambito domiciliare e nella gestione dei pazienti cronici, è risultata trasferibile ad altre figure di supporto.

Da questa analisi è emersa la necessità di introdurre una nuova dotazione di personale: quattro unità di Operatori Socio-Sanitari (OSS), precedentemente non presenti nei CSM.

L’inserimento degli OSS ha consentito di riallocare le attività assistenziali, alleggerendo il carico operativo infermieristico e permettendo agli infermieri di tornare a svolgere attività più coerenti con il proprio profilo:
valutazione clinica, presa in carico, triage, monitoraggio e gestione dei percorsi complessi.

Si tratta di un’applicazione concreta dei principi dello skill mix, che ha reso possibile una maggiore appropriatezza organizzativa e professionale.

Formazione d’eccellenza: il metodo Raucci–Spaccapeli

Alla base di questo modello non vi è improvvisazione, ma un investimento mirato sulle competenze. Gli infermieri coinvolti nel triage sono professionisti con consolidata esperienza clinica, selezionati e formati attraverso un percorso specifico curato da Vincenzo Raucci e Giovanni Spaccapeli, tra i principali riferimenti nazionali nel triage psichiatrico.

Questo approccio ha trasformato il ruolo infermieristico: da esecutore a decisore clinico, capace di utilizzare strumenti scientifici per la stratificazione del rischio e del bisogno assistenziale. L’infermiere diventa così il primo nodo qualificato della rete, in grado di orientare precocemente il percorso di cura.

Flessibilità e resilienza: il motore dell’assistenza territoriale

Operare in un contesto come quello valdostano, caratterizzato da complessità geografica e dispersione territoriale, richiede un modello organizzativo flessibile e professionisti altamente adattivi.

I dati confermano una crescita costante dell’attività: dai 780 accessi nel 2024 agli 833 nei primi dieci mesi del 2025, con un incremento complessivo delle prestazioni territoriali pari al 90% nel biennio.

Questo aumento è stato sostenuto grazie alla resilienza dell’équipe infermieristica, che ha saputo gestire la pressione mantenendo elevati standard qualitativi. Il passaggio a un ruolo più autonomo e valutativo ha inoltre prodotto effetti positivi sul benessere organizzativo, con una riduzione degli indicatori di stress e assenteismo e un rafforzamento del senso di appartenenza professionale.

Una rete che garantisce continuità

L’impatto del triage psichiatrico territoriale sui percorsi di cura è evidente, soprattutto in termini di appropriatezza e sicurezza.

Riduzione degli accessi impropri al Pronto Soccorso

La maggior parte degli accessi al Centro di Salute Mentale viene gestita come codice bianco o verde, a conferma della capacità del sistema territoriale di intercettare e risolvere precocemente i bisogni, evitando l’ospedalizzazione non necessaria.

Il “ponte” ospedale–territorio

L’infermiere assume un ruolo strategico nella continuità assistenziale, fungendo da vera e propria bussola clinica per i pazienti dimessi dall’SPDC, in particolare nei casi di ideazione o tentato suicidio. Attraverso un’attività strutturata di orientamento, facilita l’accesso all’Ambulatorio di Prevenzione, garantendo una presa in carico senza interruzioni.

Esiti nel post-dimissione

Nel 2025, l’attivazione di oltre 350 monitoraggi telefonici, con una copertura del 143% rispetto ai dimessi, ha consentito di raggiungere un risultato di rilievo: assenza di re-ricoveri e di nuovi tentativi di suicidio nei pazienti inseriti nel percorso di follow-up infermieristico.

Conclusioni: un modello costruito in rete 

Il modello valdostano evidenzia come un investimento mirato sulle competenze infermieristiche, in una logica di skill mix, possa contribuire a rendere il sistema più efficace, sostenibile e realmente orientato ai bisogni dei cittadini, in coerenza con gli indirizzi del DM 77/2022.

I risultati raggiunti sono il frutto di un lavoro di équipe solido e progressivo, sostenuto in modo determinante dalla coordinatrice del Centro di Salute Mentale, che ha contribuito con competenza e continuità all’organizzazione e alla tenuta del servizio.

Si tratta inoltre di un vero lavoro di rete: la riorganizzazione è stata condivisa e supportata dal Di.P.Sa, che ha creduto nel modello di valorizzazione delle competenze infermieristiche, mettendo a disposizione le risorse necessarie a seguito di un’attenta analisi di fattibilità.

Dal mio ruolo di incaricata di funzione organizzativa di Dipartimento, emerge con chiarezza come la qualità delle relazioni professionali, la fiducia reciproca e la capacità di integrare competenze diverse rappresentino gli elementi che rendono questo modello concretamente sostenibile e trasferibile.

 

A cura di: Gabriella Delfino, Infermiera con incarico di funzione organizzativa complessa-Dipartimento strutturale di Salute mentale Azienda USL Valle D’Aosta

 

Foto di www.kaboompics.com

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