Orario di lavoro: la Commissione deferisce l'Italia alla Corte di giustizia per il mancato rispetto della normativa dell'UE nei servizi di sanità pubblica

La Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per non aver applicato correttamente la Direttiva sull'orario di lavoro ai medici operanti nel servizio sanitario pubblico. Attualmente, la normativa italiana priva questi medici del loro diritto a un limite nell'orario lavorativo settimanale e a un minimo di periodi di riposo giornalieri.

In forza della normativa italiana diversi dei diritti fondamentali contenuti nella direttiva sull'orario di lavoro, come il limite di 48 ore stabilito per l'orario lavorativo settimanale medio e il diritto a periodi minimi giornalieri di riposo di 11 ore consecutive, non si applicano ai "dirigenti" operanti nel servizio sanitario nazionale. La direttiva non consente agli Stati membri di escludere "i dirigenti o le altre persone aventi potere di decisione autonomo" dal godimento di tali diritti. Tuttavia, i medici attivi nel servizio sanitario pubblico italiano sono formalmente classificati quali "dirigenti", senza necessariamente godere delle prerogative o dell'autonomia dirigenziali durante il loro orario di lavoro.

Inoltre, la normative italiana contiene altre disposizioni e regole che escludono i lavoratori del servizio sanitario nazionale dal diritto di riposo giornaliero e settimanale minimo. Dopo aver ricevuto diverse denunce, la Commissione ha inviato nel maggio 2013 all'Italia un "parere motivato" (MEMO/13/470) in cui le chiedeva di adottare le misure necessarie per assicurare che la legislazione nazionale ottemperasse alla direttiva.

Contesto
a Direttiva sull'orario di lavoro dà diritto ai lavoratori, per motivi di salute e sicurezza, a lavorare in media un massimo di 48 ore alla settimana, compresi gli straordinari. La direttiva dà inoltre diritto ai lavoratori a fruire di un minimo di 11 ore ininterrotte di riposo al giorno e di un ulteriore riposo settimanale ininterrotto di 24 ore. Vi è una certa flessibilità che consente di posporre i periodi minimi di riposo per motivi giustificati, ma soltanto a condizione che il lavoratore possa recuperare subito dopo le ore di riposo di cui non ha fruito.

I medici operanti in qualità di lavoratori subordinati sono sempre stati aiutati nel campo di applicazione della Direttiva sull'orario di lavoro. Tuttavia, per i medici in formazione, la limitazione dell'orario di lavoro è stata introdotta gradualmente, sulla base di regole speciali, nel periodo 2000-2009. Dal 1° agosto 2009 il limite di 48 ore si applica anche ai dottori in formazione (in un numero ristretto di Stati membri, in cui non rientra l'Italia, fino al 31 luglio 2011 ha continuato ad essere applicato in via transitoria un limite di 52 ore). Le regole della direttiva relative a periodi minimi di riposo si applicano appieno ai medici in formazione in tutti gli Stati membri dell'UE dall'1 agosto 2004.

 

Tratto dalla pagina europa.eu, http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-159_it.htm

 

Tutti hanno sempre fatto così, eppure, qualcuno ha notato che qualcosa non va.

Uno due, qualcuno si è accorto che qualcosa non torna e hanno portato il caso a livello europeo.

Il motivo è semplice, la normativa italiana al posto di adattarsi a criteri di sicurezza e salute del lavoratore o potremmo dire di umanizzazione del lavoro, dopo che era iniziata la procedura di infrazione un anno fa, i legislatori italiani non hanno provveduto e hanno fatto leggi e norme a favore del datore di lavoro che poteva usare i medici per turni massacranti con la scusa che sono inquadrati come dirigenti.

I medici fanno regolamrmente turni di 12-24-36 ore consecutive e visto che si è sempre fatto così non hanno un organizzazione del lavoro per turni con personale a sufficenza per coprire ferie e riposi dato che i reparti chiudono nel periodo estivo.

Come infermieri ci troviamo a lavorare per turni e la possibilità che cambino per necessità prevedibili ma che non prevederle consente di risparmiare offre occasioni per perdere quei diritti elementari che la stessa europa ci chiede.

 

Gli Stati membri adottano i provvedimenti necessari affinché ogni lavoratore possa beneficiare di:

un periodo minimo di riposo * giornaliero di undici ore consecutive su ventiquattro ore;
un tempo di pausa per un lavoro giornaliero superiore a sei ore;
un periodo minimo di ventiquattro ore di riposo in media senza interruzione successivo ad ogni periodo di sette giorni, che va ad aggiungersi alle undici ore di riposo giornaliero;
una durata massima settimanale lavorativa di quarantotto ore, ivi comprese le ore di lavoro straordinario;
un congedo annuale retribuito di almeno quattro settimane.

LINK http://europa.eu/legislation_summaries/employment_and_social_policy/employment_rights_and_work_organisation/c10418_it.htm

 

 

Eppure ci scordiamo di avere dei diritti e che anche se cambiano il nome e lo chiamano straordinario pesante, intramoenia o altro resta un lavoro fatto per lo stesso datore e ci si trova ad avere solo il cambiamento di una voce ma è sempre lavoro subordinato.

Forse lo slogan "8 ore di lavoro,8 di svago,8 per dormire" è ancora attuale.

 

 

Franco Ognibene

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