Non si fermano le aggressioni a infermieri e medici

Negli ultimi anni il numero di casi di infermieri, medici e personale sanitario aggrediti dai pazienti o dai loro familiari, talvolta anche rischiando la propria vita, è aumentato vertiginosamente.

Questa terribile tendenza era già stata in forte crescita nel triennio 2019-2021, un periodo durante il quale, secondo i dati dell'Inail riportati su ANSA, sarebbero state ben 4.821 le aggressioni in ambiente sanitario. A essere più colpiti sono infermieri - soprattutto donne - educatori, operatori sociosanitario e medici. 

Questo numero spaventoso, tra l'altro, potrebbe anche escludere i numerosi casi di violenza verbale, spesso non denunciati, ma che compromettono ugualmente l'incolumità del professionista, il quale potrebbe anche decidere di smettere di lavorare per paura e forte stress. 

Oggi per la sanità la situazione è più critica che mai, visto che i casi di violenza non sembrano volersi arrestare, anzi

I casi di aggressione nei primi giorni di gennaio 2024

Il 2024 si è aperto sin da subito con un episodio di violenza che ha coinvolto il personale sanitario dell'ambulanza del 118 di Casoria (Napoli). La mattina del 2 gennaio, un uomo avrebbe chiamato i soccorsi d'emergenza per chiedere di controllare la sua glicemia, senza che ce ne fosse il reale bisogno. Nel momento in cui il personale aveva fatto notare all'uomo la non necessità di quanto richiesto, quest’ultimo (che era già stato segnalato per aggressioni) ha rivolto tutta la sua rabbia contro l'ambulanza. 

Sempre da Napoli arriva un'altra storia di gran lunga più sconcertante, quella di un'infermiera presa a pugni in faccia mentre era in servizio all'ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. L'aggressione è avvenuta a solo un giorno di distanza dalla prima del 2024, all'interno del pronto soccorso. 

La colpa della donna sarebbe stata solo quella di svolgere il proprio lavoro, invitando i parenti di un paziente arrivato in pronto soccorso ad aspettare in sala d'attesa, per permettere ai medici di lavorare. A quel punto, qualcuno dei familiari ha pensato bene di strattonare l'infermiera, prenderla per i capelli e buttarla a terra, prima di scagliarle un pugno in faccia. 

Le conseguenze del pestaggio sono state per la donna terribili: frattura di un incisivo, infrazione delle ossa del naso, ferite al labbro superiore, tumefazione della parte destra del volto e lombalgia. Ma se questi traumi fisici possono passare con il tempo, il ricordo della paura provata sarà qualcosa che quell'infermiera conserverà per sempre, a tal punto che la stessa ha dichiarato in un'intervista di non sapere se tornare o meno sul posto di lavoro.

Infine, uno degli ultimi episodi riguarda due infermiere del pronto soccorso dell'ospedale Maria Vittoria di Torino. Le due donne sono state aggredite dalla mamma e dalla nonna di una bambina dimessa. I familiari della bimba non erano d'accordo sulle dimissioni, e hanno iniziato ad attaccare verbalmente le infermiere con toni anche minacciosi. 

Perché avvengono queste aggressioni?

Questi sono solo alcuni dei casi riportati sui principali giornali nazionali, ma chissà quanti altri rimangono nell'ombra ogni giorno. Oggi sembra che tutti ci sentiamo in diritto di fare quello che vogliamo, senza rispettare le regole e senza curarci della sensibilità e delle competenze di medici e infermieri ai quali ci affidiamo. Tutto ciò che regola la vita negli ospedali, come orari di visita e possibilità di incontrare i pazienti con mascherina o su turni, passa sempre in secondo - se non in ultimo - piano, e le famiglie non sembrano mostrare nessun segno di civiltà. 

Quelli che prima, in epoca pandemica, abbiamo considerato i nostri eroi e i nostri angeli custodi, oggi sono diventati il bersaglio dell'ira di molte persone. Ma perché?

In un articolo pubblicato su quotidianosanita.it qualche tempo fa, si legge la motivazione data dal dottor Salvatore Caiazza, medico di medicina generale ASL Napoli 2 Nord. Il medico scrive apertamente che "L’aggressione ai medici è la conseguenza di una degenerazione sociale verso l’ignoranza e l’assenza di rispetto, dove ognuno pensa di essere al pari nelle competenze e nella professionalità con chiunque." 

Continua dicendo che i pazienti non sono più in grado di aspettare il proprio turno o di comprendere che un'altra persona potrebbe avere maggior urgenza di essere curata. Pretendono tutto e lo vogliono subito.

Secondo altri professionisti del settore, pare che la causa di tutta questa violenza sia da attribuire alla crisi del settore sanitario, che dopo il Covid-19 sembra faticare a ripartire. L'inefficienza dei servizi e la mancanza di personale spingerebbero i pazienti e i loro familiari a riporre le proprie frustrazioni su infermieri e medici. 

Alla base di tutto questo, quindi, ci sarebbe non solo il disagio dei pazienti, che talvolta devono aspettare per molto tempo prima di essere visitati, ma anche quello del personale sanitario, che è obbligato ad affrontare turni disumani e che è letteralmente stremato a causa della carenza di organico. Questi professionisti si ritrovano a dover svolgere il proprio lavoro in condizioni di stress e disordine mentale incomprensibili, e per di più sopportando gli insulti e lavorando nella paura.

Quali sono le contromisure?

Sicuramente più controlli e più tutele nei confronti dei professionisti sanitari. C'è chi ha anche suggerito l'introduzione di una figura che faccia da tramite tra i familiari e i pazienti, in modo tale da comunicare, a chi sta fuori o in sala d'attesa ad aspettare notizie dei propri cari, tutte le informazioni necessarie.

Questo potrebbe tranquillizzare le famiglie degli assistiti ed evitare molti di quei casi in cui la loro escandescenza porta a terribili episodi di violenza, come quelli di cui abbiamo sentito parlare in questi giorni.

 

Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay

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