L'obbligo di acquisire i crediti ECM (Educazione Continua in Medicina) è pensato per garantire la costante attualizzazione delle competenze e la qualità dell'assistenza sanitaria. Nonostante ciò, persistono dubbi sull'effettiva applicazione delle norme e sui vantaggi concreti per chi le rispetta.
Analizziamo il quadro normativo e le conseguenze per gli infermieri che non adempiono all'obbligo formativo triennale.
L'attenzione degli OPI: chi controllerà per primo?
Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche (OPI) sono destinati a svolgere un ruolo cruciale nella verifica dell'adempimento ECM. Ricevendo il report dal CoGeAps (Consorzio Gestione Anagrafica delle Professioni Sanitarie), l'OPI sarà in possesso dell'elenco degli infermieri "certificabili" (che hanno raggiunto l'obiettivo triennale) e di quelli che non lo sono.
Il percorso sospensione
L'OPI agirà d'ufficio per chiarire la posizione degli inadempienti. Dopo aver verificato eventuali errori, ritardi o la posizione di colleghi in pensione, l'Ordine potrà procedere. Le sanzioni non saranno immediate, ma conseguenti alla mancata risposta o al mancato recupero dei crediti richiesto.
L'azione finale, e più grave, per il professionista che ignora le richieste è la sospensione dall'Ordine. Questo perché i Presidenti OPI hanno l'obbligo di agire per non incorrere nell'accusa di omissione di atti d'ufficio.
Le sanzioni previste dal CCNL Sanità
Anche le Aziende Sanitarie (ASL, AOSP, ASST, ecc.) hanno precisi obblighi in materia di formazione continua, derivanti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) Sanità 2019-2021. Il Capo VI del CCNL, dedicato alla Formazione, impegna le aziende a stanziare risorse e a consentire la partecipazione del personale in orario di servizio.
Blocco alle selezioni interne
L'Art. 67, comma 4, del CCNL Sanità introduce una sanzione specifica a livello aziendale:
“Ove, viceversa la garanzia del comma 2 venga rispettata, il dipendente che senza giustificato motivo non partecipi alla formazione continua e non acquisisca i crediti previsti nel triennio, non potrà partecipare per il triennio successivo alle selezioni interne a qualsiasi titolo previste.”
In pratica, se l'azienda ha garantito l'opportunità formativa, l'infermiere inadempiente sarà escluso da concorsi, progressioni economiche e selezioni interne per i successivi tre anni. È compito della direzione aziendale includere nei bandi di selezione interna la richiesta di autocertificazione sulla posizione ECM del dipendente. Questo elemento può anche diventare un potenziale motivo di ricorso da parte di chi, escluso da una graduatoria, riscontrasse che l'obbligo ECM non è stato verificato tra i partecipanti.
Impatto sui concorsi pubblici
L'obbligo ECM può influire anche sulla partecipazione ai concorsi pubblici. Nei bandi, si può trovare un riferimento all’Art. 46 del D.P.R. n. 761/1979, che stabilisce:
“La mancata partecipazione, senza giustificato motivo, alle attività di aggiornamento professionale per un periodo superiore ai cinque anni comporta la riduzione del punteggio di anzianità ai soli fini dei concorsi, delle promozioni e dei trasferimenti…”
La riduzione del punteggio di anzianità non può superare il 50% ed è stabilita dalla commissione di disciplina in base al profilo professionale. L'autocertificazione dell'adempimento ECM sta quindi emergendo come un requisito formale e sostanziale per l'accesso a opportunità di carriera.
La vera ragione: formazione non (solo) sanzione
L'ottica di affrontare la formazione ECM solo per evitare sanzioni o ottenere premi è riduttiva. Sebbene gli obblighi normativi e le relative penalizzazioni (dalla sospensione OPI al blocco delle selezioni interne) stiano trovando una progressiva applicazione, il valore reale della formazione risiede altrove.
I corsi ECM, sia in modalità FAD che in aula, sono una risorsa per:
- Acquisire nuove nozioni e modelli di ragionamento che possono non essere stati appresi durante il percorso di base.
- Aggiornare le pratiche alle più recenti evidenze scientifiche.
- Esplorare nuovi ambiti professionali o specializzazioni.
La formazione continua è, in sostanza, un investimento sul proprio capitale professionale. Non è solo una norma da rispettare, ma lo strumento essenziale per garantire al cittadino un'assistenza sanitaria all'altezza, mantenendo il professionista infermiere al passo con l'evoluzione della scienza e della tecnica.
