Non rispondono di omicidio colposo medici e infermieri per la mancata sorveglianza continua del paziente psichiatrico.

Vi ripropongo questo articolo tratto dal sito del giurista Luca Benci perchè è veramente interessante e soprattutto mette un inciso sulle responsabilità che hanno dei limiti ben definiti...

 

Tratto dal sito lucabenci.it (LINK)

 

Paziente ricoverato in una struttura sanitaria affetto da “ritardo mentale grave con modificazione organica della personalità” viene trovato da un educatore della struttura stessa morto soffocato da un tozzo di pane.

Dalla cartella clinica del paziente emergevano precedenti episodi di asfissia causati dalla ingestione di cibo verificatisi precedentemente. In tale ultima data la cartella clinica riportava la seguente indicazione: “il paziente necessita di sorveglianza continua per la voracità nei confronti del cibo che cerca di ingoiare senza masticare e che lo mette a rischio di soffocamento come è già accaduto in passato…”.

 

Vengono rinviati a giudizio il primario, l’infermiera di turno e due operatori tecnici addetti all’assistenza (O.T.A.) per il reato omicidio colposo.
Il giudice di primo grado ha condannato tutti gli imputati per non avere adottato i meccanismi di sorveglianza per evitare il soffocamento, fatto che era
prevedibile visti i precedenti.
La sentenza viene riformata in appello in quanto la sorveglianza continua disposta dal primario non poteva che essere limitata ai momenti della vita quotidiana in cui si verificava l’assunzione di cibo e non a tutti i momenti della giornata. In appello, inoltre, i giudici assolvono i due operatori tecnici addetti all’assistenza in quanto svolgenti attività di pulizia e manutenzione di utensili e comunque operanti “sotto la diretta responsabilità dell’infermiere professionale addetto al turno di lavoro, che non comportano alcuna autonomia”. E’ pure vero, 
sostengono i giudici di appello, che l’evento fosse prevedibile ma è altresì vero che, in relazione alle condizioni del paziente, non era giustificato un controllo su tutti gli atti di vita del paziente in quanto “eventuali più incisive forme di contenzione o limitazione della libertà non sarebbero state giustificate dalla complessiva situazione clinica del paziente”.

Il tutto era ulteriormente confermato dalla “stabilizzazione” del paziente e dal suo miglioramento durante il ricovero e non si sarebbe potuto sostenere
con “sufficiente grado di certezza” che una sorveglianza continua avrebbe scongiurato il rischio che il paziente riuscisse furtivamente a sottrarre un pezzo
di pane per terra e a procurarsi la morte per soffocamento.

 

Osserva la suprema corte che per la sorveglianzacontinua disposta non è chiaro quali disposizioni dovessero essere emanate per il prevenirsi dell’evento.

La Cassazione ha quindi confermato la sentenza di assoluzione.

 

 

 

 

 

Scarica commento e sentenza della cassazione in pdf Cassazione soffocamento cibo 2014

 

sito luca benci

 

 

 

 

 

Una sentenza importante ma che mi fa memergere una riflessione, vero che non siamo responsabili dell'imponderabile ma ciò non toglie che ci proviamo ogni giorno anche se nessuno se ne accorge.

Un caloroso grazie al Dott.Luca Benci per aver autorizzato questa riproduzione. 

Franco Ognibene

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