Rapporto di ricerca: regolamentazione, organizzazione e profili giurisprudenziali del tempo di vestizione e passaggio di consegne nelle professioni infermieristiche del servizio sanitario Nazionale
1. Introduzione all'inquadramento giuridico e clinico del tempo di lavoro in sanità
L'organizzazione del tempo di lavoro all'interno delle strutture ospedaliere pubbliche e private rappresenta uno dei nodi più complessi, dibattuti e densi di implicazioni del diritto del lavoro sanitario, nonché un elemento nevralgico per l'efficienza clinica, la gestione del rischio (clinical risk management) e la spesa pubblica.
Al centro di tale architettura di regole si colloca il riconoscimento giuridico ed economico del cosiddetto "tempo tuta", ovvero l'insieme delle operazioni di vestizione e svestizione della divisa aziendale, e del "passaggio di consegne", cioè l'attività di trasferimento delle informazioni cliniche tra il personale montante e quello smontante. L'intersezione tra questi due istituti genera un'estensione temporale della prestazione lavorativa che, per decenni, ha fluttuato in una vasta zona grigia normativa, sfociando in un imponente contenzioso giurisdizionale.
Storicamente, il diritto del lavoro di matrice industriale ha tracciato una netta linea di demarcazione tra le attività preparatorie al lavoro, spesso relegate a una sfera di irrilevanza giuridica ed economica, e l'effettiva erogazione della prestazione lavorativa dedotta in contratto. Tuttavia, nel settore sanitario, tale distinzione dogmatica è stata progressivamente erosa dalle insopprimibili peculiarità della professione. L'indumento di lavoro dell'infermiere non assolve a una mera funzione di riconoscimento aziendale, di decoro formale o di appartenenza corporativa.
Al contrario, esso costituisce un vero e proprio strumento di profilassi e un Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) essenziale per la prevenzione del rischio biologico, per il contrasto alle infezioni nosocomiali e per la tutela dell'igiene pubblica.1 Indossare e dismettere la divisa all'interno del perimetro ospedaliero, precludendo l'accesso ai reparti con abiti civili e vietando l'uscita dalla struttura con gli indumenti contaminati, non è una scelta facoltativa del lavoratore, ma un obbligo stringente imposto da rigide direttive direzionali, necessarie per garantire l'incolumità del personale addetto e la massima sicurezza dei pazienti ricoverati.2
A questa ineludibile dimensione igienico-sanitaria si somma, in maniera indissolubile, la necessità organizzativa del "passaggio di consegne". A differenza di molte altre professioni tecniche o amministrative, l'assistenza infermieristica in regime di degenza richiede una continuità assoluta e ininterrotta sulle ventiquattro ore.3 La transizione tra i turni (mattino, pomeriggio, notte) non può in alcun modo avvenire in maniera simultanea, silente o automatizzata. Essa esige un momento fisico e cognitivo di sovrapposizione temporale in cui l'infermiere uscente trasferisce a quello subentrante il carico di informazioni vitali, le criticità assistenziali emerse nel turno, i bilanci idrici, le variazioni repentine dei piani terapeutici e l'evoluzione dello stato di coscienza e clinico dei degenti.4
Il paradigma del mancato riconoscimento di questi tempi è mutato radicalmente soltanto con le recenti stagioni contrattuali del Comparto Sanità Pubblica, che hanno finalmente codificato, quantificato e regolamentato tali frazioni temporali, trasformandole in diritti esigibili ma subordinati a precise condizioni organizzative e procedurali, in primis la rilevazione oggettiva delle presenze.3
Il presente rapporto esplora in maniera analitica, strutturata ed esaustiva l'intera architettura che governa il tempo di vestizione e il passaggio di consegne per l'infermiere dipendente del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e dei comparti assimilabili. L'analisi si snoderà attraverso l'evoluzione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), la disamina operativa delle fasi del turno lavorativo, lo studio dei modelli organizzativi adottati a livello decentrato dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL), per culminare nella complessa e stringente interpretazione giurisprudenziale della Suprema Corte di Cassazione circa gli oneri probatori imposti per il riconoscimento dei risarcimenti e le peculiari dinamiche dell'istituto della prescrizione dei crediti retributivi nel perimetro del pubblico impiego.